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Meditazioni quotidiane con Krishnamurti


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La calma e la semplicità della mente


Essere consapevoli di noi stessi non vuol dire, forse, vivere scoprendo il me, l’ego, il sé? Il sé è un processo estremamente complesso che può essere osservato nelle nostre relazioni quotidiane, nelle nostre attività di tutti i giorni, nel nostro modo di fare, di giudicare, di calcolare, di condannare gli altri e noi

Tutto questo ci mostra quanto sia condizionato il nostro modo di pensare. Ma allora non è importante renderci conto di questo processo? È la consapevolezza, istante per istante, in quello che è vero che consentirà di scoprire l’eterno, al di là del tempo. L’eterno non può affiorare la dove non c’è conoscenza di sé. Se non conosciamo noi stessi, l’eterno diventa una parola vuota, un simbolo, una speculazione intellettuale, un dogma, una fede, un’illusione in cui la mente trova rifugio. Quando cominceremo a capire quello che siamo, che si manifesta in tutte le nostre attività quotidiane, e lo capiremo senza alcuno sforzo, apriremo la porta all’eterno. E tuttavia l’eterno non sarà una ricompensa alla conoscenza di noi stessi. Non si può cercare quello che è eterno; la mente non può afferrarlo. Ma viene quando la mente è calma e la mente può essere calma solo quando è semplice, quando smette di accumulare, di condannare, di giudicare, di valutare. Solo la mente semplice può capire la realtà; una mente piena di parole, di conoscenze, di informazioni, non saprà mai che cos’è la realtà. La mente che analizza e calcola non conosce la semplicità.

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