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Pensa a questo

Jiddu Krishnamurti
Pensa a questo

1 – La funzione dell'istruzione

Non so se ci siamo mai chiesti cosa vuol dire « istruzione ». Perché andiamo a scuola, perché impariamo tante materie, perché dobbiamo superare gli esami e competere con gli altri per chi ha i voti più alti? Che cosa significa questa cosiddetta istruzione, di che si tratta? È una questione molto importante non solo per gli studenti, ma anche per i genitori, per gli insegnanti e per chiunque abbia a cuore questo mondo. Perché dobbiamo affrontare la fatica di studiare? È soltanto per fare gli esami e avere un lavoro? O piuttosto l'istruzione dovrebbe prepararci a comprendere da giovani l'intero processo della vita? Avere un lavoro e guadagnarsi da vivere è necessario, ma è tutto lì? Veniamo istruiti solo per questo? Certamente la vita non si riduce a un lavoro, a un'occupazione, la vita è qualcosa di straordinariamente vasto e profondo, è un grande mistero, un immenso regno in cui svolgiamo il ruolo di esseri umani. Se ci prepariamo soltanto a guadagnarci da vivere, ci perdiamo l'essenza della vita; e comprendere la vita è molto più importante che preparare gli esami e apprendere la matematica, la fisica o altro. Quindi, sia come insegnanti sia come studenti, non è forse importante chiederci perché insegniamo e veniamo istruiti? E che cosa significa vivere? Non è forse qualcosa di straordinario? Gli uccelli, i fiori, gli alberi rigogliosi, il cielo, le stelle, i fiumi e i pesci che vi nuotano: tutto questo è la vita. La vita è il povero e il ricco, la costante lotta fra gruppi, etnie e nazioni; la vita è meditazione, è ciò che chiamiamo religione e anche tutto ciò che di sottile e nascosto esiste nella mente: invidie, ambizioni, passioni, paure, successi e ansie. La vita è tutto questo e molto di più. Ma di solito ci prepariamo a comprenderne solo una piccola parte. Diamo gli esami, troviamo un lavoro, ci sposiamo, abbiamo dei figli, diventiamo sempre più simili a macchine; rimaniamo timorosi, ansiosi, spaventati dalla vita. Allora, il compito dell'istruzione non dovrebbe forse essere farci comprendere il processo della vita? O soltanto prepararci a una vocazione, per ottenere il miglior posto di lavoro possibile? Che cosa accadrà quando crescerete e diventerete uomini e donne? Vi siete mai chiesti che cosa farete da grandi? Molto probabilmente vi sposerete e, senza quasi rendervene conto, vi ritroverete a essere madri e padri. Sarete quindi costretti ad avere un lavoro o a occuparvi della casa, e pian piano appassirete. Sarà tutta qui la vostra vita? Vi siete mai posti questa domanda? Non dovreste forse chiedervelo? Se venite da una famiglia ricca, potete aspettarvi una buona posizione, magari vostro padre vi darà un buon impiego o vi sposerete con una persona facoltosa; ma anche così ci saranno decadenza e deterioramento. Capite? Certamente l'istruzione non ha nessun significato se non vi aiuta a comprendere la vastità della vita, con tutte le sue sfumature, con la sua straordinaria bellezza, i dolori e le gioie. Forse avete più di una laurea, diversi titoli prima del nome e un ottimo lavoro, e allora? Che valore ha tutto questo se la vostra mente diventa ottusa, scialba, stupida? Finché siete giovani, non dovreste scoprire il significato della vita? E la vera funzione dell'istruzione non è forse quella di coltivare l'intelligenza che vi permetterà di dare risposta a questi problemi? Sapete cos'è l'intelligenza? È senz'altro la capacità di pensare liberamente, senza paura, senza formule predefinite, in modo da scoprire da voi che cos'è reale, che cos'è vero; ma se avete paura non sarete mai intelligenti. Qualsiasi forma di ambizione, spirituale o mondana, crea ansia e paura; di conseguenza l'ambizione impedisce alla mente di essere chiara, semplice, diretta e quindi intelligente. Da giovani è davvero molto importante vivere in un ambiente in cui non ci sia paura. Quasi tutti, crescendo, diventano paurosi: abbiamo paura di vivere, di perdere il lavoro, abbiamo paura della tradizione, di quello che potrebbero dire i vicini, la moglie o il marito, abbiamo paura della morte. Abbiamo quasi tutti paura, in un modo o nell'altro, e dove c'è paura non c'è intelligenza. Da giovani non si potrebbe vivere in un ambiente dove non regni la paura, ma piuttosto un'atmosfera di libertà? Libertà non nel senso di fare quello che ci pare, ma di capire l'intero processo vitale? La vita è davvero meravigliosa, non è la bruttura a cui l'abbiamo ridotta; e si può apprezzarne la ricchezza e la profondità, oltre alla straordinaria bellezza, soltanto quando ci si ribella contro tutto: contro la religione organizzata, contro la tradizione, contro il marciume della società attuale; così da scoprire per sé, come esseri umani, cos'è vero. Non imitare, ma scoprire; questa è istruzione, non è così? È molto facile conformarsi a quello che la società o i genitori o gli insegnanti dicono, è un modo comodo e facile di esistere, ma questo non è vivere, perché porta con sé paura, corruzione, morte. Vivere significa scoprire da sé che cos'è vero, ed è possibile soltanto quando c'è libertà, quando c'è una continua rivoluzione interiore. Ma nessuno vi incoraggia a far questo, nessuno vi dice di mettere in dubbio, di scoprire da soli che cos'è Dio, perché se vi ribellaste diventereste un pericolo per tutto ciò che è falso. I vostri genitori e la società vogliono che stiate al sicuro, e anche voi lo volete. Vivere al sicuro di solito significa vivere nell'imitazione e quindi nella paura. La funzione dell'istruzione è certamente aiutare ciascuno di noi a vivere in modo libero e senza paura, non è così? E per creare un'atmosfera in cui non ci sia paura, occorre una grande capacità di riflessione, sia da parte vostra sia da parte dell'insegnante, dell'educatore. Sapete che cosa significa e come sarebbe straordinario creare un'atmosfera in cui non ci sia paura? E noi dobbiamo crearla, perché vediamo che il mondo è preda di guerre senza fine; è manovrato da politici che cercano sempre il potere; è un mondo di avvocati, di poliziotti e soldati, di uomini e donne ambiziosi che vogliono guadagnare una posizione e lottano fra di loro per ottenerla. E poi ci sono i cosiddetti santi, i guru religiosi con i loro discepoli; anche loro vogliono il potere, il prestigio, qui o nella prossima vita. È un mondo folle, completamente confuso, in cui il comunista lotta contro il capitalista, il socialista si oppone a entrambi e tutti sono contro qualcuno, in lotta per raggiungere un posto sicuro, una posizione di potere. Il mondo è dilaniato da posizioni conflittuali, dalle differenze di classe e di casta, da nazionalità divise, da ogni forma di stupidità e crudeltà e l'istruzione serve ad adattarsi a tutto questo. Vi si incoraggia a inserirvi nella struttura di questa società disastrosa; i vostri genitori vogliono così, e lo volete anche voi. La funzione dell'istruzione è semplicemente conformarvi al modello di questo ordine sociale marcio o darvi la libertà, una completa libertà di crescere e creare una società diversa, un mondo nuovo? Noi vogliamo avere questa libertà, non in futuro, ma ora, altrimenti verremo forse distrutti. Bisogna creare immediatamente un'atmosfera di libertà, in modo che possiate vivere e scoprire da voi che cos'è vero, diventare intelligenti, affrontare il mondo e comprenderlo, non soltanto adattarvi ad esso, così che interiormente, nel profondo, psicologicamente, siate sempre in rivolta; perché soltanto coloro che si ribellano scoprono ciò che è vero, non coloro che si adeguano, che seguono la tradizione. È soltanto quando indagate, quando osservate e imparate continuamente che potete scoprire la verità, Dio o l'amore. Non potete indagare, osservare e imparare, non potete essere profondamente consapevoli se avete paura. Quindi, la funzione dell'istruzione è certamente sradicare interiormente ed esteriormente questa paura che distrugge il pensiero, le relazioni umane e l'amore.

Se tutti si ribellassero, non pensa che ci sarebbe il caos nel mondo?

Ascoltate bene la domanda prima di tutto, perché è molto importante comprenderla e non aspettare soltanto una risposta. La domanda è: se tutti si ribellassero, il mondo non cadrebbe nel caos? Ma la società attuale è forse in un ordine tale che se tutti si ribellassero ne risulterebbe il caos? Non c'è forse caos nel mondo ora? È forse tutto bello e incorrotto? Viviamo forse tutti felici, con pienezza e ricchezza? L'uomo non è forse contro l'uomo? Non c'è forse ambizione, competizione spietata? Quindi il mondo è già nel caos, questa è la prima cosa da vedere. Non date per scontato che questa sia una società ordinata; non fatevi incantare dalle parole. In Europa, America, Russia, ovunque il mondo sta andando in rovina. Se lo vedete, siete di fronte alla sfida di trovare un modo di risolvere questo problema urgente. E il modo in cui rispondete a questa sfida è importante, non è vero? Se lo fate da indù o buddhisti, da cristiani o comunisti, allora la vostra risposta è molto limitata, non è affatto una risposta. Potete rispondere pienamente, adeguatamente, soltanto se non c'è paura in voi, soltanto se non pensate da indù, da comunisti o capitalisti, ma da esseri umani completi che cercano di risolvere questo problema; e non lo potete fare se non siete in rivolta contro tutto, contro l'avidità ambiziosa su cui si basa la società. Quando voi per primi non siete ambiziosi e avidi, quando non vi aggrappate alla vostra sicurezza, soltanto allora potete rispondere alla sfida e creare un mondo nuovo.

Ribellarsi, imparare e amare, sono tre processi separati o simultanei?

Naturalmente non sono tre processi separati, si tratta di un processo unico. Vedete, è molto importante scoprire il significato della domanda. Questa domanda è basata solo sulla teoria, non sull'esperienza; è soltanto verbale, intellettuale, quindi non ha nessun valore. Un individuo che non ha paura, che è davvero in rivolta, che lotta per scoprire cosa significa imparare e amare, una persona così non chiede se si tratta di un processo unico o di tre. Siamo così scaltri con le parole, e pensiamo di risolvere un problema dando delle spiegazioni. Sapete cosa significa imparare? Quando imparate davvero, lo fate per tutta la vita e non c'è un maestro in particolare da cui imparare. Allora imparate da tutto: da una foglia morta, da un uccello in volo, da un profumo, da una lacrima, dal ricco e dal povero, da chi piange, dal sorriso di una donna, dall'arroganza di un uomo. Imparate da ogni cosa e quindi non ci sono guide, né filosofi, né guru; la vita stessa è il vostro maestro e voi siete in uno stato di costante apprendimento.

È vero che la società si basa sull'avidità e l'ambizione, ma se non avessimo ambizioni non andremmo tutti in rovina?

Questa è davvero una domanda molto importante, che richiede grande attenzione. Sapete cos'è l'attenzione? Cerchiamo di scoprirlo insieme. In classe, quando guardate fuori dalla finestra o tirate i capelli a qualcuno, l'insegnante vi dice di stare attenti; che cosa vuol dire? Che non vi interessa a quello che state studiando e di conseguenza l'insegnante vi obbliga a stare attenti, ma questa non è affatto attenzione. L'attenzione c'è quando siete totalmente interessati a qualcosa, perché in quel caso volete scoprire tutto al riguardo e quindi siete presenti con la totalità della vostra mente e del vostro essere. Allo stesso modo, quando sentite che "se non avessimo ambizioni non finiremmo tutti in rovina?" è davvero importante, siete interessati e volete scoprire la verità sulla questione. Ora, una persona ambiziosa non si sta forse distruggendo da sola? È questa la prima cosa da scoprire, e non chiedersi se l'ambizione sia giusta o sbagliata. Guardatevi intorno, osservate le persone ambiziose. Che cosa succede quando siete ambiziosi? Pensate a voi stessi, non è così? Siete crudeli, spingete da parte gli altri per soddisfare le vostre ambizioni, cercate di diventare importanti, creando così nella società il conflitto fra chi ha successo e chi resta indietro. C'è una lotta continua fra voi e gli altri, che vogliono quello che volete voi; pensate che questo conflitto sia produttivo per una vita creativa? Lo capite, o è troppo difficile? Siete forse ambiziosi quando fate qualcosa per il gusto di farlo? Quando fate qualcosa con tutto il vostro essere, non perché volete raggiungere un fine, guadagnare di più o ottenere risultati maggiori, ma semplicemente perché amate farla, in tal caso non c'è ambizione, giusto? Non c'è competizione, non dovete lottare con nessuno per raggiungere il primo posto. E l'istruzione non dovrebbe forse aiutarvi a scoprire che cosa amate fare veramente, così che dal principio alla fine della vita possiate lavorare a qualcosa che per voi valga la pena e abbia grande significato? Altrimenti sarete infelici per tutta la vita; se non sapete cosa volete fare realmente, la mente cade in una routine dove trova soltanto noia, decadenza e morte. Per questo è importantissimo scoprire da giovani che cosa amate fare; e questo è l'unico modo per creare una società nuova.

In India, come nella maggior parte degli altri paesi, l'educazione è controllata dallo stato. Stando così le cose, è possibile realizzare un esperimento come quello che descrive lei?

Senza l'aiuto dello stato, sarebbe possibile per una scuola simile sopravvivere? Ecco cosa chiede questo signore. Egli vede che nel mondo tutto quanto è controllato dal governo, dai politici, dalle persone che esercitano l'autorità e che vogliono condizionare le menti e i cuori, che vogliono farci pensare in un certo modo. In Russia come in qualsiasi altro paese, lo stato tende a controllare l'istruzione; e questo signore chiede se sia possibile creare una scuola come quella di cui parlo, senza l'aiuto dello stato. Ora, che cosa ne pensate voi? Sapete, se ritenete che una cosa sia importante, che ne valga veramente la pena, ci metterete il cuore, indipendentemente dallo stato e dai dettami della società, e allora ce la farete. Ma la maggior parte di noi non ci mette davvero il cuore, ed è per questo che facciamo simili domande. Se sentiamo tutti, voi e io, che è vitale creare un mondo nuovo, se ciascuno di noi sente dentro di sé una ribellione totale, psicologica e spirituale, allora ci metteremo il cuore, il corpo e la mente per creare una scuola in cui non esista la paura con tutte le sue implicazioni. Tutto quello che è veramente rivoluzionario è creato dai pochi che capiscono cos'è vero e che sono disposti a vivere di conseguenza; ma per scoprirlo bisogna essere liberi dalla tradizione, cioè liberi da tutte le paure.

2 – Il problema della libertà

Vorrei affrontare con voi il problema della libertà. È un argomento molto complesso, che va studiato e compreso a fondo. Si fa un gran parlare di libertà, della libertà religiosa o della libertà di fare quello che ci va; molti studiosi hanno scritto interi volumi sull'argomento, ma credo che possiamo affrontarlo in modo molto semplice e diretto, e forse così arriveremo alla vera soluzione. Vi siete mai soffermati a osservare la meravigliosa luce del cielo a occidente durante il tramonto, mentre una timida luna nuova appare appena sopra gli alberi? Spesso a quell'ora il fiume è molto calmo e tutto si riflette sulla sua superficie: il ponte, il treno che lo percorre, la luna soffusa e, appena fa buio, anche le stelle. Se volete osservare, guardare, dare tutta l'attenzione a qualcosa di bello, la mente deve essere libera dalle preoccupazioni, non è vero? Non deve essere occupata da problemi, pensieri e speculazioni. Soltanto quando la mente è molto quieta potete osservare, perché in quello stato è sensibile alla bellezza straordinaria, e forse qui sta il nocciolo del problema della libertà. Che cosa significa essere liberi? Fare quello che ci va, andare dove ci pare e pensare a piacimento? Questo lo fate già. Libertà significa semplicemente essere indipendenti? Molte persone al mondo sono indipendenti, ma solo pochissime sono libere. La libertà implica grande intelligenza, non è vero? Essere liberi significa essere intelligenti, ma l'intelligenza non si genera semplicemente desiderando di essere liberi, nasce soltanto quando cominciate a comprendere l'ambiente in cui vivete con tutte le sue influenze, che provengono dalla società, dalla religione, la famiglia, la tradizione. Ma per comprendere le varie influenze, dei genitori, del governo, della società, della cultura a cui appartenete, delle vostre convinzioni, divinità, superstizioni, delle tradizioni alle quali vi adeguate senza pensarci, per comprendere tutto questo ed esserne liberi ci vuole un'intuizione profonda (insight); ma di solito lasciate perdere perché dentro di voi ne avete paura. Avete paura di non raggiungere una buona posizione nella vita, di quello che dirà il prete, di non seguire la tradizione, di non fare la cosa giusta. Ma la libertà è davvero uno stato della mente in cui non c'è paura o costrizione alcuna e nessun bisogno di sentirsi al sicuro. La maggior parte di noi non vuole forse stare al sicuro? Non vogliamo forse sentirci dire che siamo persone meravigliose, belle e intelligenti? Se così non fosse, non metteremmo dei titoli accanto al nostro nome. Questo genere di cose ci dà un senso di importanza; tutti vogliamo essere famosi, ma nel momento in cui vogliamo essere qualcosa, non siamo più liberi. Vi prego, cercate di capirlo, perché questo è il punto centrale per comprendere il problema della libertà. Nel mondo della politica, del potere, del prestigio e dell'autorità, così come nel cosiddetto mondo spirituale in cui si aspira a essere virtuosi, nobili o santi, se si vuole essere qualcuno non si è più liberi. Ma colui o colei che vede l'assurdità di tutte queste cose e quindi ha il cuore innocente e non prova il desiderio di essere qualcuno, è una persona libera. Se comprendete la semplicità di questo, ne vedrete anche la straordinaria bellezza e profondità. Dopo tutto, gli esami esistono per questo, per darvi una posizione sociale, per farvi diventare qualcuno. I titoli, la posizione e la conoscenza vi spronano a essere qualcosa. Avete notato che i vostri genitori e gli insegnanti vi dicono che dovete aspirare a qualcosa nella vita, che dovete avere successo come vostro zio o vostro nonno? Oppure imitate l'esempio di qualche eroe, volete essere come i maestri, i santi, e quindi non siete mai liberi. Sia che seguiate l'esempio di un maestro, di un santo, di un insegnante o di un parente, sia che rimaniate fissi in una particolare tradizione, questo implica l'esigenza in voi di essere qualcosa; e solo quando comprendete realmente questo fatto siete liberi. La funzione della scuola, quindi, è aiutarvi fin dall'infanzia a non imitare nessuno, ma a essere sempre voi stessi, ed è una cosa molto difficile: siate sempre quello che siete, brutti o belli, invidiosi o gelosi, ma comprendetelo. Essere voi stessi è molto difficile, perché pensate di essere qualcosa di spregevole e vi piacerebbe molto trasformarvi in qualcosa di nobile; ma questo non accade mai. Invece, se guardate ciò che siete realmente e lo comprendete, nel momento stesso della comprensione c'è una trasformazione. Quindi, la libertà non sta nel cercare di diventare qualcosa di diverso, e nemmeno nel fare quello che vi va, seguire l'autorità della tradizione, dei genitori, di un guru, ma nel comprendere quello che siete di momento in momento. Però voi non venite istruiti a questo scopo; vi si sprona a diventare una cosa o l'altra, ma questo non è comprendere se stessi. « Se stessi » è una cosa molto complessa; il vostro « se stesso » non è semplicemente l'entità che va a scuola, che litiga, gioca, ha paura; è anche qualcosa di nascosto, e non è ovvio. È costituito non solo da tutti i pensieri che avete, ma anche da tutto quanto vi è stato messo in testa dagli altri, dai libri, dai giornali, dai capi; ed è possibile comprendere tutto questo solo quando non volete essere qualcuno, quando non imitate, quando non seguite nessuno, cioè quando vi ribellate davvero contro la tradizione che vi spinge a diventare qualcosa. Questa è la sola vera rivoluzione che conduce a una straordinaria libertà. Coltivare questa libertà è la vera funzione dell'istruzione. I vostri genitori, insegnanti e i desideri che sorgono in voi vogliono che vi identifichiate con una cosa o l'altra per essere felici e sicuri. Ma per essere intelligenti, non dovete liberarvi da tutte le influenze che vi schiacciano e vi rendono schiavi? La speranza di un nuovo mondo è riposta in quelli di voi che iniziano a vedere ciò che è falso e vi si rivoltano contro, non solo verbalmente ma nella realtà. Ed è per questo che dovreste cercare la giusta formazione, perché soltanto quando diventerete più liberi potrete creare un nuovo mondo, non basato sulla tradizione o sulle idiosincrasie di qualche filosofo o idealista. Ma non ci può essere libertà finché cercate solo di diventare qualcuno, o imitate qualche nobile esempio.

Che cos'è l'intelligenza?

Cerchiamo di riflettere su questa domanda con calma e pazienza, proviamo a scoprirlo. Scoprire non significa giungere a una conclusione; non so se capite la differenza. Quando giungete a una conclusione su ciò che è l'intelligenza, cessate di essere intelligenti. È quanto fa la maggior parte degli adulti, arrivano a delle conclusioni e quindi smettono di essere intelligenti. Così avete già scoperto qualcosa: che una mente intelligente impara in continuazione, non giunge mai a una conclusione. Che cos'è l'intelligenza? Molti si accontentano di una definizione dell'intelligenza, che sia quella altrui o la propria. Ma una mente che si accontenta di una spiegazione è superficiale e quindi non è intelligente. Ora cominciate a capire che una mente intelligente non crede, perché un credo è un altro tipo di conclusione. Una mente intelligente è quella che indaga, osserva, impara, studia. Che cosa significa questo? Che c'è intelligenza soltanto quando non c'è paura, quando siete disposti a ribellarvi, ad andare contro l'intera struttura sociale per scoprire cos'è Dio, o per scoprire la verità di qualsiasi cosa. L'intelligenza non è conoscenza. Se anche leggeste tutti i libri del mondo, non otterreste l'intelligenza, che è qualcosa di molto sottile, non cerca appigli, nasce soltanto quando comprendete l'intero processo della mente, della vostra mente, e non secondo un qualche filosofo o maestro. La vostra mente è il risultato dell'intera umanità e quando lo comprendete non avete bisogno di studiare nessun libro, perché la mente contiene tutta la conoscenza del passato. Quindi, l'intelligenza nasce con la comprensione di voi stessi, e potete comprendere voi stessi solo nella relazione col mondo delle persone, delle cose e delle idee. L'intelligenza non è qualcosa che si possa acquisire, non è una forma di conoscenza; sorge con una grande ribellione, quando non c'è paura, ossia quando c'è un senso di amore. Perché quando non c'è paura c'è amore. Se vi interessano soltanto le spiegazioni, vi sembrerà che io non abbia risposto alla domanda. Chiedere cos'è l'intelligenza è come chiedere cos'è la vita. La vita è studio, gioco, sesso, lavoro, litigi, invidia, ambizione, amore, bellezza, verità; la vita è tutto, non è così? Ma la maggior parte di noi non ha la pazienza di dedicarsi con serietà e costanza a questa indagine.

Può una mente rozza diventare sensibile?

Ascoltiamo la domanda e il significato che sta dietro le parole. Può una mente rozza diventare sensibile? Se dico che la mia mente è grezza e cerco di diventare sensibile, lo sforzo che faccio per diventarlo è insensibilità. Vi prego di capire questa cosa, osservate, non limitatevi a uno sguardo curioso. Quando invece riconosco di essere rozzo, senza voler cambiare, senza cercare di diventare sensibile, se comincio a comprendere che cos'è la grossolanità, se osservo nella mia vita, giorno dopo giorno, la mia avidità nel mangiare, la durezza con cui tratto le persone, l'orgoglio, l'arroganza, la volgarità delle mie abitudini e dei miei pensieri, allora quella stessa osservazione trasforma ciò che è. Allo stesso modo, se sono stupido e mi dico che devo diventare intelligente, lo sforzo che faccio è solo una forma maggiore di stupidità. Quello che conta è comprendere la stupidità, poiché per quanto io cerchi di diventare intelligente, la mia stupidità rimarrà comunque. Forse acquisirò una parvenza superficiale di sapere, imparerò a citare dei libri, a ripetere le parole di grandi autori, ma in sostanza continuerò a essere stupido. Ma se riconosco e comprendo la stupidità per come si esprime nella mia vita quotidiana, nel modo in cui mi tratto i miei domestici, i vicini, il povero, il ricco o il commesso di un negozio, allora quella stessa consapevolezza sgretola la mia stupidità. Provateci, osservatevi mentre parlate con un cameriere, notate con quanto rispetto trattate un dirigente e quanto poco ne mostrate verso chi non ha nulla da darvi. Comincerete allora a scoprire quanto siete stupidi, e in questa comprensione c'è intelligenza e sensibilità. Non dovete diventare sensibili. La persona che cerca di diventare qualcosa è sgradevole, insensibile, è una persona rozza.

Come può un bambino scoprire chi è senza l'aiuto dei suoi genitori e degli insegnanti?

Ho forse detto che può farlo o è una sua interpretazione di ciò che ho detto? Il bambino può scoprire ciò che lo riguarda se l'ambiente in cui vive lo aiuta a farlo. Se ai genitori e agli insegnanti interessa veramente che il giovane scopra chi è, non lo forzeranno in alcun modo, ma creeranno un ambiente in cui egli potrà conoscere se stesso. Lei ha posto questa domanda, ma si tratta veramente di un problema vitale per lei? Se sentisse profondamente che è importante per il bambino scoprire se stesso e non può farlo se è dominato dall'autorità, non cercherebbe di creare il giusto ambiente? È sempre lo stesso atteggiamento: ditemi cosa devo fare e lo farò. Non diciamo mai: "Cerchiamo di risolverlo insieme". Il problema di creare un ambiente in cui il bambino possa conoscere se stesso riguarda tutti: i genitori, gli insegnanti e i bambini stessi. Ma la conoscenza di sé e la comprensione non possono essere imposte; e se questo è un problema vitale per voi e per me, per i genitori e gli insegnanti, allora creeremo insieme il giusto tipo di scuola.

Alcuni bambini hanno detto di aver visto nei villaggi degli strani fenomeni, degli ossessi, e ora hanno paura dei fantasmi, degli spiriti e così via. Hanno anche fatto domande sulla morte. Che cosa dobbiamo rispondere riguardo a queste cose?

A tempo debito dovremo indagare che cos'è la morte. Ma, vedete, la paura è una cosa straordinaria. I bambini hanno sentito parlare dei fantasmi dai nonni, dagli anziani, altrimenti nessuno vedrebbe i fantasmi, probabilmente. Qualcuno vi ha parlato degli ossessi, e voi siete troppo giovani per sapere queste cose. Non si tratta di vostre esperienze, sono riflessi di quello che dicono le persone anziane, che molto spesso a loro volta non sanno nulla di queste cose, ne hanno semplicemente letto in qualche libro e pensano di aver capito. Questo solleva una domanda molto diversa: esiste un'esperienza che sia incontaminata dal passato? Se un'esperienza è contaminata dal passato è semplicemente una continuità del passato stesso, e quindi non è un'esperienza originale. È importante che chi ha a che fare con i bambini non imponga loro le sue convinzioni errate, le idee che ha dei fantasmi, le sue esperienze. E questo è molto difficile da evitare, perché le persone parlano parecchio di queste inezie, che non hanno nessuna importanza nella vita; e così man mano comunicano ai bambini le loro ansie, le paure, le superstizioni, e naturalmente i piccoli ripetono quello che hanno sentito dire. È importante che gli adulti, che in genere non sanno nulla di queste cose, non ne parlino davanti ai bambini, ma aiutino invece a creare un'atmosfera in cui i bambini possano crescere in libertà e senza paura.

3 – Libertà e amore

Forse alcuni di voi non capiscono tutto quello che ho detto a proposito della libertà, ma è molto importante entrare in contatto con idee nuove, a cui non siete abituati. È giusto guardare ciò che è bello, ma dovete osservare anche le cose brutte della vita, dovete essere coscienti di tutto. Forse non capite del tutto quello che dico, ma più pensate e riflettete su argomenti che vi risultano in qualche modo difficili, più ricca sarà la vostra vita. Non so se avete mai notato il riflesso del sole sull'acqua la mattina presto. La luce è molto soffusa e l'acqua scura sembra danzare con la stella del mattino, l'unica ancora nel cielo, che brilla sopra gli alberi. Fate mai caso a tutto questo? Oppure siete così impegnati, così occupati con la routine quotidiana da dimenticarvi o addirittura non accorgervi della bellezza della terra, di questa terra dove tutti noi dobbiamo vivere? Che ci definiamo comunisti o capitalisti, indù o buddhisti, musulmani o cristiani, o che siamo ciechi, zoppi oppure in perfetta salute e felici, questa terra è nostra. Capite? È la nostra terra, non di qualcun altro; non è soltanto del ricco, non appartiene esclusivamente ai potenti, ai nobili latifondisti, ma è la nostra terra, vostra e mia. Noi non siamo nessuno, eppure anche noi viviamo su questa terra, e dobbiamo viverci insieme. È il mondo del povero come del ricco, dell'analfabeta come della persona colta; è il nostro mondo, e penso sia molto importante sentirlo e amare la terra, non solo ogni tanto, in una mattinata tranquilla, ma sempre. Possiamo sentire che è il nostro mondo e amarlo, soltanto quando comprendiamo che cos'è la libertà. Attualmente non esiste la libertà, non sappiamo nemmeno che cosa significhi. Vorremmo essere liberi, ma se ci fate caso tutti quanti (insegnanti, genitori, avvocati, poliziotti, soldati, politici, uomini d'affari) nel loro piccolo fanno qualcosa per impedire questa libertà. Essere liberi non è solo fare quello che ci pare, o distaccarci dalle circostanze esterne che ci limitano, ma comprendere l'intero problema della dipendenza. Sapete che cos'è la dipendenza? Voi dipendete dai vostri genitori, non è vero? Dipendete dagli insegnanti, dal cuoco, dal postino, dal lattaio, e così via. Questo tipo di dipendenza è facilmente comprensibile, ma ce n'è un'altra molto più profonda che bisogna comprendere prima di poter essere liberi: la dipendenza da qualcuno per essere felici. Sapete che cosa significa dipendere da un'altra persona per la vostra felicità? Non è tanto la dipendenza fisica a tenerci legati, ma è soprattutto quella interiore, psicologica, dalla quale deriva la cosiddetta felicità; perché quando dipendete da qualcuno in quel senso, diventate schiavi. Se, da adulti, dipendete emotivamente dai genitori, dalla moglie o dal marito, da un guru o da una qualche idea, questo è già l'inizio di una schiavitù. Ma noi non comprendiamo tutto questo, anche se quasi tutti, specialmente da giovani, vogliamo essere liberi. Per essere liberi dobbiamo ribellarci a tutte le dipendenze interiori, ma non possiamo farlo se non ne comprendiamo le ragioni. Finché non le capiamo e non ci distacchiamo da tutte le dipendenze interiori, non potremo mai essere liberi, perché soltanto nella comprensione c'è libertà. Ma la libertà non è una semplice reazione; sapete cos'è una reazione? Se dico qualcosa che vi ferisce, se vi insulto, voi vi arrabbiate con me; questa è una reazione, una reazione che nasce dalla dipendenza, e l'indipendenza è un'ulteriore reazione. Ma la libertà non è una reazione, e finché non comprendiamo cos'è la reazione e non andiamo oltre, non saremo mai liberi. Sapete che cosa vuol dire amare qualcuno? Sapete che cosa significa amare un albero, un uccello o un animale, prendersene cura, dargli da mangiare, volergli bene, anche se non vi dà niente in cambio, anche se l'albero non vi dà riparo, e se l'animale non vi segue o non dipende da voi? La maggior parte di noi non sa amare così, non sappiamo proprio che cosa significa, perché il nostro amore è sempre limitato dall'ansia, dalla gelosia, dalla paura, e questo implica che dentro di noi dipendiamo da qualcuno, che vogliamo essere amati. Non ci limitiamo ad amare e basta, vogliamo qualcosa in cambio, e così diventiamo dipendenti. Quindi la libertà e l'amore vanno di pari passo. L'amore non è una reazione: se io ti amo perché tu ami me, è soltanto una specie di scambio, come qualcosa che si compra al mercato, ma non è amore. Amare significa non chiedere nulla in cambio, e nemmeno sentire che stiamo dando qualcosa, e soltanto un amore così conosce la libertà. Ma, vedete, voi non venite educati a questo. Vi insegnano la matematica, la chimica, la geografia, la storia e finisce lì, perché i vostri genitori si preoccupano soltanto di aiutarvi a trovare un buon lavoro e ad avere successo. Se i vostri genitori sono benestanti vi manderanno forse all'estero, ma come chiunque altro, vorranno che voi diventiate ricchi e abbiate una posizione rispettabile, ma più in alto arrivate più causate sofferenza ad altri, perché per arrivare in alto dovete competere, essere spietati. Così i genitori mandano i figli in scuole dove regna l'ambizione, la competizione, dove non c'è nessun senso di amore ed è per questo che la società è in continuo declino, in conflitto costante; e anche se i politici, i giudici e i cosiddetti potenti della terra parlano di pace, questo non significa assolutamente nulla. Quindi, bisogna che comprendiamo insieme l'intero problema della libertà. Dobbiamo scoprire da noi che cosa significa amare, perché se non amiamo non saremo mai riflessivi, attenti, premurosi. Sapete che cosa significa essere premurosi? Quando vediamo una pietra tagliente su un sentiero dove passano molte persone scalze la togliamo, non perché ci viene richiesto, ma perché ci preoccupiamo degli altri, anche senza conoscerli. Piantare un albero e prendersene cura, guardare il fiume e gioire della completezza di questo pianeta, osservare un uccello in volo e ammirarne la bellezza, essere sensibili e aperti a questo straordinario movimento chiamato vita; per tutto questo ci vuole libertà, e per essere liberi bisogna amare. Senza amore non c'è libertà; senza amore, la libertà è soltanto un'idea senza alcun valore. Dunque, può esserci libertà solo per coloro che comprendono e si distaccano dalla loro dipendenza interiore, perché sanno che cos'è l'amore. Soltanto costoro saranno in grado di creare una nuova civiltà, un mondo diverso.

Qual è l'origine del desiderio, e come posso liberarmene?

È un giovanotto che pone questa domanda; perché mai dovrebbe essere libero dal desiderio? Capite? È un uomo giovane, pieno di vita, di energia, perché dovrebbe essere libero dal desiderio? Ha sentito dire che essere liberi dal desiderio è una delle massime virtù e che tramite la libertà dal desiderio si può raggiungere Dio, o come altro si voglia chiamare quel supremo qualcosa, e così chiede: "Qual è l'origine del desiderio, e come posso liberarmene?". Ma il bisogno stesso di liberarsi dal desiderio fa sempre parte del desiderio, non è così? È la paura che induce tale desiderio. Qual è l'origine, la fonte, il principio del desiderio? Vedete qualcosa che vi attrae e lo volete. Vedete una macchina, o una barca, e volete possederla; oppure volete arrivare a essere ricchi o diventare un sannyasi. Questa è l'origine del desiderio: c'è la vista, il contatto, da cui deriva una sensazione, e dalla sensazione nasce il desiderio. Ora, sapendo che il desiderio porta conflitto, voi chiedete: "Come posso liberarmene?". Quindi, quello che volete veramente non è la libertà dal desiderio ma dalla preoccupazione, dall'ansia, dalla sofferenza che questo porta con sé. Volete essere liberi dagli amari frutti del desiderio, non dal desiderio in sé, ed è molto importante che lo comprendiate. Se si potesse separare il desiderio dal dolore, dalla sofferenza, dal conflitto, da tutte le ansie e le paure che comporta, in modo che rimanesse soltanto il piacere, vorreste ancora liberarvi dal desiderio? Finché rimane il desiderio di acquisire, di ottenere, di diventare, a qualsiasi livello, ci sarà per forza ansia, dolore, paura. L'ambizione di essere ricchi, di essere qualcuno, cade soltanto quando vediamo il marciume, la natura corruttiva dell'ambizione in sé. Quando vediamo che il desiderio di qualsiasi forma di potere (quello di un primo ministro, di un giudice, di un prete, di un guru) è fondamentalmente un male, non abbiamo più il desiderio di essere potenti. Ma noi non ci rendiamo conto che l'ambizione corrompe, che il desiderio di potere è un male, anzi diciamo che dovremmo usare il potere per il bene, che è del tutto assurdo. Un mezzo sbagliato non può mai essere usato per un giusto fine. Se il mezzo è cattivo lo sarà anche il fine. Il bene non è il contrario del male, nasce soltanto quando ciò che è male cessa completamente. Quindi, se non comprendiamo l'intero significato del desiderio con tutte le sue conseguenze, cercare semplicemente di liberarsi dal desiderio non ha nessun significato.

Come possiamo essere liberi dalla dipendenza se viviamo nella società?

Sapete che cos'è la società? È la relazione fra uomo e uomo, non è così? Non complicate la cosa, non citate un mucchio di libri, pensateci con molta semplicità e vedrete che la società è la relazione fra voi e me e gli altri. Le relazioni umane formano la società, che attualmente è fondata su un rapporto di conquista, non è così? Molti vogliono denaro, potere, proprietà, autorità; in un modo o in un altro vogliamo una posizione, il prestigio, e così abbiamo costruito una società avida. Finché siamo avidi, finché vogliamo una posizione, il prestigio, il potere e così via, noi apparteniamo a questa società e quindi ne dipendiamo. Ma se non vogliamo nulla di tutto questo e rimaniamo semplicemente quello che siamo, con grande umiltà, allora ne siamo fuori; ci ribelliamo e siamo liberi da questa società. Purtroppo al momento l'educazione scolastica mira a conformarvi, ad adattarvi a questa società avida. È questo che interessa ai vostri genitori, ai vostri insegnanti e ai vostri libri. Finché vi adattate, finché siete ambiziosi, avidi, pronti a corrompere e a distruggere gli altri per la posizione e il potere, siete considerati cittadini rispettabili. Venite educati ad adeguarvi alla società, ma questa non è educazione, è soltanto un processo che vi condiziona a conformarvi a un modello. La vera funzione della scuola non è fare di voi un impiegato, un giudice o un primo ministro, ma aiutarvi a comprendere l'intera struttura di questa orrenda società e permettervi di crescere in libertà, in modo che possiate liberarvene e creare una società diversa, un mondo nuovo. Bisogna che vi siano persone che si ribellano, non parzialmente, ma completamente contro il vecchio sistema, perché soltanto persone così possono creare un nuovo mondo, non basato sull'avidità, sul potere e sul prestigio. Mi pare di sentire le persone più anziane dire: "Non sarà mai possibile farlo, la natura umana è quella che è, lei sta dicendo delle assurdità". Ma non abbiamo mai pensato di decondizionare la mente degli adulti e di non condizionare quella dei bambini. Sicuramente l'educazione può curare e anche prevenire. Voi studenti più grandi siete già stati modellati, condizionati, siete già ambiziosi, volete avere successo come vostro padre, come il dirigente o qualcun altro. Quindi la vera funzione dell'istruzione non è soltanto aiutare a decondizionarvi ma anche comprendere tutto il processo del vivere di giorno in giorno, in modo che possiate crescere in libertà e creare un nuovo mondo, un mondo totalmente diverso dall'attuale. Purtroppo, tutto questo non interessa né ai vostri genitori, né ai vostri insegnati, né alla gente in generale. È per questo che l'insegnamento scolastico deve riguardare sia l'insegnante che lo studente.

Perché gli uomini lottano fra di loro?

Perché i ragazzi lottano? Qualche volta litigate con un fratello o con un altro ragazzo, non è vero? Perché? Litigate per un giocattolo; magari un altro ragazzo vi ha rubato la palla, o un libro e allora litigate. Gli adulti lottano esattamente per la stessa ragione, solo che i loro giocattoli sono la posizione, la ricchezza e il potere. Se voi volete il potere e anch'io lo voglio, comincia la lotta, ed è per questo che le nazioni si fanno la guerra. È un fatto molto semplice, sono solo i filosofi, i politici e le persone cosiddette religiose che lo complicano. Sapete, è una grande arte quella di sapere molte cose, avere tanta esperienza, conoscere la ricchezza della vita, la bellezza dell'esistenza, le lotte, le miserie, le risate, le lacrime, e tuttavia mantenere la mente molto semplice; e si può avere una mente semplice soltanto quando si sa amare.

Che cos'è la gelosia?

Gelosia vuol dire essere insoddisfatti di sé e invidiare gli altri, non è così? Essere insoddisfatti di ciò che si è, è il principio dell'invidia. Volete essere come qualcun altro che ha più conoscenze, o è più bello, ha una casa più grande, più potere, una posizione migliore della vostra. Volete essere più virtuosi, meditare meglio, raggiungere Dio, volete essere qualcosa di diverso da ciò che siete e allora diventate invidiosi, gelosi. Comprendere quello che siete è terribilmente difficile, perché richiede una completa libertà dal desiderio di cambiarvi in qualcos'altro. Il desiderio di cambiare voi stessi genera invidia, gelosia; mentre nella comprensione di ciò che siete c'è una trasformazione. Ma tutta la vostra istruzione vi impone di cercare di essere diversi da quello che siete. Quando siete gelosi vi dicono di non esserlo perché è una cosa terribile e quindi vi sforzate di non essere gelosi. Ma quello stesso sforzo fa parte della gelosia, perché volete essere diversi. Una bella rosa è una bella rosa; ma noi esseri umani siamo dotati della capacità di pensare e lo facciamo nel modo sbagliato. Saper pensare richiede grande perspicacia, comprensione, ma sapere cosa pensare è relativamente facile. La nostra attuale istruzione consiste nel dirci cosa pensare ma non ci insegna a discernere, a esplorare: ed è solo quando sia l'insegnante sia lo studente sanno pensare che la scuola è degna di questo nome.

Perché non mi sento mai soddisfatta di nulla?

Una ragazzina fa questa domanda, e sono sicuro che non le è stata suggerita da nessuno. Alla sua tenera età vuole sapere perché non è mai soddisfatta. Che cosa ne dite voi adulti? Tocca a voi, siete voi che avete dato vita a questo mondo nel quale una ragazzina chiede perché non è mai soddisfatta di niente. Il vostro compito dovrebbe essere quello di educare, ma non vedete la tragedia di tutto questo. Meditate, ma siete ottusi, fiacchi, morti dentro. Perché gli esseri umani non sono mai soddisfatti? Non è forse perché cercano la felicità e pensano che cambiando continuamente saranno felici? Si spostano da un lavoro all'altro, da una relazione all'altra, da una religione o ideologia a un'altra, pensando che con questi continui cambiamenti troveranno la felicità; altrimenti si scelgono un posto isolato in cui vivere e vi ristagnano. Certamente l'appagamento è una cosa completamente diversa, si manifesta quando vi vedete per quello che siete, senza il desiderio di cambiare, senza condanne o paragoni; il che non significa accettare supinamente quello che vedete e addormentarvi. Ma quando la mente non fa più paragoni, non giudica e non valuta, ed è quindi capace di vedere ciò che è di momento in momento, senza volerlo cambiare, in quella stessa percezione c'è l'eterno.

Perché dobbiamo leggere?

Perché dovete leggere? Ascoltatemi bene. Voi non chiedete mai perché dovete giocare, mangiare, guardare il fiume, o perché siete crudeli, vero? Vi ribellate e chiedete perché dovete fare una certa cosa quando non vi piace. Ma leggere, giocare, ridere, essere crudeli, essere buoni, osservare il fiume, le nuvole, tutto questo fa parte della vita; e se non sapete leggere, camminare, apprezzare la bellezza di una foglia, non state vivendo. Dovete comprendere l'interezza della vita, non solo una sua piccola parte. Ecco perché dovete leggere, ecco perché dovete guardare il cielo, dovete cantare, danzare, scrivere poesie, soffrire e comprendere; perché tutto questo è la vita.

Che cos'è la timidezza?

Non ti senti un pò a disagio quando incontri un estraneo? Non hai provato un pò di timidezza quando hai fatto questa domanda? Non sareste intimiditi se doveste stare su questa pedana, come me che sto seduto qui a parlare? Non vi sentite timidi, un pò a disagio e vi bloccate quando all'improvviso vedete un bell'albero, o un fiore delicato, o un uccello nel suo nido? Vedete, va bene essere timidi. Ma per la maggior parte di noi la timidezza implica un certo senso di imbarazzo. Quando incontriamo un grand'uomo, sempre che esista una persona che si possa definire così, sorge imbarazzo perché pensiamo che mentre lui è importante e famoso, noi non siamo nessuno. Ma c'è un genere diverso di timidezza, che consiste nell'essere sensibili, delicati, e in questo non c'è nessun imbarazzo, nessun disagio.

4 – L'ascolto

Perché venite ad ascoltarmi? Avete mai riflettuto sul perché ascoltate qualcuno? Che cosa significa per voi? Siete tutti qui seduti di fronte a una persona che vi parla, ascoltate per ricevere delle conferme che coincidano con quello che pensate, o per cercare di scoprire qualcosa? Capite la differenza? Ascoltare per scoprire ha un significato piuttosto diverso da ascoltare solo per sentirsi confermare il proprio pensiero. Se siete qui solo per avere conferme, incoraggiamento riguardo a ciò che già pensate, allora il vostro ascolto non ha molto senso. Ma se ascoltate per scoprire, allora la mente è libera, non è legata a nulla; è acuta, chiara, viva, pronta a indagare, curiosa, e quindi in grado di scoprire. Non è dunque della massima importanza riflettere su ciò che state ascoltando e chiedervi perché lo fate? Vi è mai capitato di rimanere seduti in silenzio, senza concentrarvi su niente, senza fare lo sforzo di concentrarvi, ma con una mente davvero quieta e silenziosa? Quando succede sentite tutto, non è vero? Sentite i rumori vicini e lontani, sentite tutti i suoni e questo significa che state davvero ascoltando tutto, la mente non è confinata in un canale ristretto. Se riuscite ad ascoltare in questo modo, con agio e senza sforzo, noterete un cambiamento straordinario dentro di voi, un cambiamento che avviene senza la vostra volontà, senza bisogno di chiederlo; e in quel cambiamento c'è un'intuizione di grande bellezza e profondità. Provateci qualche volta, provateci ora. Non ascoltate solo me, ma tutto quello che vi circonda. Ascoltate tutte le campane, quelle delle mucche e dei templi, ascoltate il treno in lontananza e i carri per strada; se poi vi avvicinate e ascoltate anche me, scoprirete che l'ascolto è una cosa molto profonda. Ma per farlo dovete avere una mente molto tranquilla. Se davvero volete ascoltare, la mente si acquieta naturalmente, non è così? Non vi distrae quello che accade accanto a voi; la mente è quieta perché ascoltate tutto con profondità. Se riuscite ad ascoltare in questo modo, con agio, con una certa felicità, scoprirete che avviene un'incredibile trasformazione nel vostro cuore e nella vostra mente, una trasformazione alla quale non avevate mai pensato e che non avete provocato in alcun modo. Il pensiero è una cosa molto strana, non è vero? Sapete che cos'è il pensiero? Per moltissime persone, il pensiero è una costruzione della mente e sono pronti a combattere per i loro pensieri. Ma se riuscite ad ascoltare veramente tutto, lo sciabordio dell'acqua sulla riva, il canto degli uccelli, il pianto di un bambino, vostra madre che vi sgrida, un amico che vi infastidisce, vostra moglie o vostro marito che vi assilla, allora vedrete che andrete al di là delle parole, al di là delle semplici espressioni verbali che lacerano la nostra esistenza. È molto importante andare oltre le mere espressioni verbali perché, in definitiva, cosa vogliamo tutti? Giovani o vecchi, alle prime esperienze o avanti con gli anni, tutti quanti vogliamo essere felici, non è vero? Da studenti siamo felici di giocare, di studiare, di fare tutte le piccole cose che ci piacciono. Da adulti cerchiamo la felicità nel possesso, nel denaro, in una bella casa, una moglie o un marito comprensivi, un buon lavoro e quando queste cose non ci soddisfano più ne cerchiamo altre. Diciamo a noi stessi: "Devo evitare l'attaccamento, così sarò felice"; cominciamo allora a praticare il distacco: lasciamo la famiglia, rinunciamo alle nostre proprietà e ci ritiriamo dal mondo. Oppure ci uniamo a un gruppo religioso, pensando che saremo felici di stare insieme a parlare di fratellanza, a seguire un capo, un guru, un maestro, un ideale, a credere in ciò che è soltanto un autoinganno, un'illusione, una superstizione. Capite di cosa sto parlando? Quando vi pettinate e vi vestite bene per essere belli, tutto fa parte del desiderio di essere felici, non è così? Quando superate gli esami e aggiungete un titolo al vostro nome, quando ottenete un impiego e vi comprate una casa, quando vi sposate e avete dei bambini, quando vi unite a un'associazione religiosa la cui guida dice di aver ricevuto dei messaggi da un maestro invisibile, dietro tutto questo c'è una grande brama, l'impulso di trovare la felicità. Ma vedete, la felicità non arriva tanto facilmente, perché non si trova nessuna di queste cose. Forse proverete piaceri e avrete nuove soddisfazioni, ma prima o poi tutto diventa noioso, perché non esiste felicità durevole nelle cose che conosciamo. Il bacio è seguito dalle lacrime, il riso dalla sofferenza e dalla desolazione: tutto appassisce e si deteriora. Perciò, è da giovani che dovete cominciare a scoprire cos'è quella strana cosa chiamata felicità, e questa è una parte essenziale dell'educazione. La felicità non giunge quando vi sforzate di ottenerla, e questo è il più grande segreto, anche se è molto facile a dirsi. Io posso dirlo in poche parole semplici, ma se vi limitate ad ascoltarmi e a ripetere quello che avete sentito non sarete felici. La felicità è strana, arriva quando non la cercate, quando non fate sforzi per essere felici, allora inaspettatamente, misteriosamente, la felicità è lì, nata dalla purezza, dalla bellezza di essere. Ma questo richiede una grande comprensione, non serve unirsi a un'organizzazione o cercare di diventare qualcuno. La verità non è qualcosa che si possa ottenere, la verità viene in essere quando la mente e il vostro cuore sono purificati da ogni sforzo e non cercate più di diventare qualcuno; c'è quando la mente è quieta, eternamente in ascolto di tutto ciò che accade. Potete ascoltare queste parole, ma perché vi sia felicità dovete scoprire come liberare la mente da ogni paura. Finché avrete paura di qualcuno o di qualcosa, non può esserci felicità. Non potete essere felici finché avrete paura dei vostri genitori o degli insegnanti, di non superare degli esami, di non fare progressi, di non arrivare più vicini al maestro, più vicini alla verità, di non ricevere conferme né approvazioni. Ma se davvero non avete paura di nulla, allora svegliandovi la mattina o mentre camminate in solitudine, scoprirete che all'improvviso accade qualcosa di inaspettato, che non avevate sollecitato né cercato; quello che potremmo chiamare amore, verità, felicità, improvvisamente è lì. Per questo è così importante ricevere la giusta istruzione da giovani. Ciò che ora chiamiamo educazione, non lo è affatto, perché nessuno vi parla di tutte queste cose. I vostri insegnanti vi preparano a superare degli esami, ma non vi parlano della vita, che è molto più importante, perché pochissimi sanno vivere. La maggior parte di noi si limita a sopravvivere, a tirare avanti in qualche modo e perciò la vita diventa una cosa orribile. Vivere veramente richiede molto amore, una sensibilità per il silenzio, una grande semplicità con abbondanza di esperienza; richiede una mente capace di pensare con grande chiarezza, che non sia legata al pregiudizio o alla superstizione, alla speranza o alla paura. La vita è tutto questo, e se non siete educati a vivere, allora l'educazione non significa nulla. Magari imparate a essere ordinati, a comportarvi bene, ma dare grande importanza a queste manifestazioni superficiali quando l'intera struttura della società sta andando in rovina è come pulirsi le unghie mentre la casa brucia. Vedete, nessuno vi parla di tutto questo, nessuno si mette a riflettere con voi su queste cose. Così come passate giorni e giorni a studiare matematica, storia, geografia, dovreste dedicare un bel pò di tempo a parlare di queste materie più profonde, perché questo rende ricca la vita.

