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2° Discorso pubblico a Ojai, 1980

2° Incontro Domande e Risposte a Ojai - 1980

Giovedi 8 Maggio 1980

Chi vi parla non sta cercando di dirvi nulla. Non sta cercando di convincervi di nulla né di trasmettervi delle sue idee, concetti o credenze che voi accettate cercando poi di esaminare quelle credenze, idee e concetti. Penso che bisogna essere molto chiari su questo. Nel rispondere a queste domande, stiamo entrambi indagando la questione. Non è che chi vi parla indaga e poi vi spiega e voi l'accettate. Stiamo piuttosto approfondendo insieme così che non c'è soltanto una persona che comprende e poi vi spiega. Spero sia chiaro.

Prima domanda: « Oggigiorno l'ipotesi prevalente è che tutto quanto sia relativo e questione di opinione personale, che non c'è qualcosa come la verità o fatto indipendente, dalla percezione personale. Qual è una risposta intelligente a questa credenza? » « Oggigiorno l'ipotesi prevalente è che tutto sia relativo e questione di opinione personale, che non c'è qualcosa come la verità o fatto indipendente dalla percezione personale. Qual è una risposta intelligente a questa credenza? »

Va bene? È che siamo tutti terribilmente personali? Quello che vedo io, quello che vedete voi, è la sola verità? La mia opinione e la vostra sono i soli fatti possibili? È questo che sottintende la domanda. Che tutto quanto è relativo. Dio è relativo, il male è relativo, l'amore è relativo. E siccome tutto è relativo cioè non integro, completo, vero, le nostre azioni, i nostri affetti e relazioni personali sono relativi, e possiamo lasciarli quando ci pare, quando non ci piacciono più, e così via. Questa è l'implicazione della domanda. Giusto?

Ora, vi prego, stiamo indagando entrambi non ve lo sto dicendo io – esiste qualcosa come la verità? A parte le credenze e le opinioni personali, le percezioni personali. Esiste una cosa come la verità? Questa domanda è stata posta dagli antichi greci, dagli indù nell'antichità e dai buddisti. Uno degli aspetti strani delle religioni orientali è che veniva incoraggiato il dubbio. Capite? Dubitare, mettere in questione. Mentre in occidente viene piuttosto denigrato. Il dubbio viene considerato eresia. Quindi, bisogna scoprire da sé, a parte le opinioni personali, le percezioni, le esperienze, che sono sempre relative, se esista una percezione, una visione che sia assolutamente vera, non relativa. Capite? Capite la mia domanda? Come farete a scoprirlo? Se diciamo che le opinioni personali e le percezioni sono relative e quindi non esiste una cosa come la verità, assoluta, allora è relativa. E in base a ciò, il nostro comportamento, la nostra condotta, il nostro modo di vivere è relativo. È casuale, non completo, non integro, e quindi frammentario. Spero ci stiamo seguendo. Stiamo cercando di scoprire se esista qualcosa come la verità che non sia relativa, personale, opinione, percezione. Giusto? Quindi, come cominciamo?

Se questa domada fosse posta a voi, come fareste a scoprire se c'è una cosa come la verità che sia assoluta, non relativa, che sia completa, che non cambi secondo il tempo, le opinioni personali e così via, come lo scoprirete? Come farà la vostra mente, il vostro intelletto, a scoprirlo? Oppure lo farà il pensiero? Possiamo continuare su questo? Vi interessa? Mi domando perché. (ride) Perché quando indagate qualcosa ci vuole una grande dose di indagine, di azione nella vita quotidiana, e bisogna scartare ciò che è falso. È l'unico modo di procedere. Giusto? Cioè, se abbiamo un'illusione, una fantasia, un'immagine, un concetto romantico della verità o dell'amore e tutto il resto, proprio questi sono le barriere che impediscono di muoversi.

