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Meditazioni quotidiane con Krishnamurti


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La risposta ad una supplica


La preghiera, che e una supplica, una richiesta, non potrà mai entrare in contatto con la realtà, che non è la risposta ad un’esigenza. Noi pretendiamo, supplichiamo, preghiamo solo quando siamo confusi, solo quando soffriamo; e siccome non comprendiamo la nostra confusione, il nostro dolore, ci rivolgiamo a qualcun altro. La risposta che ottiene la nostra preghiera e ancora una nostra proiezione; in un modo o nell’altro ci soddisfa, ci gratifica, altrimenti la rifiuteremmo. Così quando impariamo il trucco di calmare la mente mediante la ripetizione di qualche formula, prendiamo l’abitudine di pregare, ma la risposta delle nostre suppliche dovrà ovviamente conformarsi al desiderio di colui che prega.

Ora, una preghiera, una supplica, una richiesta non potrà mai entrare in contatto con qualcosa che non è una proiezione della mente. La mente, se intende scoprire quello che essa stessa non potrà maifabbricare, deve essere calma, di una calma che non è autoipnosi, che non ammette alcuna forzatura e che non può essere indotta da una ripetizione di parole.

La mente che si sforza di essere calma non lo è affatto. È come costringere un bambino a stare in un angolo; esteriormente può dare l’impressione di essere buono, ma interiormente è in subbuglio. Una mente che usa una disciplina qualsiasi per calmarsi non sarà mai veramente calma. Una calma indotta non potrà mai scoprire quello stato creativo nel quale la realtà si manifesta.

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