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3° Discorso pubblico a Ojai, 1980

3° Incontro Domande e Risposte a Ojai - 1980

Martedì 13 Maggio 1980

Ci sono moltissime domande scritte ma non possiamo rispondere a tutte. Nel rispondere a queste domande o, piuttosto, nell'indagare queste domande ne siamo tutti coinvolti. Non sarà solo che vi parla a rispondere ma sia voi che io condivideremo la domanda. Perciò, per favore, non limitatevi ad ascoltare quello dico ma unitevi a chi vi parla per rispondere alla domanda.

Prima domanda: « Che cos'è la vera creatività? E in che cosa differisce da quello che viene celebrato nella cultura popolare? » « Che cos'è la vera creatività? E in che cosa differisce da quello che viene celebrato nella cultura popolare? »

Ciò che generalmente viene definito creatività è fatto dall'uomo: pittura, musica, letteratura sia romantica che realistica, tutta l'architettura, la meravigliosa tecnologia e tutti quelli che vi sono coinvolti, i pittori, gli scrittori, i poeti, i filosofi, probabilmente si considerano creativi. E sembra che tutti siamo d'accordo con loro. Questa è l'idea popolare riguardo la persona creativa. Siamo d'accordo? Penso che possiamo vederlo tutti. Le cose più belle costruite dall'uomo le grandi cattedrali, i templi e le moschee islamiche sono straordinarie, ce ne sono di veramente stupende. Non so se ne avete viste alcune sono davvero meravigliose. E le persone che le hanno costruite sono anonime, non sappiamo chi le ha costruite. Si preoccupavano soltanto di costruire, di scrivere la bibbia, e così via. Nessuno sa chi l'abbia scritta. Ma oggigiorno l'anonimato è quasi scomparso. E forse, con l'anonimato c'è un tipo diverso di creatività. Non è basata sul successo, sul denaro, con 28 milioni di libri venduti in 10 anni, ecc. ecc. Chi vi parla ha cercato di rimanere anonimo perché non ama tutto questo rumore e le varie assurdità. Ha provato a parlare dietro a una tenda! (risate) Ma era del tutto assurdo. (risate)

L'anonimato ha una grande importanza. Contiene una qualità diversa, una diversa ... la motivazione personale non esiste, l'atteggiamento e le opinioni personali, è un sentimento di libertà da cui si agisce. Ma la maggior parte della cosiddetta creatività, è fatta dall'uomo. Ossia, questa creazione proviene dal conosciuto Giusto? Il noto. I grandi musicisti, come Beethoven, Bach, ecc. agivano dal conosciuto. E gli scrittori, i filosofi, ecc. hanno letto, accumulato, sviluppato un loro proprio stile, ecc. partono sempre – nel loro agire o scrivere – da ciò che hanno accumulato e conosciuto. E questo di solito lo chiamiamo creatività.

Ma è davvero creativo? Per favore, parliamone. O c'è un genere diverso di creatività che nasce dalla libertà dal conosciuto? Capite la mia domanda? Perché quando dipingiamo o scriviamo, o creiamo delle meravigliose strutture dalla pietra, si tratta di conoscenza accumulata nel campo della scienza o in quello dell'arte – arte umana – s'è sempre questo senso di qualcosa trasportato dal passato al presente. Immaginario, romantico, fattuale, nostalgico, ecc. C'è una creatività completamente diversa da quella che normalmente definiamo tale? State seguendo?

Ci stiamo chiedendo, e penso sia una domanda importante da approfondire, se volete, se esista un'azione, un vivere, un movimento che non derivi da qualcosa di noto. Cioè, esiste una creazione da una mente che non sia oberata dai tormenti della vita, da tutte le pressioni sociali, economiche, ecc. esiste una creazione da una mente che si è liberata dal conosciuto? E che possa poi usare la memoria – capite quello che sto dicendo? – la conoscenza. Ma noi partiamo dalla conoscenza e la definiamo creativa. Noi stiamo suggerendo che c'è una creatività che non nasce dal conosciuto. Quando c'è l'impulso o il movimento creativo può usare il conosciuto ma non l'inverso. Non so se riuscite a seguire quello che dico.