Possiamo indagare onestamente che cos'è un'illusione? La mente vive nell'illusione? Abbiamo delle illusioni sulle persone, sulle nazioni, su Dio, sulla religione, su tutto? Seguite? Come nascono le nostre illusioni? Mi domande se riuscite a seguire. Come mai abbiamo delle illusioni, qual è la loro radice? Che cosa si intende con la parola « illusione »? Deriva dal latino, dal verbo « ludere » che significa giocare. Il significato di questa parola è giocare, « ludere ». Significa giocare con qualcosa che non è reale. Capite? Il reale è ciò che sta accadendo che lo si definisca buono, cattivo, indifferente, ecc. quello che effettivamente avviene. E quando si è incapaci di affrontare ciò che effettivamente avviene dentro di sè lo si rifugge e si crea l'illusione. Mi domando ... Va bene?

Per favore non siate d'accordo, sto solo indagando, stiamo esplorando insieme. La parole « illusione » implica giocare con qualcosa che non è reale. « Ludere ». Non voglio parlare dei significati dal greco e dal latino. E anche in sanscrito si usano le stesse parole.

Quindi, se non siamo disposti o se abbiamo paura o se vogliamo evitare quello che realmente accade lo stesso evitare crea l'illusione, una fantasia, un movimento romantico lontanto da « ciò che è ». Se lo accettiamo come il significato della parola « illusione': allontanarsi da « ciò che è ». Va bene? Possiamo continuare da qui? No, vi prego, non siate d'accordo con me, vedetelo come un fatto. Allora, possiamo evitare questo movimento di fuga dalla realtà? E poi ci chiediamo: che cos'è reale? Giusto? State seguendo? Il reale è ciò che avviene, cioè le risposte, le idee – effettivamente, quello che credete, le opinioni che avete. Affrontarle non è creare illusioni. Giusto? Possiamo approfondire la nostra indagine, ci siamo? Giusto? Perché altrimenti non potete andare oltre.

Perciò, finché ci sono illusioni, opinioni, percezioni basate sull'evitare « ciò che è » tutto deve essere relativo. Giusto? Giusto, signori? Avanti. Possiamo continuare? Relatività, cioè ... non voglio entrare nella parola « relativo » la parole ... no, non voglio – scusate. (risate) Questo avviene quando c'è un allontanamento dal fatto, da ciò che accade, da « ciò che è ». Comprendendo « ciò che è » non è la vostra personale opinione che giudica « ciò che è », non è la vostra percezione personale ma l'effettiva osservazione di « ciò che è ». Capite? Non potete osservare ciò che accade realmente se dite che il vostro credo guida l'osservazione, se il vostro condizionamento governa l'osservazione. Allora state evitando di comprendere « ciò che è ». Mi domando se lo avete afferrato. Va bene? Lo stiamo facendo veramente? Vedere, percepire ciò che è reale, il vostro credo, il vostro senso di dipendenza, la vostra competitività senza allontanarvi, osservatelo. Questa osservazione non è personale. Giusto? Ma se la rendete personale dicendo « Devo, non devo, devo essere migliore di così » allora diventa personale e quindi relativa. Mentre, se potessimo osservare ciò che avviene allora si evita completamente qualsiasi forma di illusione. Giusto? Possiamo farlo? Potreste essere d'accordo verbalmente, ma possiamo davvero percepire la nostra dipendenza – va bene? Dipendenza da una persona, da un credo, da un ideale o da qualche esperienza che vi abbia dato una grande emozione e tutto il resto – e quindi ne dipendete – e certamente quella dipendenza creerà delle illusioni. Quindi, possiamo vedere il fatto che siamo dipendenti e osservarlo? Giusto?

Allo stesso modo cercheremo di scoprire se esista qualcosa come la verità assoluta. Se la cosa vi interessa, perché se lo sono chiesto non soltanto i ricercatori casuali ma i monaci che vi hanno dedicato la vita – capite? I filosofi, ogni persona religiosa non istituzionalizzata ma profondamente interessata alla vita, alla realtà e alla verità. Capite? Quindi, se vi interessa davvero scoprire che cos'è la verità, bisogna indagare molto, molto profondamente.