Adorare Dio non è vera religione?

Innanzitutto cerchiamo di scoprire che cosa non è religione; non è forse questo il modo corretto di affrontare la domanda? Se riusciamo a capire che cosa non è religione, forse cominceremo a percepire qualcos'altro. È un pò come quando si pulisce una finestra sporca e si comincia a vedere chiaramente fuori. Vediamo quindi se possiamo capire e spazzare via dalla mente quello che religione non è. Non limitiamoci a dire che ci penseremo, non giochiamo con le parole. Forse voi potete ancora farlo ma quasi tutti gli adulti sono già intrappolati; si sono comodamente sistemati in quello che non è religione e non vogliono essere disturbati. Quindi, che cosa non è religione? Ci avete mai pensato? Vi hanno ripetuto in continuazione che cosa dovrebbe essere la religione, come credere in Dio e decine di altre cose, ma nessuno vi ha mai chiesto di scoprire che cosa non è religione e ora voi e io cercheremo di farlo insieme. Quando ascoltate me o chiunque altro, non limitatevi ad accettare quello che viene detto, ma ascoltate per discernere la verità della questione. Se intuite anche una volta sola che cosa non è religione, non ci saranno preti o libri che possano ingannarvi per il resto della vita, nessun senso di paura vi potrà creare illusioni da seguire o in cui credere. Per scoprire che cosa non è religione dovete cominciare dalla vita di ogni giorno, e poi potete andare oltre. Per andare lontano dovete partire da vicino, e il primo passo è il più importante. Allora, che cosa non è religione? Le cerimonie, i gesti costantemente ripetuti sono forse religione? La vera educazione significa imparare a pensare e non cosa pensare. Se sapete pensare, se ne siete davvero capaci, siete esseri umani liberi dai dogmi, dalle superstizioni, dalle cerimonie, e allora siete in grado di scoprire che cos'è la religione. Le cerimonie ovviamente non sono religione, perché in esse si ripetono formule che vi sono state tramandate. Potete provare un certo piacere a celebrare i riti, proprio come altri lo provano a fumare o a bere; ma è religione questa? Praticando dei riti fate qualcosa di cui non sapete nulla. Vostro padre e vostro nonno facevano così e allora voi fate lo stesso, altrimenti vi rimproverano. Ma questa non è religione, non è vero? E che cosa trovate nei templi? Immagini di divinità scolpite da qualcuno secondo la sua fantasia. L'immagine può essere un simbolo, ma è pur sempre soltanto un'immagine, non è la cosa reale. Un simbolo, una parola, non è la cosa che rappresenta. La parola « porta » non è la porta, giusto? La parola non è la cosa. Andiamo al tempio ad adorare cosa? Un'immagine che per noi è un simbolo; ma il simbolo non è la cosa vera, e allora perché andarci? Questi sono fatti, non sto condannando nulla; e dato che sono fatti, perché preoccuparsi di chi va al tempio, che si tratti di una persona come voi o di un intoccabile, di un bramino o di un non bramino? Che importanza ha? Vedete, gli anziani hanno trasformato il simbolo in una religione per cui sono pronti a litigare, a lottare, a uccidere; ma Dio non si trova lì, Dio non è mai un simbolo. Quindi adorare un simbolo o un'immagine non è religione. E un credo è religione? Questo è più complesso. Abbiamo cominciato da vicino e ora stiamo andando un pò più lontano. I cristiani credono una certa cosa, gli indù un'altra, e i musulmani o i buddhisti un'altra ancora, e tutti si considerano persone molto religiose; hanno tutti i loro templi, dèi, simboli e credenze. Ma è religione questa? È forse religione credere in Dio, Rama, Sita, Ishvara e tutto il resto? Da dove vengono questi credo? Voi credete perché credono vostro padre e vostro nonno, oppure perché avete letto le parole di maestri come Shankara o Buddha, ci credete e dite che è tutto vero. Molti di voi credono a quello che dice la Gita, senza esaminarlo in modo chiaro e semplice come farebbero con qualsiasi altro libro; ma voi non cercate di scoprire che cosa è vero. Abbiamo visto che le cerimonie non sono religione, e non lo è nemmeno andare al tempio o credere in qualcosa. Credere divide le persone. I cristiani hanno certe credenze che li separano da coloro che ne hanno altre e addirittura fra cristiani ci sono delle scissioni. Gli indù sono pieni di ostilità perché si considerano bramini e non bramini, e così via. Quindi le fedi creano inimicizia, divisione, distruzione e tutto questo ovviamente non è religione. E allora che cosa è la religione? Se avete pulito bene il vetro della finestra, cioè se davvero avete messo da parte i rituali, se avete rinunciato alle credenze, se avete smesso di seguire un capo o un guru, allora la mente è lucida come il vostro vetro, e vedete chiaramente all'esterno. Quando la mente è ripulita dalle immagini, dai rituali, dalle fedi e dai simboli, da tutte le parole, dai mantra e dalla paura, allora quello che vedete è il reale, il senza tempo, l'eterno, che possiamo chiamare Dio. Ma questo richiede una visione grande e profonda, comprensione e pazienza, ed è soltanto per coloro che indagano cos'è la religione, giorno per giorno, fino alla fine. Soltanto persone così sapranno che cosa è la vera religione. Gli altri si limitano a biascicare delle parole, a indossare ornamenti e decorazioni, a fare le puja, e a far tintinnare campanelli; tutte superstizioni senza alcun senso. Solo quando la mente si ribella contro la cosiddetta religione può trovare il reale.

5 – L'insoddisfazione creativa

Avete mai provato a stare seduti tranquilli, senza muovervi? Provate, sedetevi immobili e con la schiena dritta, osservate che cosa fa la mente. Non cercate di controllarla, non ditevi che non dovrebbe saltare da un pensiero all'altro, da un interesse all'altro, ma siate semplicemente consapevoli di come si muove la vostra mente. Non fate nulla, guardatela come guardereste dalla riva l'acqua del fiume che scorre. In un fiume ci sono molte cose: pesci, foglie, animali morti; ma è sempre vivo, sempre in movimento, e la mente è uguale: è sempre agitata, vola da una cosa all'altra come una farfalla. In che modo ascoltate una canzone? Forse vi piace la persona che canta, magari ha un bel viso oppure seguite il significato delle parole; ma dietro a tutto questo, quando ascoltate una canzone ascoltate i suoni e anche il silenzio fra una nota e l'altra, non è così? Allo stesso modo, cercate di stare seduti tranquilli, senza agitarvi, senza muovere le mani e neppure le dita dei piedi e osservate semplicemente la mente. È molto divertente. Se ci provate come per gioco, per divertimento, scoprirete che la mente comincia a calmarsi senza che vi sforziate di controllarla. Non c'è nessun censore, nessun giudice, nessuno che valuti; e quando la mente sarà molto tranquilla, spontaneamente ferma, scoprirete che cosa vuol dire essere spensierati. Sapete che cos'è la gaiezza? È ridere con semplicità, gioire di qualsiasi cosa o di niente, conoscere la gioia di vivere, di sorridere, di guardare qualcuno dritto negli occhi, senza alcun senso di paura. Avete mai guardato davvero in faccia qualcuno? Avete mai guardato negli occhi il vostro insegnante, i vostri genitori, o un funzionario importante, un inserviente, o un povero facchino? Avete notato che cosa accade? La maggior parte di noi ha paura di guardare direttamente in faccia qualcuno; le persone non vogliono essere guardate così, perché anche loro hanno paura. Nessuno vuole rivelarsi, stiamo tutti in guardia, nascosti da vari strati di sofferenza, desiderio, speranza, e pochissimi sono in grado di guardare direttamente in faccia e sorridere. Ma è molto importante sorridere, essere felici, perché senza una canzone nel cuore la vita diventa molto piatta. Potrete andare da un tempio all'altro, passare da un fidanzato all'altro, oppure trovare un nuovo maestro o un nuovo guru; ma se non c'è questa gioia interiore la vita ha ben poco significato. E non è facile trovare questa gioia, perché la maggior parte di noi è insoddisfatta, anche se lo è solo a un livello superficiale. Sapete che cosa significa essere insoddisfatti? È molto difficile comprendere l'insoddisfazione, perché la maggior parte delle persone la canalizza in una certa direzione, soffocandola. La nostra sola preoccupazione è di sistemarci in una posizione sicura con buoni interessi e prestigio, in modo da non essere disturbati. E questo succede anche in famiglia e a scuola. Gli insegnanti non vogliono essere disturbati, ed è per questo che seguono la solita routine; perché quando si è veramente scontenti e si comincia a indagare, a mettere in dubbio, c'è per forza un disturbo. Ma è solo grazie a una vera scontentezza che si accende l'iniziativa. Sapete che cos'è l'iniziativa? Avete iniziativa quando cominciate qualcosa senza che qualcuno ve lo suggerisca. Non deve trattarsi di qualcosa di grandioso o straordinario, questo può accadere dopo, ma scocca la scintilla dell'iniziativa quando piantate un albero, quando siete spontaneamente gentili, quando sorridete a qualcuno che porta un pesante carico, quando togliete una pietra dal sentiero o accarezzate un animale per strada. Questo è un piccolo segno della grande iniziativa che dovete avere se volete conoscere quella cosa straordinaria chiamata creatività. La creatività ha le sue radici nell'iniziativa, che nasce soltanto quando lo scontento è profondo. Non abbiate paura dello scontento, ma nutritelo fino a quando la scintilla diventa una fiamma e vi sentite eternamente insoddisfatti di tutto: del vostro lavoro, della famiglia, della solita caccia al denaro, alla posizione, al potere, in modo da cominciare davvero a pensare, a scoprire. Ma crescendo vedrete che è molto difficile mantenere questo spirito di scontentezza. Avrete dei figli da mantenere e le esigenze del vostro lavoro da tenere presenti; ci sarà l'opinione dei vicini e di una società chiusa intorno a voi e presto comincerete a perdere la fiamma dell'insoddisfazione. Quando vi sentite insoddisfatti accendete la radio, andate da un guru, fate le puja, vi iscrivete a un club, cominciate a bere, correte dietro alle donne, fate di tutto per soffocare la fiamma. Ma vedete, senza la fiamma della scontentezza non avrete mai l'iniziativa, che è il principio della creatività. Per scoprire che cos'è vero dovete essere in rivolta contro l'ordine stabilito; ma, più i vostri genitori sono ricchi e più i vostri insegnanti si sentono tranquilli nel loro lavoro, meno vorranno che vi ribelliate. Creatività non vuol dire solo dipingere quadri o scrivere poesie, tutte cose buone ma alquanto insignificanti di per sé. Quello che conta è sentirsi completamente insoddisfatti, perché una tale insoddisfazione è il principio dell'iniziativa, che maturando diventa creativa; ed è questo l'unico modo per scoprire che cos'è vero, che cos'è Dio, perché lo stato creativo è Dio. Quindi bisogna avere una scontentezza totale, ma accompagnata dalla gioia. Capite? Bisogna essere completamente scontenti, senza lamentarsi, ma con gioia, con gaiezza, con amore. Le persone insoddisfatte sono terribilmente noiose, si lamentano continuamente di qualcosa, vorrebbero trovarsi in situazioni migliori, o in circostanze diverse, perché la loro scontentezza è superficiale. E quelli che non sono per nulla scontenti sono già morti. Se riuscite a essere in rivolta da giovani e crescete mantenendo vivo il vostro scontento, con la vitalità della gioia e di un grande affetto, allora la fiamma dell'insoddisfazione avrà un significato straordinario perché vi porterà a costruire, a creare, a dare vita a cose nuove. Per questo dovete avere il giusto tipo di educazione, che non vi prepari solo a trovare un lavoro o a scalare le vette del successo, ma vi aiuti a pensare e vi dia spazio; spazio non nel senso di una camera più grande e con un soffitto più alto, ma spazio affinché la mente possa crescere senza essere imprigionata da nessuna fede, da nessuna paura.

L'insoddisfazione impedisce di pensare con chiarezza. Com'è possibile superare questo ostacolo?

Non credo che lei abbia ascoltato quello che ho detto; forse era preoccupato della sua domanda e di come l'avrebbe espressa. È quello che facciamo tutti in un modo o nell'altro. Abbiamo tutti i nostri pensieri, e se quello che dico non è ciò che volete sentire lo cancellate, perché la vostra mente è impegnata con il vostro problema. Se chi ha posto la domanda avesse ascoltato quanto è stato detto, se avesse veramente percepito la natura interiore dell'insoddisfazione, della gaiezza, della creatività, non credo che avrebbe posto questa domanda. La scontentezza impedisce forse di pensare in modo chiaro? E che cosa significa pensare con chiarezza? È possibile pensare chiaramente se volete ottenere qualcosa dal pensiero? Se la mente si preoccupa di un risultato, potete pensare con chiarezza? Oppure pensate chiaramente solo quando non cercate un fine, un risultato, quando non vi sforzate di ottenere qualcosa? Pensate forse chiaramente se avete un pregiudizio, un credo particolare, cioè se pensate da indù, da comunista o da cristiano? Certamente potete pensare con chiarezza solo quando la mente non è legata a un credo, come una scimmia incatenata a un palo; pensate chiaramente solo quando non cercate un risultato, quando non avete pregiudizi. Tutto questo significa che potete veramente pensare con chiarezza, semplicità e immediatezza solo quando la mente non cerca più nessuna forma di sicurezza ed è quindi libera dalla paura. Così, in un certo senso, l'insoddisfazione impedisce in effetti di pensare con chiarezza. Quando vi sentite scontenti e cercate un risultato, tentate di smorzare l'insoddisfazione perché la mente detesta essere disturbata e vuole restarsene tranquilla e pacifica, allora è impossibile pensare con chiarezza. Ma se siete scontenti di tutto, dei vostri pregiudizi, delle credenze, delle paure, e non cercate un risultato, allora quella stessa scontentezza concentra il pensiero, non su un oggetto o una direzione particolari, ma tutto il processo del pensiero diventa molto semplice, diretto e chiaro. Giovani o vecchi, per la maggior parte ci sentiamo scontenti soltanto perché vogliamo qualcosa: maggior conoscenza, un lavoro migliore, una macchina più bella, uno stipendio più alto. La nostra scontentezza si fonda sul desiderio di qualcosa in più, è questa l'unica ragione della nostra insoddisfazione. Ma io non sto parlando di questo tipo di scontentezza. È il desiderio di avere di più che ci impedisce di pensare con chiarezza. Se invece ci sentiamo scontenti non perché vogliamo qualcosa, ma senza sapere che cosa vogliamo, se siamo insoddisfatti del nostro lavoro, di far soldi, di inseguire posizione e potere, della tradizione, di quello che abbiamo e di quello che potremmo avere, se siamo insoddisfatti non di qualcosa in particolare ma di tutto, allora scopriremo che la nostra insoddisfazione porta chiarezza. Quando non accettiamo né seguiamo nulla, ma mettiamo in dubbio tutto, quando indaghiamo e approfondiamo, si crea una visione profonda dalla quale nascono creatività e gioia.

Che cos'è la conoscenza di sé e come possiamo ottenerla?

Riuscite a vedere la mentalità che sta dietro questa domanda? Non intendo mancare di rispetto alla persona che l'ha posta, ma cerchiamo di osservare la mentalità che dice: "Come faccio a ottenere l'autoconoscenza, quanto devo spendere? Che cosa devo fare, quali sacrifici, quale disciplina o tipo di meditazione devo praticare per averla?". È una mente meccanica, mediocre, quella per cui bisogna fare una certa cosa per ottenerne un'altra. Le cosiddette persone religiose pensano proprio in questi termini; ma la conoscenza di sé non avviene in questo modo, non si può comprare con sforzi e pratiche. L'autoconoscenza arriva quando vi osservate nella vostra relazione con i compagni e gli insegnanti, con tutte le persone attorno a voi; nasce quando osservate i modi di fare di qualcun altro, i suoi gesti, il suo modo di vestire, di parlare, il disprezzo o l'adulazione che esprime e la vostra risposta; arriva quando osservate ogni cosa in voi e intorno a voi e vi guardate, come se foste allo specchio. Quando vi guardate allo specchio vi vedete come siete, non è vero? Magari vorreste avere una testa diversa, con più capelli, e un viso più gradevole; ma il fatto sta lì, chiaramente riflesso nello specchio e voi non potete ignorarlo dicendo che siete belli! Ora, se riuscite a guardarvi allo specchio della relazione esattamente come fate con uno specchio vero e proprio, allora non c'è fine alla conoscenza di sé. È come tuffarsi nelle profondità di un oceano senza fine. La maggior parte di noi vuole raggiungere uno scopo, vuole poter dire di aver raggiunto la conoscenza di sé e di essere felice; ma non è affatto così. Se potete osservarvi senza condannare quello che vedete, senza paragonarvi a nessuno, senza desiderare di essere più belli o più virtuosi; se potete semplicemente osservare ciò che siete e muovervi con quello, allora scoprirete che è possibile andare molto lontano. Così non c'è fine al viaggio ed è questo il suo mistero, la sua bellezza.

Che cos'è l'anima?

La nostra cultura, la nostra civiltà, ha inventato la parola « anima » (per civiltà si intende il desiderio collettivo e la volontà di molte persone). Prendiamo la civiltà indiana; non è forse il prodotto di molte persone con i loro desideri e i loro voleri? Qualsiasi civiltà è il prodotto di quello che possiamo chiamare volontà collettiva; e in questo caso il volere collettivo ha stabilito che ci debba essere qualcosa oltre il corpo fisico che muore, che decade; ci deve essere qualcosa di più grande, di più vasto, qualcosa di indistruttibile, di immortale, e quindi ha inventato l'idea dell'anima. Nel corso del tempo alcune rarissime persone hanno scoperto da sé questo stato straordinario chiamato immortalità, in cui la morte non esiste, e così tutte le menti mediocri hanno pensato che debba esserci qualcosa d'altro, e siccome vogliono l'immortalità, si aggrappano alla parola « anima ». Anche voi volete sapere se c'è qualcosa oltre la pura esistenza fisica, non è cosi? Volete sapere se c'è qualcosa al di là di tutto questo, dell'ufficio, di un lavoro che non ha per voi un interesse vitale, dei litigi, della gelosia, dei figli da allevare, dei pettegolezzi con i vicini, di tutte le parole inutili. La parola « anima » contiene l'idea di uno stato indistruttibile, senza tempo, non è vero? Ma voi non scoprite mai per conto vostro se uno stato simile esiste. Non dite: "Non mi importa di quello che hanno detto Cristo, Shankara o chiunque altro, e nemmeno di quello che dice la tradizione o la cosiddetta civiltà; voglio scoprire da me se esiste uno stato al di là dei limiti del tempo". Non vi ribellate a quello che la civiltà o la volontà collettiva ha formulato, anzi lo accettate e dite che l'anima esiste. Voi la definite in un modo e altri in modo diverso, e così vi dividete e diventate nemici sulla base delle vostre credenze conflittuali. La persona che vuole davvero scoprire se esiste uno stato oltre i limiti del tempo, deve essere libera dalla civiltà, ossia deve essere libera dalla volontà collettiva e camminare da sola. Questa è una parte essenziale dell'educazione: imparare a essere indipendenti in modo da non rimanere impigliati nella volontà dei molti o di qualcuno, ed essere così in grado di scoprire da sé che cos'è vero. Non dovete dipendere da nessuno. Io o qualcun altro potremmo dirvi che esiste uno stato senza tempo, ma a che vi serve? Se siete affamati volete mangiare, non volete certo essere nutriti solo da parole. È importante che scopriate da soli. Potete ben vedere che tutto intorno a voi decade, viene distrutto. Questa cosiddetta civiltà non è più tenuta insieme dalla volontà collettiva, sta andando a pezzi. La vita vi sfida in ogni momento, e se rispondete alla sfida soltanto dal solco dell'abitudine, rispondendo cioè con accettazione, allora la vostra risposta non ha nessun valore. Potete scoprire se esiste uno stato senza tempo, uno stato senza nessun movimento verso il più o il meno, soltanto quando vi dite che non accetterete più nulla, perché volete indagare, volete esplorare. E questo significa che non avrete paura di stare da soli.

6 – La pienezza della vita

Molti di noi si aggrappano a una piccola porzione della vita, pensando così di scoprirne la totalità. Pensiamo di poter esplorare il fiume in lungo e in largo e di ammirare la ricchezza dei verdi pascoli sulle sue rive senza neppure uscire dalla nostra stanza. Viviamo in un piccolo spazio, dipingiamo la nostra minuscola tela e pensiamo in questo modo di avere in mano la nostra vita o di aver compreso il significato della morte, ma non è così. Per farlo dobbiamo uscire, ed è molto difficile lasciare la nostra stanza con la sua finestrella e vedere tutto quanto così com'è, senza giudicare, senza condannare, senza dire che una cosa ci piace e l'altra no, perché molti di noi pensano che attraverso la parte potremo comprendere il tutto. Noi speriamo di comprendere la ruota a partire da un suo raggio, ma un raggio non è la ruota, giusto? Ci vogliono molti raggi, un mozzo e un cerchione per fare quello che chiamiamo ruota, e occorre vederla nel suo insieme per capire cos'è. Allo stesso modo dobbiamo percepire l'intero processo del vivere se vogliamo comprendere davvero la vita. Spero stiate seguendo, perché l'educazione scolastica dovrebbe aiutarvi a comprendere la totalità della vita e non solo prepararvi per trovare un lavoro e vivere nel solito modo, con il matrimonio, i figli, l'assicurazione, le puja e le vostre piccole divinità. Ma per creare il giusto tipo di educazione bisogna avere una grande intelligenza e un'intuizione profonda, per questo è davvero importante che l'educatore stesso sia educato a comprendere l'intero processo della vita e non solo a insegnarvi qualche formula vecchia o nuova. La vita è un mistero straordinario, non il mistero di cui parlano i libri e la gente ma il mistero che dobbiamo scoprire da noi. Per poterlo fare è fondamentale che comprendiamo ciò che è meschino, limitato e insignificante, per poi andare oltre. Se non cominciate a comprendere la vita da giovani diventerete persone orribili; sarete spenti, vuoti, anche se avete denaro, macchine lussuose, e vi date un sacco di arie. Per questo è molto importante lasciare la vostra stanzetta e percepire la totale espansione del cielo. Ma non è possibile senza amore; non parlo di quello fisico o di quello spirituale, semplicemente amore, cioè amare gli uccelli, gli alberi, i fiori, gli insegnanti, i genitori e l'umanità intera. Non sarebbe una grande tragedia se non scopriste da voi cos'è l'amore? Se non conoscete l'amore adesso, non lo conoscerete mai perché, crescendo, quello che chiamate amore diventerà qualcosa di brutto, un possesso, una specie di commercio. Ma se iniziate ora a provare amore nel cuore, se amate l'albero che piantate, l'animale randagio che accarezzate, allora crescendo non rimarrete nella vostra stanzetta con la sua finestrella, ma ne uscirete e amerete la totalità della vita. L'amore è una cosa reale, non è un'emozione, qualcosa che fa piangere, non c'è nessun sentimentalismo nell'amore. Ed è fondamentale che conosciate l'amore da giovani. I vostri genitori e i vostri insegnanti forse non sanno amare ed è per questo che hanno creato un mondo orribile, una società perennemente in guerra con se stessa e con le altre. Le loro religioni, filosofie e ideologie sono tutte false, perché essi non hanno amore. Vedono soltanto una parte dell'esistenza, guardano attraverso una finestrella dalla quale hanno forse una vista piacevole ed estesa, che però non è la totale vastità della vita. Senza questo senso di amore intenso non potrete mai avere la percezione della totalità, e quindi sarete sempre infelici e alla fine della vita non resterà altro che cenere, un mucchio di parole vuote.

Perché vogliamo essere famosi?

Perché pensi di voler essere famoso? Io potrei spiegartelo, ma dopo smetterai di voler essere famoso? Volete essere famosi perché tutti intorno a voi in questa società vogliono esserlo. I vostri genitori, i vostri insegnanti, il guru, lo yogi, tutti vogliono essere famosi, popolari, e lo stesso vale per voi. Proviamo a rifletterci insieme. Perché le persone vogliono essere famose? Prima di tutto perché è molto redditizio esserlo, procura una grande senso di piacere, non è così? Essere famosi fa sentire importanti, dà un senso di immortalità. Volete essere famosi, volete che nel mondo vi conoscano e che si parli di voi, perché sentite che dentro non siete niente. Interiormente non c'è nessuna ricchezza, non c'è assolutamente nulla e quindi volete essere conosciuti nel mondo esterno; ma se siete ricchi dentro, allora non vi importa di essere famosi piuttosto che sconosciuti. Essere ricchi dentro è molto più difficile che essere ricchi e famosi esteriormente; ci vuole molta più cura, molta più attenzione. Se avete un piccolo talento e sapete come sfruttarlo, diventate famosi, ma la ricchezza interiore non nasce così. Per essere ricchi interiormente la mente deve comprendere e mettere da parte quello che non conta, come la notorietà. La ricchezza interiore implica saper stare da soli, ma chi vuole essere famoso ha paura di stare da solo perché dipende dall'adulazione e dall'opinione degli altri.

Da giovane lei scrisse un libro in cui diceva: "Queste non sono le mie parole, sono le parole del mio maestro". Come mai ora insiste a dire che dobbiamo pensare da noi? E chi è il suo maestro?

Una delle cose più difficili nella vita è non lasciarsi imprigionare da un'idea; sentirsi legati a un'idea si definisce coerenza. Se avete l'ideale della non violenza, cercate di essere coerenti con quell'ideale. Ora, chi ha posto la domanda in realtà sta dicendo: "Lei ci dice di pensare per conto nostro, che è il contrario di quanto diceva da ragazzo. Come mai non è coerente?". Che cosa significa essere coerenti? È un punto molto importante. Essere coerenti vuol dire avere una mente che segue invariabilmente un particolare modo di pensare, cioè non comportarsi in modo contraddittorio, non fare una certa cosa oggi e l'opposto domani. Stiamo cercando di capire che cos'è una mente coerente. Una mente che dice: "Ho fatto voto di essere in un certo modo e lo sarò per tutta la vita" viene definita coerente, ma in realtà è una mente stupida perché è giunta a una certa conclusione e decide di vivere di conseguenza. È come una persona che costruisce un muro intorno a sé e lascia che la vita scorra via. È un problema molto complesso, forse lo sto semplificando troppo, ma non credo. Quando la mente si limita a essere coerente, diventa meccanica, perde vitalità, freschezza, perde la bellezza di muoversi liberamente e funziona secondo un certo schema. Questa è una parte della domanda. L'altra è: "Chi è il maestro?". È stato detto che da ragazzino ho scritto un certo libro, e questo signore ha citato una frase secondo la quale un maestro mi ha aiutato a scriverlo. Ci sono gruppi di persone, come i teosofi, che credono che alcuni maestri vivano sull'Himalaya guidando e aiutando il mondo, e chi ha fatto la domanda vuole sapere chi è il maestro in questione. Ascoltate bene, perché riguarda anche voi. È davvero importante sapere chi sia il maestro o il guru? Quello che conta è la vita, non il vostro guru, non il maestro, la guida o l'insegnante che interpreta la vita per voi; siete voi che soffrite, che siete disperati; siete voi che volete conoscere il significato della morte, della nascita, della meditazione, del dolore, nessuno ve lo può dire. Gli altri possono anche spiegarvelo, ma le spiegazioni potrebbero essere completamente false o sbagliate. Quindi è bene essere scettici, perché questo vi dà l'opportunità di scoprire da voi se avete veramente bisogno di un guru. È importante essere una luce per se stessi, essere sia il proprio maestro che il proprio discepolo, sia l'insegnante che l'allievo. Finché imparate, non c'è nessun insegnante. È soltanto quando smettete di esplorare, di scoprire, di comprendere l'intero processo della vita, che entra in scena l'insegnante, e un insegnante del genere non ha nessun valore. Perché in tal caso voi siete una cosa morta e quindi anche il vostro insegnante lo è.

Perché l'uomo è orgoglioso?

Non siete forse orgogliosi di avere una bella calligrafia, di vincere una gara o superare degli esami? Non vi è mai capitato di scrivere una poesia o di dipingere un quadro e di mostrarlo a un amico? Se questi vi dice che è una bella poesia o un dipinto meraviglioso, non provate un senso di gratificazione? Quando fate qualcosa che gli altri lodano vi fa piacere, e questo va bene, è bello; ma che succede quando di nuovo dipingete un quadro, scrivete una poesia o pulite la stanza? Vi aspettate che qualcuno venga a dirvi che siete fantastici; e se non arriva nessuno non vi interessa più dipingere, scrivere o pulire. Così diventate dipendenti dal piacere che gli altri vi procurano con la loro approvazione. E allora che succede? Che diventando adulti volete sempre essere riconosciuti dagli altri. E magari dite di fare quello che fate per amore del vostro guru, del vostro paese, per amore dell'umanità o di Dio, ma in realtà lo fate per diventare famosi e da qui nasce l'orgoglio; e se lo fate per questo non ne vale assolutamente la pena. Mi domando se lo capite. Per comprendere qualcosa come l'orgoglio dovete essere capaci di pensare fino in fondo; dovete capire come comincia l'orgoglio, e il disastro che provoca; dovete vederne la totalità, dovete essere talmente interessati a che la mente arrivi fino in fondo, non si fermi a metà strada. Quando vi interessa davvero una partita la giocate fino alla fine, non è che vi fermate all'improvviso nel bel mezzo del gioco e ve ne andate a casa. Ma la vostra mente non è abituata a pensare in questo modo, e fa parte dell'educazione aiutarvi a indagare l'intero processo della vita, non limitandovi a studiare soltanto pochi argomenti.

Da bambini ci dicono cos'è bello e cos'è brutto, con il risultato che per tutta la vita continuiamo a ripetere che una certa cosa è bella e un'altra è brutta. Come facciamo a capire cosa sono la vera bellezza e la bruttezza?

Supponiamo che voi diciate che un certo arco è bello e qualcun altro dica che è brutto. Ora, che cos'è importante? Litigare perché le vostre opinioni divergono a proposito del brutto e del bello o essere sensibili tanto alla bellezza quanto alla bruttezza? Nella vita ci sono sporcizia, squallore, dolore, lacrime, e ci sono anche le risate, la gioia, la bellezza di un fiore nella luce del sole. Quello che conta è certamente essere sensibili a tutto e non soltanto decidere cos'è bello e cos'è brutto per poi attenersi alla propria opinione. Se dico che voglio coltivare la bellezza e rifiutare la bruttezza, che cosa accade? Che coltivare la bellezza mi rende insensibile. È come qualcuno che sviluppa il braccio destro, rendendolo molto forte, ma lascia indebolire il sinistro. Quindi dovete essere aperti alla bruttezza come alla bellezza. Dovete vedere le foglie che danzano, le acque che scorrono sotto il ponte, la bellezza di una sera, ed essere consapevoli anche del mendicante per strada, dovete vedere la povera donna che passa con un pesante fardello ed essere pronti ad aiutarla, a darle una mano. Tutto questo è necessario, e solo quando avete questa sensibilità verso tutto potete cominciare a lavorare, ad aiutare, senza rifiutare o condannare.

Mi scusi, ma lei non ci ha detto chi era il suo maestro.

È davvero così importante? Bruciate quel libro, gettatelo via. Quando date importanza a qualcosa di così banale come chi fosse il maestro, state trasformando la totalità dell'esistenza in una faccenda insignificante. Vedete, vogliamo continuamente sapere chi è il maestro, chi è la persona colta, chi è l'artista che ha dipinto un certo quadro. Non vogliamo mai scoprire da noi il contenuto del quadro, indipendentemente dall'identità dell'artista. Soltanto quando sapete chi è il poeta dite che la poesia è bella. Questo è snobismo, la mera ripetizione di un'opinione che distrugge la capacità di percepire la realtà delle cose. Se vedete che un quadro è bello e ve ne sentite grati, è davvero importante per voi sapere chi l'ha dipinto? Se vi interessa trovare il contenuto, la verità di quel dipinto, allora il quadro stesso vi rivelerà il suo significato.

7 – L'ambizione

Abbiamo riflettuto insieme su quanto sia essenziale avere amore e abbiamo visto che non è possibile acquisirlo o comprarlo; ma, senza amore, tutti i nostri piani per un ordine sociale perfetto in cui non vi siano sfruttamento o strutture rigide, non avranno assolutamente nessun significato, e penso sia molto importante capirlo da giovani. In qualsiasi parte del mondo, si può vedere che la società è in un perpetuo stato di conflitto. Ci sono sempre i potenti, i ricchi, i benestanti da una parte e i lavoratori dall'altra; eternamente in competizione fra loro, tutti vogliono una posizione migliore, un salario più alto, più potere, maggior prestigio. Questo è lo stato del mondo, e così c'è sempre qualche guerra in atto, dentro e fuori di noi. Ora, se voi e io vogliamo realizzare una completa rivoluzione nell'ordine sociale, la prima cosa da comprendere è questo istinto di acquisire potere. La maggior parte di noi vuole il potere, in un modo o nell'altro. Sappiamo che se abbiamo denaro e potere potremo viaggiare, frequentare gente importante e diventare famosi; oppure sogniamo di creare una società perfetta. Pensiamo che attraverso il potere riusciremo ad avere qualche beneficio, ma la ricerca stessa di tale potere (per noi, per il nostro paese, per un'ideologia) è un male in sé, è un comportamento distruttivo, perché è inevitabile che si creino diversi poteri in opposizione, e quindi ci sarà sempre conflitto. Non è forse giusto che l'istruzione debba aiutarvi, mentre state crescendo, a comprendere l'importanza di creare un mondo in cui non vi siano conflitti, sia fuori che dentro di voi? Un mondo in cui non ci sia conflitto con il vostro vicino o con qualsiasi gruppo di persone, perché non c'è più la spinta dell'ambizione, e il desiderio di posizione e potere è completamente cessato. Ed è forse possibile creare una società senza conflitti interni ed esterni? La società è la relazione fra voi e me; ma se questa si basa sull'ambizione e ciascuno di noi vuole avere più potere dell'altro, ovviamente saremo sempre in conflitto. Allora, è possibile rimuovere questa causa di conflitto? Possiamo educarci a non essere competitivi, a non paragonarci agli altri, a non volere una certa posizione? In poche parole, a non essere affatto ambiziosi? Al di fuori della scuola, con i vostri genitori, quando leggete i giornali o parlate con gli altri, avrete notato che quasi tutti dicono di voler cambiare il mondo. E non avete notato anche che quelle stesse persone sono sempre in conflitto fra di loro per qualcosa, per un'idea, una proprietà, per una questione di razza, casta o religione? I vostri genitori, i vicini, i ministri e i burocrati non sono forse ambiziosi, in lotta per una posizione migliore e quindi sempre in conflitto con qualcuno? Soltanto quando questa competitività sarà stata rimossa ci potrà essere una società pacifica, dove potremo vivere felici e in modo creativo. E come si fa? È possibile che le regole, le leggi, o anche l'addestramento a non essere ambiziosi risolvano il problema dell'ambizione? Forse potrete imparare a non apparire ambiziosi, magari smetterete di competere con gli altri nella società, ma interiormente continuerete a farlo, non è vero? È possibile spazzare via completamente questa ambizione che causa tanta infelicità agli esseri umani? Forse non ci avete mai pensato, perché nessuno vi ha mai parlato così; ma ora che qualcuno lo fa, non vi interessa scoprire se è possibile vivere in questo mondo in modo ricco, pieno, felice, creativo, senza la spinta distruttiva dell'ambizione, senza competizione? Non volete sapere come vivere in modo che la vostra vita non distrugga qualcun altro o getti ombra sul suo cammino? Potrebbe sembrare un sogno utopico che non potrà mai verificarsi nei fatti; ma io non sto parlando di utopie, non avrebbe senso. Voi e io, che siamo persone comuni, non possiamo vivere in questo mondo in modo creativo senza la spinta dell'ambizione che si manifesta sotto varie forme, come il desiderio di potere e prestigio? Troverete la risposta quando amerete quello che fate. Se fate l'ingegnere soltanto perché dovete guadagnarvi da vivere o perché vostro padre o la società si aspettano questo da voi, si tratta di una costrizione; e qualsiasi forma di obbligo crea contraddizione e conflitto. Invece, se amate davvero fare l'ingegnere o lo scienziato, o se piantate un albero, se dipingete un quadro o scrivete una poesia non per essere riconosciuti ma soltanto perché amate farlo, vedrete che non sarete mai in competizione con gli altri. Penso che la chiave sia proprio questa, amare quello che si fa. Ma da giovani spesso è difficile sapere che cosa si ama fare, perché sono molte le cose che ci attirano. Ci piacerebbe diventare ingegneri, manovrare un treno, o pilotare un aereo e sfrecciare nel cielo, o magari diventare oratori o politici famosi. Essere artisti, chimici, poeti o falegnami, fare un lavoro intellettuale o fare qualcosa con le mani è quello che veramente volete fare o vi interessa soltanto in reazione alle pressioni sociali? Come farete a scoprirlo? Il vero scopo dell'educazione non è forse aiutarvi a scoprirlo, così che crescendo possiate cominciare a dedicare mente, cuore e corpo a quello che veramente amate fare? Per scoprirlo ci vuole grande intelligenza, perché se temete di non riuscire a guadagnarvi da vivere o a trovare una sistemazione in questa società orribile, allora non lo scoprirete mai. Ma se non avete paura, se rifiutate di farvi spingere nel solco della tradizione dai vostri genitori, dagli insegnanti, dalle esigenze superficiali della società, allora avrete la possibilità di scoprire quello che veramente vi piace fare. Ma per arrivare a questo bisogna che non ci sia la paura di non sopravvivere. Purtroppo molti hanno proprio questa paura e pensano: "Che cosa mi succederà se non faccio quello che vogliono i miei genitori, o se non mi adeguo a questa società?". Quando abbiamo paura, facciamo quello che ci dicono e in questo non c'è amore, c'è soltanto contraddizione interiore, uno dei fattori che creano l'ambizione distruttiva. Una funzione basilare dell'educazione è dunque aiutarvi a scoprire quello che amate veramente fare, così che possiate metterci la mente e il cuore, perché questo crea la dignità umana che non lascia spazio alla mediocrità, alla meschina mentalità piccolo borghese. È quindi molto importante avere gli insegnanti giusti e la giusta atmosfera, in modo che possiate crescere esprimendo amore in quello che fate. Senza questo amore i vostri esami, la vostra conoscenza, le capacità, la posizione e le ricchezze sono soltanto cenere, non hanno nessun valore; senza questo amore le vostre azioni porteranno sempre più guerre, odio, malvagità e distruzione. Tutto questo potrebbe non significare nulla per voi, perché siete ancora molto giovani, ma spero che significhi qualcosa per i vostri insegnanti, e anche per voi, da qualche parte dentro di voi.

Come mai c'è una certa timidezza in lei?

Vedete, nella vita è una cosa straordinaria essere anonimi, non essere famosi o importanti, non troppo colti, non essere grandi riformatori o rivoluzionari, non essere nessuno; e quando ci si sente davvero così, vedersi improvvisamente circondati da tante persone curiose, crea come un bisogno di ritrarsi. Tutto qui.

Come possiamo realizzare la verità nella nostra vita quotidiana?

Voi pensate che la verità sia una cosa e la vita un'altra, e così nel vostro quotidiano volete realizzare quello che chiamate verità. Ma la verità è separata dalla vita quotidiana? Quando sarete adulti dovrete guadagnarvi da vivere, non è così? Dopo tutto è per questo che dovete superare degli esami, per prepararvi a guadagnarvi da vivere. Ma la maggior parte delle persone non si preoccupa di quale lavoro farà, purché permetta loro di guadagnare del denaro. Pur di avere un lavoro a molti non importa di diventare soldati, poliziotti, avvocati o uomini d'affari senza scrupoli. Quindi è importante capire quali siano i mezzi giusti per guadagnarsi da vivere, non è vero? Perché la verità sta nella vita, non è una cosa separata. Il vostro modo di parlare, quello che dite, come sorridete, se siete falsi, se prendete in giro la gente, tutto questo è la verità della vita quotidiana. Prima di diventare soldati, poliziotti, avvocati o scaltri uomini d'affari, non dovreste forse comprendere le implicazioni di queste professioni? È certo che se non capite davvero ciò che fate e non siete guidati dalla vostra comprensione, la vostra vita diventa un caos tremendo. Prendiamo l'esempio della professione militare, perché gli altri lavori sono un pò più complessi. Al di là della propaganda o delle opinioni altrui, che cosa significa essere un soldato? Se un uomo diventa un militare, significa che deve combattere per proteggere il suo paese, che deve allenare la mente a non pensare ma a obbedire. Deve essere pronto a uccidere o a essere ucciso; e per che cosa? Per un'idea che certe persone, grandi o meschine, sostengono sia giusta. Quindi diventate soldati per sacrificare voi stessi o uccidere altri. È una buona professione questa? Non chiedetelo ad altri, scopritelo da voi. Vi viene chiesto di uccidere per amore di una meravigliosa utopia futura, come se chi ve lo chiede sapesse tutto del futuro! Pensate che uccidere per il vostro paese o per qualche religione organizzata sia davvero una buona professione? Uccidere qualcuno può veramente essere una cosa giusta? Quindi, se volete scoprire la verità in quel processo vitale che è la vostra stessa vita, dovrete indagare a fondo queste cose, dovrete dedicarvi mente e cuore. Dovrete pensare in maniera libera, chiara, senza pregiudizi, perché la verità non è separata dalla vita, è il movimento stesso del vostro vivere quotidiano.

Le immagini, i maestri e i santi possono aiutarci a meditare nel modo giusto?

Sapete che cos'è la giusta meditazione? Non volete scoprirlo da voi? E potrete mai farlo se accettate quello che un'autorità vi dice riguardo alla meditazione? Si tratta di una questione immensa. Per scoprire l'arte della meditazione dovete conoscere la profondità e la vastità di quello straordinario processo chiamato pensiero. Se accettate qualche autorità che vi dice di meditare in un certo modo, siete semplicemente dei seguaci, ciechi servitori di un sistema o di un'idea. La vostra accettazione dell'autorità si basa sulla speranza di ottenere un risultato, e questa non è meditazione.

Quali sono i doveri di uno studente?

Che cosa significa la parola « dovere »? Dovere verso cosa? Verso il vostro paese secondo i politici? Verso vostro padre e vostra madre secondo i loro desideri? Essi vi diranno che il vostro dovere è fare quello che vi dicono, che è condizionato dal loro passato, dalla loro cultura, tradizione, e così via. E che cos'è uno studente? È soltanto un ragazzo o una ragazza che va a scuola e legge dei libri per poter superare degli esami? O un vero studente è soltanto colui o colei che impara continuamente e che quindi non smette mai di apprendere? Di sicuro chi si limita a leggere tutto su un certo argomento, per superare un esame e poi lasciarlo perdere, non è uno studente. Il vero studente studia, impara, indaga, esplora, non soltanto fino a venti o venticinque anni, ma per tutta la vita. Essere studenti significa imparare continuamente, e finché imparate non c'è nessun insegnante, non è così? Se siete un vero studente non c'è nessuno in particolare che vi insegni, perché imparate da qualsiasi cosa. Dalla foglia che volteggia nel vento, dal mormorio dell'acqua sulla riva di un fiume, dal volo di un uccello alto nel cielo, dal pover'uomo che passa con un pesante fardello sulle spalle, dalle persone che credono di sapere tutto della vita: imparate da ogni cosa, perciò non c'è nessun insegnante e voi non siete dei seguaci. Quindi, il dovere di uno studente è semplicemente imparare. Il famoso pittore spagnolo Goya, uno dei più grandi, su una tela che dipinse da vecchio scrisse: "Sto ancora imparando". Potete imparare dai libri, ma questo non vi porta molto lontano. Un libro può darvi soltanto quello che l'autore ha da dire; ma l'apprendimento che deriva dalla conoscenza di sé non ha limiti, perché imparare in questo modo significa saper ascoltare, osservare, e perciò imparare da tutto: dalla musica, da quello che la gente dice e da come lo dice, dalla rabbia, dall'avidità, dall'ambizione. Questa terra è nostra, non appartiene ai comunisti, ai socialisti o ai capitalisti; è vostra e mia, per viverci in modo felice, ricco, senza conflitti. Ma la ricchezza della vita, la felicità, il sentimento che ci fa sentire che questa terra è nostra, non possono essere suscitati da regole o leggi, devono venire da dentro perché amiamo la terra e tutte le cose che contiene; ed è questa la condizione in cui si impara.

Qual è la differenza fra rispetto e amore?

Potete cercare in un dizionario queste due parole e trovate la risposta. È questo che volete sapere? Volete conoscere il significato superficiale di queste parole o quello che c'è dietro? Avete notato come di solito si saluta una persona importante, un ministro o un governante? E voi pensate che quello sia rispetto, non è così? Ma un simile rispetto è un atteggiamento falso, perché nasconde paura e avidità. Volete ottenere qualcosa da un povero diavolo e gli mettete delle ghirlande intorno al collo. Questo non è rispetto, è come la moneta che si usa al mercato. Voi non sentite nessun rispetto per un vostro domestico o per il contadino, ma soltanto per coloro dai quali sperate di ottenere qualcosa. Questo genere di rispetto in realtà è paura, non ha nessun significato. Ma se avete veramente amore nel cuore, per voi non c'è nessuna differenza fra il governante, l'insegnante, il domestico o il contadino e quindi provate un sentimento di rispetto per tutti quanti, perché l'amore non chiede nulla in cambio.