Se non vi dispiace, qualche volta, provate, o siate in un ... Scoprite se la mente possa mai essere libera dal noto. Il noto è tutta l'esperienza accumulata, i ricordi, la conoscenza acquisita, le impressioni, e così via, scoprite se la mente può essere libera da tutto questo. E in quello stato mentale la creatività come la intendiamo, potrebbe non essere necessaria. Capite? Una persona con il talento della scrittura sente di doversi esprimere. Sviluppa un suo proprio stile, un modo di scrivere – Keats, Eliot e tutti gli altri. Sentono l'impulso di scrivere, di realizzare, di creare. Forse le loro vite non sono belle per niente come nel caso di Michelangelo, Raffaello e molti altri. Scusate se cito questi nomi. Non ho studiato molto, ma ho visitato molti musei da giovane. Mi costringevano a farlo (risate) e i residui di tutto questo rimangono. Poi ho parlato con molti grandi artisti scrittori, amici, ecc.

Mi pare che tutto quello che abbiamo creato nelle scienze, nelle arti umane, provenga sempre da un punto, da un talento, un dono, un dono che viene sfruttato al massimo. Un musicista che ha questo dono, è come un prodigio e diventa molto importante. E noi, persone normali, ammiriamo queste cose e desidereremmo averne un po ». E se non abbiamo questi doni, li inseguiamo. Quasi veneriamo coloro che li posseggono. Conoscete bene queste cose.

Ma quando cominciate a chiedervi che cos'è la creatività, come fa chi ha scritto la domanda, è una cosa completamente diversa, che penso possiamo avere tutti. Non gli specialisti, non i professionisti, non quelli che hanno dei talenti, dei doni. Penso che tutti noi possiamo avere una mente straordinaria veramente libera da tutti i pesi che l'uomo si è imposto, creati da se stesso. E da una vita equilibrata, razionale, sana, scaturisce qualcosa di completamente diverso. Non necessariamente verrà espresso nella pittura o nell'architettura. Perché dovrebbe? Capite? Se lo approfondite bene, come spero facciate, scoprirete che c'è uno stato della mente che effettivamente non ha nessuna esperienza. Perché l'esperienza implica una mente che ancora annaspa, chiedendo, cercando, e lottando nell'oscurità e che vuole andare oltre. Ma una mente molto chiara, non confusa, non ha conflitti, non ha problemi – capite? – non ha problemi. Provate. Una mente così non ha bisogno di esprimersi, di parlare. Io sto parlando, scusate! (risate) Chi vi parla non lo fa per la voglia di esprimersi, nulla del genere, è talmente stupido, nè vuole persuadervi di certi atteggiamenti e giudizi, si tratta di un'amichevole comunicazione fra due persone che si preoccupano dell'enorme complessità della vita, che non hanno trovato una risposta completa a tutto questo. E una completa e totale risposta c'è se vi dedichiamo le nostre menti e i nostri cuori.

Quindi, c'è una creatività che non è fatta dall'uomo. Per favore non dite che è fatta da Dio, anche questo non ha senso perché se le nostre menti sono straordinariamente chiare, senza ombra di conflitto, allora la mente è veramente in uno stato di creazione che non ha bisogno di espressione, di realizzazione o di tutte quelle sciocchezze pubblicitarie.

II domanda: « Lei ha detto che nel vedere stesso c'è azione. Questa azione è uguale alla sua espressione? In caso negativo, c'è una connessione fra le due e in che relazione sono con la repressione? » « Lei ha detto che nel vedere stesso c'è azione. Questa azione è uguale alla sua espressione? In caso negativo, c'è una connessione fra le due e in che relazione sono con la repressione? » Lei ha detto che nel vedere stesso c'è azione. Questa azione è uguale alla sua espressione? In caso negativo, c'è una connessione fra le due e in che relazione sono con la repressione?