Prima di tutto bisogna comprendere che cos'è la realtà. Giusto? Che cos'è la realtà? Quello che percepite, quello che toccate, quello che gustate – giusto? O il dolore che provate, e così via. Quindi, la realtà è la sensazione e la reazione alla sensazione, la risposta alla sensazione come idea – giusto? Mi domando ... Quell'idea è creata dal pensiero, quindi il pensiero ha creato la realtà. Le meravigliose architetture, le grandi cattedrali del mondo, i templi, le moschee, e gli idoli che ci hanno messo dentro, le immagini, è tutto creato dal pensiero. E noi diciamo che sono realtà, perché le possiamo toccare, le possiamo vedere, le possiamo odorare.

Questioner: Che dire delle allucinazioni? Possono avvenire in caso di anomalie nel cervello psicologico.

Krishnamurti: Sì, signore. Il cervello può essere ammalato, danneggiato, ferito, o contuso e questo provoca illusioni, allucinazioni.

Questioner: Intendo psicologicamente, in caso di febbre alta

Krishnamurti: Posso ... vorrei ... Naturalmente, posso chiederle ... Bisogna rispondere alle domande, se lei ne fa altre interrompe il flusso dell'indagine – quindi posso chiederle gentilmente di scriverle? Altrimenti non lo faccia, per favore. Spero non le dispiaccia se glielo chiedo.

Allucinazioni, illusioni, inganni, avvengono quando il cervello è danneggiato, quando si vuole evitare o fuggire da ciò che è. Tutte queste parole: illusione, allucinazione, inganno, appartengono alla stessa categoria.

Stiamo dicendo che tutte le cose che il pensiero ha creato – capite? – la conoscenza, l'acquisizione del sapere attraverso la scienza, con la matematica e così via, sono realtà. Ma la natura non è creata dal pensiero. Giusto? State seguendo? Quell'albero, le montagne, i fiumi, le acque, il cervo, il serpente, non sono creati dal pensiero, sono lì. Ma dall'albero possiamo costruire una sedia, quella è creata dal pensiero. Giusto? Quindi abbiamo: il pensiero ha creato il mondo reale in cui viviamo e la natura – incluso l'ambiente, sapete, l'intero ... – che non sono creati dal pensiero. Ovviamente.

E allora ci chiediamo: la verità è realtà? Capite? State seguendo? Percepiamo che il pensiero ha creato il mondo in cui viviamo ma il pensiero non ha creato l'universo. Ma il pensiero può indagare l'universo. La cosmologia, gli astrofisici, indagano con il pensiero e arrivano a certe conclusioni, a certe ipotesi, cercando di provarle, sempre nel campo del pensiero. Non so se riuscite a seguire. Quindi, il pensiero è relativo e perciò, qualsiasi cosa crei, in qualsiasi direzione si muova, deve essere relativo, deve essere limitato. State seguendo? Vi prego, questa non è una conferenza. (ride) Io non sono un professore, grazie a Dio! Stiamo soltanto indagando come due esseri umani che vogliono scoprire che cos'è la realtà, se esiste una cosa simile. Quindi la mente non è più nell'il- lusione – questa è la prima cosa – non ha ipotesi, nè allucinazioni, nè illusioni. Non vuole attaccarsi a nulla e nemmeno creare un'esperienza che chiama verità, come invece fa la maggior parte della gente.

E così ora la mente ha portato ordine. Giusto? Giusto, signori? È in ordine, non c'è la confusione delle illusioni, degli inganni, delle allucinazioni o delle esperienze. La mente, il cervello, ha perso la sua capacità di creare illusioni. Giusto? E allora, che cos'è la verità? Cioè, qual è il rapporto fra realtà – capite « realtà », quello che abbiamo spiegato, la realtà – e quello che non è creato dal pensiero? Esiste qualcosa che non sia il prodotto dal pensiero? Capite? Possiamo approfondirlo?

Cioè, la vostra mente, la nostra mente, ora, seduti qui in un clima piuttosto deprimente, al fresco di questi alberi, le nostre menti sono libere da qualsiasi forma di illusione? Giusto? Altrimenti non potete di certo scoprire l'altro. Cioè, la vostra mente è completamente libera da ogni confusione? Quindi c'è ordine assoluto. Seguite? Lo è? Capite la mia domanda? Come può una mente confusa, una mente disordinata, una mente agitata, scoprire che cos'è la verità? Può inventare dicendo che c'è la verità o che non c'è ma una mente con un senso di ordine assoluto una mente completamente libera da ogni forma di illusione può procedere nella scoperta. Capite? Altrimenti non è possibile, è ovvio.