8 – Pensare in modo ordinato

Fra i tanti aspetti della vita, avete mai riflettuto sul perché la maggior parte di noi è così trasandata nel modo di vestire, di comportarsi, di pensare, di agire? Perché non siamo puntuali, mancando così di considerazione verso gli altri? Cos'è che permette l'ordine in ogni cosa: nel modo di vestire, di pensare, di parlare, nel modo in cui camminiamo o in cui trattiamo le persone meno fortunate di noi? Che cosa produce questo curioso ordine che nasce senza costrizione, senza essere programmato, senza intenzione deliberata? Ci avete mai pensato? Significa stare seduti tranquillamente, senza pressioni, mangiare con una certa eleganza, senza fretta, muoversi con calma e tuttavia essere precisi, essere chiari nel modo di pensare ma anche espansivi. Che cosa crea questo ordine nella vita? È davvero un punto importante e penso abbia una grande importanza essere istruiti a scoprire il fattore che produce l'ordine. Sicuramente l'ordine nasce soltanto con la virtù; perché se non siete virtuosi, non soltanto nelle piccole cose ma in tutto, la vita diventa caotica, non è vero? Essere virtuosi significa ben poco di per sé; ma se siete virtuosi c'è precisione nel pensiero e ordine in tutto il vostro essere, ed è questa la funzione della virtù. Ma che cosa succede quando qualcuno cerca di diventare virtuoso, quando si disciplina per essere gentile, efficiente, premuroso, rispettoso, quando cerca di non ferire gli altri, quando impiega le sue energie per cercare di stabilire l'ordine, sforzandosi di essere buono? I suoi sforzi producono solo rispettabilità e questo rende la mente mediocre, quindi non è una persona virtuosa. Avete mai osservato un fiore da molto vicino? C'è una stupefacente precisione nei suoi petali, eppure diffonde uno straordinario senso di tenerezza, un profumo, un senso di grazia. Quando una persona cerca di essere ordinata, la sua vita può apparire molto precisa, ma ha perso la qualità della gentilezza che nasce soltanto quando non c'è sforzo alcuno, come per il fiore. Quindi la nostra difficoltà consiste nell'essere precisi, chiari ed espansivi senza sforzo. Vedete, lo sforzo di essere ordinati o curati ha un'influenza molto limitante. Se cerco deliberatamente di essere ordinato in camera mia, se faccio attenzione a mettere tutte le cose al loro posto, se sto continuamente attento a dove metto i piedi e così via, che cosa accade? Succede che divento terribilmente noioso per me stesso e per gli altri. È molto irritante una persona che cerca sempre di essere qualcosa, di mettere in ordine i pensieri, scegliendone uno piuttosto che un altro. Una persona così può anche essere chiara e ordinata, può usare le parole con grande precisione, essere attenta e rispettosa, ma perde la gioia creativa di vivere. Allora, qual è il problema? Come si può avere questa gioia creativa di vivere, essere espansivi nei sentimenti, aperti nei pensieri ed essere tuttavia precisi, chiari e ordinati nella vita? Penso che la maggior parte di noi non sia così perché non sentiamo mai nulla con intensità, non mettiamo mai completamente il cuore e la mente in qualcosa. Mi vengono in mente due scoiattoli rossi che ho visto, con le lunghe code morbide e un pelo bellissimo, si sono rincorsi su e giù da un grande albero per una decina di minuti senza fermarsi, semplicemente per la gioia di vivere. Ma voi e io non possiamo conoscere quella gioia se non sentiamo profondamente le cose, se nella nostra vita non c'è passione; non nel senso di fare del bene o di introdurre delle riforme, ma di sentire tutto con forza; quella passione vitale che possiamo avere solo quando c'è una totale rivoluzione nel nostro modo di pensare, nel nostro intero essere. Avete notato che solo pochissime persone hanno un sentimento profondo per qualcosa? Vi ribellate mai contro i vostri insegnanti, contro i vostri genitori? Non soltanto perché qualcosa non vi piace, ma perché avete un profondo e ardente sentimento di non voler fare certe cose? Se sentite ardore e profondità verso qualcosa, scoprite che questo stesso sentimento produce stranamente un nuovo ordine nella vostra vita. Ordine, precisione, chiarezza di pensiero, non sono molto importanti in sé, ma lo diventano per la persona sensibile che sente in modo profondo, che si trova in uno stato di perpetua rivoluzione. Se provate un sentimento molto forte riguardo al destino del povero, del mendicante che mangia la polvere dell'auto sfrecciante di un ricco, se siete straordinariamente ricettivi, sensibili a tutto, questa stessa sensibilità produce ordine, virtù; è molto importante capirlo, sia per l'educatore sia per lo studente. Purtroppo in questo paese, come ovunque del resto, non ci importa di niente, non abbiamo sentimenti profondi riguardo a nulla. Siamo tutti intellettuali, nel senso superficiale del termine, siamo svegli, pieni di parole e teorie su cosa è giusto e cosa è sbagliato, su quello che dovremmo pensare e fare. A livello mentale siamo molto sviluppati, ma dentro di noi c'è ben poca sostanza o significato; ed è questa sostanza interiore che dà origine alla vera azione, che non è quella fondata su un'idea. È per questo che dovreste avere sentimenti molto forti, sentimenti di passione, di rabbia, e osservarli molto bene, giocarci, scoprirne la verità. Se vi limitate a reprimerli, se vi dite semplicemente che non dovreste sentire rabbia o passione, perché è sbagliato, allora la vostra mente verrà gradualmente racchiusa entro un'idea e diventerà superficiale. Potete anche essere intelligentissimi, possedere una conoscenza enciclopedica, ma senza la vitalità di un sentire forte e profondo la vostra comprensione è come un fiore senza profumo. È molto importante comprendere queste cose mentre siete giovani, così crescendo sarete veri rivoluzionari, non sulla base di un'ideologia, una teoria o un libro, ma rivoluzionari nel vero senso della parola, totalmente, come esseri umani integri, senza che vi rimanga dentro un solo angolino contaminato dal passato. Così la mente sarà fresca, innocente e quindi capace di una straordinaria creatività. Ma se vi sfugge il significato di tutto questo, la vostra vita diventerà squallida perché sarete travolti dalla società, dalla famiglia, dalla moglie o dal marito, dalle teorie, dalle organizzazioni religiose o politiche. Per questo è così urgente che siate istruiti correttamente, che i vostri insegnanti vi aiutino a infrangere la crosta della cosiddetta civiltà, per non essere macchine, ma individui che possiedono una canzone interiore, esseri umani felici e creativi.

Che cos'è la rabbia e perché ci arrabbiamo?

Se io ti pesto i piedi, ti do dei pizzicotti o ti porto via qualcosa, non ti arrabbi forse? E perché non dovresti arrabbiarti? Perché pensi che sia sbagliato arrabbiarsi? Perché te l'ha detto qualcuno? È molto importante scoprire perché ci si arrabbia, vedere la realtà della collera, senza dire semplicemente che è sbagliato arrabbiarsi. Perché vi arrabbiate? Perché non volete essere feriti, è un normale bisogno di sopravvivenza non voler essere usati, schiacciati, distrutti o sfruttati da qualcun altro, dal governo o dalla società. Quando qualcuno vi colpisce vi sentite feriti, umiliati e quel sentimento non vi piace. Se la persona che vi ha colpito è grande e potente non potete restituirle il colpo, e allora vi rifate su qualcun altro, ve la prendete con vostro fratello, vostra sorella o con le persone di servizio, se ne avete. E così il gioco della rabbia va avanti. Prima di tutto, evitare di essere feriti è una reazione naturale. Perché mai qualcuno dovrebbe sfruttarvi? Così, per evitare di essere feriti vi proteggete, cominciate a costruire una difesa, una barriera. Interiormente vi costruite un muro che vi impedisce di essere aperti e ricettivi; quindi siete incapaci di esplorare, di provare sentimenti espansivi. Vi dite che la rabbia è male e la condannate, come fate con molti altri sentimenti, e così a poco a poco diventate aridi, vuoti, incapaci di provare sentimenti forti. Capite?

Perché amiamo così tanto nostra madre?

Amate davvero vostra madre se detestate vostro padre? Ascoltate bene: quando amate davvero qualcuno, potete escludere gli altri da quell'amore? Se amate vostra madre, non amate per questo anche vostro padre, vostra zia, il vostro vicino, il vostro domestico? Non sentite prima un profondo senso di amore e poi amate qualcuno in particolare? Se dite di amare moltissimo vostra madre, siete premurosi con lei e non le causate dei fastidi, giusto? E se avete delle attenzioni per lei, non le avete anche per vostro fratello, vostra sorella e il vostro vicino? Altrimenti non amate davvero vostra madre, si tratta solo di parole, di convenienza.

Mi sento pieno di odio. Per favore, potrebbe insegnarmi come si fa ad amare?

Nessuno può insegnarti ad amare. Se fosse possibile insegnare ad amare, il problema del mondo sarebbe semplicissimo, no? Se potessimo imparare l'amore da un libro, come impariamo la matematica, questo mondo sarebbe meraviglioso, non ci sarebbe odio, né sfruttamento, né guerre, non ci sarebbe divisione fra il ricco e il povero e saremmo tutti molto gentili l'uno con l'altro. Ma l'amore non si manifesta così facilmente. È facile odiare, e l'odio raggruppa le persone attorno a una moda, crea ogni genere di fantasie e produce vari tipi di collaborazione, come nella guerra. Ma l'amore è molto più difficile. Non potete imparare ad amare, quello che potete fare è osservare l'odio e metterlo da parte con gentilezza. Non lottate contro l'odio, non dite che odiare è una cosa orribile, ma guardatelo per quello che è e lasciatelo andare; spazzatelo via, non è importante. Quello che conta è non permettergli di mettere radici nella mente, capite? La mente è come un suolo fertile, se le date abbastanza tempo, qualsiasi problema si presenti metterà radici come un'erbaccia e poi dovrete darvi da fare per estirparla. Se incoraggiate l'odio, dandogli tempo di mettere radici, di crescere, di maturare, diventerà un problema enorme. Ma se ogni volta che sorge l'odio voi lo lasciate andare, vedrete che la vostra mente diventerà molto sensibile senza essere sentimentale, e allora conoscerà l'amore. La mente può inseguire le sensazioni, i desideri, ma non può ottenere l'amore; è l'amore che deve raggiungere la mente. E quando l'amore c'è, non si divide fra sensuale e divino, è amore. Questa è la cosa straordinaria dell'amore: è la sola qualità che produce una comprensione totale dell'intera esistenza.

Che cos'è la felicità nella vita?

Quando volete fare qualcosa che vi piace, pensate che vi renderà felici. Forse volete sposare un uomo ricchissimo o la ragazza più bella, superare gli esami o essere apprezzati da qualcuno e pensate che ottenendo tutto questo sarete felici. Ma è questa la felicità? Non se ne andrà molto presto, come un fiore che si apre al mattino e appassisce la sera? Eppure la nostra vita è così, ed è questo che vogliamo tutti. Ci sentiamo soddisfatti con delle piccolezze, come possedere una macchina o una posizione sicura, o vivere emozioni superficiali; siamo come un bambino che è felice mentre fa volare il suo aquilone nel vento, per poi mettersi a piangere qualche minuto dopo. Questa è la nostra vita e ne siamo soddisfatti. Non ci proponiamo mai di dedicarci con tutto il cuore e l'energia a scoprire che cos'è la felicità. Non siamo abbastanza seri, non ci interessa davvero così tanto, e dunque ci sentiamo gratificati da piccole cose. Ma la felicità non è qualcosa che si possa cercare; è un risultato, una conseguenza. Se cercate la felicità di per sé, non avrà nessun significato. La felicità giunge inaspettata, e quando siete consci di essere felici non lo siete già più. L'avete mai notato? Quando siete improvvisamente contenti, senza particolari motivi, siete semplicemente liberi di sorridere, di essere felici; ma appena ne diventate consapevoli non lo siete più, non è così? Essere coscienti di essere felici o cercare la felicità è proprio la fine della felicità. C'è felicità solo quando il sé e le sue richieste sono messi da parte. Vi insegnano moltissima matematica, impiegate giorni a studiare storia, geografia, scienze, fisica, biologia e via dicendo; ma voi e i vostri insegnanti dedicate mai del tempo a riflettere su questi argomenti che sono molto più importanti? Non vi sedete mai tranquilli, con la schiena dritta, senza muovervi, a sentire la bellezza del silenzio? Non vi capita mai di lasciar vagare la mente, non sulle sciocchezze, ma in modo che si espanda, che spazi in profondità e possa esplorare e scoprire? E sapete che cosa accade nel mondo? Quello che avviene nel mondo è una proiezione di quello che avviene in ciascuno di noi; quello che siamo noi è anche il mondo. Molti di noi sono agitati, avidi, possessivi, gelosi e pronti a condannare gli altri; ed è esattamente quello che accade nel mondo, soltanto in maniera più drammatica, più spietata. Eppure, né voi né i vostri insegnanti dedicate del tempo a pensare a tutto questo; mentre solo facendolo con serietà e ogni giorno c'è la possibilità di generare una rivoluzione totale e di creare un mondo nuovo. E io vi assicuro che bisogna creare un nuovo mondo, un mondo che non sia la continuazione di questa società corrotta in forma diversa. Ma non potete creare un mondo nuovo se la vostra mente non è vigile, attenta, consapevole; per questo è davvero importante che dedichiate tempo a riflettere su queste importantissime questioni mentre siete giovani, non limitandovi a studiare qualche materia che non vi condurrà da nessuna parte, se non a trovare un lavoro e poi morire. Prendete in considerazione seriamente tutte queste cose, perché solo così proverete uno straordinario senso di gioia, di felicità.

Che cos'è la vita vera?

Che cos'è la vita vera? La domanda viene da un ragazzino. Giocare, mangiare cose buone, correre, saltare, spintonarsi: questa è vera vita per lui. Noi dividiamo la vita in reale e finta; la vita reale consiste nel fare qualcosa che vi piace con tutto il vostro essere, senza contraddizioni interiori, senza contrasto fra quello che fate e quello che pensate di dover fare. Allora la vita è un processo completamente integrato, nel quale c'è un grande senso di gioia. Ma questo accade soltanto quando psicologicamente non dipendete da nessuna persona, da nessuna società, quando c'è un completo distacco interiore, perché soltanto allora c'è la possibilità di amare davvero quello che fate. Se siete in uno stato di totale rivoluzione, non importa che facciate il giardiniere, il primo ministro o qualcos'altro, perché amerete quello che fate e da quell'amore nascerà un senso straordinario di creatività.

9 – Una mente aperta

È molto interessante scoprire che cosa significa imparare. Da un libro o da un insegnante impariamo la matematica, la geografia, la storia, impariamo dove si trovano Londra, Mosca o New York; impariamo come funziona una macchina, o come gli uccelli costruiscono i loro nidi, come allevano i loro piccoli, e così via. Impariamo dall'osservazione e questo è un tipo di apprendimento. Ma non c'è forse anche un altro modo di imparare che deriva dall'esperienza? Quando vediamo una barca sul fiume, con la vela che si riflette sull'acqua calma, non è forse un'esperienza straordinaria? E allora che cosa accade? La mente registra quell'esperienza, così come fa con la conoscenza e la sera dopo ritorniamo a guardare la barca, sperando di riprovare la stessa sensazione, la stessa esperienza di gioia, quel senso di pace che si manifesta così raramente nella vita. La mente accumula diligentemente l'esperienza sotto forma di ricordi, ed è questa che ci fa pensare, non è così? Quello che chiamiamo pensiero è la risposta della memoria. Guardando la barca sul fiume abbiamo provato un senso di gioia, abbiamo registrato l'esperienza come ricordo e poi vogliamo ripeterla; e così ha inizio il processo del pensiero, non è vero? Pochissimi di noi sanno davvero pensare; ripetiamo per lo più quanto abbiamo letto in un libro o sentito da qualcuno, oppure il nostro pensiero proviene dalla nostra limitatissima esperienza personale. Anche se viaggiamo per il mondo, se facciamo molte esperienze, incontriamo persone diverse e ascoltiamo le loro storie, ne osserviamo i costumi, le religioni e le usanze, è pur sempre un ricordo quello che conserviamo, dal quale nasce il cosiddetto pensiero. Confrontiamo, giudichiamo, scegliamo e attraverso questo processo speriamo di trovare il giusto atteggiamento verso la vita. Ma questo genere di pensiero è molto limitato, è un pensiero che rimane confinato in uno spazio ristretto. Viviamo un'esperienza, come quella di osservare la barca sul fiume, o un cadavere che viene trasportato al ghat per essere cremato, o una contadina che trasporta un carico pesante; si producono tutte queste impressioni ma siamo così insensibili che non vanno nel profondo, non maturano. Eppure, è soltanto con la sensibilità verso tutto quanto ci circonda che ha inizio un modo diverso di pensare, non limitato dal nostro condizionamento. Se vi aggrappate a un insieme di convinzioni, guardate tutto attraverso quel particolare pregiudizio o quella tradizione, non avete nessun contatto con la realtà. Avete mai notato le donne che dalla campagna trasportano i loro fardelli verso la città? Quando le notate, che cosa vi succede, che cosa provate? Le avete viste talmente spesso che non sentite più nulla perché vi ci siete abituati e non ci fate neppure caso? E anche quando osservate qualcosa per la prima volta, che cosa succede? Traducete automaticamente quello che vedete secondo il vostro pregiudizio, non è così? Lo vivete secondo il vostro condizionamento, da comunisti, socialisti, capitalisti o altro. Se invece non siete nessuna di queste cose e quindi non guardate attraverso lo schermo di un'idea o di una fede, ma avete un contatto diretto con quello che vedete, allora notate una straordinaria relazione fra voi e quello che osservate. Se non avete pregiudizi e preconcetti, se siete aperti, allora tutto intorno a voi diventa straordinariamente interessante, tremendamente vivo. Ecco perché è molto importante che da giovani notiate tutte queste cose. Siate consapevoli della barca sul fiume, guardate il treno che passa, il contadino che trasporta il suo carico, osservate l'insolenza del ricco, la superbia dei ministri, delle persone importanti, di quelle che pensano di sapere tutto, guardatele soltanto, senza criticare. Quando le criticate non siete in relazione, avete già eretto una barriera fra voi e loro; ma se osservate semplicemente, allora avete una relazione diretta con le persone e le cose. Se riuscite a osservare con attenzione e profondità, ma senza giudicare, senza conclusioni, allora vedrete che il vostro pensiero diventa incredibilmente acuto. E allora imparate continuamente. Ovunque intorno a noi ci sono nascita e morte, c'è la lotta per il denaro, la posizione, il potere, insomma l'eterno processo di quello che chiamiamo vita; anche se siete molto giovani, non vi viene qualche volta da chiedervi che cos'è? Vedete, quasi tutti vorremmo una risposta, vorremmo che qualcuno ci dicesse che cos'è, e così prendiamo un libro politico o religioso, oppure chiediamo a qualcuno di spiegarcelo; ma nessuno può dircelo, perché la vita non è qualcosa che si possa comprendere da un libro, il suo significato non può essere colto seguendo qualcuno o grazie a una forma di preghiera. Dobbiamo comprenderlo da noi e possiamo farlo solo quando siamo pienamente vivi, vigili, attenti, quando osserviamo e sentiamo interesse per tutto quello che ci circonda; solo allora possiamo scoprire che cosa significa essere veramente felici. La maggior parte della gente è infelice, e lo è perché non ha amore nel cuore. L'amore sorge nel cuore quando non ci sono barriere tra voi e gli altri, quando incontrate e osservate le persone senza giudicarle, quando vedete la barca a vela sul fiume e ne gioite. Non lasciate che i pregiudizi oscurino l'osservazione delle cose per quello che sono; osservatele semplicemente, e scoprirete che da quella semplice osservazione, da quella consapevolezza degli alberi, degli uccelli, delle persone che camminano, lavorano, sorridono, accade qualcosa dentro di voi. Se questa cosa straordinaria non avviene in voi, se non sorge amore nel vostro cuore, la vita ha ben poco significato; per questo è importante che l'educatore sia educato ad aiutarvi a comprendere il significato di tutte queste cose.

Perché vogliamo vivere nel lusso?

Che cosa intendete per lusso? Indossare abiti puliti, lavarsi, mangiare del buon cibo, lo definireste un lusso? Potrebbe sembrare tale a chi non ha da mangiare, a chi non ha vestiti, a chi non può farsi un bagno tutti i giorni. Quindi il concetto di lusso varia secondo i propri desideri, è una questione di gradi. Sapete che cosa succede se tenete troppo al lusso, se siete attaccati alle comodità e volete sempre sedervi su un divano o una poltrona morbidissimi? Succede che la mente si addormenta. Va bene avere qualche piccola comodità materiale, ma dare troppa importanza a queste cose significa avere una mente pigra. La mente è come avvolta da molti strati protettivi: non vuole essere messa in questione o disturbata in nessun modo, ma una mente così pian piano si addormenta. Quella che oggi chiamiamo « istruzione » di solito fa addormentare lo studente, perché se questi ponesse domande profonde, acute, l'insegnante ne sarebbe turbato e preferirebbe andare avanti con la sua lezione. Quindi, se la mente si attacca a una qualche forma di comodità, di abitudine, di fede, o a un posto particolare che chiama "la mia casa", comincia ad addormentarsi; comprendere questo fatto è più importante della domanda se viviamo nel lusso oppure no. La mente che è davvero attiva, vigile, attenta, non è mai attaccata alle comodità, il lusso non significa nulla per lei. Ma il semplice possedere pochi vestiti non significa avere una mente vigile. Il sannyasi che in apparenza vive in maniera semplice può essere molto complicato interiormente; coltiva la virtù per raggiungere Dio, la verità. Quello che conta è essere semplici dentro, molto sobri, cioè avere una mente non intasata da credenze e paure, piena di desideri, perché soltanto una mente così è capace di pensare veramente, di esplorare e scoprire.

Può esserci pace nella nostra vita finché siamo in lotta con il nostro ambiente?

Non dovete forse lottare contro il vostro ambiente? Non dovete forse infrangerne le regole? Le credenze dei vostri genitori, il vostro retroterra sociale, le vostre tradizioni, il cibo che mangiate e tutto quello che vi circonda, come la religione, il sacerdote, il ricco e il povero, tutto questo è il proprio ambiente. E non dovete forse superarlo mettendolo in questione, ribellandovi ad esso? Se non vi ribellate, limitandovi ad accettarlo, può esserci una specie di pace, ma è la pace della morte; se invece vi date da fare per andare oltre l'ambiente e scoprire da voi che cos'è vero, allora troverete un tipo di pace diverso, che non è semplice stagnazione. È essenziale lottare contro il vostro ambiente, dovete farlo. Quindi non è tanto importante la pace, quello che conta è capire il proprio ambiente e superarlo; da questo nasce la vera pace. Ma se la cercate accettando passivamente l'ambiente, vi addormenterete, potrete anche morire. Ecco perché dovrebbe esserci un senso di ribellione in voi fin dalla più tenera età. Altrimenti sarete rovinati anche voi, non è così?

Lei è felice o no?

Non lo so. Non ci ho mai pensato. Quando vi chiedete se siete felici non lo siete più, no? Quando state giocando e strillando gioiosamente, che cosa vi succede se vi accorgete di essere contenti? Smettete di esserlo, non l'avete notato? La felicità è qualcosa che non appartiene al campo della consapevolezza di sé. Quando cercate di essere buoni, lo siete davvero? La bontà può essere praticata? Oppure è qualcosa che avviene in modo naturale perché vedete, osservate e comprendete? Allo stesso modo, quando siete consci di essere felici, la felicità vola via; è assurdo cercare la felicità, perché può esserci soltanto quando non la cercate. Sapete che cosa significa la parola « umiltà »? Potete forse coltivare l'umiltà? Se ogni mattina ripetete che coltiverete l'umiltà, sarà veramente così? Oppure l'umiltà nasce da sé quando non siete più orgogliosi, vanitosi? Allo stesso modo, quando scompare ciò che impedisce la felicità, quando cessano l'ansia, la frustrazione, la ricerca di sicurezza allora ecco la felicità, non avete bisogno di cercarla. Perché siete tutti così silenziosi? Perché non discutete con me? Sapete, è importante che esprimiate i vostri pensieri e sentimenti, anche malamente, e vi spiego subito il motivo. Se cominciate a esprimere pensieri e sentimenti ora, anche se con esitazione, crescendo non sarete soffocati dal vostro ambiente, dai vostri genitori, dalla società, dalla tradizione. Purtroppo i vostri insegnanti non vi incoraggiano a dubitare, non vi chiedono che cosa pensate delle cose.

Perché si piange, e che cos'è il dolore?

Un ragazzino vuole sapere perché piangiamo e che cos'è il dolore. Quando piangi? Lo fai quando qualcuno ti porta via un giocattolo, o quando ti senti ferito, oppure quando non vinci una partita, quando l'insegnante o i tuoi genitori ti rimproverano, o qualcuno ti picchia. E crescendo piangerai sempre di meno, perché diventerai duro nei confronti della vita. Pochissimi di noi piangono da adulti, perché perdiamo la sensibilità dell'infanzia. Ma il dolore non è soltanto la perdita di qualcosa, non è solo la sensazione di essere bloccati, frustrati; il dolore è qualcosa di molto più profondo. Include l'incapacità di comprendere, e in questo c'è una grande sofferenza; se la mente non va oltre le sue barriere, c'è una grande infelicità.

Come possiamo integrarci senza conflitto?

Perché avete da ridire sul conflitto? Sembra che tutti quanti pensiate che il conflitto sia una cosa orribile. In questo momento voi e io siamo in conflitto, non è così? Io sto cercando di dirvi qualcosa e voi non capite; quindi c'è un senso di attrito, di conflitto. Cosa c'è di sbagliato nell'attrito, nel conflitto, nel disturbo? Non dovreste essere disturbati? L'integrazione non avviene quando la cercate evitando il conflitto. È soltanto con il conflitto e con la sua comprensione che c'è integrazione. L'integrazione è una delle cose più difficili, perché significa una completa unificazione di tutto il vostro essere in tutto quello che fate, in quello che dite e pensate. Non potete avere integrità senza comprendere la relazione, la vostra relazione con la società, con il povero, con il contadino, il mendicante, con il milionario e il governante. Per comprendere la relazione dovete lavorarci, dovete mettere in questione e non semplicemente accettare i valori stabiliti dalla tradizione, dai genitori, dai preti, dalla religione e dal sistema economico della società in cui vivete. Ecco perché è essenziale che siate in rivolta, altrimenti non avrete mai integrità.

10 – La bellezza interiore

Sono certo che sarà capitato a tutti di provare un grande senso di tranquillità e bellezza di fronte al verde dei campi, al tramonto del sole, alle acque tranquille o alle cime innevate dei monti. Ma che cos'è la bellezza? È soltanto il senso di apprezzamento che sentiamo o è qualcosa di diverso dalla percezione? Avere buon gusto nel vestire, saper accostare bene i colori, avere dei modi eleganti, saper parlare con calma e avere un bel portamento, tutto questo contribuisce alla bellezza, non è vero? Ma si tratta semplicemente dell'espressione esterna di uno stato interiore, come scrivere una poesia o dipingere un quadro. Potete guardare il verde dei campi riflesso nel fiume e tirare dritto senza provare nessun senso di bellezza. Se vedete ogni giorno le rondini volare basse sull'acqua, come accade al pescatore, probabilmente non ci fate più caso, ma se siete coscienti della straordinaria bellezza di uno spettacolo simile, cos'è che vi fa esclamare: "Che meraviglia!", cos'è che crea questo senso interiore di bellezza? C'è la bellezza della forma esteriore: abiti di buon gusto, bei dipinti, una stanza con dei bei mobili oppure assolutamente vuota, con pareti e finestre ben proporzionate, e così via. Non sto parlando solo di questo, ma di ciò che rende possibile la bellezza interiore. Per avere questa bellezza interiore ci deve essere un completo abbandono, non ci può essere controllo, difesa o resistenza; ma anche l'abbandono diventa caotico se non è accompagnato dall'austerità. Sappiamo che cosa significa essere austeri, sentirsi soddisfatti con poco e non pensare ad avere di più? Ci deve essere abbandono con un senso di austerità profonda e al contempo straordinariamente semplice, perché la mente non vuole acquisire né ottenere nulla, non cerca di avere di più. È la semplicità che nasce da questo tipo di abbandono a produrre uno stato di bellezza creativa. Ma se non avete amore non potete essere semplici, non potete essere austeri. Potete anche parlare di semplicità e austerità, ma senza amore rimane soltanto una forma di costrizione, e quindi non c'è nessun abbandono. Soltanto chi si abbandona, dimenticandosi completamente di sé, ha l'amore e genera uno stato di bellezza creativa. La bellezza comprende ovviamente la forma, ma senza bellezza interiore il mero apprezzamento sensuale della forma conduce al degrado, alla disgregazione. C'è bellezza interiore solo quando sentite vero amore per le persone e per tutto quello che esiste sulla terra, e da quell'amore nasce un enorme senso di considerazione, di attenzione, di pazienza. Potreste possedere la tecnica perfetta per essere poeti, pittori o scrittori, ma senza questa bellezza creativa interiore il vostro talento avrebbe ben poco significato. Purtroppo, molti di noi si limitano a diventare semplicemente dei tecnici. Superiamo gli esami, impariamo una certa tecnica per poterci guadagnare da vivere, ma acquisire una tecnica o sviluppare capacità senza prestare attenzione allo stato interiore crea solo bruttura e caos nel mondo. Se risvegliamo la bellezza creativa dentro di noi, questa si esprime anche all'esterno e allora c'è ordine. Ma questo è molto più difficile di acquisire una tecnica, perché significa abbandonare se stessi completamente, non avere paura, costrizione, resistenze o difese. E possiamo abbandonare noi stessi solo quando c'è austerità, un senso di grande semplicità interiore. Esteriormente potremmo anche essere semplici, possedere soltanto pochi vestiti e accontentarci di un pasto al giorno, ma questa non è austerità. C'è austerità quando la mente è capace di fare un'infinità di esperienze pur rimanendo molto semplice. Ma uno stato simile può esistere solo quando la mente smette di pensare al « di più », quando non cerca di avere o diventare qualcosa nel corso del tempo. Quello che dico potrebbe risultarvi difficile, ma è davvero molto importante. Vedete, i tecnici non sono creativi e nel mondo ci sono sempre più tecnici, persone che sanno cosa fare e come farlo, ma non sono creativi. In America ci sono calcolatori in grado di risolvere in pochi minuti problemi matematici che l'uomo impiegherebbe cento anni a risolvere. Sono state inventate macchine davvero straordinarie, ma non potranno mai essere creative, e gli esseri umani stanno diventando sempre di più come macchine. Perfino quando si ribellano, la loro ribellione è meccanica e quindi non è affatto ribelle. È molto importante scoprire che cosa significa essere creativi. Potete esserlo soltanto quando c'è abbandono, cioè quando non c'è nessun senso di costrizione, nessun timore di non essere, di non avere vantaggi o di non avere successo. Allora c'è grande austerità, semplicità e quindi amore. Tutto questo è bellezza, è uno stato di creatività.

L'anima sopravvive dopo la morte?

Se davvero volete saperlo, come farete a scoprirlo? Leggendo quello che Shankara, Buddha o Cristo hanno detto in proposito? Ascoltando quello che dice la vostra guida o il vostro santo preferito? Potrebbero sbagliare tutti quanti. Siete pronti ad ammetterlo? La vostra mente è disposta a indagare? Prima di tutto dovete scoprire se c'è un'anima che sopravvive. Che cos'è l'anima? Lo sapete? Oppure avete semplicemente sentito dire che c'è dai vostri genitori, dal sacerdote, da qualche libro, nel vostro ambiente culturale, e voi lo accettate? La parola « anima » implica qualcosa che va oltre la pura esistenza fisica, non è vero? C'è il corpo fisico con il suo carattere, con le sue caratteristiche e qualità, e al di là di tutto questo dite che c'è l'anima. Se esiste veramente deve essere uno stato spirituale, qualcosa che ha la qualità del senza tempo; e voi vi chiedete se quel qualcosa di spirituale sopravvive alla morte. Questa è una parte della domanda. L'altra è: che cos'è la morte? Sapete che cos'è la morte? Voi volete sapere se c'è sopravvivenza dopo la morte, ma la questione non è importante. Quello che conta è se possiamo conoscere la morte mentre viviamo. Che importanza ha se qualcuno vi dice che c'è o non c'è sopravvivenza dopo la morte? Voi continuate a non saperlo. Ma potete scoprire da voi che cos'è la morte, non quando morirete ma mentre siete in vita, sani, vigorosi, mentre siete in grado di pensare, di sentire. Anche questo fa parte dell'istruzione. Essere istruiti non significa solo essere bravi in matematica, storia o geografia, ma anche avere la capacità di comprendere quella cosa straordinaria chiamata morte, non quando state realmente morendo, ma quando siete vivi, mentre ridete, mentre vi arrampicate su un albero, mentre siete in barca a vela o state nuotando. La morte è l'ignoto, e quello che conta è conoscere l'ignoto mentre siete vivi.

Perché quando ci ammaliamo i nostri genitori si preoccupano così tanto per noi?

La maggior parte dei genitori si prende una certa cura dei figli, ma quando si preoccupano troppo significa che pensano più a se stessi che ai figli. Non vogliono che voi moriate perché pensano: "Se nostro figlio o nostra figlia muore, che cosa sarà di noi?". Se i genitori amassero i loro figli sapete che cosa succederebbe? Se i vostri genitori vi amassero davvero veglierebbero per fare di voi esseri umani sani e felici, privi di paura. Farebbero in modo che non vi fossero guerre e povertà nel mondo, che la società non distruggesse né voi né nessun altro intorno a voi, né la gente di campagna né quella di città e nemmeno gli animali. Le guerre ci sono perché i genitori non amano veramente i loro figli, ed è per questo che esistono ricchi e poveri. I genitori proiettano se stessi nei figli sperando così di avere una continuità, e se questi si ammalano si preoccupano; quindi sono preoccupati della loro stessa sofferenza, ma non lo ammetterebbero mai. Sapete, le proprietà, le terre, il nome, le ricchezze e la famiglia sono mezzi per la propria continuità, detta anche immortalità; quando accade qualcosa ai figli i genitori sono terrorizzati, disperati, perché sono soprattutto preoccupati per se stessi. Se i genitori si preoccupassero davvero dei figli la società si trasformerebbe nel giro di una notte; ci sarebbe un'istruzione diversa, case e famiglie diverse, e un mondo senza guerre.

L'accesso ai templi dovrebbe essere permesso a tutti?

Che cos'è il tempio? È un luogo di culto che contiene un simbolo di Dio, nel senso di un'immagine concepita dalla mente e scolpita nella pietra dalle mani dell'uomo. Ma la pietra o l'immagine non sono Dio, giusto? Sono soltanto un simbolo e un simbolo è come la vostra ombra quando camminate al sole. L'ombra non siete voi come le immagini, i simboli nel tempio non sono Dio, non sono la verità. Quindi, che importanza può avere chi entra nel tempio e chi no? Perché farne un problema? La verità può trovarsi sotto una foglia morta, in un sasso sul ciglio della strada, nell'acqua che riflette la bellezza della sera, nelle nuvole, nel sorriso di una donna che trasporta un pesante fardello. In tutte queste cose c'è la realtà, non necessariamente nel tempio, perché quello è stato costruito a causa della paura dell'uomo, del suo desiderio di sicurezza, delle sue divisioni in caste e religioni. Questo mondo è nostro, siamo esseri umani che vivono insieme e chiunque cerca Dio evita i templi, perché dividono le persone. La chiesa cristiana, la moschea maomettana, il vostro tempio indù, tutti quanti dividono le persone, e chi cerca Dio non li sentirà suoi. Quindi, la faccenda di chi debba o non debba entrare nel tempio diventa soltanto una questione politica, non ha niente di reale.

Che parte ha la disciplina nella nostra vita?

Purtroppo ha una parte molto importante, non è vero? Gran parte della vostra vita viene disciplinata: fai questo e non fare quello. Vi dicono quando dovete alzarvi, che cosa mangiare, che cosa dovete sapere e che cosa no; vi dicono che dovete leggere, seguire le lezioni, superare gli esami e via dicendo. I genitori, gli insegnanti, la società, la tradizione, i libri sacri, tutti vi dicono che cosa fare; così la vostra vita è legata, circoscritta dalla disciplina, non è vero? Siete prigionieri del « fare » e del « non fare », sono le sbarre della vostra gabbia. Che succede a una mente prigioniera della disciplina? Deve esserci disciplina solo quando avete paura di qualcosa, quando fate resistenza; allora dovete tenere le cose sotto controllo, tenervi saldi. O lo fate di vostra volontà o la società lo farà per voi: la società intesa come i vostri genitori, gli insegnanti, la tradizione, i libri sacri. Ma se iniziate a indagare, a ricercare, se imparate a comprendere senza paura, la disciplina è necessaria? Quella stessa comprensione produce il proprio vero ordine, che non nasce dall'imposizione o dalla costrizione. Pensateci, perché quando la disciplina viene dalla paura, dalla società, da ciò che dicono genitori e insegnanti, non può esserci libertà, e nemmeno gioia o spirito di iniziativa. Più antica è la cultura, più gravoso è il peso della tradizione che vi impone una disciplina, che vi dice che cosa dovete o non dovete fare, e così venite schiacciati, appiattiti psicologicamente, come se vi fosse passato sopra un rullo compressore. È questo che avviene in India: il peso della tradizione è talmente grande che ogni iniziativa viene distrutta, non siete più individui, siete soltanto parte di una macchina sociale, e vi sta bene così. Capite? Non vi ribellate, non esplodete, non vi distaccate. I vostri genitori non vogliono che vi ribelliate, gli insegnanti non vogliono che vi allontaniate e il compito dell'educazione è di farvi conformare a uno schema prestabilito. Quindi voi non siete esseri umani completi, perché la paura vi attanaglia il cuore e finché c'è paura non c'è gioia, non c'è creatività.

Poco fa, quando stava parlando del tempio, lei ha definito il simbolo di Dio semplicemente come un'ombra. Ma noi non possiamo vedere l'ombra di un uomo senza la sua reale presenza.

Lei si accontenterebbe dell'ombra? Se avesse fame, le basterebbe guardare il cibo? Allora perché accontentarsi dell'ombra nel tempio? Se volete comprendere a fondo il reale dovete lasciar perdere l'ombra. Ma voi vi fate ipnotizzare dall'ombra, dal simbolo, dall'immagine di pietra. Guardate che cosa succede nel mondo! Le persone sono divise perché venerano una certa ombra nella moschea, nel tempio o nella chiesa. Ci può essere una molteplicità di ombre, ma c'è soltanto una realtà che non può essere divisa; e non ci sono vie per la realtà, né cristiana, né musulmana, né indù, né di nessun altro genere.

Gli esami potrebbero non essere necessari per i figli dei ricchi che hanno il futuro assicurato, ma non sono forse una necessità per gli studenti poveri che devono prepararsi a guadagnarsi da vivere? E il loro stato di bisogno è forse meno urgente, specialmente se consideriamo la società così com'è?

Voi date per scontata la società così com'è. Perché? Voi che non fate parte della classe povera, che siete abbienti, perché non vi rivoltate? Non da comunisti o socialisti, ma perché non vi rivoltate contro tutto il sistema sociale? Potreste permettervi di farlo, quindi perché non usate la vostra intelligenza per scoprire che cosa è vero e creare una nuova società? Chi è povero non si ribellerà perché non ha l'energia o il tempo per pensare, è sempre occupato con il lavoro e la sopravvivenza. Ma voi che avete tutto il tempo per usare la vostra intelligenza, perché non vi rivoltate? Perché non cercate di scoprire che cos'è una società giusta, vera e non cercate di costruire una nuova civiltà? Se non parte da voi, non potrà certamente partire dal povero.

Il ricco sarà mai disposto a rinunciare a una parte di quello che possiede per amore del povero?

Non stiamo parlando di quello a cui il ricco dovrebbe rinunciare per amore del povero. Per quanto possa rinunciare, non sarà mai abbastanza, ma non è questo il problema. Voi che siete benestanti e che quindi avete la possibilità di coltivare l'intelligenza, non potete ribellarvi e creare una nuova società? Dipende da voi e da nessun altro; dipende da ciascuno di noi, non dal ricco o dal povero o dal comunista. Vedete, la maggior parte di noi non ha questo spirito di rivolta, questo bisogno di cambiare, di scoprire. Ed è questo lo spirito che conta.

11 – Conformismo e ribellione

Avete mai provato a sedervi tranquillamente, con gli occhi chiusi, a osservare il movimento del pensiero? Avete mai osservato il lavorio della mente, o meglio, la vostra mente ha mai osservato il suo stesso movimento, solo per capire quali sono i vostri pensieri o i vostri sentimenti, come guardate gli alberi, i fiori, gli uccelli, le persone, come reagite a un suggerimento o a una nuova idea? Lo avete mai fatto? Se non ci avete mai provato avete perso molto. Sapere come funziona la mente è uno scopo basilare dell'educazione. Se non sapete come reagisce la mente e se questa non è consapevole delle sue attività, non saprete mai che cosa è la società. Potrete pure leggere libri e studiare scienze sociali, ma se non sapete come funziona la mente non potete comprendere davvero che cos'è la società, perché la nostra mente fa parte della società, è la società. Le vostre reazioni, convinzioni, la vostra pratica religiosa, gli abiti che indossate, le cose che fate e che non fate e quello che pensate; la società è formata da tutto questo, è la replica di quello che accade nella mente. Quindi la mente non è separata dalla società, non è distinta dalla cultura, dalla religione, dalle divisioni di classe, dalle ambizioni e dai conflitti. Non c'è un « voi » separato dalla società. La società cerca sempre di controllare, di modellare, di plasmare il pensiero dei giovani. Da quando piccolissimi cominciate a registrare le prime impressioni, i genitori vi ripetono continuamente quello che dovete o non dovete fare, cosa credere e cosa no. Vi dicono che esiste Dio oppure che c'è lo Stato, e che il dittatore di turno è il suo profeta. Vi inculcano queste cose e di conseguenza la vostra mente giovane, impressionabile, indagatrice, curiosa di sapere e di scoprire, viene gradualmente imprigionata, condizionata, plasmata in modo che vi adattiate a un certo modello di società e che non diventiate rivoluzionari. Dal momento che vi hanno inculcato un certo modo di pensare, perfino la vostra rivolta rimane nei confini di quello schema. È come un carcerato che si ribella per avere cibo e condizioni migliori, ma resta pur sempre in prigione. Quando cercate Dio o un governo giusto, rimanete comunque all'interno dello schema della società che vi dice cosa è vero o falso, bene o male, chi è il capo da seguire e chi sono i santi. Quindi la vostra rivolta, al pari delle cosiddette rivoluzioni propugnate da persone ambiziose e astute, è sempre limitata dal passato. Questa non è rivolta, non è rivoluzione, è soltanto una maggiore agitazione, uno sforzo più audace all'interno dello stesso schema. La vera rivoluzione consiste nel rompere con il vecchio schema e indagare al di fuori di esso. Tutti i riformatori, nessuno escluso, sono interessati a migliorare le condizioni all'interno della prigione. Non vi dicono mai di non adattarvi, di infrangere i muri della tradizione e dell'autorità e di scrollarvi di dosso il condizionamento che imprigiona la vostra mente. È questa la vera educazione, non soltanto imbottirsi il cervello per passare gli esami, o mettere per iscritto quello che si è imparato a memoria: l'educazione deve aiutare a vedere i muri della prigione che limitano la mente. La società ci influenza tutti, condiziona costantemente il nostro pensiero e la sua pressione esterna diventa poco a poco interna; ma anche se penetra nel profondo, viene pur sempre dall'esterno e non può esserci nulla di veramente profondo finché non rompiamo questo condizionamento. È importante capire che cosa pensiamo e se lo facciamo da indù, da musulmani o da cristiani, cioè nei termini di una religione alla quale casualmente apparteniamo. Bisogna essere consapevoli di quello che crediamo o non crediamo. Tutto questo è parte del modello sociale, e se non ce ne rendiamo conto e non lo infrangiamo, ne rimaniamo prigionieri anche quando pensiamo di essere liberi. Ma la maggior parte di noi si preoccupa della rivolta all'interno della prigione; vogliamo cibo migliore, un pò più luce, una finestra un pò più grande per vedere un pò di cielo in più. Ci preoccupiamo di stabilire se i fuori casta dovrebbero entrare nel tempio oppure no, vogliamo eliminare una determinata casta ma nel farlo ne creiamo una « superiore », e così facendo rimaniamo prigionieri, ma in prigione non c'è libertà. La libertà è oltre i muri, fuori dagli schemi della società, ma per esserne liberi bisogna comprenderli, cioè comprendere la nostra mente. Essa ha creato la civiltà e questa cultura prigioniera della tradizione, e se non la comprendiamo, limitarsi a ribellarsi da comunisti, socialisti o altro ha ben poco significato. Per questo è molto importante conoscere noi stessi, cioè essere consapevoli delle nostre azioni, dei nostri pensieri e sentimenti; questa è educazione, non è vero? Perché quando siamo pienamente consapevoli di noi stessi la mente diventa sensibile e vigile. Provateci, non in un lontano futuro, ma domani o questo pomeriggio. Se ci sono troppe persone attorno a voi allontanatevi, andate a sedervi da soli sotto un albero o in riva al fiume e osservate in pace come funziona la mente. Non cercate di correggerla, non dite che una cosa è giusta e l'altra no, osservate soltanto come se fosse un film. Al cinema non siete parte del film come lo sono gli attori; guardate e basta. Allo stesso modo osservate come lavora la mente; è molto interessante, più di qualsiasi film, perché la mente è il residuo del mondo intero e contiene tutto quello che gli esseri umani hanno vissuto. Capite? La mente è l'umanità, e quando lo intuite provate una compassione immensa. Da questa comprensione nasce un amore sconfinato; e allora, quando vedrete qualcosa di bello, saprete cos'è la bellezza.

Come ha imparato tutto quello di cui parla, e come dobbiamo fare per saperlo anche noi?

Questa è una bella domanda, vero? Se posso parlare un pò di me, vi dirò che non ho letto nessun libro su queste cose, né le Upanishad, né la Bhagavad Gita, né alcun libro di psicologia; ma, come vi ho detto, se osservate la vostra mente sta tutto lì. Perciò quando iniziate il viaggio dell'autoconoscenza, i libri non sono importanti. È come visitare una strana terra nella quale vedete cose nuove e fate scoperte fantastiche, ma se date importanza a voi stessi, tutto questo viene distrutto. Non appena pensate di essere grandi perché avete scoperto qualcosa siete perduti. Per fare un lungo viaggio dovete portare poche cose con voi, se volete arrampicarvi in alto dovete essere leggeri. Perciò questa domanda è molto importante, perché scoprire e comprendere derivano dalla conoscenza di sé, dall'osservazione delle modalità della mente. Quello che dite del vostro vicino, come parlate, come camminate, come guardate il cielo o gli uccelli, come trattate le persone, come potate un ramo sono tutte cose importanti perché vi fanno da specchio e vi mostrano quello che siete, e se siete vigili scoprite tutto come se fosse nuovo, momento per momento.

Dovremmo farci un'idea sulle persone oppure no?

Dovreste avere delle idee sulle persone? Dovreste farvi un'opinione, avere un giudizio sugli altri? Se vi fate un'idea dell'insegnante, che cosa conta per voi? Non l'insegnante, ma l'idea che avete di lui o lei. È questo che accade nella vita, non è vero? Tutti abbiamo delle opinioni sugli altri e diciamo che sono buoni, vanitosi, superstiziosi e così via. C'è uno schermo di opinioni fra noi e l'altro e così non lo incontriamo mai veramente. Notiamo che una persona ha fatto una certa cosa ed etichettiamo quello che accade; capite? Qualcuno fa un'azione che considerate buona o cattiva, voi ve ne fate un'opinione e quando incontrate quella persona dieci giorni o anni dopo, la guardate ancora in base alla vostra idea. Ma nel frattempo quella persona potrebbe essere cambiata; non potete sapere com'è adesso, solo come era quando l'avevate conosciuta, ma ora potrebbe essere completamente diversa. Pensare di conoscere qualcuno può rivelarsi un grande errore, perché conosciamo una persona sempre solo fino a un certo punto o in determinate circostanze, oltre le quali non sappiamo niente e quindi è importante che vediate come è adesso, perché potrebbe essere completamente diversa. Se pensate di conoscere qualcuno potreste avere completamente torto, perché conoscete quella persona in modo limitato o per quello che è accaduto in un dato momento, ma in realtà non la conoscete affatto. Per questo è importante incontrare l'altro sempre con una mente fresca e priva di pregiudizi, idee e opinioni.

Cos'è la sensazione e come funziona?

Se studiate fisiologia probabilmente vi hanno spiegato come funziona il sistema nervoso umano. Se qualcuno vi pizzica sentite dolore. Che cosa significa? Che i vostri nervi trasmettono al cervello una sensazione che viene interpretata come dolore, e allora dite che sentite male; questa è la parte fisica del sentire. Poi c'è un sentire psicologico, non è così? Se pensate di essere bellissimi e qualcuno vi dice che siete brutti, vi sentite offesi e questo che significa? Voi ascoltate certe parole che il cervello interpreta come spiacevoli o brutali e ne siete disturbati, oppure qualcuno vi lusinga e la cosa vi fa molto piacere. Tutto questo è il processo che lega sensazione e pensiero; ma è molto più complesso di così, e voi potete approfondirlo ancora di più. Quando proviamo un sentimento gli diamo sempre un nome, non è vero? Lo definiamo piacevole o doloroso, quando ci arrabbiamo definiamo rabbia quello che sentiamo; ma avete mai pensato a che accadrebbe se non le dessimo un nome? Provateci, la prossima volta che vi arrabbiate non date a quel sentimento il nome di rabbia, siate semplicemente coscienti di quel sentire senza dargli un nome, siate solo consapevoli della sensazione e vedete che cosa succede.

Che differenza c'è fra la cultura indiana e quella americana?

