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Meditazioni quotidiane con Krishnamurti


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C’è un osservatore che guarda la solitudine?


La mia mente osserva la solitudine e cerca di evitarla fuggendo. Ma se non fuggo, c’è una divisione, una separazione tra l’osservatore e la solitudine? O c’è soltanto solitudine, di cui fa parte anche la mia mente, che ora e vuota? Non c’è un osservatore che sappia di essere in presenza della solitudine. Credo sia importante rendersi conto di questo, senza far ricorso a troppe parole. Noi ora diciamo: “Sono invidioso, ma vorrei liberarmi dall’invidia”. Così c’è un osservatore e l’osservato; l’osservatore desidera liberarsi dalla cosa che egli sta osservando. Ma l’osservatore non è una cosa sola con l’osservato? È proprio la mente che ha creato l’invidia e quindi non può far nulla per eliminarla.

La mia mente osserva la solitudine; il pensatore si rende conto di essere solo. Ma se rimane in diretto contatto con la solitudine, se non se ne allontana minimamente, se non cerca di interpretarla, di descriverla, che differenza c’è tra l’osservatore e l’osservato? Non c’è forse un unico stato, che è quello di una mente sola e vuota? La mente è semplicemente vuota, non sta osservando questo suo stato di vuoto. Allora, la mente si rende conto che qualunque sforzo, qualunque movimento faccia per allontanarsi da quel vuoto, diventa una fuga e quindi una dipendenza. Ma se la mente è quello che è, se non fa nulla per fuggire o per dipendere, se rimane completamente sola e vuota, allora non è libera da qualsiasi dipendenza, da qualsiasi attaccamento?

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