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Meditazioni quotidiane con Krishnamurti


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Mantenere viva la propria insoddisfazione


Per affrontare un problema qualsiasi, per indagare a fondo, per scoprire la realtà, per scoprire la verità, per toccare l’essenziale, non è fondamentale provare nella nostra vita un’insoddisfazione profonda? Posso provare questa insoddisfazione quando vado a scuola, all’università. Questa insoddisfazione mi spinge a trovare un buon lavoro, un lavoro che mi soddisfi, e così si dissolve. Mi impegno a guadagnarmi da vivere per mantenere la mia famiglia e quell’insoddisfazione svanisce, scompare. Divento una persona mediocre che si accontenta di quello che la vita quotidiana le offre. L’insoddisfazione se n’è andata. Invece quella fiamma deve essere mantenuta viva dall’inizio alla fine, se vogliamo capire veramente in che cosa consiste la sua essenza. La mente fa molto presto a procurarsi una droga che la soddisfi: si accontenta di essere virtuosa, di avere delle qualità, di pensare o di agire in un certo modo. Si costruisce delle abitudini che invariabilmente si ripetono e ne rimane prigioniera. Sappiamo bene come stanno le cose, ma anziché cercare un modo per eliminare l’insoddisfazione, dovremmo scoprire come alimentarla, intensificarla, renderla sempre più vivace. Tutti i nostri libri religiosi, i nostri guru, i sistemi politici, non fanno altro che indurre la mente alla calma, cercano di tenerla tranquilla, di soddisfarla in qualche modo, paralizzandola in uno stato di apparente contentezza... Ma se veramente volete scoprire la verità, non è fondamentale provare un’insoddisfazione che nulla potrà mai soffocare?

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