Chi vi parla ha detto, se ricorda bene, che osservando, l'osservazione stessa è azione. C'è l'osservazione dell'avidità – osservazione – che significa osservare senza alcuna distorsione, senza motivazione, senza dire ... « Devo superarla » e tutto il resto, osservare semplicemente il movimento dell'avidità. L'osservazione stessa ne vede l'intero movimento, non solo di una forma particolare di avidità ma di tutto il movimento dell'avidità, e quella percezione, quel vedere, quell'osservazione, mettono fine al movimento. Questo è quello che chiamo azione.

Non c'è nessun intervallo – bisogna che ... scusate se ne parlo ancora – non c'è nessun intervallo fra il vedere e l'agire. Qui bisogna stare attenti. Non è un agire impulsivo. Non si tratta di dire: « Sento questo e lo faccio ». Che è quello che facciamo tutti. Quello che stiamo dicendo è che osservando l'avidità – sto facendo un esempio – osservando l'avidità, l'odio, la violenza o quello che sia, quando l'osservazione è completamente non-direttiva – giusto? – allora non c'è intervallo fra il vedere e l'agire. Mentre se c'è intervallo: vedere, concludere, astrarre un'idea e poi portarsela appresso, c'è un intervallo fra la creazione di un'idea e l'azione di quell'idea. Non so se riuscite a seguire. Se vi osservate, è questo che avviene. C'è un intervallo di tempo in cui sorgono tutti gli altri problemi. Mentre il vedere è il movimento stesso della fine dell'avidità.

Chi fa la domanda chiede se questa azione corrisponda all'espressione dell'azione stessa. Avete capito? E » uguale all'espressione dell'azione? Cioè, vedete un cobra, un serpente, e c'è subito l'espressione dell'auto-conservazione, dell'autoprotezione, che è una cosa naturale, sana, ecc. e meno che non siate un po » strani e che vi piaccia giocare con queste cose. Ma l'istinto di sopravvivenza è immediato e vi fa scappare o fare qualcosa. In questo caso il vedere si esprime in azione fisica. Giusto? Non stiamo parlando solo di osservazione fisica ma anche dell'osservazione della mente. Non un'osservazione parziale – come facciamo – ma essere così attenti con tutta la mente, se riuscite a farlo. Non so se avete mai provato queste cose. A prestare cioè un'attenzione completa. Va bene? Attenzione completa significa che non c'è un centro da cui siete attenti. Non so se lo capite. E » necessario che ve lo spieghi? Va bene.

Quando vi concentrate, lo fate da un centro, da un punto ad un altro. Non so se lo capite. Quindi è una cosa limitata, ristretta. Mentre l'attenzione non ha nessun centro, siete attenti! Non so se riuscite a seguire. Se voi – perdonatemi se ve lo dico – se in questo momento siete veramente attenti potete vedere che non siete attenti da un punto. Giusto? Quindi scoprite da voi – se volete, io non sto cercando di convincervi, nulla del genere, non è una terapia di gruppo e tutta quella roba – se volete, guardate se potete essere completamente attenti. Cioè, voi sentite, vedete, percepite tutto nella mente in modo vivo, attento. E allora scoprite che non c'è nessun punto da cui siete attenti, da punto a punto. In quell'attenzione non ci sono confini. Mentre la concentrazione ha un confine.

« In caso contrario, c'è una connessione fra le due e in che relazione sono con la repressione? » Non sono sicuro di aver capito la domanda. Se c'è una connessione fra le due cioè: l'azione fisica che avviene quando vedete un pericolo e fuggite immediatamente; e la percezione, l'osservazione che mette fine a una certa reazione – diciamo l'avidità – finirla completamente, non parzialmente. La domanda dice: « C'è una connessione fra le due e in che relazione sono con la repressione? ». Non c'è nessuna repressione.