Per cultura americana generalmente intendiamo quella europea che fu trapiantata in America, una cultura che man mano si è modificata e ampliata, entrando in contatto con nuove frontiere sia fisiche sia mentali. E che cos'è la cultura indiana, la cultura in cui vivete voi? Che cosa intendete con la parola « cultura »? Se avete provato a lavorare la terra sapete come si fa a coltivare e a preparare il terreno; dovete zappare, togliere i sassi e se necessario aggiungete del concime, una mistura di foglie, fieno, letame e altro per arricchire il suolo, e poi vi piantate qualcosa. Il suolo arricchito nutre la pianta che pian piano produce quella cosa meravigliosa chiamata « rosa ». La cultura indiana è un pò così, è stata prodotta dalla volontà e dallo sforzo volontario di milioni di persone, dai loro desideri e dalle loro resistenze, dai loro pensieri, dalle sofferenze, dalle paure, dai rifiuti e dai piaceri; e anche il clima, il cibo e l'abbigliamento hanno avuto la loro influenza. Così, qui disponiamo di un terreno straordinario, che è la mente; e prima che questo suolo fosse completamente formato, alcune persone vitali e creative brillarono in tutta l'Asia. Al contrario di voi, quelle persone non accettarono i dettami della società o dei loro padri, scoprirono qualcosa di importante e non rimasero tiepide ma ne furono infiammate. La cultura indiana è tutto questo. Quello che pensate, il vostro cibo, gli abiti che indossate, il vostro modo di fare, le vostre tradizioni, i vostri discorsi, i dipinti e le sculture, gli dèi, i sacerdoti e i libri sacri, tutto questo è la cultura indiana, non è vero? Quindi la cultura indiana in un certo senso è diversa da quella europea, ma nella sostanza il movimento per trovare la felicità, Dio o la verità è lo stesso, anche se può esprimersi in modo diverso in America perché le esigenze sono diverse, c'è meno tradizione ma ci sono più frigoriferi e macchine. Abbiamo detto che il movimento è lo stesso, e quando si ferma la cultura declina, come è accaduto in questo paese. Quando il movimento viene bloccato dall'autorità, dalla tradizione, dalla paura, c'è decadenza e deterioramento. Il bisogno di scoprire che cos'è la verità, che cos'è Dio è l'unico bisogno genuino, tutti gli altri sono secondari. Quando gettiamo un sasso nell'acqua si producono dei cerchi che si espandono. Quei cerchi sono i movimenti secondari, le reazioni sociali, ma il vero movimento sta al centro, è quello che vuole trovare la felicità, Dio, la verità; ma non potete trovare nulla finché rimanete prigionieri della paura, bloccati da una minaccia. Nel momento in cui si manifestano la minaccia e la paura la cultura decade. Per questo è molto importante che da giovani non siate condizionati, non siate bloccati dalla paura dei vostri genitori o della società, in modo che in voi ci sia un movimento senza tempo per scoprire che cosa è vero. Solo chi cerca di scoprire cosa è vero o cosa è Dio può creare una nuova civiltà e una nuova cultura, non le persone che si adattano o che si limitano a ribellarsi entro la prigione del vecchio condizionamento. Potete vestirvi da asceti, unirvi a un gruppo, lasciare una religione per un'altra, cercare nuove vie per essere liberi; ma se non avete in voi la spinta a trovare il reale, il vero, a scoprire che cosa è l'amore, i vostri sforzi non avranno nessun significato. Potrete essere colti e fare qualcosa che la società definisce buono, ma rimarrete sempre entro i muri della prigione della tradizione e quindi non sarete affatto rivoluzionari.

Che cosa pensa degli indiani?

Questa è una domanda piuttosto innocente, non è vero? Un conto è constatare i fatti senza avere opinioni, ma avere opinioni sui fatti è tutta un'altra faccenda. Una cosa è vedere che tutti sono schiavi di superstizioni, mentre è del tutto diverso vedere quel fatto e condannarlo. Le opinioni non sono importanti perché io avrò la mia e voi la vostra. Preoccuparsi delle opinioni è un modo stupido di pensare; quello che conta è vedere i fatti per quello che sono, senza opinioni, senza giudizi e confronti. Percepire la bellezza senza opinioni è l'unico vero modo di vederla. Allo stesso modo, se vedete le persone che vivono in India per quelle che sono, chiaramente, senza opinioni preconcette, senza giudicare, allora quello che vedete è reale. Gli indiani hanno certi modi di fare, determinate abitudini, ma sostanzialmente sono come tutti. Si annoiano, sono crudeli, hanno paura, si ribellano entro la prigione della società, proprio come avviene dappertutto. Anche loro, come gli americani, vogliono le comodità, anche se attualmente non ne dispongono nella stessa misura. Hanno una forte tradizione che li porta alla rinuncia del mondo e a cercare di raggiungere la santità, ma anche loro hanno ambizioni radicate, ipocrisia, avidità, invidia e sono divisi nel sistema delle caste, come accade ovunque agli esseri umani, soltanto che qui si esprime in modo molto più brutale. In India si può vedere più da vicino il fenomeno che accade nel mondo. Vogliamo essere amati ma non sappiamo che cosa sia l'amore; siamo infelici, assetati di verità e ci rivolgiamo ai libri, alle Upanishad, alla Gita o alla Bibbia e così ci perdiamo nelle parole, nelle speculazioni. Tanto qui che in Russia o in America, la mente umana è la stessa, anche se si esprime in modi diversi sotto cieli e governi diversi.

12 – La fiducia dell'innocenza

Abbiamo parlato di ribellarsi restando dentro una prigione, dei riformatori, gli idealisti e coloro che sono sempre alla ricerca di risultati; non fanno altro che ribellarsi da dentro le mura del loro condizionamento, della loro struttura sociale, dello schema culturale della civiltà che esprime la volontà collettiva. Credo che varrebbe la pena di capire che cos'è la fiducia e come nasce. L'iniziativa sviluppa la fiducia; ma l'iniziativa all'interno di uno schema produce soltanto la fiducia in se stessi, che è del tutto diversa dalla fiducia priva di se stessi. Sapete che cosa significa avere fiducia? Se fate qualcosa con le vostre mani, se piantate un albero e lo vedete crescere, se dipingete un quadro o scrivete una poesia, oppure da adulti costruite un ponte o gestite egregiamente un'impresa, avete fiducia nelle vostre capacità di fare. Ma questo tipo di fiducia è sempre all'interno della prigione che la società (comunista, indù o cristiana) ha costruito intorno a noi. L'iniziativa entro la prigione crea un certo senso di sicurezza, perché ci sentiamo in grado di fare molte cose: disegnare motori, essere bravi medici, grandi scienziati e così via. Ma questo sentimento di fiducia che deriva dalla capacità di fare all'interno della struttura sociale, o di produrre riforme, di decorare la prigione e di illuminarla meglio, è soltanto fiducia in se stessi; dimostra che siete in grado di fare qualcosa e vi sentite importanti. Quando invece, attraverso l'indagine e la comprensione, vi distaccate dalla struttura sociale di cui fate parte, c'è una fiducia completamente diversa, priva di ogni senso di importanza personale; e riuscire a comprendere la differenza fra la sicurezza di sé e la fiducia senza il sé penso abbia grande significato nella nostra vita. Se siete bravi a giocare al volano, a cricket o a calcio, sentite un certo senso di sicurezza, non è vero? Provate la sensazione di essere bravi. Anche riuscire a risolvere velocemente dei quesiti matematici vi dà un senso di sicurezza in voi stessi. Quando la fiducia deriva da azioni svolte all'interno della struttura sociale, è sempre accompagnata da una strana arroganza, non è così? La fiducia di chi sa fare qualcosa, di chi riesce a raggiungere dei risultati è sempre sfumata dall'arroganza dell'io, che afferma orgoglioso: "Questo l'ho fatto io!". Quindi, nell'atto stesso di raggiungere un risultato, di fare una riforma sociale all'interno della prigione, c'è l'arroganza del sé, il senso che io ho fatto qualcosa, che il mio ideale è importante, che il mio gruppo ce l'ha fatta. Il senso del « me » e del « mio » si manifesta sempre con la sicurezza che si esprime entro la prigione della società. Avete notato quanto sono arroganti gli idealisti? I leader politici che ottengono certi risultati, che fanno grandi riforme, avete notato come sono pieni di sé, tronfi dei loro ideali e dei loro successi? Hanno un'alta stima di sé, si sentono molto importanti. Leggete qualche discorso politico, guardate quelli che si definiscono riformatori e vedrete che nel loro agire coltivano il loro io; le loro riforme, per quanto ampie, sono sempre all'interno della prigione, quindi sono distruttive e in definitiva causano ancora più infelicità e conflitto. Se guardate l'intera struttura sociale, il modello culturale della volontà collettiva che chiamiamo civiltà, se lo comprendete e ve ne allontanate, se rompete le mura della prigione della società di cui fate parte, indù, comunista o cristiana che sia, allora ci sarà una fiducia priva di arroganza. È la fiducia dell'innocenza, come quella di un bambino talmente innocente da tentare qualsiasi cosa. È questa fiducia innocente che darà vita a una nuova civiltà, ma non potrà nascere finché rimarrete all'interno del modello sociale. Vi prego, ascoltate bene; chi vi parla non è assolutamente importante, ma è importante che comprendiate la verità di ciò che si dice. Dopotutto, questa è educazione, no? La funzione dell'istruzione non è adeguarvi al modello sociale ma aiutarvi a comprendere a fondo, completamente, pienamente il modello sociale e quindi a liberarvene, così da essere individui senza l'arroganza del sé; ma voi avete fiducia perché siete davvero innocenti. Non è forse tragico che la nostra maggior preoccupazione sia adattarci alla società o riformarla? Avete notato che molte delle domande che fate riflettono questa tendenza? In sostanza vi chiedete: "Come posso adattarmi alla società? Che cosa diranno i miei genitori e che cosa mi succederà se non lo faccio?". Un atteggiamento simile distrugge qualsiasi fiducia e iniziativa. E così terminate la scuola o l'università trasformati in automi, magari molto efficienti ma senza nessuna fiamma creativa. Per questo è essenziale capire la società, l'ambiente in cui viviamo, e liberarcene non appena li comprendiamo. È un problema che riguarda il mondo intero; l'essere umano cerca una risposta nuova, un nuovo approccio alla vita perché quello vecchio sta crollando, qui come in Europa o in Russia. La vita è una sfida continua, e limitarsi a ricercare un sistema economico migliore non è una risposta completa alla sfida, che è sempre nuova; e quando le culture, i popoli, le civiltà non sono in grado di reagire interamente alla sfida del nuovo, si distruggono. Se non venite istruiti adeguatamente, se non avete questa fiducia innocente, sarete inevitabilmente assorbiti dalla massa e vi perderete nella mediocrità. Metterete un titolo davanti al nome, vi sposerete, avrete dei figli, e sarà la vostra fine. Quasi tutti noi abbiamo paura, genitori ed educatori, così come i governi e le religioni hanno paura che diventiate individui completi, perché vi vogliono al sicuro nella prigione delle influenze ambientali e culturali. Ma soltanto coloro che attraverso la comprensione escono dal modello sociale e non rimangono prigionieri del condizionamento della mente possono creare una nuova civiltà, non chi si conforma a un certo modello oppure vi si oppone perché è plasmato da un altro. La ricerca di Dio o della verità non risiede nella prigione, ma nell'atto di comprenderla e di infrangerne i muri, e questo movimento verso la libertà crea una nuova cultura, un mondo diverso.

Perché vogliamo avere un compagno nella vita?

Una ragazza chiede perché sentiamo il bisogno di avere un compagno nella vita. Potete vivere da soli in questo mondo, senza un marito o una moglie, senza figli, senza amici? Moltissime persone non possono vivere da sole, hanno bisogno di compagnia. Ci vuole molta intelligenza per essere soli e bisogna essere soli per trovare Dio, la verità. È bello avere un compagno, un marito, una moglie e anche dei bambini, ma poi ci perdiamo nella famiglia, nel lavoro, nella noiosa e monotona routine di un'esistenza piatta. Siamo abituati così e il pensiero di vivere da soli ci fa paura. Molti ripongono tutta la loro fiducia in una sola cosa, mettono tutte le uova in un paniere e così la loro vita non ha nessuna ricchezza se non il partner, la famiglia o il lavoro. Ma se c'è ricchezza nella vita (non quella del denaro o della conoscenza, che sono alla portata di tutti, ma la ricchezza del movimento della realtà che non ha inizio né fine) allora la compagnia diventa un fatto secondario. Ma voi non venite educati a stare da soli. Vi capita mai di fare una passeggiata in solitudine? È molto importante uscire da soli, sedersi sotto un albero (senza un libro, senza compagnia, ma da soli) e osservare le foglie che cadono, ascoltare lo sciabordio dell'acqua, il canto del pescatore, guardare il volo degli uccelli e i vostri pensieri che si rincorrono nello spazio della mente. Se siete capaci di stare da soli e guardare queste cose, allora scoprirete ricchezze straordinarie che nessun governo può tassare, nessuno al mondo può corrompere e che non potranno mai essere distrutte.

Per lei è un passatempo tenere questi discorsi? Non è stanco di parlare? Perché lo fa?

Mi fa piacere che sia stata fatta questa domanda. Sapete, se amate qualcosa, non ve ne stancate mai. Parlo di un amore che non cerca un risultato, che non chiede nulla in cambio. Quando amate qualcosa non è per ottenere soddisfazione, quindi non c'è delusione, non c'è fine. Perché lo faccio? Potreste chiedere perché la rosa sboccia e il gelsomino profuma o perché l'uccello vola. Ho provato a non parlare per vedere che cosa succede se non lo faccio. Va bene anche così. Capite? Se parlate per ottenere qualcosa (denaro, compensi, senso di importanza) allora il vostro parlare diventa fiacco, distruttivo e senza senso perché lo fate soltanto per vostra soddisfazione; ma se il cuore è colmo di amore, se non è gravato da contenuti mentali, allora è come una fontana, come una sorgente dalla quale sgorga continuamente acqua fresca.

Com'è possibile che una persona che amo possa arrabbiarsi e manifestare tanta collera verso di me?

Prima di tutto, amate davvero qualcuno? Sapete che cosa vuol dire amare? Significa offrire la vostra mente, il cuore, tutto il vostro essere senza chiedere nulla in cambio, senza mendicare per ricevere amore. Capite? Quando c'è quel genere di amore può esserci collera? Perché ci arrabbiamo quando proviamo per qualcuno il cosiddetto amore? È perché non otteniamo quello che ci aspettiamo dall'altro, non è così? Amo mia moglie o mio marito, mio figlio o mia figlia, ma se fanno qualcosa di « sbagliato » mi arrabbio. Perché? Perché un padre si arrabbia con i figli? Perché vuole che siano in un certo modo o facciano qualcosa, che corrispondano a un certo modello, e i figli si ribellano. I genitori cercano di realizzarsi, di rendersi immortali attraverso le proprietà e i figli, e se questi fanno qualcosa che non approvano si arrabbiano violentemente. Essi hanno un ideale di come il figlio dovrebbe essere, vogliono realizzarsi attraverso quell'ideale e si arrabbiano se il figlio non si adegua al modello che hanno in mente. Avete notato come talvolta vi arrabbiate con un vostro amico? Il processo è esattamente lo stesso: vi aspettate qualcosa da lui e se la vostra aspettativa non viene soddisfatta vi sentite delusi, il che significa che dipendete psicologicamente da quella persona. Quando c'è dipendenza psicologica c'è per forza anche frustrazione, che inevitabilmente genera rabbia, amarezza, gelosia e altre forme di conflitto. Per questo è importantissimo, specialmente da giovani, amare qualcosa con tutto il proprio essere (un albero, un animale, l'insegnante, i genitori) in modo da scoprire da voi che cosa significa essere senza conflitto, senza paura. Ma di solito l'educatore si preoccupa di se stesso, preso dai problemi personali che riguardano la sua famiglia, i soldi, la posizione. Non ha amore nel cuore, e questa è una delle difficoltà che riguardano l'educazione. Voi potreste avere amore nel cuore, perché amare è una cosa naturale quando si è giovani; ma questo amore viene presto distrutto dai genitori, dagli educatori, dall'ambiente sociale. Mantenere quell'innocenza, quell'amore che è il profumo della vita, è molto difficile, richiede una grande dose di intelligenza, di intuizione.

Come può la mente superare i suoi ostacoli?

Per poter superare i suoi ostacoli la mente deve prima esserne consapevole, giusto? Bisogna conoscere i limiti, i confini, le frontiere della mente, ma solo pochi li conoscono. Diciamo di conoscerli, ma è soltanto un'affermazione verbale. Non diciamo mai: "C'è una barriera, una schiavitù dentro di me, voglio cercare di capirla, voglio esserne cosciente, vedere com'è nata e comprenderne la natura". Se conosciamo la malattia, c'è una possibilità di curarla. Ma per conoscerla, per vedere i limiti, i legami, gli ostacoli della mente e comprenderli, non bisogna condannarla né dire che è giusta o sbagliata. Bisogna osservarla senza opinioni né pregiudizi, cosa difficilissima perché siamo abituati a condannare. Se si vuole capire un bambino non ci deve essere condanna, non avrebbe senso. Bisogna guardarlo mentre gioca, piange, mangia, bisogna osservare i suoi stati d'animo, ma non è possibile farlo se diciamo che è brutto, stupido o altro. Allo stesso modo, se riuscite a osservare senza condanna gli ostacoli della mente, non solo quelli superficiali ma anche quelli più profondi, inconsci, allora la mente può superarli. E questo andare oltre è il movimento verso la verità.

Perché Dio ha creato cosi tanti uomini e donne nel mondo?

Perché dare per scontato che siamo stati creati da Dio? Comunque, c'è una spiegazione molto semplice: l'istinto biologico. Istinto, desiderio, passione, brama, fanno tutti parte della vita. Se diciamo che la vita è Dio, allora è un'altra storia, perché in questo caso Dio è tutto, incluse anche la passione, la brama, l'invidia, la paura. Tutti questi fattori hanno dato vita a un enorme numero di esseri umani, e al conseguente problema della sovrappopolazione, che è una delle piaghe di questo paese. Ma non è un problema facile da risolvere; ci sono molti bisogni e impulsi che l'essere umano ha ereditato, e se non si comprende l'intero processo nella sua complessità, cercare semplicemente di regolare le nascite non ha molto senso. Abbiamo creato un grande disordine in questo mondo, tutti quanti, perché non sappiamo che cosa sia vivere. La vita non è questa cosa scadente, mediocre, disciplinata che chiamiamo esistenza. Vivere è una cosa completamente diversa, incredibilmente ricca e perennemente mutevole, e finché non comprendiamo questo movimento eterno, le nostre vite sono destinate ad avere ben poco significato.

13 – Uguaglianza e libertà

La pioggia che cade sulla terra arida è una cosa straordinaria, non è vero? Lava le foglie dalla polvere e rinfresca il terreno. Penso che allo stesso modo dovremmo tutti ripulire la nostra mente, come gli alberi sono puliti dalla pioggia, perché sono sovraccariche della polvere di molti secoli, la polvere di ciò che chiamiamo conoscenza, esperienza. Se ogni giorno ripulissimo la mente, liberandola dai ricordi di ieri, sarebbe fresca e in grado di affrontare i molti problemi dell'esistenza. Uno dei grandi problemi che assillano il mondo è quello che riguarda l'uguaglianza. In un certo senso l'uguaglianza non esiste, perché ciascuno di noi ha capacità diverse; ma qui stiamo parlando del fatto che tutti dovrebbero essere trattati allo stesso modo. A scuola, per esempio, le posizioni del preside, degli insegnanti e del personale sono semplicemente professioni, funzioni; ma certe professioni o funzioni implicano un cosiddetto status, che suscita rispetto perché comporta potere e prestigio, permette di impartire ordini, di licenziare o di assumere amici e familiari. Quindi, alcune funzioni conferiscono una certa importanza, ma noi potremmo eliminare completamente l'idea di status, di potere, di posizione e prestigio, con la conseguente facoltà di favorire qualcuno, così la funzione avrebbe un significato molto semplice e del tutto diverso, non è vero? In tal caso governanti, primi ministri, cuochi o semplici insegnanti sarebbero trattati con lo stesso rispetto perché svolgono funzioni diverse ma necessarie nella società. Sapete che cosa succederebbe, specialmente a scuola, se potessimo davvero eliminare dalla funzione il senso di potere, la posizione, il prestigio, quel sentimento che fa dire: "Io sono il capo, sono importante?" Vivremmo in un'atmosfera completamente diversa, non è vero? Non ci sarebbe autorità nel senso di qualcuno che sta in alto e qualcuno in basso, uno importante e uno insignificante, e così ci sarebbe libertà. È importantissimo creare una tale atmosfera nella scuola, un'atmosfera di libertà in cui ci sia amore, così che tutti possano avere quel senso di fiducia che si prova quando ci si sente completamente sicuri. Potete forse sentirvi rilassati a casa se i genitori o i nonni vi dicono continuamente che cosa dovete fare, fino al punto che non riuscite più a fare nulla da soli? Crescendo dovete essere in grado di dialogare, di scoprire ciò che è vero e attenervi a quello. Dovete imparare a difendere ciò che ritenete giusto anche se causa dolore, sofferenza, perdita di denaro e così via, e per questo da giovani dovete sentirvi completamente al sicuro e a vostro agio. Molti giovani non si sentono al sicuro perché hanno paura dei ragazzi più grandi, degli insegnanti, dei genitori e così non si sentono mai a casa. Quando invece vi sentite veramente a casa, accade un fatto strano. Quando potete chiudervi in camera vostra e rimanere da soli, senza che nessuno vi veda o vi dica cosa fare, vi sentite davvero al sicuro e allora cominciate a fiorire, a comprendere, ad aprirvi. La funzione della scuola è di aiutarvi ad aprirvi, altrimenti non è affatto una scuola. In un posto in cui vi sentite a casa, nel senso che vi sentite al sicuro, non disprezzati, non costretti a fare quello che vi dicono, vi sentiti felici, a vostro agio, non vi comportate male, non è vero? Se siete felici non offendete nessuno, non distruggete nulla. Ma è molto difficile far sentire lo studente completamente felice, perché viene a scuola con l'idea che il preside, gli insegnanti e il personale di servizio gli diranno cosa fare o lo tratteranno male e perciò ha paura. Molti di voi arrivano da famiglie o da scuole in cui sono stati educati a rispettare la posizione sociale. I vostri genitori e il direttore hanno una certa posizione e così ne avete paura e rispetto. Ma in questa scuola dobbiamo creare un'atmosfera di libertà che può nascere solo quando le funzioni non conferiscono nessuno status e quindi c'è un senso di uguaglianza. Il vero scopo di una buona educazione è di aiutarvi a essere individui vitali e sensibili, senza paure e senza falso rispetto verso chi ricopre certe posizioni.

Perché ci piace giocare e non ci piace studiare?

Per il semplice motivo che gli insegnanti non sanno insegnare. Tutto qui, non c'è nulla di complicato. Se un insegnante ama la matematica, la storia o qualsiasi altra materia, allora anche voi l'amerete, perché la passione si trasmette. Non lo sapete? Se un musicista ama cantare e ci mette tutto il suo essere, non comunica qualcosa anche a voi che lo ascoltate? Vi fa venire voglia di imparare a cantare. Ma molti educatori non amano la loro materia, li stufa, è diventata una routine che devono sopportare per guadagnarsi da vivere. Se i vostri insegnanti amassero davvero insegnare sapete che cosa accadrebbe? Diventereste esseri umani straordinari e vi piacerebbe non solo giocare ma anche studiare; amereste i fiori, il fiume, gli uccelli, la terra, perché sentireste vibrare tutto nel cuore, imparereste più velocemente e la vostra mente sarebbe eccellente, non mediocre. Per questo è importante educare coloro che si occupano di educazione, ma è una cosa molto difficile perché quasi tutti sono ormai prigionieri delle loro abitudini. Ma le abitudini non sono così statiche nei giovani, se amate anche una sola cosa per se stessa, se vi piace davvero un certo gioco o la matematica, la storia, dipingere o cantare, allora noterete che intellettualmente siete svegli, vitali e riuscirete bene negli studi. Dopotutto, alla mente piace indagare e conoscere perché è curiosa, ma la curiosità viene distrutta da un'educazione sbagliata. Quindi non bisogna educare solo lo studente ma anche l'insegnante. Lo stesso vivere è un processo di educazione, di apprendimento. Gli esami finiscono, ma non si smette mai di imparare e se la mente è curiosa e vigile potete imparare da qualsiasi cosa.

Lei ha detto che se si vede che una cosa è falsa, questa finisce. Io vedo quotidianamente che fumare è sbagliato eppure non riesco a smettere.

Avete mai osservato gli adulti che fumano: i genitori, gli insegnanti, i vicini o altri? Per loro è diventata un'abitudine, vero? Continuano a fumare, un giorno dopo l'altro, per anni; sono diventati schiavi di un'abitudine. Molti si rendono conto di quanto sia stupido essere schiavi di qualcosa e combattono contro l'abitudine, si danno delle regole, oppongono resistenza, cercano tutti i sistemi per liberarsene. Ma un'abitudine è una cosa morta, un'azione automatica, e più si cerca di combatterla più diventa forte. Se la persona che fuma diventa consapevole della sua abitudine, cosciente dell'atto di mettersi la mano in tasca, prendere il pacchetto, poi la sigaretta, mettersela fra le labbra, accenderla e tirare la prima boccata, se ogni volta che ripete questo rito lo osserva semplicemente senza condanna, senza pensare che fumare è una cosa orribile, allora non dà nuova vitalità all'abitudine. Ma per perdere davvero un'abitudine bisogna investigarla molto a fondo, cioè approfondire perché la mente coltiva l'abitudine, perché è disattenta. Se tutti i giorni vi lavate i denti guardando fuori dalla finestra, diventa un'abitudine; ma se ve li pulite con molta cura, con tutta l'attenzione, non è più un'abitudine, una routine da ripetere senza pensarci. Provateci, osservate come la mente tende a sonnecchiare nell'abitudine e rimanere indisturbata. Molte menti funzionano così, nel solco dell'abitudine, e invecchiando peggiorano. Probabilmente anche voi avete già acquisito decine di abitudini. Avete paura di quello che potrebbe succedere se non fate ciò che dicono i genitori, se non vi sposate come vi consigliano loro e così la vostra mente è già imbrigliata in un solco; anche se avete solo dieci o quindici anni dentro di voi siete già vecchi, appassiti. Magari avrete anche un bel corpo, ma non avete nient'altro. Il corpo è giovane e forte, ma la mente è già oppressa del suo stesso peso. Quindi è molto importante comprendere perché la mente si rifugia nelle abitudini, perché si muove in solchi già tracciati, come sui binari di un tram e ha paura di dubitare, di indagare. Se dite: "Mio padre è sikh, quindi lo sono anch'io, mi lascerò crescere i capelli e indosserò il turbante", se lo dite senza indagare, senza mettere in dubbio nulla, senza pensare minimamente a rompere questa tradizione, allora siete come una macchina. Anche fumare vi rende delle macchine, schiavi dell'abitudine; solo quando lo comprendete la mente diventa fresca, giovane, attiva, viva, e così ogni giorno è nuovo, ogni aurora che si riflette nel fiume è uno spettacolo meraviglioso da ammirare.

Perché ci sentiamo intimoriti quando gli adulti sono severi? E che cosa li rende così seri?

Avete mai pensato che cosa significa essere seri? Voi lo siete mai? Siete sempre allegri, carini, sorridenti o in certi momenti siete quieti, semplicemente seri, senza una ragione particolare? E perché avete paura se gli adulti lo sono? Che c'è da temere? Avete paura che vedano qualcosa di voi che non vi piace? Molti di noi non pensano a queste cose; se abbiamo paura davanti a una persona anziana e seria non ce ne domandiamo il motivo. Che cosa vuol dire essere seri? Riflettiamoci un pò. Potete essere seri per faccende superficiali. Quando comprate un sari, per esempio, ci mettete molta attenzione, vi preoccupate, passate un'intera mattinata a girare per vari negozi a osservare molti modelli. Anche questa può essere vista come serietà, ma si tratta di una serietà superficiale. Potete essere seri andando al tempio tutti i giorni a portare ghirlande e offerte ai sacerdoti, ma sono tutti comportamenti falsi, non è vero? Perché la verità o Dio non si trovano in nessun tempio. Oppure potete prendere sul serio il nazionalismo, che è un'altra falsità. È quello che vi fa dire: "Questa è la mia India, il mio paese, giusto o sbagliato che sia"; oppure vi fa pensare che l'India possegga il maggior tesoro di saggezza spirituale e quindi sia più importante delle altre nazioni. Quando ci identifichiamo con un certo paese e ne siamo orgogliosi diamo vita al nazionalismo nel mondo. Il nazionalismo è un falso dio, ma milioni di persone lo considerano con grande serietà; sono disposte ad andare in guerra, distruggere, uccidere o essere uccise nel nome del loro paese, e questo genere di serietà è usato e sfruttato dai politici. Quindi potete essere seri su questioni false. Ma se cominciate davvero a indagare che cosa significa essere seri, allora scoprite che esiste una serietà che non ha nulla a che vedere con azioni false o schemi particolari, una serietà che nasce quando la mente non cerca un risultato, un fine.

Che cos'è il destino?

Volete davvero parlare di questo problema? Porre una domanda è la cosa più facile del mondo, ma ha senso solo se vi riguarda direttamente, se siete seri. Avete notato che molte persone perdono ogni interesse una volta posta la domanda? L'altro giorno un signore ha fatto una domanda poi ha cominciato a sbadigliare, a grattarsi la testa e a chiacchierare con il suo vicino; aveva completamente perso ogni interesse per quello che si stava dicendo. Quindi vi suggerisco di non fare domande a meno che non siano davvero importanti per voi. Che cosa sia il destino è un problema difficile e complesso. Se una causa si è messa in moto, produrrà inevitabilmente un risultato. Se grandi masse di individui (che si tratti di russi, americani o indiani) si preparano per la guerra, il loro destino sarà proprio quello; anche se sostengono di volere la pace, di voler solo difendersi, le loro azioni condurranno alla guerra. Allo stesso modo, quando milioni di persone hanno preso parte per secoli allo sviluppo di una certa civiltà o cultura, creano una dinamica che cattura e spazza via i singoli individui, volenti o nolenti; e questo processo di essere catturati e distrutti da una certa corrente di civiltà può essere chiamato destino. Dopotutto, se siete figli di un avvocato che insiste perché lo diventiate anche voi, e se siete disposti a compiacere il suo desiderio anche se vi piacerebbe fare qualcosa di diverso, il vostro destino è ovviamente diventare avvocato. Ma se vi rifiutate, se insistete per riuscire a fare quello che vi piace (scrivere, dipingere o fare il mendicante) vuol dire che siete usciti dalla corrente, avete interrotto il destino che vostro padre voleva per voi. E lo stesso vale per la cultura o la civiltà. Per questo è importante essere istruiti nel modo giusto, educati a non essere soffocati dalla tradizione, a non ricadere nel destino di un certo gruppo etnico, culturale o familiare, a non diventare macchine che si muovono verso un fine predestinato. La persona che comprende tutto questo processo lo interrompe e resta sola, crea il suo proprio slancio; e se il suo agire si stacca dal falso per il vero, il suo slancio stesso diventa verità. Persone così sono libere dal destino.

14 – La disciplina

Vi siete mai chiesti perché accettiamo che ci venga imposta una disciplina o perché ce la imponiamo noi stessi? Tutti i partiti politici dicono che bisogna seguire la disciplina del partito, così come i genitori, gli insegnanti e la società vi dicono che bisogna essere disciplinati, controllati. Perché? Abbiamo davvero bisogno della disciplina? So bene che la riteniamo necessaria, che sia imposta dalla società o un maestro spirituale, da un codice morale o dalla nostra esperienza. La persona ambiziosa che insegue il successo e il denaro, o vuole diventare un politico importante, si autodisciplina proprio grazie alla sua ambizione. Tutti intorno a voi sostengono la necessità della disciplina: bisogna andare a letto e alzarsi a una data ora, studiare, superare esami, ubbidire ai genitori e così via. Ma perché mai dovreste essere disciplinati? Che cosa significa la disciplina? Vuol dire che dovete adattarvi a qualcosa, non è vero? Adattare il vostro pensiero a quello che vi dicono, resistere a certi desideri e accettarne altri, aderire ad alcune pratiche, conformarvi, reprimere, seguire, non solo superficialmente, ma anche nel profondo: ecco cosa significa la disciplina. Per secoli e secoli ci è stato detto che è necessaria, l'hanno sostenuto tutti gli insegnanti, i guru, i sacerdoti, i politici, i re, gli avvocati, la società in cui viviamo. Così io mi chiedo, e spero lo facciate anche voi, se la disciplina è davvero necessaria, se non sia possibile un approccio completamente diverso al problema. Io penso di sì, ed è questa la vera sfida, non solo per le scuole ma per il mondo intero. Si dà per scontato che per essere efficienti sia fondamentale essere disciplinati da un codice morale, un credo politico o dall'abitudine di lavorare in fabbrica come macchine; ma tutto questo ottunde la mente attraverso il conformismo. La disciplina vi rende forse liberi o vi fa adeguare a un modello ideologico, come l'utopia comunista o qualche altro modello morale o religioso? Sarà mai uno strumento di libertà? Dopo avervi legati, imprigionati come fanno tutte le discipline, potrà mai lasciarvi andare? Pensate sia possibile? Oppure c'è un approccio completamente diverso, che consiste nel risvegliare una visione intuitiva del problema della disciplina? È possibile che l'individuo abbia un unico desiderio e non due o più desideri conflittuali? Capite che cosa intendo? Quando avete due, tre o dieci desideri avete il problema della disciplina, non è così? Volete essere ricchi, avere belle macchine e case, ma allo stesso tempo volete rinunciare a queste cose perché pensate che possedere poco o nulla sia morale, etico, religioso. Ed è possibile essere educati nel modo giusto, così da essere integri, senza contraddizioni e quindi senza bisogno di disciplina? Essere integri implica un senso di libertà che la rende superflua, perché si è completi a tutti i livelli nello stesso momento. La giusta educazione fin dalla più tenera età creerebbe una condizione priva di contraddizione, sia dentro sia fuori di noi, e in tal caso non ci sarebbe bisogno di disciplina o costrizione perché fareste ogni cosa in modo completo, libero, con tutto il vostro essere. La disciplina serve solo quando c'è contraddizione; i politici, i governi, le religioni organizzate vogliono che pensiate in modo univoco, perché se diventate totalmente comunisti o cattolici non rappresentate un problema, vi limitate a credere e ad agire come macchine. In tal caso non vi è contraddizione perché vi limitate a seguire; ma si tratta di un atteggiamento distruttivo perché è meccanico, è solo conformismo senza nessuna creatività. Possiamo creare, fin dalla più tenera età, un senso di sicurezza e di tranquillità tali per cui non ci sia bisogno di essere questo o quello? Perché quando c'è una battaglia interiore c'è conflitto, e per superarlo ci vuole disciplina. Se invece siete educati nel modo giusto agirete in modo integro, senza contraddizioni e senza atteggiamenti compulsivi. Finché non c'è integrità ci vuole disciplina, che però è distruttiva perché non conduce alla libertà. L'integrità non richiede nessuna disciplina: se faccio ciò che è bene, che è vero, che è davvero bello, con tutto il mio essere, non c'è nessuna contraddizione in me, non mi conformo a nulla. Se quello che faccio è davvero giusto di per sé, non secondo la tradizione indù o la teoria comunista, ma giusto in ogni momento e circostanza, sono un essere umano integro e non ho bisogno di disciplina. E la funzione della scuola non è forse quella di risvegliare in voi un senso di fiducia integrale, così da spingervi non solo verso ciò che volete fare, ma verso ciò che è buono e giusto, eternamente vero? Se amate non c'è bisogno di disciplina, non è vero? L'amore porta con sé una sorta di comprensione creativa, dove non ci sono resistenza né conflitto; ma è possibile amare con un'integrità simile solo quando ci sentiamo completamente sicuri, a nostro agio, specialmente da giovani. Questo significa che educatore e studente devono avere una fiducia reciproca totale, altrimenti creeremo una società orribile e distruttiva come quella attuale. Se comprendiamo cos'è un'azione completamente integra e senza contraddizioni, che non richiede disciplina, penso che potremo dare vita a una cultura completamente diversa, a una civiltà nuova. Ma se ci limitiamo a resistere e a reprimere, quello che è rimosso si ripresenterà sotto forme diverse, con azioni dannose e distruttive. Quindi è molto importante comprendere completamente il problema della disciplina, che per me è una cosa orribile, non creativa ma distruttiva. Ma se ci fermassimo qui potreste pensare che sia lecito fare ciò che si vuole. Al contrario, una persona che ama non fa quello vuole, solo l'amore porta ad agire giustamente. Amare e lasciare che l'amore agisca porta ordine nel mondo.

Perché sentiamo un senso di avversione per i poveri?

Nutrite veramente un sentimento di avversione verso i poveri? Non sto giudicando, lo chiedo soltanto; sentite davvero di detestare i poveri? E se è così, perché? Forse perché un giorno anche voi potreste essere poveri, e rifiutate la possibilità della miseria stessa? O è perché disprezzate l'esistenza misera, sporca e disordinata del povero? E poiché disprezzate il disordine, lo squallore, la sporcizia, non volete avere nulla a che fare con lui? È così? Ma chi ha creato la povertà, lo squallore, il disordine nel mondo? Voi, i genitori, i governi, tutta la società li ha creati, perché non c'è amore nel nostro cuore. Non amiamo né i figli né i vicini, né i vivi né i morti; non amiamo nulla. I politici non elimineranno la miseria e la bruttura del mondo, e neppure le religioni e i riformatori, perché si preoccupano solo di rattoppare qualche aspetto; ma se ci fosse veramente amore, tutto questo orrore sparirebbe domani stesso. Voi amate qualcosa? Sapete cosa vuol dire amare? Quando amate qualcosa completamente, con tutto il vostro essere, l'amore non è sentimentale, non è dovere, non è fisico o spirituale. Amate qualcuno o qualcosa con tutto il vostro essere? I vostri genitori, un amico, il vostro cane, un albero? Si? Temo di no. Per questo nel vostro essere c'è tanto squallore, odio e invidia, mentre in chi ama non c'è spazio per nient'altro. Dovremmo veramente dedicare del tempo a parlare di questo, per scoprire come rimuovere quello che impedisce alla mente di amare, perché solo quando amiamo possiamo essere liberi e felici. Solo le persone amorevoli, vitali, felici possono creare un nuovo mondo, non i politici, non i riformatori o i santi, che appartengono a una qualche ideologia.

Lei parla di verità, bontà e integrità e questo implica che dall'altra parte c'è falsità, malvagità e disgregazione. Come si può essere veri, buoni e integri senza disciplina?

In altre parole, se siamo invidiosi come possiamo essere liberi dall'invidia senza disciplina? Penso sia importante capire la domanda, perché la risposta è nella domanda, non è separata. Sapete che cosa significa invidia? Voi siete belli, eleganti, indossate un bel turbante o un bel sari e anch'io voglio vestirmi così ma non posso, e allora sono invidioso perché voglio quello che avete voi, voglio essere diverso da quello che sono. Sono invidioso perché voglio essere bello come voi, avere dei bei vestiti, una casa elegante e la vostra posizione. Poiché sono insoddisfatto di quello che sono, voglio essere come voi; ma se comprendo la mia insoddisfazione e la sua causa, non vorrò più essere come voi o avere quello che avete voi. In altre parole, se comincio a comprendere quello che sono non farò più confronti e non sarò più invidioso di nessuno. L'invidia nasce quando voglio essere diverso da ciò che sono e diventare come qualcun altro. Ma se decido di voler capire quello che sono, qualunque cosa questo significhi, allora l'invidia svanisce; non c'è più bisogno di disciplina, e dalla mia comprensione nasce l'integrità. L'educazione, l'ambiente, la cultura sostengono che dobbiamo diventare qualcosa, come pure le filosofie, le religioni e i libri sacri. Ma ora vedo che il processo di divenire qualcosa implica invidia, vale a dire l'insoddisfazione per ciò che sono. Voglio comprendere chi sono, voglio scoprire perché mi paragono sempre a qualcun altro e perché cerco di diventare qualcosa; e se comprendo quello che sono non c'è più bisogno di disciplina, perché in questo processo nasce l'integrità. La contraddizione mi porta alla comprensione di me stesso, e questa a sua volta fa nascere un'azione integrale, completa.

Che cos'è il potere?

C'è il potere di muovere una macchina grazie all'energia prodotta dalla combustione, dal vapore o dall'elettricità. C'è il potere insito in un albero, che fa scorrere la linfa e crea la foglia. C'è il potere di pensare in modo chiaro, di amare, di odiare, il potere di un dittatore, quello di sfruttare le persone in nome di Dio, dei Maestri, del paese. Sono tutte forme di potere. L'elettricità, la luce, l'atomo e così via sono in se stessi forme buone di potere, non è vero? Ma il potere della mente, che li usa per scopi aggressivi e tirannici al fine di ottenere qualcosa, è malefico in qualsiasi circostanza. Il capo di un'associazione, chiesa o gruppo religioso che esercita il suo potere sugli altri è una persona malvagia, perché controlla, condiziona e guida le persone senza sapere lui stesso dove sta andando. Questo è vero non solo per le grandi organizzazioni ma anche nei piccoli gruppi in tutto il mondo. Nel momento in cui una persona non è confusa, ma piena di chiarezza, smette di essere una guida e quindi non ha nessun potere. È fondamentale capire perché la mente umana vuole avere potere sugli altri. I genitori hanno potere sui figli, la moglie sul marito e viceversa. A partire dalla famiglia, il male si estende fino a diventare la tirannia dei governi, dei leader politici e degli interpreti religiosi. È possibile vivere senza sete di potere, senza voler influenzare o sfruttare gli altri, senza volere il potere per sé, per un gruppo o una nazione, per un maestro o un santo? Tutte queste forme di potere sono deleterie e causano infelicità agli esseri umani. Mentre essere davvero gentili, comprensivi, amorevoli ha stranamente il suo effetto al di là del tempo. L'amore ha la sua eternità e dove c'è amore non c'è un potere cattivo.

Perché cerchiamo la fama?

Ci avete mai pensato? Vogliamo essere famosi come scrittori, poeti, pittori, politici, cantanti e così via. Perché? Perché non amiamo veramente quello che facciamo. Se amaste cantare, dipingere, scrivere poesie, se fosse veramente così, non vi importerebbe di essere famosi. Voler essere famosi è un desiderio meschino, superficiale, stupido, non ha senso; ma siccome non amiamo quello che facciamo vogliamo arricchirlo con la fama. L'istruzione attuale è corrotta, perché ci insegna ad amare il successo e non quello che facciamo, e il risultato diventa più importante dell'azione. Sapete, è un bene non esibire la propria bravura, essere anonimi, amare quello che si fa senza esibizionismi. È bello essere gentili senza avere un riconoscimento. Così non diventate famosi, non apparite sui giornali e i politici non vi vengono a cercare. Siete solo esseri umani creativi che vivono nell'anonimato, e in questo c'è ricchezza e grande bellezza.

15 – Collaborazione e condivisione

Abbiamo parlato di tante cose, dei molti problemi della vita, non è vero? Ma mi chiedo se sappiamo davvero che cos'è un problema. I problemi diventano difficili da risolvere se permettiamo che mettano radici nella mente. La mente crea i problemi e poi diventa il terreno in cui si radicano, e quando un problema è entrato nella mente è molto difficile da sradicare. È essenziale che la mente veda il problema e non gli fornisca terreno in cui crescere. Uno dei problemi basilari che il mondo deve affrontare è quello della collaborazione. Che cosa significa la parola « collaborazione »? Collaborare vuol dire fare delle cose insieme, costruire, sentire, avere qualcosa in comune e lavorare insieme in libertà. Ma gli esseri umani non sono portati a lavorare insieme in modo naturale, semplice e felice, lo fanno mossi dalla paura o da regole, minacce, punizioni e ricompense. È quello che accade in tutto il mondo. I governi tirannici costringono le persone a lavorare insieme con la violenza; chi non « collabora » viene liquidato o chiuso in campi di concentramento. Nelle cosiddette nazioni civili siete indotti a lavorare insieme nel nome della patria o per un'ideologia congegnata e propagandata perché venga accettata; oppure lavorate insieme per sostenere un programma stilato da qualcuno, un'utopia. Sono i programmi, le idee e l'autorità che inducono le persone a lavorare insieme; anche se definiamo questa modalità « collaborazione », parliamo sempre di un meccanismo di punizione e ricompensa che implica la paura. Si lavora sempre per qualcosa: per il paese, il re, il partito, Dio o il maestro, per la pace o per una riforma. La vostra idea di cooperazione è lavorare insieme per un certo risultato. Avete ad esempio l'ideale di costruire una scuola perfetta, lavorate a questo scopo e dite che la cooperazione è necessaria. Tutto questo implica un'autorità, non è vero? C'è sempre qualcuno che sa cos'è giusto fare, e allora dite che dovete cooperare per il fine stabilito. Ma questa non è collaborazione, è una forma di avidità, di paura, di costrizione. Dietro c'è la minaccia che se non « collaborate » il governo non vi riconoscerà, il piano quinquennale non sarà rispettato, oppure sarete spediti in un campo di concentramento, il paese perderà la guerra o non andrete in paradiso. C'è sempre qualche forma di costrizione e dove c'è costrizione non può esserci vera collaborazione. Non c'è cooperazione nemmeno quando lavoriamo insieme solo perché abbiamo deciso di fare una certa cosa, perché in un tale accordo quello che conta è il fine e non il lavorare insieme. Ci accordiamo per costruire un ponte, una strada o per piantare alberi, ma in tale accordo c'è sempre il timore del contrasto, la paura che io non faccia la mia parte lasciando a voi tutto l'impegno. Quindi non c'è collaborazione quando lavoriamo insieme con una forma di costrizione, o per semplice accordo, perché dietro questo sforzo c'è l'idea di ottenere o evitare qualcosa. Per me la collaborazione è completamente diversa; è divertirsi a stare insieme e fare qualcosa, ma non necessariamente qualcosa in particolare. Capite? I bambini hanno questo senso di essere e fare insieme. Lo avete mai notato? Collaborano in tutto. Non si tratta di essere d'accordo o meno, né di premio o punizione, vogliono semplicemente aiutare, collaborano per istinto, per il gusto di stare e fare insieme. Ma gli adulti distruggono questo spirito naturale e spontaneo nei bambini dicendo: "Se fai questo ti darò una ricompensa, altrimenti non ti lascerò andare al cinema", e così facendo introducono l'elemento della corruzione. Quindi, la vera collaborazione non avviene semplicemente accordandosi su un progetto, ma con la gioia, con un senso di unità, se così si può dire; perché in questo sentimento non c'è nessuna fissazione su un'opinione o un'idea personale. Quando conoscete questo genere di cooperazione, sapete anche quando non collaborare, che è altrettanto importante. Capite? È necessario risvegliare in noi questo spirito di cooperazione, perché non sarà un semplice programma o accordo a farci lavorare insieme, ma uno straordinario senso di unità, di gioia nell'essere e fare insieme, senza nessuna idea di premio o punizione. È molto importante, ma è altrettanto importante sapere quando non cooperare; perché se non siamo saggi potremmo cooperare con chi saggio non è, con capi ambiziosi dalle idee grandiose o assurde, come Hitler e altri dittatori del passato. Dobbiamo capire quando non cooperare e possiamo saperlo soltanto quando conosciamo la gioia della vera cooperazione. È una questione molto importante, perché quando vi suggeriscono di lavorare insieme, la vostra reazione immediata è chiedere cosa farete insieme e perché. In altre parole, quello che va fatto diventa più importante del senso di essere e fare insieme; e quando il progetto, l'idea, l'utopia ideologica diventa preponderante, non c'è vera cooperazione. È solo l'idea a tenerci insieme, e se un'idea può unirci un'altra può dividerci. Ciò che conta è risvegliare in noi questo spirito di cooperazione, il senso di gioia nell'essere e fare insieme, senza nessuna idea di premio o punizione. Molti giovani lo fanno in modo libero e spontaneo, se non sono rovinati dagli adulti.

Come possiamo liberarci delle nostre preoccupazioni mentali se non possiamo evitare le situazioni che le causano?

Allora le dovete affrontare, non è vero? Per liberarvi delle preoccupazioni di solito cercate di evitare il problema; andate al tempio o al cinema, leggete una rivista, accendete la radio o cercate altre forme di distrazione. Ma fuggire non risolve il problema, perché quando tornate lo ritrovate lì, quindi perché non affrontarlo dall'inizio? Che cos'è la preoccupazione? Vi preoccupate pensando agli esami e avete paura di non farcela; allora vi ammazzate di lavoro e passate le notti insonni. Se non li superate i vostri genitori saranno delusi, e voi per primi sareste molto felici di dire che ce l'avete fatta. Continuate a preoccuparvi fino al giorno degli esami e poi fino alla pubblicazione dei risultati. Potete forse scappare dalla situazione? Non è possibile, giusto? Quindi dovete affrontarla. Ma perché ve ne preoccupate? Avete studiato, avete fatto del vostro meglio e passerete l'esame oppure no. Più ve ne preoccupate, più diventate nervosi e spaventati e meno siete in grado di pensare; e quando arriva il giorno dell'esame non riuscite a scrivere niente, continuate a guardare l'orologio, come è successo anche a me! Quando la mente rimugina un problema e ci pensa senza posa, diciamo che è preoccupata, non è così? Com'è possibile liberarsi della preoccupazione? Innanzitutto è importante non dare al problema un terreno fertile per mettere radici. Sapete che cos'è la mente? Grandi filosofi hanno dedicato anni a esaminarne la natura, e si sono scritti molti libri in proposito. Ma se dedichiamo tutta la nostra attenzione a questo interrogativo penso sia abbastanza semplice scoprire cos'è la mente. Avete mai provato a osservarla? Tutto quello che avete imparato fino a oggi, il ricordo delle vostre piccole esperienze, quello che vi hanno detto i genitori o gli insegnanti, quello che avete letto nei libri o osservato nel mondo intorno a voi, tutto questo è la mente. È la mente che osserva, discerne, impara, coltiva le cosiddette virtù, che comunica idee, che ha desideri e paure. Non è solo quello che vedete in superficie, ma anche negli strati più profondi dell'inconscio dove si nascondono l'orgoglio razziale, le motivazioni, i bisogni, i conflitti. Tutto questo è la mente, che chiamiamo coscienza. La mente vuole sempre occuparsi di qualcosa, come una madre che si preoccupa dei figli o una donna di casa della cucina, un politico della sua popolarità e della posizione in parlamento; e una mente occupata è incapace di risolvere qualsiasi problema. Capite? Soltanto una mente libera può essere fresca e comprendere un problema. Osservate la mente e vedrete come si agita, com'è sempre occupata da qualcosa che qualcuno vi ha detto ieri, o che avete appena imparato o che farete domani, e così via. Non è mai libera; ma questo non significa che bisogna avere una mente piatta o un vuoto mentale. Finché è occupata con i pensieri, elevati o bassi che siano, la mente è piccola e meschina, e una mente meschina non può risolvere nessun problema, può solo esserne preda. Per quanto grande sia il problema, la mente lo rende meschino proprio con la sua preoccupazione. Solo una mente libera e quindi fresca può affrontare e risolvere un problema. Ma è difficile avere una mente libera. Ogni tanto sedetevi tranquilli in riva al fiume o in camera vostra, osservatevi e vedrete come il piccolo spazio di cui siamo coscienti, che chiamiamo mente, si riempie subito di molti pensieri. Finché la mente è piena, occupata dai pensieri, che si tratti della mente di una casalinga o di un grande scienziato, rimane piccola, meschina e non può affrontare nessun problema. Mentre una mente libera, che ha spazio, può affrontare e risolvere i problemi perché è fresca, li vede come se fosse sempre la prima volta, non con il vecchio retaggio dei ricordi e delle tradizioni.

