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Meditazioni quotidiane con Krishnamurti


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Attaccamento e autoinganno


Noi siamo le cose che possediamo, siamo quello a cui siamo attaccati. L’attaccamento non è niente di nobile. L’attaccamento alla conoscenza è del tutto simile a qualsiasi altra forma di attaccamento che ci procura soddisfazione. A qualunque cosa si riferisca, dal più infimo al più alto livello, attaccamento significa chiudersi in se stessi. È un autoinganno, una fuga dal vuoto che ci portiamo dentro. Le cose a cui siamo attaccati, le proprietà, le persone, le idee, diventano estremamente importanti, perché riempiono quel vuoto e senza di esse il sé non c’e. La paura di non essere fa sorgere il desiderio di possedere. Ma la paura genera le illusioni e ci rende prigionieri delle nostre conclusioni. Quando diamo per scontate le conclusioni a cui siamo arrivati, concrete o astratte che siano, ci impediamo di fare uso dell’intelligenza e rinunciamo alla libertà, nella quale soltanto può manifestarsi la realtà. Senza quella libertà, l’astuzia viene scambiata per intelligenza. L’astuzia ha molti aspetti, che sono tutti complessi e distruttivi. Nel suo tentativo di proteggersi, l’astuzia genera l’attaccamento e poi si mette alla ricerca del distacco per IL piacere che trova nell’orgoglio e nella vanità della rinuncia. Capire l’astuzia nei suoi molti modi di manifestarsi significa capire che questo è il principio dell’intelligenza.

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