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Meditazioni quotidiane con Krishnamurti


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Nella morte c’è l’’immortalità


Nella fine c’e rinnovamento. Solo la morte può consentire di esistere a qualcosa di nuovo. Non è mia intenzione cercare di consolarvi, non vi sto dicendo qualcosa a cui dobbiate credere o che dobbiate accettare intellettualmente, perché ve ne servireste per trovare consolazione, come fate con la vostra fede nella reincarnazione o nella continuità della vita dopo la morte. Il fatto è che quel che continua non può rinascere, non può rinnovarsi. Solo morendo ogni giorno è possibile rinnovarsi e rinascere. È questa l’immortalità. Nella morte c’è l’immortalità, non nella morte che voi temete tanto, ma nella morte di tutte le conclusioni a cui siete arrivati, dei ricordi, delle esperienze con cui vi siete identificati. Il vostro ego è frutto di queste identificazioni. Nella morte dell’ego, minuto per minuto, c’è l’eternità, c’è l’immortalità, c’è qualcosa che bisogna sperimentare. Non serve a nulla parlarne, discuterne, proprio come fate a proposito della reincarnazione e di cose del genere.

Quando smettete di avere paura perché ogni minuto porta con sé la sua fine e quindi un rinnovamento, allora vi aprite all’ignoto. La realtà non è qualcosa che si possa conoscere e anche la morte è qualcosa che non si può conoscere. Dire che la morte è bella, che è meravigliosa perché continueremo ad esistere nell’aldilà, non ha alcun fondamento. Realtà significa vedere la morte per quello che è, una fine, una fine nella quale c’è rinnovamento, rinascita e non una continuità. Tutto ciò che continua decade, mentre solo quello che ha il potere di rinnovarsi è eterno.

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