Come possiamo conoscere noi stessi?

Conoscete il vostro viso perché vi guardate spesso allo specchio. E c'è anche uno specchio in cui potete vedervi interamente, non solo il viso ma tutto quello che pensate, che sentite, le vostre motivazioni, appetiti, esigenze e paure. È lo specchio della relazione fra voi e i vostri genitori, fra voi e gli insegnanti, fra voi e il fiume, gli alberi, la terra, fra voi e i vostri pensieri. La relazione è uno specchio in cui potete vedervi, non come vi piacerebbe essere ma così come siete. Quando mi guardo in uno specchio normale posso desiderare di vedermi bello, ma non succede perché lo specchio riflette la mia faccia così com'è, e quindi non mi posso illudere. Allo stesso modo posso vedere me stesso così come sono nello specchio della relazione con gli altri. Posso osservare come parlo con le persone: sono molto gentile con chi mi può dare qualcosa e rude o sprezzante con gli altri. Sono attento con le persone che temo, mi alzo in piedi quando entra una persona importante, ma se entra un inserviente non lo noto neppure. Quindi, osservandomi nella relazione scopro la falsità del mio rispetto per le persone, non è vero? Posso anche scoprire come sono nella mia relazione con gli alberi, con gli uccelli, le idee e i libri. Potete avere tutti i titoli accademici del mondo, ma se non conoscete voi stessi siete comunque persone stupide. Conoscere se stessi è lo scopo vero dell'educazione. Senza la conoscenza di sé, limitarsi ad accumulare fatti o prendere appunti per superare gli esami è piuttosto stupido. Potete citare la Bhagavad Gita, le Upanishad, il Corano e la Bibbia, ma se non conoscete voi stessi ripetete solo parole come pappagalli. Quando cominciate a conoscervi, anche solo un pò, ha inizio uno straordinario processo di creatività. Vedervi improvvisamente per quello che siete, cioè avidi, litigiosi, collerici, invidiosi, stupidi, è una vera e propria scoperta. Vedere il fatto senza cercare di alterarlo, vedere esattamente quello che siete è una rivelazione stupefacente. Da lì potete andare sempre più a fondo, all'infinito, perché non c'è fine alla conoscenza di sé. Attraverso la conoscenza di voi stessi cominciate a scoprire cos'è Dio, cos'è la verità e lo stato che è al di là del tempo. L'insegnante vi potrà pure trasmettere la conoscenza che ha a sua volta ricevuto e così potrete superare bene gli esami, ottenere una laurea e tutto il resto, ma se non vi conoscete come conoscete la vostra faccia allo specchio, tutto il sapere del mondo avrà ben poco significato. Le persone colte che non conoscono se stesse non sono intelligenti, non sanno cosa significhi pensare, cosa sia la vita. Per questo è importante che l'educatore sia istruito nel vero senso della parola, che conosca i movimenti della mente e del cuore, che si veda per quello che è nello specchio della relazione. La conoscenza di sé è l'inizio della saggezza, contiene l'universo intero, abbraccia tutte le fatiche dell'umanità.

Possiamo conoscere noi stessi senza essere ispirati da qualcuno?

Per conoscervi avete bisogno di essere ispirati, sollecitati, stimolati, trascinati? Ascoltate bene la domanda e scoprirete la vera risposta. Metà del problema è già risolto se lo studiate, non è vero? Ma non potete studiarlo se la mente è impegnata a trovare una risposta. La domanda è: per poter conoscere noi stessi abbiamo bisogno di essere ispirati da qualcuno? Se avete bisogno di un guru, di qualcuno che vi ispiri, vi incoraggi, vi dica che state andando bene, significa che contate su quella persona, e se un giorno se ne va vi sentirete persi. Quando dipendete da una persona o da un'idea per essere ispirati, prima o poi ci sarà paura, e dunque non è una vera ispirazione. Mentre, se osservate un cadavere che viene portato via o due persone che litigano, questo non vi dà da pensare? Quando vedete una persona molto ambiziosa o vi osservate cadere ai piedi di un superiore, non vi viene da riflettere? L'ispirazione può venire da qualsiasi cosa, da una foglia che cade, dalla morte di un uccello, dal comportamento umano. Se osservate tutto imparate continuamente; ma se considerate qualcuno il vostro maestro, allora siete perduti e quella persona diventa un incubo. Per questo è molto importante non seguire nessuno, non avere un maestro particolare, ma imparare dal fiume, dai fiori, dagli alberi, dalla donna che porta il suo fardello, dai familiari e dai vostri stessi pensieri. È un insegnamento che nessuno vi può dare se non voi stessi, ed è questa la sua bellezza. Richiede un'attenzione continua, una mente che indaga costantemente. Dovete imparare osservando, lottando, con la felicità e con le lacrime.

Con tutte le contraddizioni che abbiamo, com'è possibile essere e fare nello stesso momento?

Sapete che cos'è la contraddizione? Se nella vita voglio fare una certa cosa, ma voglio anche compiacere i miei genitori che desiderano tutt'altro per me, c'è contraddizione e conflitto. Che fare, allora? Se non riesco a risolvere la contraddizione ovviamente non ci sarà integrazione fra essere e fare. Quindi per prima cosa bisogna essere liberi da ogni contraddizione dentro di sé. Supponiamo che vogliate studiare pittura perché vi piace dipingere, mentre vostro padre vuole farvi diventare avvocato o uomo d'affari, altrimenti vi rinnegherà e non vi pagherà gli studi; in questo caso c'è una contraddizione in voi, no? Come eliminarla, come essere liberi dalla lotta e dalla sofferenza che vi causa? Finché siete presi nella contraddizione non riuscite a pensare; quindi dovete eliminarla, fare qualcosa. Che cosa farete? Darete retta a vostro padre? Così facendo rinuncerete alla vostra gioia in favore di qualcosa che non vi piace: è forse un modo per risolvere la contraddizione? Se invece affrontate vostro padre dicendo: "Mi spiace, non importa se dovrò elemosinare o soffrire la fame, ma io voglio dipingere", non c'è nessuna contraddizione, l'essere e il fare sono simultanei, perché sapete quello che volete fare e lo fate con tutto il cuore. Se invece diventate avvocato o uomo d'affari mentre con tutto il cuore desiderate dipingere, per il resto della vita sarete un poveretto che vive nel tormento, nella frustrazione, nell'infelicità, una persona distrutta che ne distruggerà altre. È un problema importantissimo su cui bisogna riflettere, perché crescendo i genitori pretenderanno che facciate determinate cose e se non siete chiari su quello che volete fare sarete condotti come pecore al macello. Ma se scoprite cosa volete fare e a questo dedicate la vita, allora non c'è nessuna contraddizione, e in questo caso l'essere è il fare.

Per fare quello che amiamo dovremmo forse dimenticare il nostro dovere verso i genitori?

Che cosa intendi con quella parola straordinaria, « dovere »? Dovere verso chi? Verso i genitori, il governo, la società? Se i genitori vi dicono che il vostro dovere è diventare avvocato e pensare al loro mantenimento e voi invece volete diventare sannyasi, che cosa farete? In India essere sannyasi dà sicurezza e rispettabilità, quindi vostro padre potrebbe anche essere d'accordo. Quando vi vestite da asceti diventate subito importanti e vostro padre potrebbe trarne vantaggio. Ma se volete fare dei lavori manuali, diventare un semplice falegname o lavorare la ceramica, dove sta il vostro dovere? Chi ve lo può dire? Non dovreste forse rifletterci bene, vederne tutte le implicazioni in modo da poter dire: "Sento che questa è la cosa giusta per me, e io vado avanti anche se i miei genitori non sono d'accordo?" Non limitatevi ad assecondare quello che i genitori e la società vogliono farvi fare, ma riflettete su cosa implica il dovere; vedete chiaramente che cos'è vero e attenetevi a quello per tutta la vita, anche se può significare fame, miseria, morte; ma per farlo ci vuole molta intelligenza, percezione, chiarezza di visione e molto amore. Se mantenete i vostri genitori solo perché pensate sia vostro dovere, il vostro sostegno è come una merce, non ha molto significato, perché non è fatto con amore.

Se voglio fare l'ingegnere, ma mio padre non è d'accordo e non mi aiuta, come faccio a studiare ingegneria?

Stai dicendo che se vuoi proprio diventare ingegnere e tuo padre ti caccia di casa non saresti in grado di trovare il modo e i mezzi per studiare? Potresti mendicare, o chiedere aiuto ai tuoi amici. La vita è strana, quando siamo chiari su quello che vogliamo fare le cose accadono. La vita ci viene in aiuto: un amico, una relazione, un insegnante, una nonna, qualcuno ci sosterrà. Ma se avete paura di provare perché vostro padre potrebbe cacciarvi di casa, allora siete perduti. La vita non aiuta chi cede alle richieste altrui per paura. Se siete determinati a seguire quello che volete fare, allora accadrà qualche miracolo. Magari farete la fame o dovrete lottare, ma diventerete un essere umano degno, non una semplice copia, ed è questo il miracolo. Sapete, molti di noi hanno paura ad affrontare la vita da soli; capisco che per voi giovani sia particolarmente difficile, anche perché in questo paese non c'è libertà economica come in America o in Europa. Il paese è sovrappopolato, nessuno osa per timore di quello che potrebbe accadergli, e così tutti si arrendono. Ma se persistete vedrete che qualcosa o qualcuno vi aiuterà. Se davvero resistete alle pretese della società, allora siete un individuo, e la vita vi viene in aiuto. In biologia a volte si verifica un particolare fenomeno, una mutazione, cioè un'improvvisa e spontanea deviazione dalla specie. In un giardino coltivate una certa qualità di fiori, e una bella mattina vi accorgete che ne è spuntato uno completamente diverso. Quel nuovo fiore è una specie di anomalia, una novità e il giardiniere gli dedica un'attenzione speciale; anche la vita fa così, quando vi avventurate accade qualcosa dentro e intorno a voi, la vita vi viene in aiuto in vari modi. Potrebbe non piacervi cosa accade, potrebbe trattarsi di infelicità, lotta, fame, ma quando invitate la vita, qualcosa accade. Però di solito non vogliamo invitare la vita, vogliamo giocare una partita sicura; ma chi vuole giocare sicuro, morirà sicuro. Non è così?

16 – Rinnovare la mente

Ieri mattina ho visto un cadavere che veniva portato alla cremazione. Era avvolto in un panno di un vivace color magenta e oscillava al passo delle quattro persone che lo trasportavano. Mi chiedo che impressione fa la vista di un cadavere. Non vi chiedete mai perché esiste il decadimento? Comprate un'auto nuova e nel giro di pochi anni è fuori uso. Allo stesso modo anche il corpo si esaurisce, ma non vi chiedete a questo punto perché anche la mente si deteriora? Prima o poi il corpo muore, ma la mente della maggior parte di noi è già morta. Il decadimento è dunque già in atto, ma perché mai la mente si deteriora? Il corpo si logora perché lo usiamo continuamente e quindi l'organismo fisico si esaurisce. Le malattie, gli incidenti, la vecchiaia, il cibo scadente, il patrimonio genetico sono i fattori che causano il deterioramento e la morte del corpo. Ma perché mai la mente dovrebbe deteriorarsi, invecchiare, diventare pesante e spenta? Alla vista di un cadavere non vi siete mai posti questa domanda? Il corpo muore, ma perché mai la mente dovrebbe deteriorarsi? Non ve lo siete mai chiesto? La mente si deteriora, non solo negli anziani; anche nei giovani. Diventa ottusa, pesante, insensibile, e se riuscissimo a capire il perché forse scopriremmo una verità indistruttibile. Potremmo comprendere che cos'è la vita eterna, senza fine né tempo, la vita incorruttibile che non si consuma come il corpo che viene bruciato sui ghat e gettato nel fiume. Perché la mente si logora? Da giovani, se non siete già stati rovinati dalla società, dai genitori, dalle circostanze, avete una mente fresca, vitale, curiosa; volete sapere perché esistono le stelle, perché gli uccelli muoiono e cadono le foglie, come fa un aeroplano a volare; fate molte domande su tutto. Ma questo bisogno vitale di indagare e di scoprire svanisce presto, non è vero? È soffocato dalla paura, dal peso della tradizione, dall'incapacità di affrontare questa cosa straordinaria chiamata vita. Vi siete accorti di come il vostro entusiasmo venga velocemente distrutto da una parola dura, da un gesto sprezzante, dalla paura degli esami, dalla minaccia di un genitore? E questo non significa forse che la vostra sensibilità è già stata compromessa e che la mente è già spenta? Un'altra ragione per cui la mente si ottunde è l'imitazione che deriva dalla tradizione. Il peso del passato vi induce a conformarvi, a stare in riga, così la mente si sente sicura, tranquilla, presa nel suo ingranaggio ben oliato in cui avanza senza ostacoli, senza il minimo fremito del dubbio. Osservate gli adulti che avete intorno e vi accorgerete che la loro mente non vuole essere disturbata. Vogliono la pace, anche se è quella della morte; ma la vera pace è qualcosa di completamente diverso. Avete notato che quando la mente si adegua a una traccia, a un modello, è sempre spinta dal desiderio di sicurezza? Per questo segue un ideale, un esempio, un guru; vuole essere sicura e indisturbata, quindi imita. Quando nei libri di storia si parla di grandi capi, di santi o di guerrieri, non vi viene voglia di copiarli? Certamente nel mondo vi sono grandi personaggi, ma l'istinto di imitarli, di voler diventare come loro è un fattore di deterioramento, perché la mente cerca di adattarsi a un modello. La società non vuole individui svegli, appassionati, rivoluzionari, perché non si adatterebbero al modello sociale stabilito e potrebbero comprometterlo. Per questo cerca di costringere la vostra mente nel suo schema, e la cosiddetta istruzione vi incoraggia a imitare, seguire e conformarvi.

Può la mente smettere di imitare, cioè di formarsi delle abitudini? E se ne è già prigioniera, può liberarsene?

La mente è il risultato delle abitudini, non è così? È il risultato della tradizione, del tempo inteso come ripetizione e come continuità col passato. Può la mente, la vostra mente, smettere di pensare in termini di ciò che è stato o di ciò che sarà, che di fatto è soltanto una proiezione di ciò che è stato? Può la mente essere libera dalle abitudini e smettere di crearle? Se approfondite bene il problema vedrete che può farlo, e quando la mente si rinnova senza costruire nuovi schemi e abitudini, senza cadere ancora nel solco dell'imitazione, rimane fresca, giovane, innocente e dunque capace di infinita comprensione. Per una mente così non esiste la morte, perché non c'è nessun processo di accumulazione; è questo che crea abitudine e imitazione, la mente che accumula è soggetta al logoramento e alla morte. Ma per una mente che non accumula, che non trattiene, che muore ogni giorno, ogni minuto, non c'è morte, perché si trova in uno stato di spazio infinito. Quindi la mente deve morire a tutto quello che ha raccolto, a tutte le abitudini, alle virtù imitate, a tutti i riferimenti che le danno sicurezza, così non è più presa nella rete del pensiero. Morendo al passato ogni singolo istante la mente rimane fresca, e di conseguenza non si corrompe e non contribuisce al disordine del mondo.

Come possiamo mettere in pratica quello che dice lei?

Ascoltate qualcosa che pensate sia giusto e volete metterlo in pratica nella vita quotidiana; quindi c'è differenza fra quello che pensate e quello che fate, non è così? Pensate una cosa e ne fate un'altra. Ma voi volete mettere in pratica quello che pensate, quindi c'è una discrepanza fra azione e pensiero e volete sapere come eliminarla, come congiungere il pensiero all'azione. Quando volete davvero fare una cosa la fate, non è vero? Se volete giocare a cricket trovate il modo e i mezzi per farlo, non vi chiedete come, lo fate perché lo desiderate, mettendoci tutto il vostro essere, la mente e il cuore. Ma in queste faccende siete diventati molto astuti, pensate in un modo e agite in un altro. Dite: "È un'idea fantastica e intellettualmente sono d'accordo, ma non so come fare, quindi per favore mi dica lei come". Il che significa che non volete assolutamente farlo, volete posticipare l'azione perché vi piace essere un tantino invidiosi, ad esempio. Dato che tutti sono invidiosi vi chiedete perché non dovreste esserlo anche voi e andate avanti come prima. Ma se davvero non volete essere invidiosi e vedete il fatto dell'invidia come vedete un cobra, allora smettete di esserlo e la cosa finisce lì, non vi chiedete come liberarvene. L'importante è vedere la verità di una cosa senza chiedersi come metterla in pratica, perché questo significa che non la vedete. Se incontrate un cobra sul sentiero non vi domandate che cosa fare, sapete benissimo che è pericoloso e ne state lontani. Ma non avete mai esaminato tutte le implicazioni dell'invidia, nessuno ne ha mai parlato o discusso a fondo con voi. Vi hanno detto che non bisogna essere invidiosi ma non avete mai approfondito la natura dell'invidia, non avete mai notato che la società e tutte le religioni organizzate si fondano su di essa, sul desiderio di diventare qualcosa. Quando approfondite il fatto dell'invidia e ne vedete davvero la verità, questa svanisce. Chiedere come si fa non è una domanda intelligente, perché quando vi interessa davvero qualcosa che non sapete fare vi impegnate per scoprire come farla. Se ve ne state comodamente seduti a chiedere: "Per favore, mi dica un modo pratico per liberarmi dall'avidità", continuerete a essere avidi. Ma se indagate l'avidità con una mente attenta, senza pregiudizi e ci mettete tutto il vostro essere, scoprirete da voi la verità dell'avidità; ed è la verità che vi libera, non la ricerca di un modo per essere liberi.

Perché non riusciamo mai a realizzare i nostri desideri? Perché c'è sempre qualche ostacolo che ci impedisce di fare completamente quello che desideriamo?

Se il vostro desiderio di fare qualcosa è totale, se ci mettete tutto il vostro essere senza aspettarvi un risultato, senza volere una ricompensa, cioè senza paura, allora non ci sono ostacoli. La contraddizione, l'impedimento esistono soltanto quando il vostro desiderio è incompleto, diviso, quando volete fare una cosa e allo stesso tempo ne avete paura, o quando una parte di voi vuole qualcos'altro. Capite? Ve lo spiego meglio. La società, che è la relazione fra le persone, non vuole che abbiate un desiderio totale, perché diventereste un problema, un pericolo per la società. Vi è concesso avere desideri rispettabili come l'ambizione e l'invidia, questo va bene. Essendo composta di esseri umani invidiosi, ambiziosi, che seguono e imitano gli altri, la società accetta l'invidia, l'ambizione, la fede, l'imitazione, anche se sono tutti segnali di paura. Finché i vostri desideri corrispondono a schemi prefissati siete considerati cittadini rispettabili, ma se avete un desiderio totale, non contemplato dallo schema, allora diventate un pericolo; per questo la società cerca sempre di impedirvi di avere un desiderio totale, che sarebbe espressione della totalità del vostro essere e che potrebbe manifestarsi in un'azione rivoluzionaria. L'azione dell'essere è completamente diversa dall'azione del divenire. La prima è talmente rivoluzionaria che la società la rifiuta e prende in considerazione soltanto l'azione del divenire, che ritiene rispettabile perché corrisponde ai suoi schemi. Ma qualsiasi desiderio che si esprime nell'azione del divenire è una forma di ambizione, e perciò non trova mai soddisfazione. Prima o poi viene contrastato, impedito, frustrato, e noi ci ribelliamo malamente a questa frustrazione, creando molti danni. È una questione importante da capire, perché crescendo vedrete che i vostri desideri non vengono mai soddisfatti completamente; c'è sempre un'ombra di frustrazione nel nostro cuore, non una canzone, ma un lamento. Il desiderio di diventare un grand'uomo, un santo, o qualsiasi altra cosa, non ha mai fine e quindi non può essere soddisfatto; c'è sempre la brama di avere di più, e questo crea dolore, infelicità, guerre. Ma quando si è liberi dal desiderio di divenire, c'è uno stato dell'essere la cui azione è completamente diversa. È così. Ciò che è non ha tempo, non pensa in termini di realizzazione, il suo stesso essere è la sua realizzazione.

Mi rendo conto di non essere molto intelligente, ma gli altri dicono che lo sono. Cosa dovrebbe contare per me, quello che vedo o quello che mi dicono?

Ascoltiamo bene la domanda, tranquillamente, senza cercare di trovare una risposta. Se voi mi dite che sono intelligente e io so di non esserlo, le vostre parole mi influenzeranno? Lo faranno di sicuro se mi sforzo di essere intelligente, non è così? Mi sentirò lusingato, influenzato dalla vostra osservazione. Ma se capisco che una persona ottusa non smette di esserlo solo perché cerca di essere intelligente, allora che accade? Se sono limitato e cerco di essere intelligente resterò sicuramente quello che sono, perché cercare di essere o di diventare qualcosa è segno di stupidità. Una persona limitata può acquisire una parvenza di intelligenza, può superare gli esami, trovare un impiego, ma non smette per questo di essere poco sveglia: vi prego, seguite, non è un'affermazione cinica. Ma quando una persona è consapevole di essere ottusa, e invece di sforzarsi di essere intelligente comincia a esaminare e comprendere i propri limiti, in quel momento c'è il risveglio dell'intelligenza. Prendiamo per esempio l'avidità; voi sapete che cos'è, vero? Mangiare più del necessario, voler vincere sempre, desiderare di possedere più cose, ad esempio una macchina più grande. Allora dite che non dovete essere avidi e vi mettete a praticare la non avidità, che è un atteggiamento sciocco perché l'avidità non scompare cercando di non essere avidi. Ma se cominciate a comprendere tutte le implicazioni dell'avidità, se dedicate il cuore e la mente alla scoperta di questo fatto, allora siete liberi sia dall'avidità sia dal suo opposto, siete una persona davvero intelligente, perché state affrontando ciò che è senza imitare ciò che dovrebbe essere. Quindi, se siete un pò spenti, non cercate di essere intelligenti o brillanti, ma comprendete che cosa vi rende così. L'imitazione, la paura, il fatto di copiare qualcuno, di seguire un esempio o un ideale, tutto questo rende la mente ottusa. Quando smettete di seguire qualcuno, quando non avete paura, quando siete in grado di pensare con chiarezza per conto vostro, non siete forse il più brillante degli esseri umani? Ma se siete stupidi e cercate di essere intelligenti, farete parte della schiera di quelli che sotto una parvenza di intelligenza rimangono comunque ottusi.

Perché facciamo i bricconi?

Se vi fate questa domanda nel momento in cui vi comportate male allora ha senso, ha valore. Ma quando siete arrabbiati, per esempio, non vi chiedete mai perché lo siete, non è vero? Ve lo domandate solo dopo, vi dite: "Che stupido, non avrei dovuto arrabbiarmi". Se invece siete consapevoli al momento della rabbia, senza condannarla, se siete completamente presenti quando il tumulto si manifesta nella mente, allora vedrete che sparisce in fretta. I bambini sono bricconi a una certa età ed è normale, perché sono pieni di vita, di argento vivo che deve manifestarsi in qualche modo. Ma vedete, è una questione davvero complessa, perché fare il diavolo a quattro potrebbe essere causato da un'alimentazione sbagliata, dalla mancanza di sonno, dall'insicurezza e così via. Se non si comprendono bene tutti questi fattori l'agitazione dei bambini diventa una ribellione verso la società; non gli si permette nessuna valvola di sfogo. Sapete chi sono i cosiddetti giovani delinquenti? Sono bambini che fanno cose orribili; sono in rivolta nella prigione della società perché nessuno li ha mai aiutati a comprendere il problema dell'esistenza. Sono pieni di vita e alcuni sono molto intelligenti; la loro ribellione è un modo per dire: "Aiutateci a capire, ad abbattere queste costrizioni, questo terribile conformismo". È una questione molto importante per l'educatore, che ha bisogno di essere educato più dei bambini.

Sono abituato a bere il tè. Un insegnante dice che è una cattiva abitudine e un altro dice invece che va bene.

E tu cosa ne pensi? Dimentica per il momento quello che dicono gli altri, potrebbe essere un loro pregiudizio, vediamo bene la domanda. Che cosa pensate di un bambino già abituato a cose come bere tè, fumare, mangiare troppo o qualsiasi altra cosa? Queste abitudini possono essere comprensibili all'età di settanta, ottant'anni, quando si ha già un piede nella fossa, ma se avete appena cominciato a vivere e siete già schiavi di qualcosa non va bene, giusto? Questa è la domanda importante, non se bere o non bere il tè. Quando siete abituati a qualcosa, la vostra mente è già sulla via del cimitero. Se pensate da indù, comunisti, cattolici o protestanti, la mente è già in declino; se invece è sveglia, se indaga per scoprire perché siete presi da certe abitudini, perché pensate in un certo modo, allora potete affrontare la questione secondaria che riguarda il fumare o bere il tè.

17 – Il fiume della vita

Non so se durante le vostre passeggiate avete mai notato un fossato lungo e stretto vicino al fiume; devono averlo scavato i pescatori; non è collegato alla corrente. Il fiume scorre senza posa, profondo e ampio, ma il fossato è tutto sporco perché non è connesso con la vita del fiume, e non contiene pesci. È stagnante, mentre il fiume, pieno di vita ed energia, gli scorre rapido accanto. Non vi sembra che gli esseri umani siano un pò così? Si scavano un piccolo fossato fuori dal flusso della vita, e lì ristagnano e muoiono; e questa stagnazione, questo decadimento, lo chiamiamo esistenza. Tutti vogliamo uno stato di permanenza, vogliamo che certi desideri durino per sempre, che i piaceri non finiscano mai. Ci scaviamo una piccola buca e vi ci barrichiamo con la nostra famiglia, le nostre ambizioni, la cultura, le paure, le nostre divinità e i nostri culti, e lì dentro moriamo mentre la vita ci scorre accanto, impermanente, costantemente mutevole, così rapida, così profonda, così piena di straordinaria vitalità e bellezza. Quando vi sedete in silenzio in riva al fiume, avete notato che riuscite a sentire la sua canzone, lo sciabordio dell'acqua, il suono della corrente che danza? C'è sempre un senso di movimento, uno straordinario movimento verso qualcosa di più ampio e profondo. Ma nel piccolo fossato non si muove nulla, le sue acque ristagnano. Se ci fate caso vi accorgerete che è questo che vogliamo: piccole pozze stagnanti di esistenza al di fuori della vita. Pensiamo che la nostra vita stagnante vada bene così e abbiamo inventato una filosofia per giustificarla. Abbiamo inventato teorie sociali, politiche, economiche e religiose a sostegno di tutto questo e non vogliamo essere disturbati, perché quello che cerchiamo è un senso di permanenza. Sapete che cosa vuol dire ricercare la permanenza? Significa volere che il piacere continui all'infinito e che il dispiacere finisca il più presto possibile. Vogliamo che il nostro nome sia famoso e che continui attraverso la famiglia o le proprietà. Vogliamo un senso di permanenza nelle relazioni, nelle attività, cerchiamo cioè una vita duratura e continua nella nostra pozza; non vogliamo nessun cambiamento vero e così abbiamo costruito una società che ci garantisca la permanenza della proprietà, del nome, della fama. Ma la vita non è affatto così, la vita non è permanente. Come le foglie che cadono dai rami, tutte le cose sono impermanenti, niente dura per sempre, cambiamento e morte sono continui. Avete mai notato quanto è bello un albero spoglio che si staglia contro il cielo? I suoi rami sono ben delineati e nella sua nudità c'è poesia, c'è come un canto. Tutte le foglie se ne sono andate e l'albero aspetta la primavera; al suo arrivo si veste nuovamente della musica di migliaia di foglie che in autunno cadranno e voleranno via; è questo il movimento della vita. Ma noi non vogliamo nulla di simile. Ci attacchiamo ai nostri figli, alle tradizioni, alla società, al nome e alle nostre piccole virtù perché vogliamo la permanenza, ed è per questo che abbiamo paura di morire; abbiamo paura di perdere quello che conosciamo. Ma la vita non è quello che vorremmo, non è affatto permanente. Gli uccelli muoiono, la neve si scioglie, gli alberi vengono abbattuti o distrutti dalle bufere e così via. Noi però vorremmo che quello che ci dà soddisfazione durasse per sempre; vogliamo che la nostra posizione e l'autorità che abbiamo sugli altri continui: ci rifiutiamo di accettare la vita così com'è. Il fatto è che la vita è come il fiume: si muove costantemente, cerca senza posa, esplora, scorre, straripa, le sue acque penetrano in tutte le crepe, ma la mente non permette che questo accada anche a lei. La mente sente che è pericoloso, è rischioso vivere in uno stato di impermanenza e di insicurezza, così costruisce un muro intorno a sé: il muro della tradizione, della religione organizzata, delle teorie politiche e sociali. La famiglia, il nome, le proprietà, le piccole virtù che abbiamo coltivato, tutto è all'interno del muro, fuori dalla vita. La vita si muove impermanente, cercando continuamente di penetrare, di sfondare questi muri dietro i quali ci sono confusione e infelicità. Gli dèi dentro le mura sono tutti falsi, e le loro scritture e filosofie non hanno senso perché la vita è al di là di tutto questo. Una mente senza mura, non oberata dal carico di ciò che ha acquisito e accumulato, dalla sua conoscenza, una mente che vive al di fuori del tempo, senza sicurezza: per una tale mente la vita è qualcosa di straordinario. Una mente simile è la vita in sé, perché la vita non ha fissa dimora. Molti di noi vogliono un luogo fisso, una piccola casa, un nome, una posizione, e diciamo che queste cose sono importanti. Pretendiamo la permanenza e creiamo una cultura basata su questa esigenza, inventando dèi che non sono affatto divini, ma semplici proiezioni dei nostri desideri. Una mente che ricerca la permanenza finisce presto per ristagnare; come quel fossato lungo il fiume, si riempie in fretta di rifiuti e marciume. Solo la mente che non ha mura, punti d'appoggio, barriere, fisse dimore, che si muove completamente con la vita, continuando a premere, esplorare, esplodere: solo una mente così può essere felice e sempre nuova, perché è creativa in sé. Capite di cosa parlo? Spero di sì, perché tutto questo fa parte di una vera educazione e quando lo comprendete la vostra vita si trasforma, la vostra relazione con il mondo, con il vicino, con la moglie o il marito ha un significato completamente diverso. Allora non cercherete di realizzarvi in alcun modo perché vedrete che la ricerca di appagamento porta soltanto sofferenza e infelicità. Dovreste parlare e discutere con i vostri insegnanti di questi argomenti, e anche fra di voi. Se lo capite, comincerete a comprendere la verità straordinaria di che cos'è la vita, e in questa comprensione ci sono grande bellezza e amore, c'è il fiorire della bontà. Ma gli sforzi di una mente che cerca uno stagno di sicurezza e di permanenza possono solo produrre oscurità e corruzione. Una volta sistemata nel suo stagno, la mente ha paura di uscirne, di cercare, di esplorare; ma la verità, Dio, la realtà o come dir si voglia, dimora oltre quello stagno. Sapete che cos'è la religione? Non è nei canti, nella ripetizione delle puja o in qualsiasi altro rituale, non è l'adorazione di divinità di latta o immagini di pietra, non è nei templi o nelle chiese, non consiste nella Bibbia o nella Gita, nella ripetizione del nome di Dio o nelle altre superstizioni inventate dagli uomini; la religione non è nulla di tutto questo. La religione è il senso di bontà, di un amore che è come un fiume vivo che scorre. In questo stato c'è un momento in cui cessa ogni ricerca, e la sua fine è l'inizio di qualcosa di completamente diverso. La ricerca di Dio, della verità, il senso di essere buoni; non la coltivazione della bontà o dell'umiltà, ma la ricerca di qualcosa oltre le invenzioni e i trucchi della mente, che significa avere la percezione di quel qualcosa, viverci dentro, esserlo: questa è vera religione. Ma è possibile solo quando lasciate lo stagno che vi siete scavati ed entrate nel fiume della vita. Allora la vita si prende cura di voi in modo sorprendente, perché voi non ve ne curate più, vi porta dove vuole perché voi ne fate parte; e non c'è più nessuna preoccupazione riguardo alla vostra sicurezza, o a quello che la gente dice o non dice, ed è questa la bellezza della vita.

Perché abbiamo paura della morte?

Pensate che una foglia che cade a terra abbia paura della morte? Pensate che un uccello viva con la paura di morire? Muore quando è il momento, ma non se ne preoccupa; è troppo occupato a vivere, a cercare insetti, a costruirsi il nido, a cantare la sua canzone, a volare per il piacere di farlo. Avete mai osservato gli uccelli volare alti nel cielo senza un battito d'ala, librandosi nel vento? Sembra che si divertano moltissimo, di certo non si preoccupano della morte. Se la morte arriva va bene così, è finita. Non si preoccupano di quello che succederà, vivono di momento in momento, non è vero? Siamo noi esseri umani a preoccuparci della morte, perché non viviamo, ed è questo il guaio: moriamo anziché vivere. Le persone anziane sono prossime alla fine e i giovani le seguono da vicino. Ci preoccupiamo della morte perché abbiamo paura di perdere quello che conosciamo, quello che abbiamo accumulato. Abbiamo paura di perdere la moglie o il marito, un figlio o un amico; abbiamo paura di perdere quello che abbiamo imparato o messo da parte. Se potessimo portare con noi tutto quanto, gli amici, gli averi, le nostre virtù, il nostro carattere, non avremmo paura di morire, non è vero? Per questo inventiamo teorie sulla morte e sull'aldilà. Ma rimane il fatto che la morte è la fine, e la maggior parte di noi non vuole affrontarlo. Non vogliamo abbandonare il noto, ed è proprio l'attaccamento a questo che crea la paura, non l'ignoto. Ma siccome la mente è fatta di ciò che è noto, il pensiero della fine la spaventa. Se riuscite a vivere di momento in momento senza preoccuparvi del futuro, senza pensare al domani, che non significa essere superficiali o pensare solo all'oggi; se siete consapevoli dell'intero processo del noto, potete abbandonarlo, lasciarlo andare completamente, e allora vedrete accadere qualcosa di straordinario. Provateci per un giorno, lasciate da parte tutto quello che sapete, dimenticatelo, e osservate semplicemente cosa succede. Non portatevi appresso le vostre preoccupazioni giorno dopo giorno, ora per ora, momento per momento; lasciatele andare, e vedrete che da questa libertà nasce una vita straordinaria che include sia il vivere sia il morire. La morte è solo la fine di qualcosa, e in questa fine c'è un rinnovamento.

Si dice che in ciascuno di noi vi sia la verità permanente ed eterna; ma se la nostra vita è temporanea, come può esserci la verità in noi?

Vedete, abbiamo reso la verità qualcosa di permanente, ma è vero? Se così fosse apparterrebbe al tempo. Dire che qualcosa è permanente implica che è continuo, e ciò che è continuo non è verità. Questa è la bellezza della verità: deve essere scoperta ogni momento, non ricordata, perché una verità ricordata è una cosa morta. La verità deve essere scoperta in ogni momento perché è viva, non è mai uguale, anche se è la stessa ogni volta che la scoprite. È importante non trasformare la verità in teoria, non dire che è permanente in noi e via dicendo: è un'invenzione dei vecchi che hanno paura sia della morte sia della vita. Queste teorie fantastiche (che la verità è permanente, che non bisogna aver paura perché siamo anime immortali, e così via) sono state inventate dalle menti corrotte di persone piene di paura, le cui filosofie non hanno nessun valore. Il fatto è che la verità è vita, e la vita non ha permanenza. La vita deve essere scoperta di momento in momento, di giorno in giorno; bisogna scoprirla, non la si può dare per scontata. Se date per scontato di conoscere la vita, non state vivendo. Tre pasti al giorno, dei vestiti, un tetto, il sesso, un lavoro, i divertimenti e il movimento del pensiero, tutto questo processo ripetitivo e superficiale non è vita. La vita è qualcosa da scoprire e non potete farlo se prima non l'avete persa, se non avete accantonato quello che avete trovato. Sperimentate quello che vi dico. Lasciate perdere le filosofie, le religioni, le abitudini, i tabù razziali e tutto il resto, perché non sono la vita. Se vi fate prendere da queste cose non la scoprirete mai; e la funzione dell'istruzione è sicuramente aiutarvi a scoprirla continuamente. La persona che dice di sapere è già morta, mentre chi sa di non sapere, chi vuole scoprire senza cercare un fine, senza pensare di arrivare da qualche parte o di diventare qualcuno, quella persona è viva, e la sua vita è verità.

Si può avere un'idea della perfezione?

Probabilmente sì, attraverso qualche speculazione, invenzione, proiezione, dicendo che una certa cosa è brutta e un'altra perfetta, facendosi un'idea della perfezione; ma l'idea della perfezione, così come il vostro credere in Dio, non ha nessun senso. La perfezione è qualcosa che si vive in un momento imprevedibile, un momento che non ha continuità; quindi non si può pensare alla perfezione, così come non c'è un modo di renderla permanente. Solo la mente molto quieta, che non premedita, non inventa, non proietta, può conoscere un momento di perfezione, completo in se stesso.

Perché sentiamo il desiderio di vendicarci quando qualcuno ci ferisce?

È una reazione istintiva di sopravvivenza, non è vero? Ma una mente intelligente, una mente sveglia, che ha riflettuto a fondo sulla questione, non sente nessun desiderio di rivalsa, non perché cerchi di essere virtuosa o di coltivare il perdono, ma perché sente che è stupido vendicarsi, non ha nessun senso. Ma vedete, per questo è necessaria la meditazione.

Io mi diverto a prendere in giro gli altri, ma se lo fanno a me mi arrabbio.

Temo che lo stesso valga per le persone adulte. A molti di noi piace sfruttare gli altri, ma non ci va di essere sfruttati. Ferire o irritare gli altri è un atteggiamento sconsiderato, non è vero? È segno di egoismo. Né a te né al tuo amico fa piacere essere presi in giro, e allora perché non smettere di farlo voi? Questo significa avere riguardo per gli altri.

Qual è il compito dell'uomo?

Tu che cosa ne pensi? Studiare, superare gli esami, trovare un lavoro e farlo per tutta la vita? Andare al tempio, unirsi a un gruppo, proporre riforme? È compito dell'uomo uccidere altri animali per cibarsene? È suo compito costruire ponti per i treni, scavare pozzi in luoghi aridi, cercare il petrolio, scalare le montagne, conquistare la terra e il cielo, scrivere poesie, dipingere, amare, odiare? Sono questi i compiti dell'uomo? Dare vita a civiltà che vacillano nel giro di qualche secolo, provocare guerre, creare Dio a propria immagine, massacrare persone nel nome della religione di stato, parlare di pace e fratellanza usurpando il potere ed essendo spietati verso gli altri: è questo che fa l'uomo, non è vero? È questo il vero compito dell'uomo? Possiamo vedere che tutto questo porta distruzione e infelicità, caos e disperazione. Il lusso più sfrenato coesiste con la povertà estrema, la malattia e la fame con i frigoriferi e gli aerei. Tutto questo è opera dell'uomo; quando lo vedete non vi chiedete: "È tutto qui? Il vero compito dell'uomo non sarà qualcosa di diverso?". Se scopriamo qual è il vero compito dell'uomo, allora i jet, le lavatrici, i ponti, gli hotel avranno un significato completamente diverso; ma se non lo scopriamo, limitarsi a proporre riforme, rifacendo quello che è già stato fatto, non porterà da nessuna parte. Allora, qual è il vero compito dell'uomo? È certamente quello di scoprire la verità, di scoprire Dio, di amare senza essere imbrigliati in comportamenti egocentrici. Nella scoperta di ciò che è vero c'è amore, e l'amore nei rapporti fra le persone creerà una civiltà diversa, un mondo nuovo.

Perché adoriamo Dio?

Temo che non adoriamo affatto Dio. Non ridete! Non amiamo Dio, se così fosse non ci sarebbe la necessità di adorarlo. Lo adoriamo perché ne abbiamo paura, nei nostri cuori c'è paura, non amore. Il tempio, la puja, la cerimonia del filo sacro, non sono cose di Dio, sono creazioni della vanità e della paura dell'uomo. Soltanto gli infelici e i timorosi adorano Dio. Quelli che possiedono ricchezze, posizione e autorità non sono felici; l'ambizioso è l'essere umano più infelice. La felicità esiste soltanto quando siete liberi da tutto questo, e allora non adorate Dio. Sono gli infelici o i tormentati che si trascinano al tempio, ma se lasciassero da parte la loro adorazione e comprendessero la loro infelicità diventerebbero uomini e donne felici, perché saprebbero che cos'è la verità, che cos'è Dio.

18 – La mente attenta

Avete mai fatto attenzione al suono delle campane del tempio? Che cosa sentite? Le note o il silenzio fra le note? Se non ci fosse il silenzio esisterebbe il suono? Se ascoltaste il silenzio i suoni non sarebbero forse più potenti, di una qualità diversa? Ma raramente facciamo davvero attenzione a qualcosa, per questo è così importante scoprire che cosa significa prestare attenzione. Quando l'insegnante vi spiega un problema di matematica, quando studiate storia o un amico vi racconta qualcosa, quando ascoltate lo sciabordio dell'acqua in riva al fiume, di solito non fate molta attenzione; ma se riuscissimo a scoprire che cosa vuol dire essere attenti, imparare avrebbe forse un significato completamente diverso e sarebbe molto più facile. Quando l'insegnante dice di stare attenti in classe che cosa vuole dire? Intende dire che non dovete guardare fuori dalla finestra, che dovete distogliere l'attenzione da tutto il resto e concentrarla interamente su quello che bisogna studiare. Oppure, quando leggete un romanzo, la vostra mente è talmente concentrata che in quel momento perdete interesse per tutto il resto, e questo è un altro genere di attenzione. Potremmo dire che normalmente è un processo riduttivo, non è vero? Io penso che esista un tipo di attenzione completamente diverso. L'attenzione, come viene generalmente intesa e praticata, è la concentrazione della mente su un dato punto, ed è quindi un processo di esclusione. Quando vi sforzate di essere attenti resistete a qualcosa, al desiderio di guardare fuori dalla finestra o di vedere chi arriva, e una parte della vostra energia se ne va in questo processo. Costruite un muro attorno alla mente per concentrarvi su un particolare, e credete che questo significhi disciplinare la mente a essere attenta. Cercate di escludere qualsiasi pensiero tranne quello su cui volete concentrarvi, e pensate con questo di essere attenti. Io penso che ci sia un genere completamente diverso di attenzione, uno stato della mente che non esclude, che non rifiuta niente; e quando non c'è resistenza la mente è capace di un'attenzione molto maggiore. Ma l'attenzione senza resistenza non è quella in atto quando si è assorbiti in qualcosa. L'attenzione di cui vorrei parlare è completamente diversa da quello che intendiamo generalmente, ha possibilità immense perché non esclude nulla. Quando vi concentrate su un argomento, un discorso o una conversazione, consciamente o inconsciamente costruite un muro di resistenza contro l'intrusione di altri pensieri, e quindi la mente non è completamente presente; lo è solo parzialmente, nonostante la vostra attenzione, perché parte della mente fa resistenza a ogni intrusione, deviazione o distrazione. Partiamo dall'opposto. Sapete che cos'è la distrazione? Volete stare attenti a quello che leggete ma la mente è distratta da un rumore esterno e voi guardate fuori dalla finestra. Volete concentrarvi su qualcosa ma la mente vaga, ed è questo che chiamate distrazione; una parte della mente fa poi resistenza alla cosiddetta distrazione e così c'è uno spreco di energia. Mentre invece, se siete sempre consapevoli di ogni movimento della mente, non c'è nessuna distrazione e la sua energia non viene sprecata nella resistenza. È dunque molto importante scoprire che cos'è veramente l'attenzione. Se ascoltate il suono della campana e il silenzio fra i rintocchi, tutto il vostro ascolto è attenzione. Allo stesso modo, quando qualcuno parla, fare attenzione significa ascoltare non solo le parole, ma anche il silenzio fra queste. Se lo fate vedrete che la mente può essere totalmente attenta senza distrarsi e senza resistere. Quando disciplinate la mente dicendo: "Non devo guardare fuori dalla finestra, non devo guardare chi arriva, devo essere attento anche se vorrei fare altro", si crea una divisione molto distruttiva che dissipa l'energia della mente. Ma se ascoltate in modo totale, così che non ci sia divisione e quindi resistenza, allora vedrete che la mente può prestare attenzione a tutto senza sforzo. Capite? Sono stato chiaro? Forzare la mente a essere attenta di sicuro la deteriora, ma questo non significa che debba agitarsi senza posa come una scimmia. Ma, a parte lo stato di attenzione di quando siamo assorbiti da qualcosa, questi due stati sono tutto quello che conosciamo. O cerchiamo di disciplinare la mente in modo che non possa deviare, oppure la lasciamo vagare da un pensiero all'altro. Quello che sto descrivendo non è un compromesso fra i due, al contrario, non ha nulla a che fare con essi. È un approccio completamente diverso; significa essere del tutto consapevoli in modo che la mente sia sempre attenta senza cadere nel processo di esclusione. Provateci e vedrete che la mente è capace di imparare molto velocemente. Ascoltate una canzone o un suono e lasciate che la mente ne sia pervasa, così che non ci sia lo sforzo di imparare. Dopotutto, se sapete ascoltare un insegnante che vi racconta un fatto storico, e se lo fate senza resistenza, perché la mente ha spazio e silenzio e quindi non è distratta, sarete consapevoli non solo del fatto storico, ma anche del pregiudizio con cui egli accompagna il racconto e della vostra reazione interiore. Voi sapete che cos'è lo spazio: quello che c'è in questa sala, la distanza fra qui e le vostre camere, fra il ponte e casa vostra, fra questa riva del fiume e l'altra, tutto questo è spazio. C'è spazio anche nella vostra mente? Oppure è talmente colma da non averne più? Se la mente ha spazio allora c'è silenzio, e da questo deriva tutto il resto perché potete ascoltare e fare attenzione senza resistenza. Per questo è molto importante avere spazio nella mente: se non è stracolma o continuamente occupata, allora può ascoltare un cane che abbaia, il suono del treno che passa lontano sul ponte, e può anche essere totalmente consapevole di quello che dice la persona che vi sta parlando. Allora la mente è una cosa viva, non qualcosa di morto.

Ieri dopo l'incontro abbiamo notato che lei si è fermato a guardare due bambini poveri del villaggio che giocavano per strada. Vorremmo chiederle quali sentimenti ha provato guardandoli.

Ieri pomeriggio ho incontrato alcuni studenti per strada e dopo averli lasciati ho visto i due figli del giardiniere che giocavano. Chi ha posto la domanda vuole sapere che cosa ho provato guardandoli. Che cosa provate voi quando vedete dei bambini poveri? È molto più importante capire questo, invece di quello che ho provato io. O siete sempre così indaffarati a correre in camera o in classe che non li vedete nemmeno? Quando vedete quelle povere donne che portano i loro pesanti carichi al mercato, o guardate i bambini del villaggio che giocano nel fango, che hanno ben poco altro con cui giocare, che non potranno frequentare una scuola come la vostra, senza una vera casa, sporchi, malvestiti, malnutriti, quando osservate tutto questo come reagite? È molto importante che scopriate da voi qual è la vostra reazione. Io vi dirò qual è stata la mia. Quei bambini non hanno un posto adatto dove dormire, i loro genitori sono sempre occupati, non hanno mai un giorno libero; i bambini non sanno che cosa significhi essere amati o accuditi; i loro genitori non siedono mai con loro a parlare della bellezza della terra e del cielo. Che specie di società ha prodotto situazioni simili, con persone ricchissime che hanno tutto quello che vogliono e ragazzi e ragazze che invece non hanno nulla? Che specie di società è, come si è formata? Potete anche fare la rivoluzione e distruggerla, ma nel farlo ne creerete una simile: con i potenti nelle loro belle case in campagna, con i privilegi, le uniformi, e così via. È successo così dopo ogni rivoluzione, in Francia, in Russia e in Cina. È possibile creare una società in cui non esistano più corruzione e miseria? Una tale società può essere creata solo quando voi e io come individui abbandoniamo gli schemi imposti dalla collettività, quando siamo liberi dall'ambizione e sappiamo che cosa significhi amare. Questa è stata la mia reazione, in un lampo. Ma voi avete ascoltato quello che ho detto?

Come può la mente ascoltare più cose nello stesso momento?