Cioè, signori, guardate, c'è qualcosa di molto interessante se la cosa vi interessa. Gli scienziati astrofisici usano il pensiero per scoprire, quello che c'è fuori. Capite? Fanno così. Indagano il mondo attorno a loro, la materia, e cercano di andare oltre l'astrofisica, al di là, ma sempre all'esterno. Giusto? Ma se partite dall'interno, anche il « me » è materia Giusto? Il pensiero è materia. Quindi, se potete rivolgervi all'interno, allora vi muovete di fatto in fatto. Giusto? Mi domando se lo vedete. E allora cominciate a scoprire ciò che è oltre la materia. Dipende da voi.

Signori, questa è una faccenda molto seria, non si tratta soltanto di un giovedì mattina, di un'ora di discussione. Bisogna dedicarsi – capite? Bisogna dedicare la propria vita a questo, non fuori dalla vita. Capite? La vita è la mia lotta, la mia ansia, le mie paure, la mia noia la mia solitudine, il mio dolore – seguite? Le mie disgrazie, i rimpianti – tutto questo è la mia vita. È questo che devo comprendere e attraversare – seguite? – senza fuggire. E allora c'è qualcosa come la verità assoluta se lo fate.

II domanda: « Come possiamo assumerci la responsabilità di quello che accade nel mondo continuando a vivere la nostra vita quotidiana? Qual è la giusta azione riguardo alla violenza e quando siamo di fronte alla violenza? »

« Come possiamo assumerci la responsa- bilità di quello che accade nel mondo continuando a vivere la nostra vita quotidiana? Qual è la giusta azione riguardo alla violenza e quando siamo di fronte alla violenza? » Come possiamo assumerci la responsabilità di ciò che accade nel mondo continuando a funzionare nella nostra vita quotidiana. Innanzitutto, signori, il mondo, quello che accade là fuori, è diverso da quello che accade dentro di noi? Capite la mia domanda? Quello che accade nel mondo è violenza, quello che accade nel mondo è questo straordinario tumulto in atto, una crisi dopo l'altra – giusto? Guerre, divisioni nazionalistiche, differenze religiose, differenze razziali, territoriali. Sistemi concettuali contro altri – seguite? C'è sempre questa lotta che continua. È diverso da quello che avviene dentro di noi? Giusto? Per favore, indagate. È diverso? Perché anche noi siamo violenti, siamo pieni di vanità, terribilmente disonesti, ci mettiamo varie maschere secondo le occasioni. Giusto? Quindi, è un unico movimento – capite – come una marea che va e viene? Seguite? È un unico movimento. La questione non è come faccio ad essere responsabile di questo.

Il mondo sono io – giusto? – perché noi esseri umani lo abbiamo creato! E non può assolutamente essere cambiato se non cambiamo noi. Questa è la radice, capite signori? Noi vogliamo fare qualcosa là, nel mondo. Migliori istituzioni, migliori governi, una migliore economia, ecc. ecc. Ma non diciamo mai che lo abbiamo creato noi e a meno che noi – io, voi – cambiamo, quello non può cambiare. Non vogliamo assumercene la responsabilità ma ne siamo responsabili. Capite la differenza? Ci stiamo incontrando su questo?

Quindi, io sono il mondo. Giusto, signori? Io sono il mondo. Non si tratta di un'idea, di un credo, non è un concetto, è una realtà. Dopo dieci milioni di anni o quali che siano i milioni di anni che abbiamo vissuto siamo sempre gli stessi. Seguite? Non siamo cambiati fondamentalmente. E così abbiamo creato un enorme caos nel mondo. Il fatto è che io sono il mondo, non come idea, ma realmente – vedete la differenza? – l'idea e la realtà. L'idea si forma ascoltando queste cose – tu sei il mondo – voi ne fate un'astrazione che diventa un'idea, e discutete dell'idea, se sia vera, falsa, siete pro o contro, e vi perdete. Capite? Ma il fatto è che lo siete, è così!

