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Meditazioni quotidiane con Krishnamurti


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Ci si deve estraniare dal mondo?


Non so se vi siete accorti dell’importanza che l’intelletto ha assunto nella nostra vita. Dappertutto, sui giornali, sulle riviste, vi imbattete in ragionamenti di ogni genere. Non sono certamente contrario alla capacità di ragionare; bisogna essere capaci di ragionare con estrema chiarezza e precisione. Ma dovreste esservi accorti che tutti i ragionamenti dell’intelletto non portano da nessuna parte. L’intelletto è costantemente impegnato a chiedersi se sia o no necessario appartenere a qualcosa, se per scoprire la realtà ci si debba o meno estraniare dal mondo.

Abbiamo imparato ad analizzare noi stessi. Così la capacità dell’intelletto di indagare, di analizzare, di ragionare, di trarre delle conclusioni, interferisce di continuo con la purezza del sentimento e la corrompe. Quando l’intelletto disturba la capacità di sentire, trascina la mente nella mediocrità.

Allora, da una parte c’è l’intelletto con la sua capacità di ragionare, di basarsi sulle sue simpatie e antipatie, di alimentare i suoi condizionamenti, la sua esperienza, la sua conoscenza; e dall’altra c’è il sentimento, che la società e la paura corrompono costantemente. Ora, intelletto e sentimento servirànno a svelarci la verità? Oppure esiste solo l’atto di percepire e nient’altro?

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