Non ho parlato di questo. Ci sono persone che riescono a concentrarsi su molte cose contemporaneamente, basta allenare la mente a farlo. Io non parlavo affatto di questo, ma di una mente che non oppone resistenza, che può ascoltare perché ha lo spazio, il silenzio dal quale può nascere il pensiero.

Perché tendiamo a essere pigri?

Che cosa c'è che non va nella pigrizia? Che c'è di male a stare seduti ad ascoltare un suono lontano che si fa sempre più vicino? O nel rimanere a letto una mattina a guardare gli uccelli su un albero, o una foglia che danza nel vento mentre tutte le altre sono immobili? Cosa c'è di male in questo? Condanniamo la pigrizia perché pensiamo che sia sbagliato essere pigri, ma cerchiamo di capire che cosa intendiamo per pigrizia. Se vi sentite bene eppure restate a letto oltre una certa ora, qualcuno dirà che siete pigri. Se non vi va di giocare o studiare perché non avete energia o per qualche ragione di salute, di nuovo qualcuno può parlare di pigrizia. Ma che cos'è realmente la pigrizia? Quando la mente è inconsapevole delle sue reazioni, dei suoi movimenti sottili, è una mente pigra, ignorante. Ma se non superate gli esami, se non avete letto molti libri e sapete poche cose, non si tratta di ignoranza. La vera ignoranza consiste nel non conoscere se stessi, nel non comprendere come funziona la mente e quali sono le nostre motivazioni e reazioni. C'è pigrizia quando la mente dorme e la maggior parte delle persone ha una mente così, drogata dalla conoscenza, dalle scritture, da quello che ha detto Shankara o qualcun altro. Molti seguono una filosofia, praticano una disciplina e la loro mente, che dovrebbe essere ricca, piena, straripante come un fiume, è ristretta, apatica, stanca: questa è una mente pigra. Una mente ambiziosa, che insegue un risultato, non è attiva nel vero senso della parola, lo può essere superficialmente, ma anche se preme e lavora tutto il giorno per ottenere quello che vuole, sotto sotto è carica di disperazione, di frustrazione. Quindi bisogna stare molto attenti per scoprire se siamo davvero pigri; non accettate che vi definiscano così, scoprite da voi che cos'è la pigrizia. Chi si limita ad accettare, rifiutare o imitare, chi per paura si scava un piccolo solco in cui rifugiarsi, è una persona pigra e quindi la sua mente si deteriora, si frantuma. Ma una persona attenta non è pigra, anche se rimane spesso seduta tranquilla a osservare gli alberi, gli uccelli, le persone, le stelle e il fiume silenzioso.

Lei dice che dovremmo rivoltarci contro la società e allo stesso tempo dice che non dovremmo essere ambiziosi. Ma il desiderio di migliorare la società non è forse ambizione?

Ho spiegato molto bene che cosa intendo per rivolta, ma userò due parole diverse per renderlo più chiaro. Rivoltarsi all'interno della società per renderla un pò migliore, per attuare alcune riforme, è come la rivolta che fanno i carcerati per migliorare le loro condizioni di vita dentro le mura della prigione, è soltanto ammutinamento. Capite la differenza? Ribellarsi nell'ambito della società è come l'ammutinamento dei carcerati che vogliono cibo e trattamento migliore all'interno della prigione; ma la rivolta che nasce dalla comprensione è un distacco individuale dalla società ed è quindi una rivoluzione creativa. Se voi, come individui, vi staccate dalla società, la vostra azione è motivata dall'ambizione? Se lo è non vi siete staccati per nulla, siete ancora nella prigione, perché le basi della società sono l'ambizione, l'avidità, la brama. Ma se l'avete capito e date vita a una rivoluzione nel cuore e nella mente, allora non siete più ambiziosi né motivati dall'invidia, dall'avidità, dalla brama, e quindi siete completamente fuori dalla società che si fonda su questi elementi. Allora sarete individui creativi, e nel vostro agire ci sarà il seme di una cultura diversa. Quindi c'è una grande differenza fra l'azione della rivoluzione creativa e quella della rivolta o dell'ammutinamento dentro la società. Finché vi preoccupate solo di riforme, di decorare le sbarre e i muri della prigione, non siete creativi. Le riforme ne richiedono sempre altre e comportano ulteriori miserie e distruzione. Mentre la mente che comprende per intero la struttura della brama, dell'avidità, dell'ambizione e se ne distacca è una mente in costante rivolta. È una mente espansiva, creativa e quindi, come un sasso gettato in uno stagno di acqua ferma, la sua azione produce delle onde che formeranno una civiltà completamente diversa.

Perché mi detesto quando non studio?

Ascoltiamo la domanda. Perché mi detesto quando non studio come invece dovrei? Perché mi odio quando non sono gentile come dovrei? In altre parole, perché non vivo secondo i miei ideali? Non sarebbe molto più semplice non avere ideali? Se non aveste ideali avreste qualche motivo per detestarvi? Quindi perché dite: "Devo essere gentile, generoso, attento, devo studiare"? Se scoprite il perché e riuscite a essere liberi dai vostri ideali allora forse agirete in modo diverso, ed è proprio di questo che voglio parlarvi. Perché avete ideali? Innanzitutto perché vi hanno sempre detto che se non ne avete valete poco. La società, comunista o capitalista, vi detta l'ideale e voi lo accettate e vi conformate, non è così? Ma, prima di vivere secondo un ideale qualsiasi, non dovreste forse scoprire se sia veramente necessario averne? Avrebbe molto più senso. Avete l'ideale di Rama e Sita, e molti altri ideali che vi ha dato la società o che vi siete inventati voi. Sapete perché li avete? Perché avete paura di essere quello che siete. Cerchiamo di essere semplici, non complichiamo le cose. Avete paura di essere quello che siete, cioè non vi fidate di voi stessi. Per questo cercate di essere quello che la società, i genitori e la religione vi dicono. Perché avete paura di essere quello che siete? Perché non partite da ciò che siete invece che da quello che dovreste essere? Se non comprendete chi siete, non ha senso cercare di cambiarvi in quello che credete di dover essere, quindi lasciate perdere tutti gli ideali. Lo so che questo non piacerà agli adulti, ma non importa. Scartate tutti gli ideali, affogateli nel fiume, gettateli via e partite da quello che siete; vale a dire? Siete pigri, non avete voglia di studiare, volete giocare e divertirvi come tutti i giovani. Cominciate da lì. Usate la mente per capire che cosa intendete quando dite di volervi divertire, scoprite che cosa significa esattamente, non pensate a quello che dicono i genitori o i vostri ideali. Usate la mente per scoprire perché non volete studiare, o che cosa volete fare nella vita, quello che volete fare voi, non quello che la società o gli ideali vi dicono di fare. Se mettete tutto il vostro essere in questa indagine sarete rivoluzionari; allora avrete la fiducia di creare, di essere quello che siete e in questo c'è una vitalità sempre nuova, non dissipate più l'energia cercando di essere qualcun altro. Sapete, è davvero incredibile che abbiate così paura di essere quello che siete, perché la bellezza consiste proprio nell'essere ciò che si è. Se sapete di essere pigri o stupidi, se comprendete la pigrizia e affrontate a viso aperto la stupidità senza cercare di cambiarla, scoprirete che in quello stato c'è un senso di enorme sollievo, c'è grande bellezza, grande intelligenza.

Anche se riuscissimo a creare una nuova società ribellandoci a quella attuale, non sarebbe comunque un'altra forma di ambizione?

Temo che tu non abbia ascoltato quello che ho detto. Quando la mente si ribella dentro lo schema della società, questa ribellione è come un ammutinamento in una prigione ed è soltanto un'altra forma di ambizione. Ma quando la mente comprende tutto il processo distruttivo della società attuale e se ne distacca, allora la sua azione non è ambiziosa. Una tale azione può creare una nuova cultura, un sistema sociale migliore, un mondo diverso, ma non è di questo che si preoccupa la mente. Le interessa soltanto scoprire che cos'è vero; ed è il movimento della verità a creare un nuovo mondo, non la mente in rivolta contro la società.

19 – Conoscenza e tradizione

Avete notato l'arcobaleno ieri sera? È apparso all'improvviso, proprio sopra l'acqua. Era uno spettacolo molto bello; dava un grande senso di gioia, di consapevolezza della vastità e bellezza della terra. Per comunicare una tale gioia bisogna conoscere le parole, il ritmo e la bellezza del linguaggio adatto, non è vero? Ma quello che conta di più è la sensazione in sé, l'estasi che si prova apprezzando profondamente qualcosa di bello; un sentimento che non può essere risvegliato coltivando semplicemente la conoscenza o la memoria. Per comunicare, per parlare ci vuole conoscenza e per coltivare la conoscenza abbiamo bisogno della memoria. Senza conoscenze non si può pilotare un aereo, costruire un ponte o una bella casa, non si possono costruire le strade, curare gli alberi, aver cura degli animali e svolgere molte altre attività che spettano all'uomo moderno. Per produrre energia, per lavorare nei vari campi della scienza, della medicina e via dicendo ci vogliono conoscenze, informazioni, memoria e bisogna ricevere la migliore istruzione possibile. Per questo è importante avere insegnanti preparati che vi diano una buona istruzione e vi aiutino a coltivare la conoscenza di varie materie. Ma la conoscenza, benché necessaria a un certo livello, può diventare un ostacolo su un altro piano. La conoscenza che riguarda l'esistenza fisica è enorme, e continua ad aumentare. È una conoscenza essenziale e va usata a beneficio dell'umanità. Ma non c'è forse un altro tipo di conoscenza che a livello psicologico diventa un ostacolo per la scoperta della verità? Dopotutto la conoscenza è una forma di tradizione, giusto? La tradizione è la coltivazione della memoria ed è essenziale in questioni di meccanica, ma quando è usata come mezzo per guidare le persone interiormente, diventa un ostacolo per la scoperta di qualcosa di più grande. In meccanica e nella vita quotidiana facciamo affidamento sulla conoscenza, sulla memoria, senza le quali non potremmo guidare né fare molte altre cose. Ma la conoscenza è un ostacolo quando diventa una tradizione, un credo che guida la mente, la psiche, l'essere interiore, e crea divisione fra le persone. Avete notato come gli esseri umani si dividano in gruppi, definendosi indù, musulmani, buddhisti, cristiani e così via? Che cosa li divide? Non lo studio delle scienze, non la conoscenza dell'agricoltura o la costruzione di un ponte, la guida di un aereo. A dividere le persone sono le tradizioni, le fedi che condizionano la mente in un certo modo. Quindi la conoscenza è un ostacolo quando diventa una tradizione che modella o condiziona la mente secondo uno schema, perché non solo divide le persone e crea inimicizia fra loro, ma impedisce anche di scoprire in profondità ciò che è vero, che cos'è la vita, che cos'è Dio. Per scoprirlo la mente deve essere libera dalle tradizioni, da quello che ha accumulato, dalla conoscenza usata come protezione psicologica. L'educazione deve dare allo studente ampie conoscenze in vari campi delle attività umane, e liberare la sua mente dalla tradizione in modo che sia in grado di investigare, di scoprire. Altrimenti la mente diventa meccanica, oppressa dall'apparato della conoscenza. Se non si libera continuamente dalla tradizione accumulata, la mente non può scoprire il Supremo, l'eterno; ma deve naturalmente acquisire conoscenze e informazioni per gestire tutto quello di cui l'umanità ha bisogno e che deve produrre. Quindi la conoscenza, che è la coltivazione della memoria, è utile e necessaria a un certo livello, ma a un altro diventa dannosa. Saper distinguere dove la conoscenza è distruttiva e va lasciata da parte e dove invece è essenziale e deve funzionare al massimo è l'inizio dell'intelligenza. Ma che cosa accade attualmente nel campo dell'istruzione? Ricevete molte informazioni, non è vero? Potete laurearvi in ingegneria, medicina, legge, potete fare un dottorato in matematica oppure studiare un campo del tutto diverso: imparare a gestire una casa, a cucinare e così via; ma nessuno vi aiuta a essere liberi dalle tradizioni così che fin dall'inizio abbiate una mente fresca, appassionata e quindi capace di scoprire qualcosa di completamente nuovo in ogni momento. Le filosofie, le teorie e le credenze che acquisite dai libri e che diventano la vostra tradizione sono davvero un ostacolo per la mente, che le usa come mezzi per la sicurezza psicologica e ne viene condizionata. È necessario liberarla da ogni tradizione e allo stesso tempo coltivare la conoscenza, la tecnica; è questa la funzione dell'educazione scolastica. La difficoltà è liberare la mente dal noto, così che possa scoprire il nuovo continuamente. Un grande matematico raccontò che aveva lavorato a lungo su un problema senza trovare la soluzione, finché una bella mattina, durante la sua solita passeggiata, all'improvviso trovò la risposta. Che cosa era successo? Che la sua mente, finalmente calma, era stata libera di osservare il problema, e il problema stesso gli aveva rivelato la soluzione. Bisogna avere le informazioni sul problema, ma per trovare la risposta la mente deve essere libera da quelle stesse informazioni. Di solito impariamo fatti, accumuliamo informazioni e conoscenza, ma la mente non impara mai a essere quieta, libera dai tumulti della vita, dal terreno in cui si radicano i problemi. Entriamo a far parte di un'associazione, aderiamo a una filosofia, ci dedichiamo a una fede, ma tutto questo è completamente inutile perché non risolve i nostri problemi umani. Al contrario, crea maggior infelicità e maggior dolore. Non servono filosofie o fedi, ma una mente libera di indagare, di scoprire ed essere creativa. Vi affannate a superare gli esami, raccogliete informazioni e prendete appunti per avere una laurea, nella speranza di trovare un lavoro e mettere su famiglia; ma è tutto qui? Acquisite conoscenza e tecnica, ma la vostra mente non è libera, così diventate schiavi del sistema, e questo significa che non siete esseri umani creativi. Potete avere dei figli, dipingere o scrivere poesie, ma non è questa la creatività. La libertà mentale è essenziale per l'esistenza della creatività, che può essere poi espressa attraverso una tecnica. Ma la tecnica non ha valore se non c'è una mente creativa, se manca la straordinaria creatività che nasce dalla scoperta della verità. Purtroppo non conosciamo questa creatività perché la nostra mente è carica solo di conoscenza, tradizione, memoria, di quello che Shankara, Buddha, Marx o altri hanno detto. Invece, se la mente è libera di scoprire ciò che è vero, sgorga in voi l'abbondanza di una ricchezza incorruttibile, piena di gioia. E allora tutte le relazioni che abbiamo, con le persone, le idee e le cose, assumono un significato completamente diverso.

Come può cambiare un bambino disubbidiente e impertinente? con la punizione o con l'amore?

E voi cosa ne dite? Ascoltate bene questa domanda, rifletteteci, sentitela. Un ragazzo problematico cambierà più facilmente con la punizione o con l'amore? Se cambia con la punizione, che è una forma di costrizione, è davvero un cambiamento? Voi siete più grandi di lui, avete l'autorità dell'insegnante o del genitore, e se lo minacciate o lo spaventate, il poveretto farà quello che dite, ma si tratta di cambiamento? Può esserci cambiamento grazie alla costrizione? Può mai esserci un cambiamento attraverso le leggi o la paura? E quando chiedete se l'amore può cambiare un ragazzo difficile, che cosa intendete per « amore »? Se volete dire comprendere il ragazzo, non cambiarlo, ma comprendere le cause che generano la sua cattiveria, quella stessa comprensione la farà cessare. Se voglio che cambi in modo che non sia più dispettoso il mio stesso desiderio è una specie di costrizione, no? Ma se comincio a comprendere perché quel ragazzo è così, se riesco a scoprire e sradicare le cause che producono la cattiveria in lui (potrebbe essere l'alimentazione sbagliata, la mancanza di sonno, il bisogno di affetto, il fatto di essere stato preso in giro da un compagno, e così via) il ragazzo non sarà più cattivo. Ma se il mio desiderio è soltanto cambiare il ragazzo perché voglio adattarlo a un certo modello, allora non potrò capirlo. Questo solleva il problema di che cosa intendiamo per cambiamento. Anche se il ragazzo smettesse di essere cattivo grazie all'amore che gli dimostrate e che produce un certo effetto su di lui, si tratterebbe di un vero cambiamento? Anche se fosse amore, è pur sempre una specie di pressione che esercitate su di lui perché volete che faccia o sia qualcosa di particolare. E quando dite che un ragazzo deve cambiare, che cosa intendete? Come deve cambiare? Da quello che è a quello che dovrebbe essere? Se cambia in quello che dovrebbe essere, non ha forse semplicemente modificato ciò che era? Ma in tal caso non si tratterebbe di un vero cambiamento. In altre parole, se io sono avido e divento non avido perché voi, la società e i libri sacri mi dite che non devo esserlo, sono cambiato o chiamo semplicemente l'avidità in un altro modo? Invece, se sono in grado di indagare e comprendere l'intero problema dell'avidità ne sarò libero, che è completamente diverso dal diventare non avido.

Come si fa a diventare intelligenti?

Quando cercate di diventare intelligenti smettete di esserlo. È molto importante, rifletteteci bene per un momento. Se sono stupido e tutti mi dicono che devo diventare intelligente, che cosa accade di solito? Mi sforzo di esserlo, studio di più, cerco di prendere voti migliori. Allora qualcuno vede che sto lavorando sodo e mi dà qualche pacca sulla spalla, ma io continuo a essere stupido, ho acquisito soltanto una parvenza di intelligenza. Quindi il problema non è come diventare intelligenti, ma come essere liberi dalla stupidità. Se da stupido cerco di diventare intelligente, continuo a funzionare in modo stupido. Il problema basilare è il cambiamento. Quando chiedete: "Che cos'è l'intelligenza e come si fa a diventare intelligenti?" è implicito un concetto di intelligenza al quale cercate di aderire. Avere una formula, una teoria o un concetto dell'intelligenza e cercare di modellarvi secondo quello schema è stupido, non è vero? Mentre se sono ottuso e comincio a cercare di capire l'ottusità senza volerla cambiare in qualcosa di diverso, senza dire: "Sono ottuso, stupido, è terribile!", nel processo stesso della mia comprensione si manifesta un'intelligenza libera dalla stupidità e senza sforzo.

Sono musulmano. Se non seguo quotidianamente le tradizioni della mia religione, i miei genitori minacciano di cacciarmi di casa. Che cosa dovrei fare?

Chi non è musulmano probabilmente consiglierebbe a questo ragazzo di andarsene di casa, non è vero? Ma indipendentemente dalle vostre etichette di indù, parsi, comunisti, cristiani o altro, la stessa cosa vale anche per voi, quindi non sentitevi superiori, non datevi delle arie. Se dite ai vostri genitori che le loro tradizioni sono soltanto vecchie superstizioni, anche loro potrebbero buttarvi fuori di casa. Se siete cresciuti in una certa religione, e vostro padre vi caccia di casa perché non seguite le pratiche, che per voi sono vecchie superstizioni, che cosa potete fare? Dipende da quanto è vitale la vostra intenzione di non seguire le vecchie superstizioni, non è vero? Direte: "Ci ho riflettuto molto e penso che definirsi musulmani, indù, buddhisti, cristiani o in qualsiasi altro modo sia assurdo. Se per questa ragione devo andarmene di casa, lo farò. Sono pronto ad affrontare quello che la vita mi presenterà, perfino la miseria e la morte, perché penso sia la cosa giusta e sono disposto a tutto". Sareste disposti a dirlo? In caso contrario sarete ingoiati dalla tradizione e dalla società. Allora, che cosa farete? Se la scuola non vi dà questo tipo di determinazione, qual è il suo scopo? È solo prepararvi per trovare un lavoro e adattarvi a una società che è sicuramente distruttiva? Non dite che solo pochi possono farcela e che voi non siete abbastanza forti. Chiunque può farcela, se lo vuole davvero. Per capire e resistere alla pressione della tradizione non dovete avere forza, ma fiducia, la fiducia fondamentale che abbiamo quando sappiamo pensare da noi. Ma la vostra educazione non vi insegna a pensare, vi dice che cosa pensare: vi dice che siete musulmani, indù, cristiani o altro. La funzione della giusta educazione è invece aiutarvi a pensare da voi, in modo che abbiate una fiducia immensa nel vostro pensiero. Allora siete esseri umani creativi e non macchine servili.

Lei dice che nell'attenzione non dovrebbe esserci resistenza. Com'è possibile?

Ho detto che qualsiasi forma di resistenza è disattenzione, distrazione. Non limitatevi ad accettarlo, pensateci. Non accettate nulla da nessuno, ma indagate da voi la questione. Se vi limitate ad accettare diventate meccanici, ottusi, siete già come morti; ma se indagate, se riflettete per conto vostro, allora siete vivi, vitali, siete esseri umani creativi. Riuscite a fare attenzione a quanto viene detto e ad accorgervi allo stesso tempo che qualcuno entra nella stanza, senza voltarvi per vedere chi è e senza opporre resistenza all'impulso di voltarvi? Se fate resistenza la vostra attenzione è già sparita, e sprecate energia mentale. Allora, può esistere uno stato di totale attenzione in cui non ci sia distrazione e quindi nessuna resistenza? Riuscite a prestare attenzione a qualcosa con tutto il vostro essere e tuttavia, a un livello superficiale della coscienza, mantenervi sensibili a ciò che accade intorno e dentro di voi? La mente è uno strumento straordinario che assorbe continuamente tutto: le varie forme e i colori, le innumerevoli impressioni, il significato delle parole, di uno sguardo, e così via; e il nostro problema è prestare attenzione a qualcosa e allo stesso tempo mantenere la mente davvero sensibile a tutto quanto accade, incluse le impressioni e le reazioni inconsce. Quello di cui sto parlando riguarda da vicino il tema della meditazione. Non possiamo parlarne ora, ma se non sappiamo meditare non siamo esseri umani maturi; la meditazione è una delle cose più importanti nella vita, molto più che superare gli esami e prendere una laurea. Comprendere che cos'è la vera meditazione non significa praticarla. Qualsiasi « pratica » in materia spirituale è mortale. Per comprendere che cos'è la giusta meditazione ci vuole la consapevolezza del funzionamento della coscienza, e allora c'è completa attenzione; ma questo non è possibile se c'è qualche forma di resistenza. Molti di noi sono educati a prestare attenzione attraverso la resistenza e quindi l'attenzione è sempre parziale, mai completa, e per questo imparare diventa tedioso, noioso, o ci fa paura. È molto importante essere attenti nel senso profondo della parola, cioè essere consapevoli dei meccanismi della mente. Senza conoscere voi stessi non potete essere attenti completamente. Per questo, in una scuola degna di questo nome, lo studente non deve solo essere preparato nelle varie materie, ma anche aiutato a essere consapevole del processo del pensiero. Comprendendo se stesso egli saprà che cosa significa prestare attenzione senza resistenza, perché la comprensione di se stessi è la via della meditazione.

Perché ci interessa tanto fare domande?

È molto semplice: perché siete curiosi. Non vi interessa forse sapere come si gioca a cricket o a calcio o come far volare un aquilone? Quando smettete di fare domande siete già morti, come succede alle persone anziane che hanno smesso di indagare perché hanno la mente carica di informazioni, di quello che altri hanno detto; lo hanno accettato e sono fermi alla tradizione. Finché fate domande state avanzando, ma quando cominciate ad accettare siete psicologicamente morti. Quindi nella vita non accettate niente, ma indagate, investigate. E allora scoprirete che la mente è qualcosa di veramente straordinario, non ha fine, e per una tale mente non esiste morte.

20 – Religione è essere sensibili alla realtà

Quel campo verde pieno di fiori giallo senape, con il ruscello che lo attraversa, è bellissimo da vedere, non è vero? Lo ammiravo ieri sera; di fronte alla bellezza straordinaria e alla quiete della campagna viene sempre da chiedersi che cosa sia la bellezza. C'è una reazione immediata al bello e anche al brutto, la risposta di piacere o di repulsione che esprimiamo a parole, dicendo appunto che una certa cosa è bella e un'altra è brutta. Ma quello che conta non è il piacere o il disgusto che si prova, ma l'essere in comunione con tutto, sensibili al brutto e al bello. Che cos'è la bellezza? Non è una domanda superficiale, anzi, è fondamentale, quindi non trascuratela. Comprendere la bellezza significa avere quel senso di bontà che nasce quando mente e cuore sono in comunione con qualcosa di bello, senza barriere, e ci sentiamo completamente a nostro agio. Ha certamente un grande significato nella vita; finché non conosciamo questa sensibilità alla bellezza la nostra esistenza rimane superficiale. Si può essere circondati dai paesaggi più belli, da monti, campi e fiumi, ma se non siamo vivi a tutto questo è come essere già morti. Voi giovani, e anche voi adulti presenti qui, provate davvero a chiedervelo: che cos'è la bellezza? La pulizia e l'accuratezza nel vestire, un sorriso, un gesto aggraziato, il modo di camminare, un fiore nei capelli, delle buone maniere, la chiarezza nel parlare, la gentilezza, l'attenzione verso gli altri (che include la puntualità): tutto questo fa parte della bellezza; ma sono tutte cose che stanno in superficie, non è vero? È tutta qui la bellezza o c'è qualcosa di più profondo? C'è la bellezza della forma, la bellezza di un'idea, di un progetto, la bellezza della vita. Avete mai osservato il profilo di un albero con le sue fronde o la sua delicatezza quando si delinea spoglio contro il cielo? Sono tutte cose belle da ammirare, ma sono espressioni superficiali di qualcosa di più profondo. Quindi, che cosa definiamo bellezza? Potete avere un bel viso, lineamenti raffinati, buon gusto nel vestire e maniere eleganti, potete dipingere bene o scrivere della bellezza di un paesaggio, ma senza un senso interiore di bontà tutte queste espressioni esteriori favoriscono una vita sofisticata e superficiale, senza grande valore. Bisogna scoprire che cos'è veramente la bellezza, giusto? Attenzione, non sto dicendo che bisogna evitare le espressioni esteriori della bellezza. Dobbiamo comportarci in modo gentile, avere cura del corpo e vestire con gusto, senza ostentazione, dobbiamo essere puntuali, esprimerci con chiarezza e così via. Sono tutti comportamenti necessari a creare un'atmosfera piacevole, ma in se stessi non hanno molto significato. È la bellezza interiore che conferisce grazia e una squisita delicatezza alla forma e al movimento esteriori. E che cos'è questa bellezza interiore senza la quale la vita rimane tanto superficiale? Ci avete mai pensato? Probabilmente no, siete troppo impegnati, la vostra mente è sempre occupata a studiare, giocare, parlare, ridere e scherzare. Ma aiutarvi a scoprire la bellezza interiore, senza la quale le espressioni esterne significano ben poco, è una funzione della giusta educazione, e saper apprezzare a fondo la bellezza è una parte essenziale della vita. Una mente superficiale può forse apprezzare la bellezza? Può parlare della bellezza; ma è in grado di provare un senso di gioia profonda alla vista di qualcosa di bello? Quando la mente è presa soltanto da se stessa e dalle sue attività non è bella; per quanto faccia rimane brutta, limitata e quindi incapace di scoprire che cos'è la bellezza. Al contrario, la mente che non si preoccupa di sé, che è libera dall'ambizione, dai desideri o dalla brama di successo non è superficiale o vuota, è una mente che può fiorire nella bontà. Capite? Ed è questa bontà interiore a donare la bellezza, perfino a un viso che consideriamo brutto. Quando c'è la bontà interiore, il viso brutto si trasforma perché questa bontà è un sentimento profondamente religioso. Sapete che cosa significa essere religiosi? Non ha nulla a che fare con le campane del tempio, anche se è bello sentirle in lontananza, né con le puja, con le cerimonie dei sacerdoti o l'insensatezza dei vari rituali. Essere religiosi significa essere sensibili alla realtà. Tutto il vostro essere (il corpo, la mente, il cuore) è sensibile alla bellezza e alla bruttezza, alla vista dell'asino legato al palo, alla povertà e alla sporcizia di questa città, alle risate e alle lacrime, a tutto quello che vi circonda. Dalla sensibilità verso tutta l'esistenza scaturiscono bontà e amore; senza questa sensibilità non c'è nessuna bellezza, anche se magari avete talento, vestite con eleganza, guidate macchine lussuose e curate scrupolosamente il vostro aspetto. L'amore è qualcosa di straordinario, non è vero? Non potete amare se pensate solo a voi stessi, il che non significa che dobbiate pensare a qualcun altro. L'amore è, non ha oggetti. La mente che ama è veramente religiosa perché si trova nel movimento della realtà, della verità, di Dio. E solo una mente simile può sapere che cos'è la bellezza. La mente che non è prigioniera di nessuna filosofia, di nessun sistema o forma di fede, che non è guidata dall'ambizione e quindi è sensibile, vigile, attenta, possiede la bellezza. Fin da giovani, è molto importante che impariate a mantenervi ordinati e puliti, a stare seduti tranquilli, senza agitarvi, a comportarvi bene a tavola, a essere gentili, puntuali; ma tutti questi comportamenti, per quanto necessari, sono superficiali e se vi limitate a coltivarli senza comprendere ciò che è più profondo, non conoscerete mai il vero significato della bellezza. Una mente che non appartiene a nessuna nazione, a nessun gruppo o associazione, che non riconosce nessuna autorità, che non è motivata da ambizione né preda della paura, fiorisce continuamente nell'amore e nella bontà. Poiché si trova nel movimento della realtà, sa cos'è la bellezza; essendo sensibile tanto al brutto quanto al bello è una mente creativa, possiede una comprensione senza limiti.

Se da bambino ho una certa ambizione, sarò capace di realizzarla da grande?

Un'ambizione infantile di solito non dura molto, non è vero? Un ragazzino vuole fare il macchinista, oppure, vedendo un aereo sfrecciare nel cielo, sogna di diventare pilota; ascolta il discorso di un politico e vuole diventare come lui, oppure vede un sannyasi e decide di seguire quella strada. Una ragazza forse sogna di avere molti bambini o diventare la moglie di un uomo ricco e vivere in una casa grande, diventare pittrice o scrivere poesie. Questi sogni infantili si realizzeranno? E vale la pena di realizzarli? Cercare di realizzare un desiderio, qualunque esso sia, porta sempre sofferenza. Forse non ve ne siete ancora resi conto, ma crescendo vi succederà. Il dolore è l'ombra del desiderio. Se voglio essere ricco o famoso, lotto per raggiungere il mio scopo, cerco di superare gli altri creando così inimicizia; e anche se riesco a ottenere quello che voglio, prima o poi succederà qualcosa. Una malattia, per esempio, oppure riesco a raggiungere quello che desidero ma comincio a volere qualcosa di più; e poi c'è sempre la morte in agguato dietro l'angolo. L'ambizione, il desiderio e la soddisfazione portano inevitabilmente frustrazione e dolore. Potete osservare da voi questo processo. Osservate gli adulti intorno a voi, i personaggi famosi, quelli che si sono fatti un nome e sono diventati potenti. Guardate le loro facce, vedete quanto sono tristi, tronfi, superbi. Sono anche brutti, non possono fiorire in bontà perché il loro cuore è pieno di dolore. Si può vivere in questo mondo senza ambizione, accontentandosi di essere ciò che si è? Se cominciate a capire che cosa siete senza cercare di cambiare, in voi avviene una trasformazione. Penso che si possa vivere in questo mondo senza avere un nome, senza essere famosi, ambiziosi, crudeli. Si può vivere felicemente quando non si dà importanza al sé, e anche questo fa parte di una giusta educazione. Il mondo intero venera il successo; si sentono storie di ragazzi poveri che studiano di notte per diventare giudici, o che cominciano vendendo giornali e finiscono per diventare multimilionari. Siete cresciuti nella glorificazione del successo, anche se questo è sempre accompagnato da grande dolore. Ma molti sono schiavi del desiderio di raggiungere qualcosa, e per loro il successo è molto più importante della comprensione del dolore e della sua cessazione.

Nell'attuale sistema sociale, non è troppo difficile mettere in pratica quello di cui lei parla?

Quando qualcosa vi interessa davvero, trovate difficile metterla in pratica? Se amate il cricket giocate con tutta la passione, non è vero? Dite forse che è difficile? Le cose diventano difficili solo quando non ci sentite qualcosa di vitale per voi, quando non vi piacciono. Se amate qualcosa la fate con entusiasmo, con gioia, indipendentemente da quello che ne pensano la società o i genitori. Ma se non siete convinti fino in fondo, se non vi sentite liberi e felici di fare quello che pensate sia giusto, vuol dire che il vostro interesse è falso, irreale; allora tutto vi sembra impervio, impossibile da mettere in pratica. Nel fare quello che amate, naturalmente incontrerete difficoltà, ma a voi non importa, fa parte della vita. Abbiamo costruito una filosofia sulle difficoltà, pensiamo sia virtuoso sforzarsi, lottare, opporsi. Non sto parlando della capacità di fare qualcosa attraverso lo sforzo e la lotta, ma di farlo con amore. Se in voi non c'è amore, non lottate contro la società, non attaccate le tradizioni morte, perché la vostra lotta non avrà senso e creerete ancora più danno. Se invece sentite profondamente ciò che è giusto e non temete di restare soli, allora la vostra azione nata dall'amore avrà un valore straordinario, avrà vitalità e bellezza. Solo in una mente molto calma nascono grandi slanci e una tale mente non si ottiene attraverso lo sforzo, il controllo o la disciplina.

Che cosa intende per cambiamento totale e come possiamo realizzarlo in noi stessi?

Pensate che ci possa essere un cambiamento totale se cercate di attuarlo? Sapete che cos'è il cambiamento? Supponiamo che siate ambiziosi e cominciate a vedere le implicazioni dell'ambizione: speranza, soddisfazione, frustrazione, crudeltà, dolore, sconsideratezza, avidità, invidia e una totale mancanza di amore. Vedendo tutto questo, che cosa farete? Sforzarsi di cambiare l'ambizione o di trasformarla è un'altra forma di ambizione, non è vero? Implica il desiderio di essere qualcosa di diverso: respingete un desiderio ma nel farlo ne coltivate un altro che pure comporta sofferenza. Se vedete che l'ambizione porta dolore, e lo stesso fa il desiderio di mettere fine all'ambizione, se vedete chiaramente la verità di questo fatto e non fate nulla ma lasciate agire la verità, essa porterà un cambiamento fondamentale nella mente, una rivoluzione totale. Ma questo richiede molta attenzione, introspezione, intuizione. Quando vi dicono che bisogna essere buoni, che bisogna amare, che cosa accade di solito? Vi dite: "Devo cercare di essere buono, devo mostrare amore verso i miei genitori, i domestici, l'asino, verso tutto". Vi sforzate di mostrare amore, e così questo « amore » diventa qualcosa di scadente, di meschino, come quello di certi nazionalisti che cercano di praticare la fratellanza, che è solo un atteggiamento sciocco, stupido. È l'avidità che porta a queste pratiche. Ma se capite il fatto del nazionalismo e dell'avidità, e lasciate che la verità agisca, allora sarete fraterni senza nessuno sforzo. Una mente che pratica l'amore non può amare, ma se amate senza interferire con l'amore, esso agirà.

Che cosa vuol dire espandersi?

Se volete diventare un governante o un professore famoso, se imitate un grande personaggio o un eroe, se cercate di seguire il vostro guru o un santo, quel processo di divenire, imitare, seguire, è una forma di espansione, non è così? Una persona ambiziosa, che vuole essere importante, che vuole realizzarsi, può dire: "Lo faccio in nome della pace, per amore del mio paese"; ma il suo agire è sempre un'espansione personale.

Perché i ricchi sono superbi?

Un bambino chiede perché i ricchi sono superbi. Hai veramente notato che i ricchi sono così? E i poveri non lo sono? Tutti abbiamo la nostra arroganza particolare, che manifestiamo in modi diversi. Il ricco, il povero, la persona colta, quella capace, il santo, il capo, tutti a modo loro hanno il senso di essere importanti, di avere successo, di essere qualcuno o di saper fare qualcosa. Ma colui che non è nessuno, che non vuole diventare importante, che è soltanto se stesso e si comprende, è libero dall'arroganza, dall'orgoglio.

Perché siamo sempre intrappolati nell'io e nel mio, e perché nei nostri incontri con lei parliamo continuamente dei problemi prodotti da questo stato della mente?

Vuoi veramente saperlo o qualcuno ti ha suggerito di fare questa domanda? Il problema dell'io e del mio riguarda tutti. È veramente l'unico nostro problema e continuiamo a parlarne in vari modi, talvolta in termini di realizzazione e talvolta in termini di frustrazione e dolore. Il desiderio di una felicità duratura, la paura di morire o di perdere i nostri averi, il piacere di essere adulati, il risentimento che segue un'offesa, le dispute su Dio, che sia il vostro o il mio, il vostro cammino o il mio: la mente è sempre occupata con tutto questo e nient'altro. Può fingere di cercare la pace, di provare un senso di fratellanza, di essere buona, di amare, ma dietro questo schermo di parole continua a essere preda del conflitto dell'io e del mio, ed è per questo che si creano i problemi che esponete ogni mattina con parole diverse.

Perché le donne ci tengono tanto all'eleganza?

Non glielo avete mai chiesto? Non avete mai osservato gli uccelli? Spesso sono più colorati i maschi, più vistosi. Essere fisicamente attraenti fa parte della relazione sessuale per la riproduzione della specie. È la vita. E anche i ragazzi ci tengono; crescendo si pettinano in un certo modo, si mettono il cappello, indossano begli abiti, è la stessa cosa. Tutti noi vogliamo farci notare: il ricco con una macchina lussuosa, la ragazza vuole apparire più bella, il ragazzo cerca di essere brillante, tutti vogliono dimostrare di essere qualcosa. È uno strano mondo, vero? Un giglio o una rosa non fanno finta di essere qualcos'altro, la loro bellezza è che sono così come sono.

21 – Lo scopo di imparare

Vi interessa scoprire che cosa significa imparare? Andate a scuola per questo, non è vero? Ma che cosa significa, ci avete mai pensato? In che modo imparate, perché lo fate, che cosa imparate? Qual è il significato vero di questa parola? Bisogna imparare a leggere e scrivere, studiare varie materie, acquisire una tecnica, prepararsi a una professione che ci permetta di guadagnarci da vivere. È questo che intendiamo per imparare, e la maggior parte di noi si ferma lì. Una volta superati gli esami e trovato un lavoro, una professione, sembra che ci dimentichiamo completamente di imparare. Ma si può davvero smettere di farlo? Diciamo che apprendere dai libri o dall'esperienza sono due cose diverse, ma è così? Dai libri impariamo quello che altri hanno scritto sulle scienze, per esempio, poi facciamo i nostri esperimenti e continuiamo a imparare da questi. Impariamo anche dall'esperienza, almeno così si dice. Per sondare la profondità straordinaria della vita, per scoprire che cos'è Dio o la verità, ci deve essere libertà; ma la libertà di scoprire, di imparare, può forse dipendere dall'esperienza? Avete mai pensato a che cos'è l'esperienza? È quello che proviamo quando c'è una sfida, non è vero? Rispondere a una sfida è fare esperienza. Potete imparare dall'esperienza? Quando reagite a una sfida, a uno stimolo, la vostra risposta dipende dal vostro condizionamento, dalla vostra educazione, dal vostro bagaglio culturale, religioso, sociale ed economico. Reagite in base al vostro condizionamento indù, cristiano, comunista e così via. Se non vi staccate da tutto questo, la vostra risposta a qualsiasi sfida semplicemente lo rinforza o lo modifica, e di conseguenza non siete mai veramente liberi di esplorare, di scoprire, di capire che cos'è la verità, che cos'è Dio. Quindi l'esperienza non libera la mente, e imparare dall'esperienza è solo un processo di formazione di nuovi schemi basati sul vecchio condizionamento. Penso sia molto importante capirlo, perché crescendo ci radichiamo sempre di più nella nostra esperienza, sperando così di poter imparare; ma quello che impariamo è dettato dal contenuto già presente in noi, il che significa che attraverso l'esperienza da cui impariamo non c'è libertà, ma soltanto una modifica del condizionamento. Che cosa significa imparare? Imparate a leggere e scrivere, a stare seduti tranquilli, a obbedire o non obbedire; imparate la storia di questo o quel paese, le lingue che servono per comunicare; imparate come guadagnarvi da vivere, come fertilizzare i campi e così via. Ma esiste uno stato di apprendimento in cui la mente è libera dal proprio bagaglio, uno stato in cui non vi sia più alcuna ricerca? Capite la domanda? Quello che definiamo imparare è un processo continuo di adattamento, di resistenza o di sottomissione; impariamo a evitare o a perseguire qualcosa. Esiste uno stato in cui la mente non sia uno strumento dell'apprendimento, ma dell'essere? Vedete la differenza? Finché vogliamo acquisire, ottenere, evitare, la mente deve imparare e in questo stato c'è sempre tensione e resistenza. Per imparare dovete concentrarvi, non è vero? Che cos'è la concentrazione? Avete mai notato che cosa accade quando vi concentrate su qualcosa? Quando siete costretti a studiare un libro che non vi piace, o perfino quando vi piace, dovete lasciare da parte altre cose. Per potervi concentrare dovete resistere al vostro desiderio di guardare fuori dalla finestra o di parlare con qualcuno. Quindi nella concentrazione c'è sempre sforzo, non è vero? C'è una motivazione, un incentivo, lo sforzo di imparare per acquisire qualcosa; la nostra vita è una serie di sforzi, uno stato di tensione in cui cerchiamo di imparare. Ma quando non c'è tensione, se non si vuole acquisire nulla e neppure accumulare conoscenza, la mente non è forse in grado di imparare molto di più e più rapidamente? Allora diventa uno strumento di indagine per scoprire che cos'è vero, che cos'è la bellezza, che cos'è Dio. E questo significa realmente che non si sottomette all'autorità della conoscenza o della società, della religione, della cultura o del condizionamento. Solo quando la mente è libera dal peso della conoscenza può trovare ciò che è vero, e in questo processo di scoperta non c'è accumulazione, non è così? Quando cominciate ad accumulare ciò di cui avete fatto esperienza o che avete imparato, questo diventa una zavorra che trattiene la mente impedendole di andare oltre. Nel processo di indagine la mente si libera costantemente da ciò che ha imparato, e così è sempre fresca, incontaminata dall'esperienza di ieri. La verità è viva, non è statica e anche la mente che può scoprire la verità è viva, non gravata dalla conoscenza o dall'esperienza; soltanto così può esistere quello stato in cui si manifesta la verità. Tutto questo può essere difficile a livello verbale, ma il suo significato non lo è, se ci pensate. Per indagare gli aspetti più profondi della vita la mente deve essere libera, ma se imparate qualcosa e ne fate la base per l'indagine seguente, la vostra mente non è libera e voi non state più indagando.

Perché dimentichiamo con tanta facilità quello che impariamo con difficoltà?

Imparate solo se siete costretti dalle circostanze? Dopotutto, se studiate fisica e matematica ma volete diventare avvocato, presto dimenticherete la fisica e la matematica. Imparate davvero se avete un incentivo per farlo? Se volete superare gli esami semplicemente per trovare un lavoro e sposarvi, potrete fare uno sforzo per concentrarvi e imparare; ma una volta superati gli esami dimenticherete presto quello che avete studiato, non è così? Quando imparare è solo un mezzo per arrivare da qualche parte, una volta arrivati lo si dimentica e questo non è affatto imparare. Ci può essere uno stato di apprendimento solo quando non ci sono motivazioni esteriori né incentivi, quando fate qualcosa per amore.

Qual è il significato della parola « progresso »?

Come moltissimi altri, anche voi avete degli ideali, non è vero? Ma l'ideale non è una cosa reale, non è un fatto, è ciò che dovrebbe essere, qualcosa che avverrà nel futuro. E io vi dico di dimenticare l'ideale e di essere consapevoli di quello che siete. Non inseguite ciò che dovrebbe essere, ma comprendete ciò che è. La comprensione di ciò che siete realmente è molto più importante di inseguire ciò che dovrebbe essere. Perché? Perché nel comprendere ciò che siete ha inizio un processo spontaneo di trasformazione, mentre nel diventare quello che pensate di dover essere non c'è affatto un cambiamento, ma la continuazione del vecchio in forma diversa. Se la mente si rende conto di essere stupida e cerca di cambiare la stupidità in intelligenza, in ciò che dovrebbe essere, reagisce in modo sciocco, insensato, fa qualcosa che non tiene conto della realtà; cerca solo di perseguire una proiezione di sé, posticipando la comprensione di ciò che è. Finché la mente cerca di cambiare la sua stupidità in qualcos'altro, rimane stupida. Ma se dice: "Mi rendo conto di essere stupida e voglio capire che cos'è la stupidità, voglio approfondirla e osservare come nasce", questo processo di indagine genera una trasformazione fondamentale. Qual è il significato della parola « progresso »? Esiste veramente un progresso? C'è il carro trainato dai buoi che si muove a tre chilometri all'ora e quella cosa straordinaria che è il jet, che viaggia a mille chilometri all'ora o più. Questo è progresso, no? C'è il progresso tecnologico: mezzi di comunicazione avanzati, sistemi di cura migliori e così via. Ma ci sono altre forme di progresso? Esiste un progresso psicologico, nel senso di una crescita spirituale nel corso del tempo? L'idea di progresso nella spiritualità è veramente spirituale o è solo un'invenzione della mente? È molto importante porre domande fondamentali, ma purtroppo siamo portati a dare risposte facili. Pensiamo che una risposta facile sia la soluzione, ma non è così; bisogna porsi una domanda fondamentale e lasciare che lavori in noi per scoprire la verità. Il progresso implica tempo, non è vero? Dopotutto ci sono voluti secoli per passare dal carro trainato dai buoi all'aereo. Pensiamo di trovare la realtà o Dio allo stesso modo, attraverso il tempo. Noi siamo qui e pensiamo a un Dio che sta lassù, da qualche parte lontano da noi, e per coprire questa distanza, questo spazio, diciamo che abbiamo bisogno di tempo. Ma Dio o la realtà non sono fissi e nemmeno noi lo siamo, non c'è un punto fisso da cui iniziare e un altro verso cui dirigersi. Per stare al sicuro a livello psicologico ci aggrappiamo all'idea che vi sia un punto fisso in ciascuno di noi, e che anche la realtà sia così; ma si tratta di un'illusione. Quando vogliamo tempo per evolvere o progredire interiormente o spiritualmente, stiamo facendo qualcosa che non è spirituale, perché la verità non appartiene al tempo. Una mente intrappolata nel tempo ne ha bisogno per scoprire la realtà, ma questa è oltre il tempo, non ha un punto fisso. La mente deve essere libera da tutto quello che ha accumulato, sia a livello conscio sia a livello inconscio e solo così sarà in grado scoprire che cos'è la verità, che cos'è Dio.

Perché gli uccelli volano via quando mi avvicino?

Come sarebbe bello se gli uccelli non volassero via quando ci avviciniamo! Se fosse possibile toccarli, fare amicizia con loro, sarebbe bellissimo! Ma noi esseri umani siamo crudeli: uccidiamo gli uccelli, li torturiamo, li strappiamo dai nidi e li mettiamo in gabbia. Pensate a un bel pappagallo in gabbia. Ogni sera chiama la sua compagna e vede gli altri uccelli che volano liberi. Con tutto quello che facciamo agli uccelli, come potrebbero non avere paura quando ci avviciniamo? Ma se vi sedete tranquilli in un posto isolato e rimanete quieti, con un senso di delicatezza interiore, vedrete che gli uccelli arriveranno, vi verranno abbastanza vicini e voi potrete osservare i loro movimenti prudenti, le zampette tenere e la straordinaria bellezza e forza delle loro piume. Ma per farlo dovete avere molta pazienza e un grande amore, e in voi non ci deve essere paura. Sembra che gli animali percepiscano la nostra paura e a loro volta si spaventino e scappino via; ecco perché è molto importante conoscere se stessi. Cercate di stare seduti immobili sotto un albero, ma non per due o tre minuti soltanto, perché in così poco tempo gli uccelli non si abitueranno a voi. Sedetevi tranquilli sotto lo stesso albero ogni giorno e vi accorgerete presto che tutto è vivo intorno a voi. Vedrete i fili d'erba brillare al sole, il movimento incessante degli uccelli, potrete ammirare la lucentezza straordinaria di un serpente o un nibbio che si diverte a volare alto nel cielo trasportato dal vento, senza un battito d'ali. Ma per vedere tutto questo e sentirne la gioia dovete avere una vera tranquillità dentro di voi.

Qual è la differenza fra lei e me?

C'è qualche differenza fondamentale fra noi? Tu hai la pelle chiara e io piuttosto scura; tu sei intelligente e conosci molte più cose di me; io vivo in un piccolo paese mentre tu viaggi in tutto il mondo, e così via. Ci sono ovviamente differenze nella forma, nel modo di parlare, nella conoscenza, nei modi di fare, nella tradizione e nella cultura; ma chiunque siamo, bramini oppure no, americani, russi, giapponesi, cinesi o altro, non c'è forse una grande somiglianza fra tutti noi? Abbiamo tutti paura, vogliamo sentirci al sicuro, essere amati, mangiare bene ed essere felici. Ma le differenze superficiali distruggono la nostra consapevolezza delle somiglianze fondamentali che esistono fra noi in quanto esseri umani. Comprendere queste somiglianze ed esserne liberi crea un grande senso di amore e attenzione. Purtroppo molti di noi si lasciano condizionare e dividere dalle differenze di etnia, cultura e fede. Le fedi sono una vera disgrazia, perché dividono le persone e creano antagonismo. Solo andando oltre tutte le fedi, tutte le differenze e le somiglianze la mente può essere libera di scoprire la verità.

Perché l'insegnante si arrabbia se fumo?