Quindi siete responsabili di cambiarlo. Questo significa che siete completamente responsabili di come vivete la vostra vita quotidiana. Vi prego, questa non è una predica, non sto sostenendo nulla, stiamo indagando insieme.

Quindi, la nostra responsabilità non è di cercare di modificare il caos che esiste, o di modificarlo, di decorarlo o di unirsi a qualche gruppo o a qualche istituzione, ecc. ma, come esseri umani che sono il mondo dobbiamo attraversare una trasformazione radicale altrimenti non ci sarà nessuna buona società. La maggior parte di noi trova che sia difficilissimo cambiare. Giusto? Perfino smettere di fumare. Capite? Ci sono istituzioni che aiutano a smettere di fumare. Vedete quanto dipendiamo dalle istituzioni. Mi seguite signori? Perciò, possiamo scoprire perché non cambiamo? Perché vedendo qualcosa di sbagliato – sbagliato tra virgolette – non la finiamo immediatamente? È perché pensiamo che qualcun altro porterà ordine nel mondo e noi ne beneficeremo? Capite? È forse che siamo indolenti, psicologicamente, pigri, incapaci? Capite signori? Quanti anni ci vogliono per imparare una tecnica, andiamo a scuola, al liceo, all'università per diventare dottori – dieci anni, o più – e non vogliamo dedicare un giorno a ... Capite? Quindi, la nostra responsabilità è di creare un radicale cambiamento in noi stessi, perché noi siamo l'umanità.

La domanda successiva è: « Qual è l'azione giusta riguardo alla violenza e quando siamo di fronte alla violenza? » Qual è l'azione corretta riguardo alla violenza. Che cos'è la violenza? Avanti signori, che cos'è la violenza? Rabbia? Odio? Ci sto riflettendo, vi prego. Rabbia, odio, conformismo, imitazione, obbedienza? Oppure la negazione di tutto questo, l'opposto di tutto questo? Capite la mia domanda? La violenza fa parte della nostra vita, l'abbiamo probabilmente ereditata dagli animali, ecc. È possibile esserne liberi? Non in modo relativo, ma liberi completamente. Capite che cosa significa? Essere liberi dalla rabbia che significa essere liberi non solo dalla rabbia ma non avere rabbia nella mente. Capite? Mi chiedo se lo capite!

Prendiamo per esempio il conformismo. Non quello esteriore – capite? – ma il senso di conformarsi attraverso il paragone. Capite quello che intendo? Facciamo sempre dei paragoni, non è così? Psicologicamente: « Io ero, sarò, sono », un continuo paragonare. State seguendo signori? Perciò questa mente che sta sempre paragonando, giudicando, è aggressiva, e la sua aggressività è di paragonare! Giusto? Non credo che lo capiate. Può la mente essere assolutamente libera da tutta la violenza? Se lo è, supponendo che incontri la violenza, qual è la sua risposta? Prima di tutto, se la mente è libera dall'imitazione, dal conformismo, dal paragone, ecc. allora c'è la giusta azione. Giusto? Non se riuscite a seguire. E se incontriamo la violenza, faccia a faccia, qual è l'azione? Potete giudicare che cosa farete quando la incontrate? Capite la mia domanda? Ne dubito.

Sentite, io non voglio addentrarmi troppo in questo. Il cervello, come dicevo – io non sono un esperto del crevello, non ho studiato neurologia e tutto il resto ma lo potete osservare in voi stessi se siete sensibili, attenti – quando il cervello si trova di fronte alla violenza subisce un cambiamento chimico perché reagisce molto più velocemente di un'esplosione. Non so se riuscite a seguire. Giusto? E ha la capacità di guarire se stesso. Non voglio entrare in queste cose.

Il cervello sa che cos'è la violenza, e può reagire alla violenza ma il cervello deve essere cosciente, conscio della libertà dalla violenza. Capite? Riesco a spiegarmi o sto facendo confusione? Probabilmente sto facendo confusione!