Va bene, prendiamo l'avidità, come abbiamo fatto l'altro ieri. L'avidità: sappiamo tutti come sorge quali sono le sue reazioni, ecc. Osservando l'avidità, se c'è una divisione fra l'osservatore e la cosa osservata,

cioè quando dico « Io sono avido » significa che io sono separato dalla cosa che chiamo avidità. Giusto? State seguendo? Quindi in questa separazione c'è conflitto, repressione, cerco di superarla, ecc. con tutto il disordine che avviene in questa divisione. Ma questa divisione in effetti non esiste, se ci riflettete. L'avidità sono io, l'osservatore! Giusto? Mi domando se lo capite. Posso continuare? L'avidità non è separata dalla persona che osserva come se fosse diversa dall'osservatore. Stiamo dicendo che l'osservatore è l'osservato, ma questo non significa che se guardo l'albero io sono l'albero! Così finirei al manicomio! Ma stiamo dicendo che quando c'è questa reazione che chiamiamo avidità, questa non è diversa da me che la osservo. Così eliminate completamente la divisione. In questo non c'è repressione – seguite? – voi siete quello! Se arrivate al punto – capite? – in cui dite « Sì, io sono quello », non come un'idea ma come una cosa reale, allora avviene un movimento completamente diverso. Non so se ci avete provato dopo queste settimane di discorsi dovreste aver provato una di queste cose. Se ci avete provato, dovete averlo scoperto. Provatelo. Cioè, la totale assenza di conflitto che è qualcosa di straordinario perché avete infranto il modello di questa divisione che crea conflitto.

III domanda: « Per far sì che le immagini finiscano deve finire anche il pensiero? Una cosa è necessariamente implicita nell'altra? La fine della costruzione dell'immagine è il fondamento su cui si può cominciare a scoprire che cosa sono l'amore e la verità? Oppure la loro fine è l'essenza stessa della verità e dell'amore? » « Per far sì che le immagini finiscano deve finire anche il pensiero? Una cosa è necessariamente implicita nell'altra? La fine della costruzione di immagini è il fondamento su cui si può cominciare a scoprire che cosa sono l'amore e la verità? Oppure la loro fine è l'essenza stessa della verità e dell'amore?2

Abbiamo parlato l'altro giorno di come si formano le immagini. Ne parleremo di nuovo, perché noi viviamo di immagini non solo di quelle create dalla mano dell'uomo ma anche di quelle create dalla mente, dal pensiero. Queste immagini vengono continuamente aggiunte e tolte. E » questo il movimento in cui siamo coinvolti. Non so se vedete le immagini che avete. Avete l'immagine di voi stessi. Se siete scrittori avete un'immagine di voi e così se siete un poeta, se siete una moglie, un marito e tutto il resto ciascuno crea da se stesso un'immagine di sé. E questo ha inizio nell'infanzia attraverso il paragone, la suggestione, vi ripetono che dovete essere bravo come il vostro compagno che dovete o non dovete fare qualcosa, così pian piano ha inizio questo processo accumulativo. E nelle vostre relazioni, personali o meno, c'è sempre questa immagine: uomo, donna, e tutto quello che segue. E finché esiste questa immagine sarete feriti, confusi, offesi, oppure l'immagine impedirà una vera relazione con l'altro. Lo abbiamo spiegato.

