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Meditazioni quotidiane con Krishnamurti


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Il desiderio di rifugiarsi nell’inconoscibile


Voi vorreste che io vi dicessi che cos’è la realtà. Ma si può descrivere l’indescrivibile? Si può misurare l’incommensurabile? Potete trattenere il vento tra le vostre mani? E se riusciste a trattenerlo, quello sarebbe ancora Il vento? Misurare quello che non può essere misurato vi mette in contatto con la realtà? Se lo definite, la vostra definizione è reale? Evidentemente no, perché qualsiasi descrizione dell’indescrivibile non potrà mai contenere la realtà. Quando cercate di portare l’inconoscibile nella dimensione del noto, non potete far altro che rimanere con quello che conoscete. Eppure è proprio questo che noi facciamo di continuo; vogliamo la conoscenza, perché questa ci consente di continuare; crediamo che la conoscenza ci permetterà di raggiungere la felicità suprema, la vita eterna. Vogliamo la conoscenza perché non siamo felici, perché siamo coinvolti in un conflitto lacerante, perché sentiamo che ci stiamo consumando e corrompendo. Invece di renderci conto del semplice fatto che siamo corrotti, che siamo insensibili, che siamo tormentati e lacerati, vogliamo fuggire da quello che conosciamo per rifugiarci nell’inconoscibile, che immediatamente trasformiamo in qualcosa di conosciuto. In questo modo non troveremo mai la realtà.

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