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Meditazioni quotidiane con Krishnamurti


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La qualità del desiderio


Che cosa succede se non condannate il desiderio, se non lo definite buono o cattivo e ne siete semplicemente consapevoli? Mi domando se sapete che cosa significa essere consapevoli di qualcosa. La maggior parte di noi non ha dimestichezza con la consapevolezza, abituati come siamo a condannare, a giudicare, a valutare, a definire, a scegliere. Quando scegliamo, ci impediamo di essere consapevoli, perché la scelta è sempre il risultato di un conflitto. È molto difficile essere consapevoli, vedere semplicemente qualcosa senza giudicarlo, come quando, per esempio, entrate in una stanza e guardate i mobili che ci sono e vi rendete conto se c’è o non c’è un tappeto. Avete mai provato a guardare una persona, un fiore, un’idea, un’emozione, senza giudicare, senza scegliere nulla?

Se fate la stessa cosa col desiderio, se ci vivete insieme senza negarlo, senza dire: “Che devo fare? Questo desiderio e così brutto, così aggressivo, così violento”, se non gli date un nome, se non gli accostate un’immagine, se non lo coprite di parole, il desiderio potrà ancora essere fonte di turbamento? Sarà ancora qualcosa da buttar via, qualcosa da distruggere? Noi vorremmo distruggerlo perché la lotta che si scatena tra desideri diversi porta con sé infelicità e contraddizioni insanabili; ed è evidente che noi vorremmo sottrarci a questo conflitto senza fine. Possiamo essere consapevoli del desiderio nella sua totalità? Con il termine totalità non mi riferisco a uno o a più desideri, ma alla qualità stessa del desiderio.

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