Chi fa la domanda chiede se questo possa finire o se sia qualcosa con cui dobbiamo vivere per sempre, e se con la fine dell'immagine finisce anche il pensiero. E poi chiede anche se l'immagine e il pensiero sono correlati. E la fine del meccanismo di formazione delle immagini è l'essenza stessa dell'amore e della verità? Il significato della domanda è più o meno questo. Avete mai messo fine davvero a un'immagine? Volontariamente, semplicemente, senza sforzo, senza motivo, senza dire « Devo mettere fine alla mia immagine, non voglio più essere ferito » e tutto il resto. Volontariamente, in modo piacevole, semplice, felicemente, finire l'immagine che avete: l'immagine di Dio o di quello che volete – sapete quali sono – prendetene una e guardatela. Nell'osservarla scoprite tutto il movimento della costruzione delle immagini. Capite quello che sto dicendo? Cioè, se avete un'immagine, diciamo un credo che è un'immagine, guardatela. E cominciate a scoprire che alla fine di quell'immagine c'è la paura. c'è ansia e un senso di isolamento e così vedete che l'immagine implica tutto questo. E se avete paura continuate così. Sentite che è molto meglio tenersi qualcosa di conosciuto invece di qualcosa che non conoscete. Giusto? Ma se riflettete seriamente e in profondità chi è il costruttore di questa immagine? Non di un'immagine particolare ma di tutto il meccanismo della formazione delle immagini, tutto l'insieme. E » il pensiero? E » la naturale risposta, la reazione naturale per proteggerci? Aspettate un momento, non siate d'accordo! La reazione naturale di protezione, sia fisicamente che psicologicamente. La naturale risposta di protezione fisica è comprensibile: bisogna avere cibo, un tetto, dei vestiti, non finire sotto un autobus, ecc. non saltare da un precipizio. Questa è una risposta naturale, sana, intelligente. In questo non ci sono immagini. Non so se lo capite. Se vedete un precipizio ve ne allontanate. Non è l'immagine che se ne allontana, vedete il pericolo fisico e c'è una reazione autoprotettiva che vi fa allontanare. Qui non ci sono immagini. Non so se lo vedete.

Ma psicologicamente, interiormente, abbiamo creato questa immagine. E questa immagine è il prodotto di una serie di avvenimenti, incidenti, ferite, irritazioni, sapete, che, dopo tutto, è lo stato di una mente disattenta. Non so se riuscite a seguire. Posso continuare? Stiamo seguendo? Non vi interessa tutto questo? Non siate d'accordo con me, fatelo da voi. Vi prego, non mi interessa che mi aduliate o che siate d'accordo con me non significa nulla per me. Seguite? A meno che vogliate farlo, non fatelo. Se volete farlo, fatelo. La costruzione psicologica delle immagini è il movimento del pensiero? Capite? Il pensiero, se non forse in misura minima non c'entra nella reazione autoprotettiva, fisicamente – ma la costruzione psicologica di immagini deve essere il prodotto di una costante disattenzione che è l'essenza stessa del pensiero. Mi domando se avete capito. Avete capito quello che ho appena detto, signori? Il pensiero stesso è disattento. Ho spiegato bene prima che l'attenzione non ha un centro, non ha un punto da cui si muove verso un altro punto che è concentrazione. Quando c'è completa attenzione non c'è nessun movimento del pensiero. Sono soltanto lo stato di una mente disattenta e il pensiero – che è sempre parziale e quindi non completamente attento – a creare l'immagine. Mi domando se state seguendo.

Siete riusciti a seguire un pochino? Guardate, io sono disattento, sto facendo qualcos'altro, sono disattento. Mia moglie, un amico o qualcuno mi dice che sono uno stupido, e immediatamente costruisco un'immagine. Oppure qualcuno mi dice che sono una persona meravigliosa e formo un'immagine. Cioè, lo stato di disattenzione, di mancanza di attenzione, crea l'immagine, tramite il pensiero che è disattento di per sé. Avete capito? Ho scoperto qualcosa di nuovo. Giusto? Perché – vi prego guardatelo bene da voi – il pensiero è materia, è il prodotto della memoria, la memoria è il risultato dell'esperienza, della conoscenza, e quindi deve sempre essere limitato, parziale. La memoria, la conoscenza, non possono mai essere complete. Giusto? Non possono mai essere complete. Quindi il pensiero è parziale, e perciò è disattento. Il pensiero in sé è disattento. Mi domando se lo vedete.

Perciò quando c'è attenzione non si forma nessuna immagine. Ci siete? Non c'è conflitto. Vedete il fatto. Quando mi insultate o mi adulate, sono completamente attento, non significa nulla. Ma quando non sono attento, il mio pensiero prende il sopravvento ed essendo disattento in sé crea l'immagine. Avete capito?

