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Meditazioni quotidiane con Krishnamurti


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Il centro della sofferenza


Quando vedete una cosa straordinariamente bella, una bella montagna, un bel tramonto, un sorriso affascinante, un volto incantevole, ne siete profondamente colpiti e rimanete in silenzio. Non vi è mai capitato un fatto del genere? È come se stringeste il mondo tra le vostre braccia. Tuttavia si tratta sempre di qualcosa di esterno nel quale si imbatte la vostra mente; io però sto parlando di una mente che vuole guardare, osservare, senza essere stupefatta e ridotta al silenzio. Siete capaci di guardare senza che insorgano i vostri condizionamenti?

A una persona che soffre, posso dire che il dolore e inevitabile, che il dolore e la conseguenza del nostro desiderio di arrivare ad uno scopo. Ma solo quando viene messa da parte qualsiasi spiegazione siete in grado di osservare, perché in questo caso la vostra osservazione non parte da un centro. Quando esiste in voi un centro dal quale osservate, la vostra capacità di vedere è limitata. Se rimango attaccato ad un palo, sono costretto a soffrire. Se guardo la sofferenza rimanendo legato ad un centro, questo stesso fatto mi costringerà a soffrire. È l’incapacità di osservare che genera il dolore. Non posso osservare se penso, agisco, guardo rimanendo legato a un centro. Questo centro e una conclusione, un’idea, una speranza, un senso di disperazione... L’osservazione che rimane legata a questo centro è molto ristretta, superficiale, insignificante e genera altro dolore.

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