Probabilmente l'insegnante ti ha detto molte volte di non fumare perché non fa bene fumare da ragazzini; ma tu continui a farlo perché ti piace il sapore del fumo, e allora il tuo insegnante si arrabbia con te. Ma tu che cosa ne pensi? Credi che l'abitudine del fumo o di qualsiasi altra cosa sia un bene quando si è giovani? Se alla vostra età il corpo si abitua al fumo significa che siete già schiavi di qualcosa; non è terribile? Fumare può essere un'abitudine tollerabile per gli adulti, anche se molto discutibile; purtroppo i grandi trovano un mucchio di scuse per rimanere schiavi delle loro abitudini. Ma voi che siete giovanissimi, immaturi, adolescenti ancora in crescita, perché mai dovreste abituarvi a qualcosa e cadere in un'abitudine che vi rende insensibili? Quando la mente si abitua a qualcosa comincia a funzionare nel solco dell'abitudine e diventa ottusa, non è più vulnerabile, perde la sensibilità necessaria per scoprire che cos'è Dio, che cosa sono la bellezza e l'amore.

Perché gli uomini danno la caccia alle tigri?

Perché vogliono uccidere per il gusto di uccidere. Facciamo tutti un mucchio di cose assurde, come strappare le ali ad una mosca per vedere che cosa succede. Facciamo pettegolezzi e diciamo cattiverie sugli altri; uccidiamo per mangiare, uccidiamo per la cosiddetta pace, per il nostro paese o per le nostre idee. C'è una notevole componente di crudeltà in noi, non è vero? Ma se riusciamo a comprenderla e a metterla da parte allora è bellissimo osservare da vicino una tigre, com'è capitato ad alcuni di noi una sera vicino a Bombay. Un amico ci ha portati in macchina nella foresta per cercare una tigre che qualcuno aveva visto aggirarsi da quelle parti. Al ritorno, dopo una curva, la tigre è apparsa all'improvviso in mezzo alla strada; gialla e nera, slanciata ed elegante, con una lunga coda; era uno spettacolo bellissimo da vedere, così piena di grazia e potenza! Abbiamo spento i fari e lei è venuta ruggendo verso di noi quasi a toccare la macchina. È stata una visione meravigliosa. Poter ammirare un animale simile senza un fucile è molto più interessante, uno spettacolo di grande bellezza.

Perché siamo così carichi di sofferenza?

Accettiamo il dolore come parte inevitabile della vita e ci costruiamo sopra delle filosofie; lo giustifichiamo e diciamo che è necessario per trovare Dio. Io dico invece che il dolore esiste perché l'uomo è crudele verso i suoi simili. Non comprendiamo molte cose della vita e questo ci causa dolore: la morte, non avere un lavoro, le misere condizioni dei poveri; non comprendiamo tutto questo e ci torturiamo; più siamo sensibili e più soffriamo. Invece di comprendere questi fatti giustifichiamo il dolore, invece di ribellarci a questo sistema corrotto e infrangerlo ci adeguiamo semplicemente. Per essere liberi dal dolore bisogna essere liberi dal desiderio di fare del male, e anche dal desiderio di fare del « bene », il cosiddetto bene che è ancora il risultato del nostro condizionamento.

22 – La semplicità dell'amore

Un uomo vestito da sannyasi veniva ogni mattina a raccogliere fiori dagli alberi del giardino vicino. Le sue mani e i suoi occhi erano avidi ed egli coglieva tutti i fiori che si trovavano alla sua portata, certamente per offrirli a qualche immagine morta, a un oggetto di pietra. I fiori erano belli, forme tenere appena aperte al sole del mattino, e l'uomo non li coglieva delicatamente ma li strappava, spogliando brutalmente il giardino di tutto quanto. Il suo dio pretendeva un mucchio di fiori, una quantità di cose vive per un'immagine di pietra, morta. Un altro giorno vidi anche dei ragazzi cogliere quei fiori, ma non per offrirli a qualche divinità; chiacchieravano, e senza neanche pensarci li strappavano, per poi buttarli. Vi è mai capitato di comportarvi così? Mi domando perché lo fate. Mentre camminate strappate un rametto o delle foglie e poi li gettate via. Vi siete accorti di agire talvolta in modo stupido? Anche gli adulti lo fanno, hanno il loro modo di esprimere la brutalità, una spaventosa mancanza di rispetto per le cose viventi; parlano tanto di rispetto ma tutto quello fanno è distruttivo. È comprensibile che vogliate raccogliere uno o due fiori per metterveli fra i capelli, o per donarli a qualcuno con amore; ma perché strapparli? Gli adulti sono brutti nella loro ambizione, si massacrano a vicenda in guerra e si corrompono con il denaro; compiono azioni orrende, e a quanto pare i giovani seguono le loro orme, qui e ovunque nel mondo. L'altro giorno, mentre camminavo con uno dei ragazzi, ho spostato una pietra che stava in mezzo alla strada e lui mi ha chiesto perché lo avessi fatto. Che cosa indica questa domanda? Non è forse una mancanza di attenzione, di rispetto? Quando avete paura diventate rispettosi, non è vero? Scattate in piedi quando un adulto entra in classe, ma questo non è rispetto, è paura; perché se aveste veramente rispetto vi parrebbe del tutto naturale non distruggere i fiori, rimuovere la pietra dalla strada, avere cura degli alberi e aiutare a curare il giardino. Ma sia i vecchi sia i giovani non hanno un vero senso di riguardo. Perché? Forse perché non sappiamo cos'è l'amore? Capite quanto è semplice l'amore? Non parlo della complessità dell'amore sessuale, né dell'amore di Dio, ma dell'amore, dell'essere teneri, gentili verso tutte le cose. In famiglia non sempre c'è questo amore semplice, i genitori sono troppo occupati; forse a casa vostra mancano affetto e tenerezza, così arrivate qui con un bagaglio di insensibilità e vi comportate come tutti gli altri. Come si fa a risvegliare la sensibilità? Non c'è bisogno di un regolamento che vieti di strappare i fiori, perché quando siete trattenuti dalle regole c'è paura. Ma come si fa a risvegliare quella sensibilità che rende vigili, che non permette di fare del male a persone, animali o fiori? Siete interessati a tutto questo? Dovreste esserlo; se non vi interessa essere sensibili è come se foste già morti, come la maggior parte delle persone. Molti sono già morti dentro, anche se mangiano tre volte al giorno, se hanno un lavoro, dei figli, belle macchine o vestiti eleganti. Sapete che cosa significa essere sensibili? Vuol dire nutrire sentimenti di tenerezza verso le cose, vedere un animale che soffre e intervenire in suo aiuto, levare una pietra dal sentiero dove molti camminano scalzi, togliere un chiodo dalla strada per evitare che buchi le gomme di una macchina. Essere sensibili significa provare un sentimento per le persone, gli uccelli, i fiori, gli alberi; non perché vi appartengano, ma perché siete attenti alla bellezza straordinaria di tutto. E come può nascere questa sensibilità? Se siete sensibili vi viene spontaneo non strappare i fiori; c'è un desiderio innato di non distruggere le cose, di non ferire le persone, c'è un rispetto vero, c'è amore. Amare è la cosa più importante nella vita. Ma che cosa intendiamo per amore? Quando amate qualcuno solo perché vi ricambia non si tratta di amore. Amare vuol dire avere uno straordinario senso di affetto senza chiedere nulla in cambio. Potete essere molto intelligenti, superare gli esami, conseguire un dottorato e raggiungere una posizione importante, ma se non avete questa sensibilità, questo sentimento di amore semplice, il vostro cuore sarà vuoto e voi sarete infelici per tutta la vita. È molto importante che il cuore sia colmo di questo senso di affetto, perché così non distruggerete più nulla, non sarete crudeli e non ci saranno più guerre. E allora sarete esseri umani felici, non avrete bisogno di pregare, di cercare Dio, perché la felicità stessa è Dio. Come può nascere questo amore? Certamente deve cominciare dall'educatore; se, oltre a insegnarvi la matematica, la geografia e la storia, l'insegnante ha questo sentimento di amore nel cuore e ve ne parla; se spontaneamente rimuove la pietra dalla strada e non fa fare al personale di servizio tutti i lavori pesanti; se quando parla, lavora, gioca, mangia, con voi o da solo, sente questa strana cosa e ve ne parla spesso, allora anche voi saprete che cosa vuol dire amare. Potete avere una bella pelle e un bel viso, indossare un bel sari o essere un grande atleta, ma senza amore nel cuore siete comunque brutti e sgradevoli; quando amate, il vostro viso diventa radioso, bello o brutto che sia. Amare è la cosa più importante nella vita ed è importante parlare dell'amore, sentirlo, nutrirlo, farne tesoro, altrimenti viene presto dissolto dalla brutalità del mondo. Se da giovani non sentite amore, se non guardate gli altri con amore, anche gli animali e i fiori, crescendo la vostra vita sarà vuota; sarete soli e l'ombra minacciosa della paura vi seguirà sempre. Ma quando avete nel cuore questa cosa straordinaria chiamata « amore » e ne sentite la profondità, la gioia, l'estasi, allora scoprite che per voi il mondo si è trasformato.

Come mai sono sempre le persone ricche e importanti a ricoprire le varie posizioni nella scuola?

Tu che cosa ne pensi? Non vuoi forse anche tu che tuo padre sia una persona importante? Non saresti orgoglioso se diventasse deputato in parlamento e apparisse sui giornali? Se ti portasse a vivere in una grande casa, se andasse in Europa e tornasse fumando un bel sigaro, non ti farebbe piacere? Vedete, le persone facoltose che hanno potere sono molto utili alle istituzioni, dalle quali ricevono lusinghe in cambio di favori, quindi la cosa è favorevole per entrambi. Ma la questione non è perché la scuola affidi gli incarichi a persone importanti, ma piuttosto perché anche voi volete essere importanti, o volete sposare la persona più ricca, più famosa o più bella. Non volete forse essere importanti anche voi in qualche modo? Quando avete questi desideri, dentro di voi c'è già il seme della corruzione. Capite quello che sto dicendo? Mettete da parte per il momento la questione del perché la scuola affidi dei ruoli a persone ricche, ce ne sono anche di povere che ricoprono le stesse funzioni. Ma qualcuno di voi siede mai accanto ai poveri, ai contadini del villaggio? Lo fate? E c'è anche un'altra cosa interessante da sottolineare: avete notato che i sannyasi vogliono sempre sedersi bene in vista e come spingano per arrivare ai primi posti? Tutti vogliamo essere ben visibili, essere riconosciuti. Un vero bramino è colui che non chiede nulla a nessuno, non perché sia orgoglioso ma perché è una luce a se stesso; ma ormai queste cose sono andate perdute. Sapete, c'è una bella storia su Alessandro Magno quando venne in India. Dopo aver conquistato il paese, Alessandro voleva conoscere il primo ministro che era stato capace di creare una società in cui regnava una straordinaria atmosfera di ordine, onestà e incorruttibilità. Il re gli spiegò che il primo ministro era un bramino, che però era ormai tornato al suo villaggio. Alessandro desiderava assolutamente conoscerlo e il re mandò qualcuno a chiamare il primo ministro, ma questi rifiutò l'invito perché non voleva fare bella mostra di sé con nessuno. Purtroppo abbiamo perso questo spirito; siamo vuoti, insensibili, tristi, siamo mendicanti alla ricerca di qualcuno o qualcosa che ci nutra, che ci dia speranza, che ci sostenga, ed è per questo che rendiamo brutte anche le cose normali. Non c'è nulla di male se qualche personaggio importante viene a posare la prima pietra di un edificio, che male c'è? Quello che corrompe è lo spirito che ci sta dietro. Non andate mai a trovare i contadini del villaggio, non è vero? Non parlate mai con loro, non ve ne preoccupate, non vi accorgete che hanno poco cibo, che lavorano duramente tutti i giorni, senza riposare mai; ma siccome vi ho fatto notare queste cose, voi siete pronti a criticare gli altri. Non criticate, non serve a nulla, andate a vedere voi stessi in quali condizioni vive la gente nei villaggi e fate qualcosa; piantate un albero, parlate con i contadini, invitateli qui, giocate con i loro bambini. Allora scoprirete che può esserci una società diversa, perché ci sarà amore in questo luogo. Una società senza amore è come una terra senza fiumi, è un deserto: dove ci sono fiumi la terra è ricca, rigogliosa e piena di bellezza. Molti di noi crescono senza amore, ed è per questo che abbiamo creato una società orrenda, come le persone che ci vivono.

Lei dice che Dio non è nelle immagini scolpite, mentre altri dicono di sì e che se abbiamo fede nel cuore il suo potere si manifesterà. Che cosa significa in realtà adorare?

Le opinioni sono numerose quanto gli esseri umani. Sapete che cos'è un'opinione: voi dite una cosa e qualcun altro dice la sua. Tutti hanno le loro idee, ma queste non sono la verità; quindi non date retta alle opinioni, da chiunque provengano, ma scoprite da voi la verità. L'opinione si può cambiare in una notte, ma la verità non può essere cambiata. Volete scoprire da voi se Dio o la verità si trovano in un'immagine scolpita, non è così? Che cos'è una scultura? È un oggetto concepito dalla mente e riprodotto nel legno o nella pietra dalle mani dell'uomo. La mente proietta l'immagine; pensate che un'immagine proiettata dalla mente possa essere Dio solo perché lo sostengono milioni di persone? Dite che se la mente ha fede nell'immagine ne riceverà potere. È ovvio; la mente crea l'immagine e poi ricava potere dalla sua creazione. La mente fa sempre così: produce immagini dalle quali riceve forza, felicità, beneficio, e così rimane vuota, afflitta da una grande miseria interiore. Quello che conta non è l'immagine o ciò che dicono milioni di persone, l'importante è comprendere come funziona la mente. La mente crea i suoi dèi e li demolisce, può essere crudele o gentile, ha il potere di fare le cose più straordinarie. Può sostenere opinioni, creare illusioni, inventare aerei che raggiungono velocità stratosferiche; può costruire ponti meravigliosi, ferrovie lunghissime, inventare macchine che fanno calcoli oltre ogni capacità umana. Ma la mente non può creare la verità, quello che crea sono soltanto opinioni, giudizi; perciò è importante scoprire da sé ciò che è vero. E per scoprire la verità la mente deve essere priva di qualsiasi movimento, deve essere completamente ferma, silenziosa. Questa immobilità è adorazione, non l'andare al tempio a offrire fiori ignorando il mendicante che incontrate per strada. Voi cercate di propiziarvi gli dèi perché ne avete timore, ma questa non è adorazione. Quando comprendete la mente ed essa è completamente calma, ma non è stata calmata da qualcosa, allora quel silenzio è un atto di adorazione; e in quel silenzio si manifesta il vero, il bello, cioè Dio.

Un giorno lei ha detto che dovremmo sedere tranquilli e osservare l'attività della mente, ma appena cominciamo a osservare consapevolmente i pensieri, questi svaniscono. Come possiamo sentire la mente se questa è sia il percettore sia l'oggetto percepito?

Questa è una domanda piuttosto complessa che implica molte riflessioni. Dunque, esiste qualcuno che percepisce o c'è solo la percezione? Vi prego di seguire con attenzione. Esiste un pensatore o c'è solo il pensare? Di certo non esiste prima il pensatore; prima c'è il pensiero, che poi crea il pensatore, il che significa che è avvenuta una separazione nel pensiero. Quando avviene questa separazione nascono l'osservatore e l'oggetto osservato. Come dice chi ha posto la domanda, se osservate un pensiero, questo scompare, sfuma; ma di fatto c'è solo la percezione, non qualcuno che percepisce. Quando guardate un fiore, quando lo vedete semplicemente, in quel momento c'è un'entità che vede? O c'è solo il vedere? Vedendo un fiore dite: "Com'è bello, lo voglio"; quindi l'io nasce dal desiderio, dalla paura, dall'avidità, dall'ambizione che seguono l'atto di vedere. Sono questi a creare l'io, senza di essi non esiste nessun io. Se approfondite la questione scoprite che quando la mente è tranquilla, completamente ferma, quando non c'è il movimento del pensiero e quindi nessuno che lo percepisca, nessun osservatore, allora in questa immobilità c'è una comprensione creativa. La mente si trasforma in qualcos'altro. Ma la mente non può fermarsi così con un qualche mezzo, una disciplina o una pratica; il silenzio non nasce sedendosi in un angolo o cercando di concentrarsi. Questa tranquillità sopraggiunge quando comprendete come funziona la mente. È la mente che ha creato l'immagine di pietra che adoriamo; è la mente che ha creato la Gita, le religioni organizzate, le varie fedi; e per scoprire ciò che è reale, dovete andare oltre le creazioni della mente.

L'essere umano è soltanto mente e cervello o qualcosa di più?

Come potete scoprirlo? Se vi limitate a credere, speculare o accettare quello che hanno detto Shankara, Buddha o altri, allora non state indagando, non state cercando di scoprire la verità. Il vostro unico strumento è la mente, che include anche il cervello. Quindi per scoprire la verità sulla questione dovete comprendere come funziona la mente, non vi pare? Se questa è contorta non vedrete in modo chiaro, se è limitata non potete percepire l'illimitato. La mente è lo strumento della percezione e, per poter percepire in modo vero, essa va raddrizzata, ripulita da tutti i condizionamenti e dalle paure. La mente deve anche essere libera dalla conoscenza, che distrae e distorce ogni cosa. L'enorme capacità di inventare, immaginare, speculare, pensare non va forse messa da parte affinché la mente possa essere chiara e semplice? Perché solo una mente innocente, che ha vissuto innumerevoli esperienze ed è tuttavia libera dalla conoscenza e dall'esperienza, può scoprire quello che c'è oltre il cervello e la mente stessa. Altrimenti quello che scoprirete sarà influenzato dalla precedente esperienza, che a sua volta è il risultato del condizionamento.

Qual è la differenza fra bisogno e avidità?

Non lo sapete? Non sapete quando avete quello che vi serve? E non c'è qualcosa che vi indica quando siete avidi? Cominciate dalle cose più piccole e vedrete che è così. Sapete che quando avete abbastanza vestiti, gioielli o altro, non avete bisogno di pensarci troppo. Ma quando il bisogno diventa avidità cominciate a inventare filosofie, a razionalizzare, a giustificare la vostra avidità. Un ospedale, per esempio, necessita di molti letti, di un buon livello di pulizia, di disinfettanti e così via. Una persona che viaggia deve avere un'automobile, un cappotto, e così via. Questi sono bisogni. Vi serve una certa conoscenza e capacità per svolgere il vostro mestiere; se siete ingegneri dovete avere una conoscenza specifica, che però può anche diventare uno strumento di avidità. Quando c'è avidità la mente usa gli oggetti e la conoscenza come mezzi per darsi importanza. È un processo molto semplice se lo osservate. Se siete consapevoli dei vostri veri bisogni, vedete anche come si manifesta l'avidità, potete riconoscere come la mente usi qualsiasi cosa per ingrandirsi, e allora non sarà così difficile distinguere fra bisogno e avidità.

Se mente e cervello sono la stessa cosa, come mai quando sorgono un pensiero o un desiderio che il cervello ci segnala come negativi, spesso la mente ci ricasca comunque?

Che cosa accade in realtà? Se vi pungete con una spina, i nervi trasmettono la sensazione al cervello che la traduce in dolore, poi la mente si ribella contro il dolore e voi vi togliete la spina o fate qualcosa. Ma in certi altri casi la mente va avanti, anche se si tratta di cose brutte o stupide. Sa bene quanto sia sciocco fumare, eppure continua a farlo. Perché? Perché le piace la sensazione che dà l'atto di fumare, tutto qui. Se la mente fosse conscia della stupidità di questa abitudine, come lo è del dolore causato dalla spina, smettereste di fumare immediatamente. Ma la mente non vuole vederlo così chiaramente perché fumare è diventata un'abitudine piacevole. Lo stesso avviene con l'avidità o la violenza. Se l'avidità fosse dolorosa come una spina, smettereste immediatamente di essere avidi, non stareste a ricamarci sopra; e se foste veramente consci di che cosa significa la violenza, non scrivereste volumi sulla non violenza, che è una cosa assurda, perché non è qualcosa che sentite, ne parlate soltanto. Se mangiate qualcosa che vi causa un forte mal di stomaco, smettete di mangiarla, giusto? La lasciate da parte immediatamente. Allo stesso modo, se vi rendeste conto che l'invidia e l'ambizione sono sentimenti velenosi, malvagi, crudeli, mortali come il morso di un cobra, aprireste immediatamente gli occhi. Ma la mente non vuole guardare questi sentimenti troppo da vicino; ha investito molti interessi in essi e si rifiuta di ammettere che l'ambizione, l'avidità e la brama sono velenose. Quindi dice: "Parliamo della non avidità, della non violenza, cerchiamo di avere degli ideali" e nel frattempo va avanti con i suoi veleni. Scoprite da voi quanto sono corrotte, distruttive e velenose queste cose, e le lascerete andare molto in fretta; ma se vi limitate a dire "non devo" e continuate come prima, siete ipocriti. Siate una cosa o l'altra, o caldi o freddi.

23 – Il bisogno di solitudine

Non vi sembra strano che in questo mondo ricco di distrazioni e intrattenimenti ci siano così tanti spettatori e pochissimi attori? Appena abbiamo del tempo libero cerchiamo qualche forma di divertimento. Ci mettiamo a leggere un libro impegnato, un romanzo o una rivista. In America accendiamo la radio o la televisione o ci perdiamo in chiacchiere. Abbiamo un bisogno continuo di divertimento, di svago, di allontanarci da noi stessi. Abbiamo paura di stare da soli, di non avere un compagno, di rimanere senza distrazioni. Pochissimi di noi vanno a passeggiare nei campi e nei boschi, senza parlare o cantare, ma semplicemente osservando quello che ci circonda e ciò che abbiamo dentro. Non lo facciamo quasi mai perché di solito ci annoiamo; siamo presi nella solita routine di imparare o insegnare, delle faccende di casa o del lavoro e così nel tempo libero vogliamo divertirci, con passatempi superficiali o impegnativi. Leggiamo o andiamo al cinema, oppure ci rifugiamo nella religione, che è la stessa cosa. Anche la religione è diventata una forma di distrazione, una specie di fuga seria dalla noia, dalla routine. Non so se avete mai notato tutto questo. Siamo costantemente occupati in rituali, ripetizione di formule, preoccupazioni varie, perché abbiamo paura di rimanere soli con noi stessi. Provate a stare da soli, senza distrazioni, e vedrete che ben presto cercherete di allontanarvi da voi stessi per dimenticare quello che siete. Per questo l'industria del divertimento, della distrazione automatica è un aspetto tanto importante della cosiddetta civiltà. Se ci fate caso, noterete che tutti diventano sempre più distratti, sofisticati e mondani. La moltiplicazione dei piaceri, l'enorme quantità di libri che vengono pubblicati, le pagine dei giornali piene di eventi sportivi, indicano che cerchiamo costantemente di divertirci. Poiché dentro siamo vuoti, superficiali, mediocri, usiamo le relazioni e le riforme sociali come mezzi per fuggire da noi stessi. Avete notato come moltissime persone si sentano sole? Per evitare la solitudine corriamo al tempio, in chiesa o alla moschea, ci vestiamo in un certo modo e partecipiamo agli eventi sociali, accendiamo la radio o la televisione, leggiamo e così via. Sapete che cosa significa la solitudine? Qualcuno potrebbe non conoscere il significato della parola, ma il sentimento lo conoscete bene. Provate a fare una passeggiata da soli o a stare senza nemmeno un libro o qualcuno con cui parlare, e vedrete come vi annoiate in fretta. È una sensazione che conoscete bene, ma non sapete perché vi annoiate, non ci avete mai riflettuto. Se indagate un pò la noia, vedrete che è causata dalla solitudine, ed è per sfuggire a questa che vogliamo stare insieme e cerchiamo intrattenimenti e distrazioni di tutti i tipi: i guru, le cerimonie religiose, le preghiere o l'ultimo romanzo. Sentendoci soli dentro diventiamo semplici spettatori della vita; ma possiamo essere attori solo quando comprendiamo la solitudine e andiamo oltre. In fondo molti si sposano o stabiliscono altre relazioni sociali perché non sanno vivere da soli. Non che si debba vivere da soli, ma se vi sposate perché volete essere amati o se vi annoiate e usate il lavoro come un mezzo per dimenticare voi stessi, allora vedrete che la vita sarà una continua ricerca di distrazioni. Pochissime persone sanno andare oltre la terribile paura della solitudine; ma bisogna farlo, perché lì sta il vero tesoro. Sapete, c'è una grande differenza fra isolamento e solitudine. Alcuni tra gli studenti giovani possono essere ancora ignari del senso di isolamento, ma gli adulti lo conoscono: sentire di essere completamente tagliati fuori, di avere paura senza nessuna causa apparente. La mente conosce questa paura quando per un momento si rende conto che non può fare affidamento su nulla, che nessuna distrazione può eliminare il suo senso di vuoto. Questo è l'isolamento. Ma la solitudine è completamente diversa; è uno stato di libertà che nasce quando si è attraversato e compreso il senso di isolamento. Nello stato di solitudine non si dipende psicologicamente da nessuno, perché non si è più alla ricerca di piacere, conforto e gratificazione. Soltanto allora la mente è completamente sola e soltanto una mente così è creativa. Tutto questo fa parte dell'educazione: affrontare il dolore dell'isolamento, quello straordinario senso di vuoto che conosciamo tutti, senza avere paura quando lo si avverte, senza avere bisogno di accendere la radio, stordirci col lavoro o correre al cinema, ma osservarlo, rifletterci, comprenderlo. Non esiste essere umano che non provi prima o poi questo tremendo senso di ansia. Poiché cerchiamo sempre di sfuggirla, attraverso distrazioni o gratificazioni, o attraverso il sesso, Dio, il lavoro, il bere, la ripetizione di certe parole che abbiamo imparato a memoria, non siamo mai in grado di comprendere l'ansia quando ci assale. Quando sentite il dolore della solitudine, affrontatelo, osservatelo senza cercare di scappare via. Se fuggite non lo comprenderete mai, e rimarrà sempre ad aspettarvi dietro l'angolo. Se invece riuscite a comprendere la solitudine e andare oltre, scoprirete che non c'è bisogno di fuggire, non c'è nessuna esigenza di ricercare piaceri e svaghi, perché la mente conoscerà una ricchezza incorruttibile che non può essere distrutta. Tutto questo fa parte dell'educazione. Se a scuola imparate solo delle materie per superare gli esami, lo stesso imparare diventa un mezzo di fuga dalla solitudine. Pensateci un pò e ve ne renderete conto. Parlatene con i vostri insegnanti e vi accorgerete presto di quanto siano soli, e anche voi lo siete. Ma chi è solo nel profondo, chi ha la mente e il cuore liberi dal dolore della solitudine, è una persona vera che può scoprire da sé che cos'è la realtà e può accogliere ciò che è senza tempo.

Qual è la differenza fra consapevolezza e sensibilità?

Mi chiedo se ci sia qualche differenza. Quando ponete una domanda è importante che scopriate da soli la verità, non limitatevi ad accettare quello che vi dicono. Cerchiamo di capire che cosa significa essere consapevoli. Vedete un bell'albero con le foglie che luccicano dopo la pioggia; vedete la luce del sole che brilla sull'acqua e sulle piume grigie degli uccelli; vedete i contadini che vanno in città portando i loro pesanti carichi e ascoltate le loro risa; sentite l'abbaiare di un cane, o il muggito del vitello che chiama la madre. Tutto questo fa parte della consapevolezza di quello che vi circonda, non è vero? Avvicinandovi un pò di più, notate la vostra relazione con le persone, con le idee e con gli oggetti; vi accorgete di come considerate la casa, la strada; osservate le vostre reazioni a quello che le persone vi dicono e di come la mente valuta, giudica, confronta e condanna continuamente. Tutto questo fa parte della consapevolezza, che inizia dalla superficie e poi va sempre più nel profondo, ma per molti la consapevolezza si ferma a un certo punto. Percepiamo i rumori, i canti, vediamo il bello e il brutto, ma non siamo consapevoli delle reazioni che abbiamo verso tutto questo. Diciamo che è bello o che è brutto e passiamo oltre; non approfondiamo il significato della bellezza o della bruttezza. Vedere le nostre reazioni, essere sempre più attenti a ogni movimento del pensiero, osservare che la mente è condizionata dall'influenza dei genitori, degli insegnanti, dalla vostra etnia e cultura fa certamente parte della consapevolezza, non è vero? Più la mente si addentra nei processi del pensiero, più chiaramente comprende che tutte le forme di pensiero sono condizionate, e allora diventa spontaneamente quieta, senza per questo addormentarsi. Al contrario, la mente è straordinariamente vigile, non più drogata dai mantra, dalla ripetizione di parole, o plasmata dalla disciplina. Questo stato di attenzione silenziosa fa parte della consapevolezza; e se approfondite ancora di più scoprirete che non c'è divisione fra la persona consapevole e l'oggetto della consapevolezza. Che cosa significa essere sensibili? Essere coscienti di colori e forme, di quello che dicono le persone e della vostra reazione, essere premurosi, avere buon gusto, buone maniere; non essere sgarbati, non ferire inconsapevolmente nessuno né fisicamente né psicologicamente; vedere una cosa bella e soffermarsi ad ammirarla; ascoltare timidamente quanto viene detto senza annoiarsi, così la mente diventa acuta, pronta. Tutto questo è sensibilità, non è vero? C'è allora molta differenza fra sensibilità e consapevolezza? Io non credo. Finché la mente condanna, giudica, crea opinioni, conclusioni, non è né consapevole né sensibile. Quando siete sgarbati con gli altri, quando cogliete un fiore e lo gettate via, quando maltrattate un animale, quando incidete il vostro nome sul banco di scuola, quando non siete puntuali a tavola e avete cattive maniere, tutto questo è indice di insensibilità, non è vero? Indica una mente che non è in grado di adeguarsi all'ambiente in modo armonioso. Parte dell'educazione è certamente aiutare lo studente a essere sensibile, in modo che non si limiti ad adattarsi o a resistere a qualcosa, ma che sia aperto all'intero movimento della vita. Le persone sensibili possono soffrire molto più di quelle che non lo sono; ma se comprendono e vanno oltre la loro sofferenza scopriranno cose straordinarie.

Perché ci viene da ridere quando vediamo qualcuno che inciampa e cade?

Anche questa è una forma di insensibilità, vero? Una specie di sadismo. Sapete che cosa significa questa parola? Uno scrittore, il marchese de Sade, scrisse un libro su un uomo che si divertiva a fare male alle persone e a vederle soffrire. La parola sadismo viene da lì e significa provare piacere dalla sofferenza altrui. Alcuni provano una speciale soddisfazione a veder soffrire gli altri. Osservate se questo accade anche a voi. Potrebbe non essere evidente, ma se lo fosse si esprimerebbe appunto nell'impulso di ridere quando qualcuno cade. Volete che chi sta in alto perda la sua posizione, criticate, spettegolate continuamente, e tutto questo esprime insensibilità e desiderio di ferire gli altri. Possiamo offendere qualcuno deliberatamente per vendicarci o farlo inconsapevolmente con una parola, un gesto, uno sguardo; ma in entrambi i casi si sente il bisogno di ferire qualcuno e sono pochissimi quelli che si liberano radicalmente di questa forma perversa di piacere.

Uno dei nostri professori sostiene che quello che lei dice non è pratico e la sfida a crescere dodici figli, sei maschi e sei femmine, con un salario di centoventi rupie. Che cosa risponde a questa critica?

Se avessi un salario di centoventi rupie non ci proverei nemmeno ad allevare dodici figli. Questa è la prima considerazione. La seconda è che se fossi un professore per me insegnare sarebbe una vocazione e non un lavoro. Capite la differenza? Insegnare, a qualsiasi livello, non è una professione, un semplice impiego, è un atto di dedizione. Capite il significato della parola « dedizione »? Dedicarsi significa dare completamente se stessi a qualcosa, senza chiedere nulla in cambio; essere come un monaco, un eremita, come i grandi maestri e gli scienziati, non come quelli che si definiscono professori perché hanno superato qualche esame. Sto parlando di quelli che si dedicano all'insegnamento non per soldi ma perché seguono la loro vocazione, la loro passione. Degli insegnanti di questo genere comprenderebbero che è possibile insegnare a mettere in pratica quello di cui parlo. Ma l'insegnante, l'educatore, il professore che intende l'insegnamento solo come un lavoro per guadagnarsi da vivere, vi dirà che queste cose non sono pratiche. In fin dei conti, che cosa è pratico? Pensateci. Il nostro modo di vivere, di insegnare, il modo in cui i governi agiscono, con tutta la corruzione e le continue guerre, definireste pratico tutto questo? L'ambizione, l'avidità sono pratiche? L'ambizione genera competitività e quindi distrugge le persone. Una società basata sull'avidità e l'acquisizione contiene sempre lo spettro della guerra, del conflitto, della sofferenza; questo è forse pratico? Naturalmente non lo è. È questo che sto cercando di dirvi in tutti questi incontri. L'amore è la cosa più pratica del mondo. Amare, essere gentili, non avidi, non ambiziosi, non farsi influenzare dagli altri ma pensare da sé, sono tutti atteggiamenti molto concreti che darebbero vita a una società pratica e felice. Ma l'insegnante che non si dedica a quello che fa, che non sa amare, che aggiunge un titolo al suo nome ma che è solo un fornitore di informazioni raccolte dai libri, vi dirà che tutto questo non è pratico, perché non ci ha riflettuto veramente. Amare significa essere pratici, di una praticità ben più vera di quella assurda della cosiddetta istruzione, che produce solo cittadini incapaci di cavarsela da soli e di riflettere sui problemi per conto loro. Vedete, questo fa parte della consapevolezza: essere a conoscenza del fatto che certe persone se la ridono in quell'angolo e allo stesso tempo andare avanti a parlare con serietà. La difficoltà di molti adulti è che pur non avendo risolto il problema della vita pretendono di dire a voi che cosa è pratico e che cosa non lo è. Insegnare è la più grande vocazione nella vita, benché oggi sia la più disprezzata; è la più alta, la più nobile delle professioni. Ma l'insegnante deve dedicarsi completamente a insegnare, con il cuore e la mente, con tutto il suo essere; e grazie a questa dedizione ogni cosa diventa possibile.

A che serve l'educazione se nel frattempo veniamo anche viziati dalle comodità del mondo moderno?

Temo che lei stia usando dei termini impropri. Certe comodità sono necessarie, non è vero? È bene che la nostra stanza sia pulita e in ordine, anche se fosse completamente vuota o contenesse soltanto un materassino; dovrebbe avere delle belle proporzioni e finestre delle giuste dimensioni; se c'è un quadro dovrebbe rappresentare qualcosa di gradevole e se c'è un vaso di fiori questo dovrebbe rappresentare lo spirito della persona che lo ha messo lì. Abbiamo bisogno di buon cibo e di un posto tranquillo dove dormire. Tutto questo fa parte delle comodità offerte dal mondo moderno; questo benessere distrugge l'individuo cosiddetto istruito? O è piuttosto quest'ultimo, con la sua ambizione e avidità, a distruggere le normali comodità necessarie a ogni essere umano? Nei paesi ricchi l'educazione moderna rende le persone sempre più materialiste, e il lusso sfrenato perverte e danneggia la mente. Nei paesi poveri, come l'India, l'educazione non incoraggia a creare una cultura radicalmente nuova, non aiuta a essere rivoluzionari. Ho già spiegato che cosa intendo con la parola « rivoluzionario », non significa certo lanciare bombe o ammazzare la gente. Chi lo fa non è un rivoluzionario. Un vero rivoluzionario è libero da qualsiasi tentazione, ideologia o imbroglio della società, che è espressione della volontà collettiva della maggioranza; e la vostra educazione non vi aiuta a essere rivoluzionari in questo senso. Al contrario, vi insegna ad adattarvi o a riformare quello che c'è. Quindi è la vostra cosiddetta educazione che vi distrugge, non le comodità messe a disposizione dal mondo. Perché non dovrebbero esserci macchine e strade? Ma tutte le invenzioni e le tecniche moderne sono usate per la guerra o per il divertimento, come vie di fuga da se stessi, e così la mente si perde in un'infinità di oggetti inutili. La tecnologia moderna è in grado di produrre una grande quantità di aggeggi, di congegni meccanici che aiutano a cucinare, pulire, stirare, calcolare o altre attività essenziali, quindi non è necessario pensarci continuamente. È utile avere queste cose, non per diventarne schiavi ma per poter lasciare la mente libera di fare qualcosa di completamente diverso.

Io ho la pelle molto scura e la maggior parte delle persone ammira la carnagione più chiara; come faccio a conquistare l'ammirazione degli altri?

Credo che esistano cosmetici speciali per rendere la pelle più chiara, ma questo risolverà il tuo problema? Vorrete sempre essere ammirati e notati in società; questo desiderio di ammirazione, questa lotta per apparire, contiene sempre la fitta del dolore. Finché vorrete essere ammirati o famosi, la vostra istruzione vi distruggerà, perché vi aiuterà a diventare qualcuno in questa società corrotta. Abbiamo costruito questa società distruttiva con la nostra avidità, l'invidia e la paura, e non la trasformeremo ignorandola o definendola un'illusione. Solo un'educazione giusta potrà spazzare via l'avidità, la paura, la brama di accumulare e permetterci di costruire una cultura radicalmente nuova, un mondo completamente diverso. E ci può essere la giusta educazione solo quando la mente vuole davvero comprendere se stessa ed essere libera dal dolore.

24 – L'energia della vita

Uno dei problemi più difficili è quello della cosiddetta disciplina, è davvero molto complesso. La società ritiene di dover controllare i cittadini, di imporre loro una disciplina, di plasmare le menti secondo determinati modelli religiosi, sociali, morali ed economici. La disciplina è veramente necessaria? Ascoltate con attenzione, non dite subito di sì o di no. Quasi tutti noi, specialmente da giovani, sentiamo che non dovrebbe esserci nessuna disciplina, che dovremmo essere liberi di fare quello che ci pare e pensiamo che questa sia libertà. Ma sostenere semplicemente che dovremmo o non dovremmo sottostare a una disciplina, che dovremmo essere liberi e via dicendo, ha ben poco significato se non comprendiamo il problema nella sua totalità. Un atleta appassionato si impone costantemente una disciplina, non è così? La sua passione per le gare e la necessità di mantenersi in forma lo inducono ad andare a letto presto, a non fumare, a mangiare sano e a seguire le regole per mantenersi in buona salute. La sua disciplina non è un'imposizione o un conflitto, ma una naturale conseguenza della sua passione per l'atletica. La disciplina fa aumentare o diminuire l'energia? Tutti gli esseri umani, di qualsiasi religione, scuola o filosofia, impongono alla mente una disciplina, che implica controllo, resistenza, adattamento, repressione; ma tutto questo è davvero necessario? Se serve ad accrescere l'energia allora ha un valore, un significato; ma se la reprime è dannosa e distruttiva. Tutti noi abbiamo una certa quantità di energia, la domanda è se attraverso la disciplina questa possa diventare vitale, ricca, abbondante, oppure essere distrutta. Penso sia questo il punto centrale. Molte persone non hanno grande energia, e la poca che hanno viene presto soffocata e distrutta dal controllo, dalle minacce e dai tabù imposti dalla società attraverso la cosiddetta educazione, e diventano scialbe, senza vita. La disciplina accresce forse l'energia di coloro che ne sono maggiormente dotati in partenza? Rende la loro esistenza ricca e piena di vitalità? Quando si è giovani, come tutti voi, si è carichi di energia, non è vero? Volete giocare, correre, chiacchierare; non riuscite a stare seduti tranquilli, siete pieni di vita. Poi che cosa accade? Crescendo i vostri insegnanti cominciano a limitare la vostra energia, plasmandola, costringendola in vari modi, e quando diventate adulti la poca che vi rimane è soffocata dalla società che vuole che vi comportiate in un certo modo, da cittadini perbene. Attraverso la cosiddetta educazione e la costrizione della società, questa ricca energia che avete da giovani viene un poco alla volta distrutta. Può l'energia che avete ora essere resa più vitale dalla disciplina? Se avete poca energia, la disciplina può forse aumentarla? Se è così, la disciplina ha un valore positivo, ma se così non è, se la disciplina distrugge tutta la vostra energia, allora dovete lasciarla perdere. Che cos'è questa energia che abbiamo tutti? È pensiero, sentimento, interesse, entusiasmo, avidità, passione, desiderio, ambizione, odio. Dipingere quadri, inventare macchine, costruire ponti e strade, coltivare i campi, giocare, scrivere poesie, cantare, ballare, andare al tempio, pregare: sono tutte espressioni di energia, che però crea anche illusioni, malessere, sofferenza. Sia le qualità più raffinate sia le più distruttive sono comunque espressioni dell'energia umana. Ma controllare o disciplinare questa energia, liberandola in una direzione e costringendola in un'altra, diventa soltanto un fatto di convenienza sociale; la mente è modellata secondo lo schema di una certa cultura e di conseguenza la sua energia a poco a poco si dissolve. L'energia che tutti possediamo può essere incrementata e ravvivata? E per farne cosa? A cosa serve l'energia? Serve forse per fare la guerra? Per inventare aeroplani e un'infinità di altre macchine? Serve per seguire qualche guru, superare esami, avere figli, preoccuparsi continuamente di qualche problema? Oppure l'energia può essere usata in modo diverso, così che quello che facciamo abbia significato in relazione a qualcosa che trascenda tutto quanto? Certamente, se la mente umana che possiede una tale straordinaria energia non va alla ricerca della realtà o di Dio, ogni espressione di questa sua energia diventa uno strumento di distruzione e miseria. Ricercare la realtà richiede immensa energia; se l'essere umano non si dedica a questo scopo non fa altro che sprecarla nei modi più dannosi e così la società deve tenerlo sotto controllo. È possibile liberare l'energia orientandola alla ricerca di Dio o della verità? E in questo processo, è possibile comprendere i problemi fondamentali della vita senza farsi distruggere dalla società? Riuscite a seguire quello che dico o è un pò troppo complicato? L'essere umano è energia, ma se non cerca la verità diventa distruttivo e quindi la società interviene a controllare, a plasmare l'individuo soffocandone l'energia. È quanto è accaduto alla maggior parte degli individui in ogni parte del mondo. Forse avrete notato un altro fatto semplice e interessante: quando volete davvero fare qualcosa, ad esempio giocare una partita, sentite subito l'energia per farlo, non è vero? In questo caso la vostra energia si autodisciplina, non avete bisogno di imposizioni dall'esterno. Nella ricerca della realtà, l'energia crea la propria disciplina. La persona che cerca la realtà diventa spontaneamente un buon cittadino, ma questo non significa che si adegui al modello della società o dello stato. Studenti e insegnanti devono lavorare insieme per liberare questa immensa energia, per scoprire la realtà, Dio o la verità. Nella vostra ricerca della verità ci sarà disciplina e sarete esseri umani veri, individui completi e non semplicemente indù o parsi, limitati dalla loro società e cultura. Se la scuola, invece di ridurre l'energia dello studente come fa ora, lo aiutasse a risvegliarla per ricercare la verità, capireste che la disciplina ha un significato del tutto diverso. Come mai a casa, in classe e nel collegio dove risiedete vi dicono continuamente che cosa dovete o non dovete fare? Certamente dipende dal fatto che i genitori e gli insegnanti, come tutta la società, non hanno capito che l'uomo esiste solo per uno scopo, cioè per trovare la realtà o Dio. Se anche solo pochi educatori comprendessero e concentrassero l'attenzione su questa ricerca, nascerebbe un nuovo tipo di educazione e una società completamente diversa. Vi siete accorti che le persone intorno a voi, compresi i genitori e gli insegnanti, hanno pochissima energia? Stanno lentamente morendo, anche se fisicamente non sono ancora vecchi. Perché? Perché sono stati costretti dalla società alla sottomissione. Se non si comprende lo scopo fondamentale dell'energia, ossia liberare quella cosa straordinaria che è la mente, con la sua capacità di creare sottomarini atomici e aeroplani, scrivere meravigliose poesie e romanzi, rendere il mondo bellissimo ma anche distruggerlo; senza comprendere il suo scopo fondamentale, che è trovare la verità o Dio, questa energia diventa distruttiva e poi la società dice: "Dobbiamo plasmare e tenere sotto controllo l'energia dell'individuo". Penso che la funzione dell'educazione sia liberare l'energia da dedicare alla ricerca della bontà, della verità, di Dio, che a sua volta rende l'individuo un essere umano vero e quindi un cittadino corretto. Ma la sola disciplina senza la comprensione di tutto questo non ha nessun senso, anzi è molto distruttiva. A meno che ciascuno di voi non sia educato in modo da essere pieno di vitalità e intelligenza, ricco di energia per scoprire il vero, quando lascerete la scuola per andare nel mondo sarete semplicemente fagocitati dalla società; sarete soffocati, distrutti, profondamente infelici per tutta la vita. Come il fiume crea il letto che lo contiene, così l'energia che ricerca la verità crea la propria disciplina senza alcuna imposizione; e, come il fiume incontra il mare, così quell'energia trova la sua libertà.

Perché gli inglesi sono venuti a governare l'India?

I popoli che hanno più energia, vitalità, capacità e spirito d'iniziativa possono arrecare miseria o benessere ai loro vicini meno fortunati. Un tempo l'India esplose in tutta l'Asia, i suoi abitanti pieni di zelo creativo diffusero la loro religione in Cina, Giappone, Indonesia, Birmania. Altre nazioni erano più interessate al commercio, anche questo era un aspetto necessario, ma comportò molti problemi; così va la vita. Il fatto strano è che coloro che cercano la verità o Dio sono molto più esplosivi, hanno un'energia straordinaria, non solo per se stessi ma anche per gli altri; sono questi i veri rivoluzionari, non i comunisti, i socialisti o i riformatori. I conquistatori e i governanti vanno e vengono, ma il problema umano rimane sempre lo stesso. Tutti noi vogliamo dominare, sottomettere gli altri o resistervi; ma colui che ricerca la verità è libero da qualsiasi società e cultura. Perfino durante la meditazione sembra che non siamo in grado di percepire la verità; perciò, potrebbe per favore dirci lei di che si tratta?

Lasciamo stare per il momento la questione di cosa sia la verità e vediamo innanzitutto che cos'è la meditazione. Per me la meditazione è qualcosa di completamente diverso da quello che vi hanno insegnato i libri e i guru. La meditazione è il processo con cui comprendete la mente. Se non capite il vostro pensiero, cioè se non conoscete voi stessi, tutto quello che pensate ha pochissimo significato. Senza le fondamenta della conoscenza di sé, il pensiero porta solo guai. Ogni pensiero ha un suo significato, e se la mente non è in grado di vederlo (non solo in uno o due pensieri, ma in tutti quelli che sorgono) concentrarsi su un'idea, un'immagine particolare o un insieme di parole, che è quello che generalmente si intende per meditazione, è una forma di autoipnosi. Quando siete seduti tranquilli, oppure parlate o giocate, siete consapevoli del significato di ogni pensiero, di ogni reazione che avete? Provateci e vedrete quanto è difficile essere consapevoli di ogni movimento, perché i pensieri si accavallano velocemente uno dopo l'altro. Ma se volete esaminare ogni singolo pensiero, se veramente volete osservarne il contenuto, vi accorgete che i pensieri rallentano e voi potete guardarli. Questo rallentamento dei pensieri e l'osservazione di ciascuno di essi è il processo della meditazione; se lo approfondite vedrete che quando siete consapevoli di ogni pensiero la mente, che ora è un enorme magazzino di pensieri agitati e in lotta fra loro, diventa quieta, completamente immobile. Non c'è più nessuna esigenza, nessuna pulsione, nessun tipo di paura e in questo silenzio affiora la verità. Non ci sei « tu » che sperimenti la verità, ma dato che la mente è immobile, la verità vi penetra. Quando c'è un « io », c'è qualcuno che fa l'esperienza, ma questo è semplicemente il prodotto del pensiero, senza il quale non esiste.

Se commettiamo un errore e qualcuno ce lo fa notare, come mai lo ripetiamo?

Che cosa ne pensi? Perché cogliete i fiori, strappate le piante, rovinate i mobili, buttate la carta per terra anche se certamente vi hanno ripetuto dozzine di volte di non farlo? Ascoltate bene e lo capirete. Quando fate queste cose siete sovrappensiero, non è vero? Non siete consapevoli, non pensate, la vostra mente dorme e quindi agite in modo veramente stupido. Finché non siete pienamente consapevoli, completamente presenti, non serve ripetervi di non fare certe cose. Ma se l'educatore può aiutarvi a essere riflessivi, davvero consapevoli, a osservare con piacere gli alberi, gli uccelli, il fiume, la ricchezza straordinaria della terra, allora basterà un suo cenno, perché voi siete sensibili, vivi verso tutto quello che vi circonda e che è dentro di voi. Purtroppo la vostra sensibilità è distrutta perché dal momento della nascita fino alla morte vi viene continuamente detto di fare o non fare qualcosa. I genitori, gli insegnanti, la società, la religione, i preti e anche le ambizioni, l'avidità e l'invidia, vi dicono di fare o non fare qualcosa. Per essere liberi da queste imposizioni e tuttavia essere sensibili, spontaneamente gentili, così da non ferire gli altri, da non gettare cartacce per terra o da rimuovere una pietra dalla strada, ci vuole un grande senso di attenzione. Certamente lo scopo dell'educazione non è aggiungere un titolo al nome, ma risvegliare in voi questo spirito di premura che vi rende sensibili, attenti, vigili, gentili.

Che cos'è la vita e come possiamo essere felici?