Poi la domanda dice: « La fine della formazione di immagini è l'inizio, l'essenza dell'amore e della verità? » Non proprio. Scusate la franchezza. (ride) Bisogna approfondire molto, molto bene. Potrebbe non essere il momento o l'occasione. Avevo l'intenzione di parlarne, volevo parlarne sabato o domenica. Ma non importa ne accenneremo brevemente e poi ne riparleremo.

Il desiderio è amore? Pensateci, signori. Il piacere è amore? Che cosa ne dite? Si sa che la maggior parte della nostra vita è orientata verso il piacere, nelle sue diverse forme. E quel movimento verso il piacere, il sesso, ecc. ecc. viene chiamato amore. Giusto? Sto dicendo qualcosa di non vero? Ci domandiamo se il desiderio e il piacere sono amore. E può esserci amore quando c'è conflitto? Quando la mente è schiacciata da problemi, il problema del paradiso, della meditazione, i problemi fra uomo e donna – seguite? Quando la mente vive nei problemi, come succede alla maggior parte, ci può essere amore? E quando c'è una grande quantità di sofferenza, sia fisica che psicologica, ci può essere amore?

Non risponderò a questa domanda, dovete scoprirlo voi.

La verità è forse una conclusione, una questione di opinioni, dei filosofi, dei teologi, di quelli che credono fermamente nei dogmi, nei riti, sapete, tutte cose create dall'uomo. Può una mente del genere conoscere che cos'è la verità? Oppure la verità c'è solo quando la mente è totalmente libera da tutto questo guazzabuglio? I filosofi e altri non guardano mai alle loro vite e vagano in qualche mondo metafisico, psicologico di cui si mettono a scrivere e diventano famosi.

Quindi, la verità è qualcosa che richiede la straordinaria chiarezza di una mente che non abbia problemi di nessun genere, nè fisici nè psicologici. Una mente che non conosce conflitto. Capite quello che sto dicendo? La memoria del conflitto deve finire. State seguendo? Perché noi abbiamo un mucchio di ricordi piacevoli e spiacevoli, ricordi meravigliosi e ricordi molto dolorosi. E con questa mente, con questi pesi, cerchiamo di trovare la verità. Capite? E » impossibile.

Quindi, per una mente incredibilmente libera da tutto il costrutto psicologico umano – capite? la verità sorge quando c'è amore e compassione. Non potete avere amore e compassione quando siete violenti, quando vi aggrappate a qualche attaccamento quando l'attaccamento diventa importantissimo.

Signori e signore, se posso – non voglio essere personale – queste non sono parole per me – capite? Se non fosse qualcosa di effettivo, non ne parlerei. Capite quello che sto dicendo? Non potrei essere disonesto con me stesso. Se non fosse un fatto sarei terribilmente ipocrita! Non mi siederei mai su un palco a parlare con la gente. Capite? Ci vuole una tremenda integrità.

IV domanda: « Potrebbe per favore dire una parola definitiva sulla non esistenza della reincarnazione dal momento che una crescente « evidenza scientifica » – tra virgolette – è stata accumulata per provare che la reincarnazione è un fatto. La cosa mi preoccupa perché vedo sempre più persone che usano questa evidenza per rinforzare il loro sistema di fede, che permette loro di non affrontare i problemi della vita e della morte. Non è forse sua responsabilità di essere chiaro (risate) diretto e inequivocabile sulla questione invece di girarci intorno? (risate) « Potrebbe per favore dire una parola definitiva sulla non esistenza della reincarnazione dal momento che una crescente « evidenza scientifica » – tra virgolette – è stata accumulata a riprova della reincarnazione come un fatto. La cosa mi preoccupa perché vedo sempre più persone che usano questa evidenza per rinforzare il loro sistema di fede, che permette loro di non affrontare i problemi della vita e della morte. Non è forse sua responsabilità essere chiaro, diretto e inequivocabile sulla questione invece di girarci intorno? »

Sarò assolutamente tassativo. (risate) Signore, questa idea della reincarnazione è esistita molto prima del cristianesimo. Giusto? Gli antichi indù ne parlavano già. Ci sarebbe una bella storiella, ma non divaghiamo. E » un'idea diffusa e attuale in India e probabilmente in tutto il mondo asiatico. Credono nella reincarnazione. Che cosa si reincarna? Capite? Non solo ora, incarnato ora, ma reincarnato. Seguite? Questo è il primo punto.