Signori, cerchiamo di essere semplici. Quando vedete una persona arrabbiata, tutto il corpo reagisce. C'è una risposta chimica, è questo che avviene e c'è una reazione immediata, potreste non reagire ma con la presenza stessa della rabbia o dell'odio c'è un'azione. Giusto? Ora, in presenza della violenza si tratta di non avere reazioni. Mi domando se lo capite! Giusto? Mi sono spiegato? Provateci qualche volta. Spero che non dobbiate mai affrontare la violenza ma sono sicuro che vi capiterà. E in presenza di una persona arrabbiata vedete che cosa accade, siate consapevoli e non reagite. Seguite? Cioè, nel momento in cui siete consapevoli della rabbia dell'altro e voi non reagite c'è una risposta completamente diversa. Mi domando se lo capite. Non definitelo amore e tutto quel genere di cose. La risposta istintiva è di odio per odio, rabbia per rabbia, ma in presenza della rabbia, c'è questo – capite? – la reazione che crea nel sistema delle reazioni nervose ecc., chimicamente, ma se in presenza della rabbia c'è un acquietarsi di tutto allora c'è un'azione diversa quando siete di fronte alla violenza. Sono stato chiaro? O è ancora confuso? Giusto, signori? No? E » chiaro? – almeno verbalmente.

III domanda: « La speranza che il domani risolverà i nostri problemi ci impedisce di vedere l'assoluta urgenza di cambiamento. Come possiamo affrontare questo problema? » « La speranza che il domani risolverà i nostri problemi ci impedisce di vedere l'assoluta urgenza di cambiamento. Come possiamo affrontare questo problema? »

E » questo il motivo per cui non cambiamo? La speranza nel domani, nel futuro, domani, l'anno prossimo, ecc., il futuro, perché le nostre menti sono condizionate al futuro, chi fa la domanda chiede se sia questa la ragione per cui non cambiamo. Se ci pensate ... Adesso ne parliamo.

Che cosa intendete per futuro? Che cos'è il futuro? Capite la mia domanda? Quando si è gravemente ammalati, il domani ha un significato. Capite? Perché domani potrei essere guarito. E quindi dobbiamo chiederci: che cos'è il senso del futuro? Che cos'è il futuro? Capite la mia domanda? Che cos'è il futuro? Noi conosciamo il passato – capite? – e dato che viviamo nel passato, il che è un fatto, c'è il movimento opposto, cioè il passato che attraversa il presente – giusto? – si modifica, e procede verso quello che chiamiamo futuro. Giusto? State seguendo? Prima di tutto, siamo consapevoli di vivere nel passato? Giusto? Noi viviamo nel passato, non è così? E quel passato si modifica continuamente, si adatta, si espande, si contrae, ma è sempre il passato. Passata esperienza, passata conoscenza, passata comprensione o piacere. il piacere che è diventato il passato, ecc. ecc. Così, il futuro modificato è il passato. Giusto? Giusto? Ho detto che il futuro è la modificazione del passato. Giusto? Quindi il futuro è il passato, modificato. Mi domando se lo capite.

Quindi la mia speranza nel futuro è ancora il passato che si muove verso quello che considero il futuro. Giusto? Giusto, signori? Devo pur parlare con qualcuno! (ride) Quindi la mente non si è mai spostata dal passato. È qui che voglio arrivare. Giusto? Il futuro è ancora il passato, e così la mente agisce, vive e pensa sempre nel passato. E allora, il passato può finire, e non il vedere l'assoluta necessità di cambiamento? Capite la mia domanda?

Che cos'è il passato? Riflettiamoci un po ». Che cos'è il passato? La mia eredità razziale, il mio condizionamento particolare, come indù, buddista, cristiano, cattolico, americano ecc. Il passato è l'educazione che ho ricevuto il passato sono le esperienze che ho avuto, le ferite, i piaceri, i ricordi e così via. Questo è il passato. Giusto, signori? E questa è la mia coscienza, la nostra coscienza, non è la mia coscienza, è la nostra coscienza. Quindi, può questa coscienza, con tutto il suo contenuto, cioè il mio credo, i miei dogmi, le mie speranze e paure, i miei averi, le mie illusioni, ecc. può finire tutto questo? Signori, voi non lo sapete.