È una bella domanda ed è posta da un ragazzo giovanissimo. Che cos'è la vita? Se lo chiedi a un uomo d'affari ti dirà che è questione di vendere e fare soldi, perché la sua vita è questo, dal mattino alla sera. L'ambizioso ti dirà che la vita è una lotta per raggiungere il successo, la realizzazione. Per la persona che ha raggiunto posizione e potere e che è a capo di un'organizzazione o di un paese, la vita è un concentrato di impegni e attività che si procura da solo. Per il lavoratore, specialmente in questo paese, la vita è lavorare senza mai un giorno di riposo, è sporcizia, miseria, scarsità di cibo. Può un uomo essere felice in mezzo a tutta questa fatica, lotta, fame e sofferenza? Ovviamente no. E allora che cosa fa? Non si pone domande, non si chiede che cos'è la vita, ma inventa filosofie sulla felicità. Parla di fratellanza mentre sfrutta gli altri. Inventa il sé superiore, l'anima suprema, qualcosa che alla fine lo renderà felice per sempre. Ma la felicità non arriva quando la cercate, è una conseguenza, nasce quando c'è bontà, amore, quando non c'è ambizione, quando la mente è in uno stato di quiete alla ricerca della verità.

Come mai litighiamo fra noi?

Penso che anche gli adulti se lo chiedano, non è vero? Perché litighiamo? L'America è contro la Russia, la Cina è contro l'Occidente. Perché? Parliamo di pace e ci prepariamo alla guerra. Perché? Penso che a quasi tutti gli esseri umani piaccia competere, lottare, questo è un fatto semplice, altrimenti non lo farebbero. Nella lotta c'è la sensazione di essere vivi, anche questo è un fatto. Pensiamo che ogni forma di lotta sia necessaria per sentirci vivi, ma questo modo di vivere è distruttivo. Esiste anche un modo di vivere in cui non c'è lotta, quello dei gigli, dei fiori che sbocciano senza nessuno sforzo; non lottano, sono. L'essenza di qualsiasi cosa è bontà. Invece noi non siamo affatto educati così, siamo invitati a competere, a lottare, a diventare soldati, avvocati, poliziotti, professori, direttori, uomini d'affari, vogliamo arrivare in cima, vogliamo il successo. Molti sembrano umili esteriormente, ma solo chi è davvero umile dentro è felice e non ha bisogno di lottare.

Perché la mente tende ad abusare degli altri esseri umani e anche di se stessa?

Che cosa intendiamo per abusare? L'azione di una mente ambiziosa, avida, invidiosa, gravata dalla fede e dalla tradizione, una mente spietata che sfrutta gli altri, crea solo danno e produce una società piena di conflitto. Finché la mente non comprenderà se stessa agirà per forza in modo distruttivo; finché la mente non conoscerà se stessa continuerà ad alimentare l'inimicizia. Per questo è essenziale che impariate a conoscere voi stessi, ma non soltanto dai libri. Nessun libro può insegnarvi a conoscere voi stessi, potrebbe darvi informazioni sulla conoscenza di sé, ma non sarà mai come conoscere voi stessi nell'azione. Quando la mente vede se stessa nello specchio della relazione, quella percezione è autoconoscenza, senza la quale non possiamo eliminare il disordine, tutta la terribile infelicità che abbiamo creato in questo mondo.

La mente che insegue il successo è diversa da quella che ricerca la verità?

La mente è sempre la stessa, che ricerchi il successo o la verità; ma finché insegue il successo non può scoprire la verità. Comprendere la verità significa vedere il falso come falso e il vero come vero.

25 – Vivere senza sforzo

Vi siete mai chiesti perché invecchiando le persone sembrano perdere la gioia di vivere? Per il momento voi che siete giovani siete abbastanza felici; avete i vostri piccoli problemi riguardo agli esami, ma nonostante questo c'è una certa gioia nella vostra vita, non è vero? C'è un'accettazione spontanea della vita, una visione delle cose leggera e spensierata. Come mai crescendo sembra che perdiamo il gusto gioioso di ciò che ha un senso più ampio, che è al di là di tutto? Come mai molti di noi, passando alla cosiddetta maturità, diventano cupi, insensibili alla gioia, alla bellezza, alla vastità dei cieli e alle meraviglie della terra? Quando ci poniamo queste domande troviamo tante spiegazioni, una delle quali è che siamo troppo preoccupati per noi stessi. Lottiamo per diventare qualcuno, per raggiungere e mantenere una posizione; abbiamo dei figli e altre responsabilità e quindi dobbiamo lavorare per guadagnare del denaro. Veniamo presto schiacciati da queste motivazioni e perdiamo la gioia di vivere. Guardate le facce degli adulti intorno a voi, molte sono tristi, segnate, come malate, assenti, distanti e talvolta perfino nevrotiche, senza mai un sorriso. Non vi chiedete perché? Ma anche quando ce lo chiediamo, molti di noi si accontentano di semplici spiegazioni. Ieri sera ho visto una barca risalire il fiume a vele spiegate, sospinta dal vento dell'ovest. Era una grande barca che trasportava un pesante carico di legna per la città. Il sole stava tramontando e quella barca che si stagliava contro il cielo era bellissima. Il barcaiolo si limitava a seguirla, non doveva fare nessuno sforzo, era il vento che faceva tutto il lavoro. Allo stesso modo, se ciascuno di noi potesse comprendere il problema dello sforzo e del conflitto, penso che potremmo vivere senza fatica, felicemente, con il sorriso sulle labbra. Credo sia lo sforzo a distruggerci, tutto questo lottare che accompagna quasi ogni istante della nostra vita. Se osservate gli adulti intorno a voi, vedrete che per la maggior parte di loro la vita è una continua lotta con se stessi, con il coniuge, i vicini, la società, e questo sforzo incessante consuma energia. La persona gioiosa, realmente felice, non sente nessuna fatica di vivere. Essere liberi dallo sforzo non significa però ristagnare, diventare insensibili, stupidi; al contrario, solo chi è saggio e davvero intelligente è veramente libero dallo sforzo, dalla lotta. Quando sentiamo parlare di assenza di sforzo vogliamo arrivarci anche noi, vogliamo raggiungere uno stato privo di lotta e conflitto, ne facciamo un punto di arrivo, un ideale che ci sforziamo di raggiungere e così facendo perdiamo la gioia di vivere e siamo di nuovo preda dello sforzo, della lotta. Il motivo per cui ci sforziamo può cambiare, ma tutti gli sforzi sono sostanzialmente uguali. Potete lottare per le riforme sociali, sforzarvi di trovare Dio, di migliorare la relazione con il coniuge o con il vicino; potete sedervi in riva al Gange, stare in venerazione ai piedi di qualche guru e così via; tutto questo è sforzo, lotta. Quello che conta è la comprensione della lotta in sé e non il fine a cui essa tende. È possibile che la mente sia completamente libera dalla lotta, e non solo occasionalmente ma sempre, così che possa scoprire uno stato di gioia in cui non vi sia un senso di superiorità o di inferiorità? Il problema è che la mente si sente inferiore e per questo si agita per essere o diventare qualcosa, o per oltrepassare i suoi desideri contrastanti. Ma non c'è bisogno di spiegare perché la mente è così tesa alla lotta, qualsiasi persona ragionevole sa perché c'è questo tumulto esterno e interno. L'invidia, l'avidità, l'ambizione, la competitività che porta a un efficientismo spietato sono tutti fattori che ci inducono a lottare, in questo mondo o nell'altro. Non c'è bisogno di studiare libri di psicologia per sapere perché siamo sempre in lotta; l'importante è scoprire davvero se la mente possa essere completamente libera da tutto questo. In fondo, quando lottiamo c'è un conflitto fra ciò che siamo e ciò che dovremmo o vorremmo essere. Senza ricorrere a spiegazioni, è possibile comprendere l'intero processo di questa lotta in modo che possa avere fine? Come quella barca che scivolava con il vento, può la mente stare senza lotta? È questa la domanda, e non come raggiungere uno stato in cui non vi sia lotta. Lo sforzo per raggiungerlo è di per sé un processo di lotta, e quindi quello stato non viene mai raggiunto. Ma se osservate in ogni istante come la mente si lascia trascinare nel conflitto, se osservate semplicemente il fatto senza cercare di alterarlo, senza cercare di imporre alla mente uno stato di pace, vedrete che smetterà spontaneamente di lottare e in quella condizione si può imparare moltissimo. Imparare non significa soltanto accumulare informazioni, ma scoprire le ricchezze straordinarie che giacciono al di là della portata della mente. E la mente che fa questa scoperta si riempie di gioia. Osservatevi e vedrete che la mente lotta dal mattino alla sera, sprecando così tanta energia. Se vi accontentate di dare delle spiegazioni sul perché state sempre in lotta, vi perderete e continuerete a lottare; invece, se osservate la mente con tranquillità senza dare spiegazioni, se lasciate che sia consapevole del suo tumulto, scoprirete presto uno stato nel quale non c'è nessuna lotta ma uno stupefacente stato di attenzione. In quello stato non c'è alcun senso di superiorità o inferiorità, non c'è la persona importante e quella insignificante, non ci sono guru; tutte queste assurdità non esistono più perché la mente è completamente sveglia. E una mente così è piena di gioia.

Vorrei fare una certa cosa, ma benché ci abbia provato molte volte non ci sono mai riuscito. Dovrei smettere di provarci o insistere nei miei sforzi?

Avere successo significa arrivare da qualche parte, raggiungere qualcosa e noi ammiriamo molto il successo, non è vero? Se un ragazzo di umili origini da grande diventa milionario, o un comune studente diventa primo ministro, viene ammirato, tenuto in grande considerazione; tutti i ragazzi e le ragazze vorrebbero in qualche modo avere successo. Esiste davvero il successo o è soltanto un'idea da perseguire? Perché anche se arrivate da qualche parte ci sarà sempre una meta ulteriore da raggiungere. Finché inseguite il successo, in qualsiasi direzione, sarete continuamente in lotta e in conflitto, non è vero? Perfino quando sarete arrivati non troverete pace perché vorrete salire più in alto, avere di più. Capite? La rincorsa al successo è il desiderio del « di più », e una mente che vuole sempre di più non è intelligente, è una mente mediocre, stupida, perché il suo volere di più implica una lotta costante per adeguarsi ai modelli stabiliti dalla società. Dopotutto, che cosa sono l'appagamento e l'insoddisfazione? Quest'ultima è la tensione per ottenere di più e l'appagamento è la cessazione di questo sforzo; ma non potete raggiungerlo senza comprendere l'intero processo della mente che pretende sempre qualcosa di più. Ad esempio, se non superate un esame dovete ripeterlo, non è vero? Gli esami in ogni caso sono una cosa assurda, perché non indicano nulla di significativo, non rivelano per niente il vero valore della vostra intelligenza. Superare un esame è più una questione di memoria o di fortuna; ma voi lavorate duro per affrontarlo e se non ci riuscite ci riprovate. È quello che succede alla maggior parte di noi anche nella vita di tutti i giorni; siamo sempre in lotta per qualcosa e non ci soffermiamo mai a riflettere per capire se ne valga davvero la pena. Non ci siamo mai chiesti se tutta questa tensione abbia senso, quindi non abbiamo ancora capito che non ne ha affatto e continuiamo a sostenere l'opinione dei genitori, della società, dei maestri e dei guru. Solo quando comprendiamo il significato di volere di più riusciamo a smettere di pensare in termini di fallimento o successo. Abbiamo troppa paura di fallire, di commettere errori, non solo negli esami ma anche nella vita. Consideriamo terribile sbagliare perché non vogliamo essere criticati, rimproverati. Ma, dopotutto, perché non dovreste commettere errori? Non accade forse a tutti di sbagliare? Se avete paura di sbagliare non imparerete mai nulla. Gli adulti commettono continuamente degli errori, ma non vogliono che sbagliate voi, e di conseguenza mortificano il vostro spirito di iniziativa. Perché? Perché temono che osservando e mettendo in dubbio tutto, sperimentando e commettendo errori, potreste scoprire voi stessi qualcosa e disconoscere l'autorità dei genitori, della società, della tradizione. Per questo vi propongono un ideale di successo da seguire, che si basa sempre sulla rispettabilità. Perfino il santo, nei suoi cosiddetti ottenimenti spirituali, deve diventare rispettabile, altrimenti non ottiene riconoscimento e non ha seguaci. Quindi pensiamo sempre in termini di successo, per ottenere di più, e questo suscita grande stima da parte della società rispettabile. In altre parole, la società stabilisce accuratamente un certo modello in base al quale attribuisce il successo o il fallimento. Ma se amate fare qualcosa con tutto il vostro essere, non vi preoccupate del successo o del fallimento; nessuna persona intelligente se ne preoccupa. Purtroppo ci sono pochissime persone intelligenti e nessuno vi parla di tutto questo. La sola preoccupazione di una persona intelligente è di osservare i fatti e capire il problema, senza pensare in termini di successo o insuccesso. Solo quando non amiamo veramente quello che facciamo pensiamo in questi termini.

Come mai siamo fondamentalmente egoisti? Possiamo anche fare del nostro meglio per comportarci in modo non egoistico, ma quando sono coinvolti i nostri interessi pensiamo solo a noi e diventiamo indifferenti a quelli degli altri.

Penso sia importante non definirsi egoisti o altruisti, perché le parole hanno un'influenza straordinaria sulla mente. Se definite qualcuno egoista lo condannate; se lo chiamate professore il vostro approccio verso di lui cambia completamente; chiamatelo Mahatma e immediatamente create una specie di aureola intorno alla sua persona. Osservate le vostre reazioni e vedrete che parole come avvocato, uomo d'affari, governatore, servitore, amore, Dio hanno uno strano effetto sul sistema nervoso e sulla mente. Il termine che definisce una funzione evoca l'idea di una posizione sociale, quindi prima di tutto bisogna essere liberi dall'abitudine inconscia di associare certi sentimenti a determinate parole, d'accordo? La mente è condizionata a pensare che il termine « egoista » indichi qualcosa di sbagliato, di non spirituale, e se attribuite quel termine a qualcosa la mente la giudica. Quindi la domanda "Perché siamo fondamentalmente egoisti?" contiene già un indice di condanna. È importante comprendere che certe parole producono reazioni nervose, emotive o intellettuali di approvazione o condanna. Quando vi definite gelosi, per esempio, immediatamente smettete di indagare, non approfondite il problema della gelosia. Allo stesso modo, molti affermano di lavorare per la fratellanza eppure fanno tutto l'opposto, ma non se ne accorgono perché per loro la parola « fratellanza » ha un certo significato e ne sono convinti; non indagano oltre e quindi non vedono realmente i fatti, indipendentemente dalla reazione nervosa o emotiva che la parola evoca in loro. Questo è il primo passo: sperimentare e vedere se riuscite a osservare i fatti senza le implicazioni di condanna o apprezzamento associate a certe parole. Se osservate i fatti senza un senso di condanna o approvazione, scoprirete che in quel processo di osservazione avviene la dissoluzione di tutte le barriere che la mente ha costruito fra sé e i fatti. Provate a osservare come vi rivolgete a una persona che la gente reputa importante. La definizione « persona importante » vi influenza: giornali, libri, seguaci, tutti parlano di quella persona in un certo modo e la vostra mente la accetta così. Oppure fate esattamente il contrario e dite che quella persona non vale niente. Invece, se liberate la mente da tutte le influenze e guardate semplicemente i fatti, vedrete che il vostro approccio sarà completamente diverso. Allo stesso modo, la parola « contadino » associata alle immagini di povertà, sporcizia, squallore, influenza il vostro pensiero. Ma quando la mente è libera da influenze, da condanna e approvazione, quando semplicemente guarda e osserva, non è più presa da sé e il problema dell'egoismo o di diventare altruisti non esiste più.

Come mai l'essere umano, dalla nascita alla morte, vuole continuamente essere amato e se non riceve amore non riesce a essere sereno e sicuro come gli altri?

Pensi che gli altri siano tanto sicuri di sé? Possono mostrare una certa sicurezza, darsi delle arie, ma dietro questa apparenza si vede che molti sono vuoti, superficiali, mediocri, non sono affatto sicuri. Perché vogliamo essere amati? Non volete forse essere amati dai genitori, dagli insegnanti e dagli amici? Da adulti volete essere amati dalla moglie, dal marito, dai figli o dal vostro guru. Come mai c'è sempre questo desiderio di essere amati? Ascoltate bene: volete essere amati perché voi non amate; ma quando amate non è così, non vi chiedete più se qualcuno vi ama oppure no. Finché vi aspettate di essere amati non c'è amore in voi, e se non provate amore diventate brutti, sgradevoli, quindi perché mai qualcuno dovrebbe amarvi? Senza amore siete come morti, e rimanete così anche nella vostra richiesta di amore. Se invece il vostro cuore è colmo di amore non chiedete di essere amati, non andate in giro a mendicare amore dagli altri. Solo chi è vuoto chiede di essere riempito, e un cuore vuoto non potrà mai colmarsi correndo dietro a qualche guru o ricercando amore in cento altri modi.

Perché gli adulti rubano?

A te non è mai capitato di rubare qualcosa? Non hai mai visto un bambino portare via qualcosa a un suo compagno? Succede lo stesso in qualsiasi momento della vita, sia ai giovani sia agli adulti, solo che questi ultimi lo fanno in modo più scaltro, spiegandolo con un mucchio di belle parole; vogliono ricchezza, potere, posizione e così tramano, imbrogliano, inventano filosofie per riuscire ad averli. Rubano ma non lo chiamano rubare, lo definiscono con parole rispettabili. Perché rubiamo? Prima di tutto perché la società è costituita in modo tale da deprivare molte persone del necessario per vivere; molti non hanno cibo a sufficienza, non hanno di che vestirsi né un tetto per ripararsi e quindi si arrangiano come possono. Altri rubano non perché non abbiano abbastanza cibo ma perché sono degli individui cosiddetti antisociali. Per loro rubare diventa una sfida, qualcosa di eccitante e questo indica che non hanno avuto una vera educazione. Vera educazione è comprendere il significato della vita, non solo darsi da fare per superare gli esami. C'è anche chi ruba a più alto livello: rubare le idee degli altri, rubare la conoscenza. Anche quando rincorriamo qualcosa per avere di più, stiamo ovviamente rubando. Come mai chiediamo, elemosiniamo, vogliamo, rubiamo continuamente? Perché dentro di noi non c'è niente; internamente, psicologicamente, siamo come contenitori vuoti e quindi cerchiamo di riempirci, non solo rubando cose, ma imitando gli altri. Anche l'imitazione è una forma di furto: voi non siete niente mentre l'altro è qualcuno, e imitandolo pensate di ottenere un pò della sua importanza. Questa corruzione fa parte della vita umana, pochissimi ne solo liberi. Quindi è importante scoprire se il vuoto interiore possa mai essere colmato. Finché la mente cercherà di colmare se stessa sarà sempre vuota, e questo vuoto cesserà solo quando la mente non si preoccuperà più di colmarlo.

26 – La mente non è tutto

Sapete, è così bello starsene tranquilli, seduti in modo composto e fermo, con la schiena diritta; è una cosa importante, come lo è guardare gli alberi spogli. Avete notato come sono belli contro il cielo azzurro del mattino? I rami spogli di un albero rivelano la sua bellezza; ma naturalmente sono bellissimi anche in primavera, in estate e in autunno. La loro bellezza cambia con le stagioni ed è importante notarlo, così come è importante notare il nostro modo di vivere. Possiamo vivere in Russia, in America o in India, ma siamo tutti esseri umani, abbiamo gli stessi problemi ed è assurdo definirci indù, americani, russi, cinesi e così via. Ci sono divisioni politiche, geografiche, etniche ed economiche, ma sottolinearle crea antagonismo e odio. Gli americani al momento sono molto più agiati, possiedono più cose, radio, televisori, molto più di tutto, inclusa una sovrabbondanza di cibo, mentre in questo paese c'è fame, miseria, sovrappopolazione e disoccupazione. Ma ovunque viviamo siamo tutti esseri umani e in quanto tali ci creiamo i nostri problemi; è importantissimo capire che considerandoci indù, americani o inglesi, bianchi, neri o gialli, creiamo inutili barriere fra di noi. Una delle nostre maggiori difficoltà è che l'educazione scolastica si preoccupa principalmente di fare di noi dei semplici tecnici. Impariamo a progettare aeroplani, a costruire grandi strade e macchine o a manovrare sottomarini nucleari; ma in mezzo a tutta questa tecnologia ci dimentichiamo di essere umani e ci riempiamo il cuore dei contenuti della mente. In America l'automazione sta liberando sempre più persone da lunghe ore di lavoro; lo stesso avverrà presto anche in questo paese e avremo il grande problema di come utilizzare il tempo. Le grandi fabbriche che ora impiegano migliaia di lavoratori probabilmente saranno gestite da pochi tecnici; che cosa sarà di tutti gli altri esseri umani che erano abituali a lavorare e che si ritroveranno a disporre di molto tempo libero? Finché l'educazione non terrà conto di questi e di altri problemi, le nostre vite saranno vuote. La nostra vita è già terribilmente vuota, non è vero? Potrete avere una laurea, sposarvi e vivere nell'agiatezza, essere intelligenti, possedere grande conoscenza, leggere molti libri; ma finché riempite il cuore dei contenuti della mente, la vostra vita sarà vuota, brutta e avrà ben poco significato. C'è bellezza e significato nella vita solo quando il cuore è libero dai contenuti mentali. Tutto questo è un nostro problema in quanto individui, non si tratta di una speculazione che non ci riguarda. Se come esseri umani non sappiamo avere cura della terra e di tutto quello che le appartiene, se non sappiamo amare i nostri bambini e ci preoccupiamo solo di noi, dei nostri progressi e successi personali o nazionali, renderemo orribile il mondo, come del resto stiamo già facendo. Un paese può anche diventare ricchissimo, ma le sue ricchezze sono veleno finché c'è un altro paese che soffre la fame. Siamo una sola umanità, la terra appartiene a tutti e se ne abbiamo cura potrà dare cibo, indumenti e un tetto a tutti noi. Quindi, la funzione dell'istruzione non è soltanto quella di prepararvi a superare gli esami, ma anche di aiutarvi a comprendere l'intero problema del vivere, che include ciò che riguarda il sesso, guadagnarsi da vivere, saper ridere, avere spirito di iniziativa, essere seri e saper pensare profondamente. Un altro problema è scoprire che cos'è Dio, perché si tratta del vero fondamento della nostra vita. Una casa non può stare in piedi a lungo senza fondamenta salde, e tutte le brillanti invenzioni dell'uomo non significheranno nulla se non andiamo alla ricerca del senso di Dio o della verità. L'insegnante deve potervi aiutare a comprenderlo, dovete iniziare da giovani e non a sessant'anni, perché a quell'età molti sono ormai distrutti, finiti. Dovete cominciare da giovanissimi in modo che possiate gettare le giuste fondamenta, così che la vostra casa sia in grado di resistere a tutte le tempeste provocate dagli esseri umani. Allora potrete vivere felicemente perché la felicità non dipenderà da nulla, non dipende certamente dai sari o dai gioielli, dalle macchine o dalle radio che possedete, né dal fatto che qualcuno vi ami o vi respinga. Sarete felici non perché possedete qualcosa o perché avete raggiunto una posizione, la ricchezza o la cultura, ma perché la vostra vita ha senso in se stessa. Ma questo significato può essere scoperto solo quando ricercate la realtà di momento in momento, e la realtà è in ogni cosa, non va ricercata in chiesa, nel tempio, nella moschea o in un rituale. Per scoprire la realtà dobbiamo imparare a rimuovere la polvere di secoli che la ricopre; e vi prego di credermi, questa ricerca della realtà è vera educazione. Qualsiasi uomo intelligente può leggere libri e accumulare informazioni, raggiungere una posizione e sfruttare gli altri, ma questa non è educazione. Lo studio delle varie materie ne costituisce solo una minima parte; ma ci sono molti aspetti della vita in cui non siamo affatto istruiti e che non affrontiamo nel modo giusto. Scoprire come affrontare la vita così che la nostra quotidianità, con le nostre radio, le macchine, gli aerei abbia significato in relazione a qualcos'altro che include e trascende tutto: questa è vera educazione. In altre parole, l'educazione deve cominciare dalla religione. Ma la religione non ha nulla a che vedere con i preti, la chiesa, i dogmi e le fedi. Religione significa amare senza motivo, essere generosi, buoni, solo così siamo esseri umani veri; ma la bontà, la generosità o l'amore non nascono se non attraverso la ricerca della realtà. Purtroppo questo immenso campo della vita è ignorato dall'educazione attuale. Siamo sempre occupati con libri che non hanno molto valore e con esami che ne hanno ancora meno. Possono servirvi per trovare un lavoro, e questo va bene. Ma presto molte fabbriche saranno completamente gestite da macchine, per cui bisogna cominciare ora a usare correttamente il tempo libero, non per inseguire ideali, ma per scoprire e comprendere aspetti della nostra esistenza di cui ora siamo inconsapevoli. La mente, con le sue astute argomentazioni, non è tutto. C'è qualcosa di vasto e incommensurabile oltre la mente, una bellezza che essa non può comprendere. In quell'immensità c'è un senso di estasi, di splendore; vivere, sperimentare quella dimensione, è il vero senso dell'educazione. Se non ricevete quel genere di educazione, quando uscirete nel mondo contribuirete a mantenere il terribile disordine creato dalle generazioni passate. Perciò, voi insegnanti e studenti che siete qui, pensate a tutto quello che abbiamo detto. Invece di lamentarvi, datevi da fare per creare un'istituzione in cui la religione nella sua vera accezione sia indagata, amata, praticata e vissuta. E allora vedrete che la vita acquista una straordinaria ricchezza, ben più importante di quella contenuta in tutte le banche del mondo.

Come ha fatto l'essere umano ad accumulare così tanta conoscenza? Com'è avvenuta la sua evoluzione materiale e da dove ricava tutta questa energia?

Come ha fatto l'essere umano ad accumulare tanta conoscenza? È molto semplice: voi sapete qualcosa e lo trasmettete ai vostri figli; loro ci aggiungono dell'altro e lo passano ai loro figli, e così via per secoli e secoli. La conoscenza si acquisisce un pò per volta. I nostri bisnonni non sapevano nulla degli aerei e delle meraviglie elettroniche di oggi; ma la curiosità, la necessità, la guerra, la paura e l'avidità hanno creato per gradi tutta questa conoscenza. La conoscenza però ha una caratteristica particolare; voi potete sapere molte cose, raccogliere un mucchio di informazioni, ma una mente annebbiata dal sapere, carica di conoscenze, non è in grado di scoprire nulla. Può utilizzare una scoperta grazie al sapere e alla tecnica, ma la vera scoperta è qualcosa di originale che esplode all'improvviso nella mente, indipendentemente dalla conoscenza; e la cosa essenziale è questa esplosione della scoperta. Molte persone, specialmente in questo paese, sono talmente soffocate dalla conoscenza, dalla tradizione, dalle opinioni, dalla paura di quello che i genitori e i vicini potrebbero dire, che non hanno più nessuna fiducia in se stesse. È un pò come se fossero morte ed è questo che il peso della conoscenza causa alla mente. La conoscenza è utile, ma se manca qualcos'altro è anche molto distruttiva, come possiamo vedere da tutto ciò che accade oggi nel mondo. Guardate che cosa sta succedendo nel mondo. Sono state inventate cose meravigliose: radar capaci di intercettare aerei a molte miglia di distanza; sottomarini in grado di fare il giro del mondo senza mai risalire in superficie; il miracolo di poter parlare da Bombay a Benares o New York, e così via. Tutto questo è frutto della conoscenza, ma se manca qualcos'altro il sapere viene usato in modo sbagliato; ci sono guerre, distruzione, sofferenza e milioni di persone che soffrono la fame, che mangiano una sola volta al giorno o anche meno; voi non sapete nulla di tutto questo. Conoscete solo i vostri libri e i vostri piccoli problemi e piaceri, in qualche angolo di Benares, di Delhi o di Bombay. Vedete, possiamo anche possedere una grande conoscenza, ma senza quel qualcos'altro che permette all'uomo di vivere e che contiene gioia, splendore, estasi, finiremo per distruggerci. Lo stesso avviene in campo materiale: l'uomo si è evoluto materialmente attraverso un processo graduale. E da dove riceve questa enorme energia? Tutti i grandi inventori, gli esploratori e gli scopritori devono aver avuto un'energia enorme, ma molti di noi ne hanno pochissima, non è vero? Da giovani ci piace giocare, divertirci, ballare e cantare; ma crescendo questa energia si distrugge velocemente, non lo avete notato? Diventate casalinghe stanche e annoiate o andate in ufficio per ore e ore, un giorno dopo l'altro, mese dopo mese, solo per guadagnarvi da vivere e così naturalmente vi rimane poca o nessuna energia. Se avessimo energia potremmo distruggere questa società orribile, potremmo fare di tutto per scuoterla; perciò la società fa in modo di bloccarla, soffocandola attraverso l'istruzione, la tradizione, la cosiddetta religione e la cultura. La funzione della vera educazione è risvegliare la nostra energia, farla esplodere, renderla continua, forte, appassionata, accompagnarla tuttavia a uno spontaneo senso della misura e dedicarla alla scoperta della realtà. Allora questa energia diventa immensa, sconfinata, non è più causa di altre miserie, ma è in grado di creare una nuova società. Ascoltate quello che vi dico, non passateci sopra soltanto, perché è davvero importante. Non siate semplicemente d'accordo o in disaccordo, ma scoprite da voi se c'è del vero in quello che state ascoltando. Non siate indifferenti: siate caldissimi oppure freddi. Se vedete la verità in questo e siete davvero appassionati, allora quel calore, quell'energia crescerà e darà vita a una nuova società. Non verrà dissipata in semplici rivolte all'interno della società attuale, che equivarrebbe a decorare i muri della prigione. Il nostro problema, specialmente nell'educazione, è come mantenere l'energia che abbiamo e darle maggiore vitalità, maggiore forza esplosiva. Questo richiederà grande comprensione perché gli stessi insegnanti di solito hanno pochissima energia; sono sovraccarichi di informazioni e affogano nei loro problemi, quindi non possono aiutare lo studente a risvegliare l'energia creativa. Per questo la comprensione di tutto quello che abbiamo detto riguarda sia lo studente sia l'insegnante.

Perché i miei genitori si arrabbiano quando dico che vorrei seguire una religione diversa?

Prima di tutto perché sono attaccati alla loro religione, pensano che sia la migliore se non addirittura l'unica al mondo e naturalmente vogliono che anche tu la segua. In secondo luogo si aspettano che tu aderisca al loro modo di pensare, al loro gruppo, alla loro cultura e classe. Queste sono alcune delle ragioni principali; e poi, se tu seguissi un'altra religione potresti diventare una seccatura, un problema per la famiglia. Ma che cosa accade quando lasciate una religione organizzata per seguirne un'altra? Non vi spostate forse semplicemente in un'altra prigione? Finché la mente si aggrappa a un credo, rimane in una prigione. Se siete nati nella religione indù e diventate cristiani i vostri genitori possono arrabbiarsi, ma questo è il meno; quello che conta è capire che quando seguite un'altra religione adottate semplicemente un nuovo insieme di dogmi al posto di quelli vecchi. Forse cambierete un pò, sarete magari un pò più attivi, ma rimarrete comunque dentro una prigione di credenze e dogmi. Perciò non cambiate religione, perché sarebbe come ribellarsi all'interno di una prigione; abbattete piuttosto i suoi muri e scoprite da voi che cos'è Dio, la verità. Questo ha significato e vi darà enorme vitalità ed energia. Limitarsi a passare da una prigione all'altra e discutere su quale sia la migliore è un comportamento infantile. Per uscire dalla prigione della fede ci vuole una mente matura, riflessiva, una mente che senta la natura della prigione in sé, e non paragoni una prigione a un'altra. Se volete comprendere una cosa non potete confrontarla con un'altra. La comprensione non nasce dal confronto, può esserci solo quando esaminate il fatto in sé. Se prendete in esame la natura della religione organizzata vedrete che tutte le religioni sono uguali, che si tratti di induismo, buddhismo, islamismo, cristianesimo o comunismo, che è un'altra forma di religione, la più recente. Quando capite la prigione, quando cioè vedete tutte le implicazioni della fede, dei rituali e di chi li celebra, non apparterrete più a nessuna religione; perché solo chi è libero da ogni credo può scoprire quello che si trova al di là di tutte le fedi, ed è incommensurabile.

Qual è il vero modo per formare il carattere?

Avere carattere significa certamente essere in grado di resistere al falso e sostenere il vero; ma costruire il carattere è difficile, perché per molti di noi è più importante quello che dicono i libri, gli insegnanti, i genitori, il governo, piuttosto che scoprire quello che pensiamo noi stessi. Pensare da sé, scoprire il vero e sostenerlo senza lasciarsi influenzare dai problemi o dalla felicità che possiamo incontrare nella vita: questo forma il carattere. Per esempio, non credete alla guerra, non perché l'avete sentito da un riformatore o da un maestro spirituale, ma perché ci avete riflettuto voi. Avete indagato e pensato a fondo alla questione, ci avete meditato sopra e per voi uccidere è sbagliato; è sbagliato uccidere sia per mangiare, sia per odio o per il cosiddetto patriottismo. Se lo sentite fortemente e vi comportate di conseguenza malgrado tutto, anche a costo di finire in prigione o addirittura di essere uccisi per questo, come potrebbe accadervi in certi paesi, allora avete carattere; ma sarà un carattere dal significato completamente diverso da quello che viene coltivato dalla società. Ma voi non venite incoraggiati a seguire questa direzione; né l'insegnante né lo studente hanno la vitalità e l'energia per riflettere e capire il vero e attenersi a quello, lasciando cadere il falso. Se siete in grado di farlo allora non seguirete nessun capo politico o religioso, perché sarete luce a voi stessi. La scoperta e la cura di quella luce, non solo da giovani ma per tutta la vita, è l'educazione.

Quanto conta l'età nella ricerca di Dio?

Che cos'è l'età? Il numero di anni vissuti? Questo fa parte dell'età: siete nati in un certo anno e ora avete quindici, quaranta o sessant'anni. Il corpo invecchia, e lo stesso accade alla mente quando è gravata dalle esperienze, dai problemi e dalle fatiche della vita; una tale mente non potrà mai scoprire la verità. La mente può scoprirla solo quando è giovane, fresca, innocente; ma l'innocenza non è una questione di età. Non è innocente soltanto il bambino (potrebbe anche non esserlo), ma anche la mente in grado di fare esperienza senza accumulare i residui dell'esperienza stessa. È inevitabile che la mente faccia esperienze, deve reagire a tutto: al fiume, all'animale ferito, il cadavere che viene portato alla cremazione, ai poveri contadini che trasportano i loro pesanti fardelli per strada, ai tormenti e alle miserie della vita. La mente deve reagire a tutto questo, altrimenti è come morta; ma deve essere capace di rispondere senza farsi condizionare dall'esperienza. La tradizione, le esperienze accumulate, le ceneri della memoria fanno invecchiare la mente. La mente che muore ogni giorno ai ricordi di ieri, a tutte le gioie e ai dolori del passato è fresca e innocente, non ha età; e senza questa innocenza, che abbiate dieci o sessantanni, non troverete Dio.

27 – La ricerca di Dio

Uno dei tanti problemi che ci troviamo di fronte è la questione delle riforme, e questo riguarda soprattutto i ragazzi e le ragazze che frequentano la scuola e che presto dovranno affrontare il mondo. Vari gruppi di persone, socialisti, comunisti, riformisti di ogni genere, cercano di attuare dei cambiamenti nel mondo e molti di questi sono certamente necessari. Benché in alcuni paesi vi sia un buon grado di prosperità, in tutto il mondo ci sono ancora fame e miseria, milioni di esseri umani non hanno di che vestirsi e un posto dove dormire. È possibile attuare una riforma fondamentale senza creare altro caos, ancora più disordine e conflitto? Questo è il vero problema, non è così? Leggendo la storia e osservando l'andamento politico odierno, appare ovvio che quelle che chiamiamo riforme, per quanto desiderabili e necessarie, comportano sempre ulteriore confusione e conflitto, che a loro volta devono essere contrastati con altre leggi e altri controlli. Le riforme creano nuovi disordini, per cercare di risolverli se ne producono altri e il circolo vizioso continua. È questo che ci troviamo di fronte ed è un processo che sembra non avere fine. Allora, com'è possibile interrompere questo circolo vizioso? Attenzione, è ovvio che le riforme sono necessarie, ma è possibile attuarle senza creare altra confusione? Credo che questo sia uno dei problemi fondamentali, che dovrebbe interessare ogni persona ragionevole. Il punto non è quali riforme siano necessarie o a quale livello, ma se sia davvero possibile attuarne senza creare altri problemi che a loro volta richiederanno nuove riforme. Che cosa bisogna fare per interrompere questo processo infinito? La funzione dell'educazione, sia nelle scuole sia nelle grandi università, è affrontare questo problema, non in modo astratto, teorico, senza costruirci sopra filosofie o scrivere libri sull'argomento, ma affrontandolo effettivamente per scoprire come risolverlo. L'essere umano è preso da questo circolo vizioso delle riforme che ne richiedono sempre altre, e se non lo si interrompe i nostri problemi non saranno mai risolti. Quindi, che genere di educazione e di modo di pensare sono necessari per rompere questo circolo vizioso? Quale azione metterà fine all'aumento costante dei nostri problemi? C'è qualche movimento di pensiero in grado di liberare l'umanità da questo modo di vivere che richiede continuamente riforme? In altre parole, esiste un'azione che non nasca dalla reazione? Penso che un modo di vivere così si potrebbe definire religioso. La persona veramente religiosa non si preoccupa delle riforme, non è interessata a cambiare semplicemente l'ordine sociale; al contrario, è alla ricerca della verità e questa stessa ricerca ha l'effetto di trasformare la società. Per questo l'educazione si deve preoccupare soprattutto di aiutare lo studente nella ricerca della verità o di Dio; non deve semplicemente prepararlo ad adattarsi al modello di una determinata società. Credo sia importante capire queste cose da giovani, perché crescendo siamo portati a lasciare da parte i nostri piccoli divertimenti e le distrazioni, gli appetiti sessuali e le ambizioni meschine; diventiamo più consapevoli dei grandi problemi del mondo e vogliamo intervenire, vogliamo fare qualcosa per migliorarlo. Ma se non abbiamo un profondo spirito religioso, creiamo soltanto altra confusione e sofferenza; ma la religione non ha nulla a che fare con i sacerdoti, le chiese, i dogmi e le fedi organizzate. Queste cose non sono affatto religione, sono soltanto convenzioni sociali per tenerci legati a un particolare schema di pensiero e di azione; sono mezzi usati per sfruttare la nostra credulità, la nostra speranza, la nostra paura. Religione è ricerca della verità, di Dio, e richiede molta energia, una grande intelligenza e un pensiero sottile. È nella ricerca dell'incommensurabile che nasce l'azione sociale giusta, non nelle cosiddette riforme di una particolare società. Per scoprire cos'è la verità ci vuole un grande amore e una profonda consapevolezza della relazione umana con tutte le cose, e questo significa non essere preoccupati dei progressi e dei successi personali. La ricerca della verità è vera religione ed è realmente religioso soltanto chi la persegue. Una tale persona, con il suo amore, è fuori dalla società e pertanto la sua azione è completamente diversa da quella di chi rimane dentro la società preoccupandosi di riformarla. Il riformatore non potrà mai creare una nuova cultura. Quello che serve è la ricerca della persona veramente religiosa, che crea una nuova cultura; è questa la nostra unica speranza. La ricerca della verità dona alla mente una creatività esplosiva che è vera rivoluzione, perché in questa ricerca la mente non è contaminata dalle imposizioni e dalle sanzioni della società. Libera da tutto questo, la persona religiosa è in grado di scoprire la verità ed è questa scoperta, di momento in momento, che crea una nuova cultura. Per questo è importante che riceviate la giusta istruzione. Anche l'insegnante deve essere educato così, in modo che non consideri l'insegnamento solo come un mezzo per guadagnarsi da vivere, ma sia in grado di aiutare lo studente a lasciare da parte tutti i dogmi e a non attaccarsi a nessuna religione o credo. Le persone che si uniscono seguendo un'autorità religiosa o un ideale si preoccupano delle riforme sociali, cioè di decorare le pareti della prigione. Solo la persona davvero religiosa è veramente rivoluzionaria; la funzione dell'educazione è aiutare ciascuno di noi a essere religioso nel vero senso della parola, perché solo così può esserci salvezza.

Vorrei lavorare in campo sociale, ma non so come iniziare.

Credo sia importante capire non come iniziare, ma perché vuoi lavorare nel sociale. Perché vuoi fare questo lavoro? È perché vedi le sofferenze del mondo? La fame, le malattie, lo sfruttamento, la brutale indifferenza del mondo estremamente ricco verso quello molto povero, e l'inimicizia fra gli uomini. È questo il motivo? Vuoi lavorare in campo sociale perché provi amore nel cuore e quindi non ti interessa avere successo? Oppure il lavoro sociale sarebbe solo una fuga da te stesso? Capisci? Ti sei reso conto, per esempio, della bruttezza del matrimonio tradizionale, ti sei detto che non ti sposerai mai e preferisci dedicarti a un lavoro sociale; forse i tuoi genitori ti hanno indicato questa direzione, oppure ci hai pensato in base ad un tuo ideale. Se si tratta di una via di fuga, o se segui soltanto un ideale stabilito dalla società, da un capo, da un sacerdote, o da te stesso, qualsiasi lavoro sociale potrà solo creare altro disordine. Ma se senti amore nel cuore, se sei alla ricerca della verità e quindi sei veramente religioso, se non sei più ambizioso, non cerchi più il successo e la tua virtù non mira a suscitare il rispetto degli altri, allora la tua vita contribuirà a una totale trasformazione della società. Credo sia importantissimo capirlo; quando si è giovani, come voi, si vuole fare qualcosa e si pensa a un lavoro sociale; molti libri ne parlano, i giornali ne fanno propaganda, ci sono scuole per la formazione di operatori sociali e così via. Ma se non conoscete voi stessi, se non comprendete voi e le vostre relazioni, qualsiasi lavoro sociale facciate si trasformerà in cenere. La persona veramente rivoluzionaria è quella felice, non l'idealista o il poveraccio costretto a fuggire; e la persona felice non è quella che possiede molte cose. La persona felice è veramente religiosa e la sua stessa vita è azione sociale. Se diventate soltanto uno dei tanti operatori sociali, il vostro cuore sarà vuoto. Potete donare il vostro denaro o convincere altre persone a donare il loro e attuare riforme fantastiche; ma finché il vostro cuore rimarrà vuoto e la mente piena di teorie, la vostra vita sarà piatta, scialba, senza gioia. Quindi, prima di tutto comprendete voi stessi e da questa conoscenza scaturirà l'azione giusta.

Perché gli esseri umani sono tanto insensibili?

È molto semplice, no? Quando l'istruzione si limita a impartire conoscenza e a preparare lo studente a trovare un lavoro, quando sostiene semplicemente degli ideali e gli insegna a preoccuparsi del suo successo, ovviamente gli esseri umani possono solo diventare insensibili. La maggior parte di noi non ha amore nel cuore. Non guardiamo mai le stelle, non ascoltiamo il mormorio delle onde, non ammiriamo mai il riflesso della luna che danza sull'acqua del torrente o il volo di un uccello. Non abbiamo nessuna musica nel cuore, siamo sempre occupati, la nostra mente è piena di progetti e ideali per salvare l'umanità; parliamo di fratellanza ma il nostro comportamento la nega. Per questo da giovani è importante avere la giusta istruzione, così che mente e cuore siano aperti, sensibili, appassionati. Ma la passione, l'energia, la comprensione esplosiva, sono distrutte quando abbiamo paura, come accade alla maggior parte di noi. Abbiamo paura dei genitori, degli insegnanti, dei preti, del governo, del capoufficio; abbiamo paura di noi stessi. In questo modo la vita è pervasa di paura e di oscurità, ed è per questo che l'uomo diventa insensibile.

Se ci tratteniamo dal fare quello che ci pare, possiamo trovare ugualmente la strada della libertà?

Una delle cose più difficili è scoprire quello che ci piace fare, non solo da adolescenti, ma nel corso di tutta la vita. E se non scoprite da voi quello che volete fare con tutto il vostro essere, finirete per fare qualcosa che non è di interesse vitale per voi e la vostra sarà una vita infelice; essendo infelici cercherete distrazione nel cinema, nel bere, nei libri, in qualche genere di riforma sociale e così via. Quindi, può l'educatore aiutarvi a scoprire quello che volete fare per tutta la vita, indipendentemente da ciò che i genitori e la società vogliono da voi? Questa è la vera domanda, non è vero? Perché se scoprite quello che amate fare con tutto il vostro essere siete persone libere, avete capacità, sicurezza, iniziativa. Ma se non sapete che cosa amate fare e diventate avvocati, politici o qualcos'altro, allora non sarete felici, perché la vostra professione diventerà un mezzo per distruggere voi e gli altri. Dovete scoprire da voi che cosa amate fare. Non scegliete una professione solo per adattarvi alla società, perché così facendo non scoprirete quello che vi piace fare. Quando amate qualcosa, non c'è il problema di scegliere. Quando amate e lasciate che l'amore agisca, c'è la giusta azione, perché l'amore non cerca il successo, non è mai preda dell'imitazione; ma se dedicate la vostra vita a qualcosa che non amate, non sarete mai liberi. Tuttavia, fare tutto quello che vi pare non significa fare quello che amate veramente, e per scoprirlo ci vogliono acutezza e intuizione. Non cominciate a pensare a come guadagnarvi da vivere; ma se scoprite che cosa vi piace fare, sicuramente guadagnerete il necessario.

È vero che solo i puri possono essere veramente liberi dalla paura?

Non abbiate ideali di purezza, castità, fratellanza, non violenza e così via, perché non hanno nessun significato. Non cercate di essere coraggiosi, perché sarebbe soltanto una imitazione: è necessaria la comprensione di tutto il processo della paura e delle sue cause. La paura esiste finché volete sentirvi al sicuro: nel matrimonio, nel lavoro, nella posizione sociale, nelle vostre responsabilità, sicuri delle idee, delle credenze, sicuri nella vostra relazione con il mondo o con Dio. Quando la mente cerca sicurezza o gratificazione in qualsiasi forma, a ogni livello, c'è paura; è importante essere consapevoli di questo processo e comprenderlo. Non è questione della cosiddetta purezza. La mente vigile, attenta, libera dalla paura, è una mente innocente e solo una mente così può comprendere la realtà, la verità, Dio. Purtroppo, in questo paese come altrove, gli ideali hanno assunto un'importanza straordinaria, l'ideale inteso come dover essere: dovrei essere buono, nonviolento, e così via. L'ideale, il dover essere, è sempre lontano, da qualche altra parte, e quindi non è mai qui. Gli ideali sono una maledizione perché impediscono di pensare in modo diretto, semplice e vero, quando siete di fronte ai fatti. L'ideale, ciò che dovrebbe essere, è una fuga da ciò che è, cioè dal fatto che avete paura: paura di quello che diranno i genitori, di quello che penserà la gente, paura della società, della malattia e della morte; ma se affrontate ciò che è, se lo osservate, se lo approfondite anche se vi causa sofferenza, e lo comprendete, la mente diventa straordinariamente semplice e chiara, e in quella chiarezza la paura svanisce. Purtroppo siamo educati secondo assurdità filosofiche e ideali che servono solo a rinviare tutto e non hanno nessun valore. Avete l'ideale della non violenza, per esempio, ma siete davvero nonviolenti? Allora perché non affrontate la vostra violenza, perché non guardate quello che siete? Se osservate la vostra avidità, l'ambizione, i piaceri e le distrazioni e cominciate a comprenderli, vedrete che il tempo come mezzo per progredire, per raggiungere l'ideale, non c'è più. La mente inventa il tempo per acquisire qualcosa e cosi non è mai quieta, mai ferma. Una mente tranquilla è innocente, fresca, anche se ha vissuto migliaia di anni di esperienza, e perciò è capace di risolvere con la relazione le difficoltà della sua vita.

L'essere umano è vittima dei suoi desideri che gli creano molti problemi. Come può creare uno stato privo di desideri?

Voler raggiungere uno stato privo di desideri è semplicemente un gioco della mente. Vedendo che il desiderio crea problemi, per evitarli la mente proietta l'ideale di uno stato libero dal desiderio e chiede come fare a raggiungerlo. E allora che succede? Per raggiungere uno stato privo di desideri vi limitate a reprimerli, non è così? Soffocate il desiderio, cercate di sopprimerlo e pensate di aver raggiunto uno stato libero dal desiderio, ma non è così. Che cos'è il desiderio? È energia, non è vero? Se soffocate l'energia diventate spenti, senza vita. È quello che è avvenuto in India. I cosiddetti religiosi hanno soffocato il desiderio: pochissimi di loro sono liberi e in grado di pensare. È importante non soffocare il desiderio ma comprenderne l'energia e utilizzarla nella giusta direzione. Da giovani avete tanta di quella energia che vi viene voglia di correre su per le colline e di salire fino alle stelle. Poi interviene la società a dirvi di confinare quell'energia entro le mura della prigione della cosiddetta rispettabilità. Attraverso l'educazione e varie forme di sanzioni e controlli, quell'energia viene stroncata. Ma voi avete bisogno di più energia, non certo di meno, perché senza energia non scoprirete mai la verità. Quindi il problema non è come limitare l'energia, ma come mantenerla e incrementarla, come renderla indipendente e costante, ma non sottoposta a un credo o alla società, così che diventi un movimento verso la verità, verso Dio. Allora l'energia ha un significato completamente diverso. Come un sasso gettato in un lago calmo crea un cerchio che si allarga sempre di più, così l'azione dell'energia verso la verità crea le onde di una nuova cultura. Allora l'energia è illimitata, incommensurabile; quell'energia è Dio.

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