Secondo: questa idea della reincar- nazione è provata scientificamente come evidenza e così le persone la usano come fuga, sottintende chi fa la domanda e dice anche di essere preoccupato perché la gente fugge. Giusto? Si preoccupa davvero che la gente fugga? Fugge attraverso il calcio, e andando alle partite di – come si chiama? – di basket, sì, e posso anche aggiungere che fugge andando in chiesa? Un'altra forma di intrattenimento! Ma lasciamo perdere tutte queste preoccupazioni per quello che fa la gente, perché a noi interessa il fatto, la verità della reincarnazione. Giusto? E voi volete una risposta definitiva da chi vi parla. Che cosa si incarna? Incarnarsi significa nascere. Giusto? Che cos'è in questo momento, ora, che vive ora, seduto qui,

che cos'è che vive? Capite? Reincarnazione significa in una vita futura. Giusto? Io chiedo, che cos'è quello che avviene ora e che è incarnazione? Capite la mia domanda? Giusto? Che cos'è? Avanti, signori, esaminatelo. Mentre siamo seduti qui, non accade nulla – molto semplice. Voi ascoltate qualche discorso, qualche idiozia o qualche stupidaggine, vi piace quello che ascoltate oppure non vi piace. Ma nella nostra vita quotidiana, quando ve ne andate da qui, che cosa accade realmente? Il vero movimento dell'incarnazione, che cos'è? Lo sapete, non so se ... Le vostre lotte, i vostri appetiti, la vostra avidità, le vostre invidie gli attaccamenti – tutto questo. E » questo che si reincarnerà nella prossima vita? Capite quello che sto dicendo? Avanti, signori, riflettete!

Quelli che credono nella reincarnazione, cioè rinascere con tutto quello che ho adesso, con tutte le cose che abbiamo, rinascere nella prossima vita, forse un po » modificata, e tirare avanti una vita dopo l'altra. Questa è l'idea. Se davvero credete nella reincarnazione – veramente – è qualcosa di vivo, un credo – un credo non è mai vivo, ma supponiamo che lo sia – allora quello che siete ora importa molto di più di quello che sarete dopo. Capite quello che sto dicendo? State seguendo? E » quello che nel mondo asiatico si chiama karma. Non ne voglio parlare ora. Che significa azione, non tutta quella roba, ma azione. Se adesso, in questo periodo, io vivo una vita piena di infelicità, confusione, rabbia, gelosia, odio, violenza, potrà modificarsi, ma continuerà nella prossima vita. Giusto? E » una cosa ovvia, se ci pensate. Questo è evidente. L'evidenza della violenza, l'evidenza dei ricordi del passato – seguite? Possono essere ricordi di una vita passata. Giusto? Quei ricordi, quell'accumulazione del « me », quell'accumulazione è il « me », l'io, l'ego, la personalità. Un insieme, modificato, castigato, leggermente ripulito, continua nella prossima vita. Giusto? Questo è evidente. Bene, state seguendo?