Ora, ascoltate. Potete, oggi, finire completamente la dipendenza da qualcuno? Perché questo fa parte della vostra coscienza. Giusto? Perché quando vi mettete fine, inizia qualcosa di nuovo. Ovviamente. Ma noi non mettiamo mai fine completamente a qualcosa. Il non-finire è la speranza. Giusto? State seguendo, signori? Potete mettere fine e vedere le conseguenze della dipendenza psicologicamente – non intendo esteriormente, perché dipendo dal postino, dal telefono, da questo e quello – ma psicologicamente, interiormente vedete che cosa significa dipendere e qual è l'azione immediata – la sua fine.

Ora, il punto è ... Il contenuto della nostra coscienza si forma poco per volta? Capite? Cioè, liberarsi dalla rabbia, liberarsi dalla gelosia – capite? – un pezzetto alla volta. Ci vorrebbe troppo tempo, no? Oppure si può fare istantaneamente, immediatamente? Capite la mia domanda, signori? Cioè, prendere i contenuti della nostra cosicenza uno a uno per mettergli fine occuperà tutta una vita o magari molti giorni, molti anni. Ma è possibile vedere tutto il contenuto e mettergli fine? Capite la mia domanda? Vedere tutto il contenuto, tutto l'insieme, è piuttosto semplice – se lo fate. Ma le nostre menti sono così condizionate a ritenere che il tempo sia un fattore di cambiamento.

Spero che stiamo rispondendo a queste domande.

IV domanda: « Ci sono dei bisogni psicologici di cui noi esseri umani siamo responsabili nelle nostre relazioni quotidiane con gli altri? Esiste qualcosa come un vero bisogno psicologico? » Questa è la vera domanda: esiste qualcosa come un vero bisogno psicologico? Avete già risposto voi alla domanda, no? C'è bisogno che risponda io? C'è bisogno che risponda alla domanda? Oh, davvero devo rispondere? No, grazie al cielo!

V domanda: « Che cosa significa vedere la totalità di qualcosa? È mai possibile percepire la totalità di qualcosa che si muove?

Capite la domanda? « Che cosa significa vedere la totalità di qualcosa? È mai possibile percepire la totalità di qualcosa che si muove? » Possiamo farlo insieme?

Come abbiamo detto per l'altra domanda, bisogna percepire la totalità della nostra coscienza. Giusto? Questa coscienza è concentrata sul « me », il sè, l'agire egocentrico, un movimento centrato su di sè che è la totalità della nostra coscienza. Giusto? Possiamo vederlo completamente? Certo che si può! Giusto? È difficile o è ...? Cioè, la nostra coscienza è costituita dal tutto il suo contenuto. Giusto? Questo è chiaro. Ossia, la mia gelosia, il mio nazionalismo, il mio credo, le mie esperienze, ecc. ecc. ecc. questo è il contenuto di ciò che chiamiamo coscienza. Il nocciolo di tutto questo sono io, il sè. Giusto? Bisogna vederlo completamente, ora. Giusto? Va bene, signori? Potete farlo? Certamente! Questo significa dargli completa attenzione. Giusto? Ripeto, raramente diamo completa attenzione a qualcosa. Ora chiediamo a tutti di dare completa attenzione a questo contenuto che è il vero nocciolo del sè. Il sè, il « me » è l'essenza di tutto questo. Se fate attenzione lo vedete, non è così?

E poi chi fa la domanda chiede – è interessante – se sia mai possibile percepire la totalità di qualcosa che si muove. Il sè si muove? Il contenuto della vostra coscienza si muove? Si muove entro i limiti di se stesso. Giusto? Mi domando ... state seguendo? Sto parlando da solo?

Signori, guardate, che cosa si muove nella coscienza? L'attaccamento, la paura di non essere attaccati, la paura di quello che potrebbe accadere se non sono attaccato? E questo che significa? Che si muove entro il proprio raggio, – giusto? – entro il proprio campo limitato. Questo potete osservarlo. Quindi potete osservare ciò che è limitato. Voglio approfondire meglio, non vi spaventate. La nostra coscienza, con il suo contenuto, è viva? Capite la mia domanda? Le mie idee sono vive? I vostri credi sono vivi? Che cosa è vivo? State seguendo? Abbiamo delle esperienze, piacevoli, spiacevoli, nobili, ignobili, – la cosiddetta illuminazione – non potete sperimentare la verità, l'illuminazione, questo è irrilevante. Quindi, le esperienze che avete avuto sono vive? Il ricordo di queste esperienze è vivo? Giusto? Il ricordo, non il fatto. Il fatto è finito. Ma il movimento del ricordo è quello che si chiama vivere. Capite? Avanti, signori, muovetevi! Così, l'esperienza, che è passata, naturalmente, viene ricordata, questo ricordo viene chiamato vivere. Giusto? Questo potete vederlo, ma non quello che è finito. Mi domando se lo capite.

Quello che chiamiamo vivere è ciò che è accaduto e finito. Vedete signori che cosa state facendo? Quello che è finito e morto, le nostre menti sono talmente morte, e il ricordo di tutto questo è chiamato vivere. È questa la tragedia della nostra vita. Mi ricordo gli amici che avevo, se ne sono andati, i fratelli, le sorelle, le mogli, sono morti, le madri, me li ricordo. I ricordi si identificano con le fotografie e si continua a guardarle, a ricordarle, e questo è il vivere. Capite, signori? E questo lo chiamiamo vivere.

Che ora è?

Questioner: Venticinque all'una.

Krishnamurti: Credo sia meglio smettere. Posso fermarmi qui? Mi è stato detto di fermarmi dopo un'ora esatta per via del nastro! (risate)

Questa è una domanda molto interessante.

VI domanda: « Esiste uno stato che non ha opposti? E possiamo sapere come comunicare con esso? » « Esiste uno stato che non ha opposti? E possiamo sapere come comunicare con esso? »

Cerchiamo di essere molto semplici su questo. Esiste un opposto oltre a: uomo, donna, buio, luce, alto, basso, capelli chiari e scuri, l'albero – le differenze – notte e giorno? Esiste l'opposto della bontà? Se ha un opposto non è bontà. Giusto? Mi domando se lo vedete. Se la bontà ha un opposto allora proviene dal suo opposto. Seguite? Sono troppo veloce? Va bene, andiamo piano.

Vedete, io non penso a queste cose, quindi faccio fatica. Bontà. Che cos'è un opposto? Noi abbiamo coltivato gli opposti – vero? – buono, cattivo. E poi diciamo che la bontà è l'opposto della cattiveria cattiveria tra virgolette, entrambe tra virgolette. Se sono in relazione tra di loro o se provengono l'una dall'altra allora non è più bontà perché ha le radici nel male. State seguendo? E allora, esiste veramente l'opposto? Capite? Sono violento, c'è la violenza. Il pensiero ha creato la nonviolenza, che è un non-fatto, perché la fine della violenza è uno stato completamente diverso dalla nonviolenza. Bene? Quindi la mente ha creato l'opposto per poter fuggire dall'azione – giusto? – o per superare la violenza o per reprimerla. Tutto questo fa parte della violenza. State seguendo?

Se siete interessati soltanto al fatto, i fatti non hanno opposti. Giusto? Mi domando se lo vedete. Mi interessa, diciamo per esempio se odio – spero di no – supponiamo che io odi. La mia mente, il mio pensiero, la società dicono di non odiare. Giusto? E questo è l'opposto. L'opposto nasce dal suo stesso opposto. Giusto? Bene – state seguendo? Quindi c'è soltanto l'odio, non il suo opposto. Se osservo il fatto e tutte le risposte al fatto stesso, perché mai dovrei pensare a un opposto? Capite quello che sto dicendo? L'opposto viene creato dal pensiero e quindi c'è una battaglia continua fra l'odio e il non-odio: « Come faccio a superare il mio odio? » Ma se rimane solo il fatto e non il suo opposto avete l'energia per guardarlo. Giusto? Avete l'energia per fare ... No, non per fare qualcosa, il fatto stesso viene dissolto quando lo osservate. Avete capito?

Basta così, signori.

2° Incontro Domande e Risposte a Ojai - 1980

Giovedi 8 Maggio 1980

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