Quindi la domanda non è se ci sia la reincarnazione – seguite? sono molto chiaro al riguardo, vi prego, sono molto preciso. Non che ci sia la reincarnazione quello che è molto più importante della reincarnazione è la fine di questo disordine, di questo conflitto, ora. Capite? Allora avviene qualcosa di completamente diverso. Mi domando se capite tutto questo! E » un po » come se, di fronte alla mia infelicità, disperazione, sofferenza, dicessi: « Spero che nella prossima vita starò meglio ». Giusto? Questo sperare nella prossima vita significa rimandare di affrontare il fatto ora. Chi vi parla ne ha discusso con motli di quei credenti che tengono conferenze, che scrivono e parlano all'infinito della reincarnazione. Fa parte del loro gioco. E dico loro, va bene signori, voi credete in tutto questo. Se ci credete, che cosa conta per voi ora? Giusto? Giusto, signori? Ma a loro questo non interessa, a loro importa il futuro. Seguite? Non dicono: « Guarda, io credo ma cambierò la mia vita completamente così che non ci sia futuro. Seguite?

Non ditemi che rispondendo così alla domanda sto cercando di evaderla. Non è così. Dico che la vita attuale è importantissima. Se lo capite, osservate la vita presente con tutta la sua agitazione, le sue complessità, e finitele. Capite? Finitele, non andate avanti così. Allora entrerete in un mondo completamente diverso. Per mettervi fine dovete applicarvi – seguite? – dovete essere attenti, molto vigili e non soltanto dire: « Credo nella reincarnazione e spero che in futuro qualcosa succederà ». Penso che sia chiaro, no? Non sto tergiversando.

Potreste chiedermi se io credo nella reincarnazione – giusto? Può essere una domanda implicita. Io non credo in niente. (risate) Non si tratta di una scusa. Io non ho nessun credo, il che non significa che sono ateo, o che sono empio, e tutte quelle assurdità. Non avere credi. Rifletteteci, signori, vedete che cosa significa. Significa che la mente è libera da tutti i grovigli di un credo.

Questioner: Ci vuole raccontare quella bella storiella?

Krishnamurti: Oh, voi conoscete le Upanishad in India la letteratura dell'India antica. C'è una storia a proposito della morte, e della reincarnazione e tutto il resto. C'è un bramino – sapete chi è un bramino – che vuole sacrificare, abbandonare tutto. Ha accumulato un mucchio di roba e una delle antiche tradizioni dice che dopo aver accumulato cose per cinque anni devi dare via tutto e ricominciare da capo. Voi lo fareste? (risate) L'uomo ha un figlio e questi gli chiede: « Visto che stai dando via tutto a diverse persone, a chi intendi dare me? A chi vuoi affidarmi? » « Lasciami stare, non mi interessa » risponde il padre. Ma il ragazzo continua a insistere finché il padre si arrabbia e gli risponde: « Ti manderò dalla morte ». Ed essendo un bramino deve tenere la parola data e così manda il figlio dalla morte. Durante il percorso verso la morte il ragazzo si rivolge a molti maestri alcuni dei quali dicono che c'è la reincarnazione e altri che non c'è. La sua ricerca continua fino alla casa della morte. Quando arriva la morte è assente. E » una storiella fantastica se ci pensate. La morte è assente. E lui aspetta per tre giorni. Il terzo o quarto giorno la morte ritorna e si scusa. Si scusa perché il ragazzo è un bramino e gli dice: « Mi dispiace di averti fatto aspettare e per farmi perdonare puoi esprimere tre desideri. Puoi diventare il più grande re, avere le più grandi ricchezze puoi avere l'immortalità ». La morte promette di tutto. « Sono stato da molti maestri – risponde il ragazzo – e tutti mi hanno detto cose diverse. Che cosa mi dici della morte, e che cosa succede dopo? » « Vorrei avere allievi come te » risponde la morte. – capite? – « allievi ai quali non importa nient'altro che questo ». E incomincia a parlare al ragazzo della verità, di uno stato di vita in cui non c'è il tempo, ecc. ecc. Questa è la storia.

V domanda: « Se noi siamo il mondo, e lo sentiamo, lo vediamo, che cosa significa uscire dalla corrente? Chi è che ne esce? »

Chi fa la domanda probabilmente ha letto qualche libro di chi vi parla. « Se noi siamo il mondo – tra virgolette – e lo sentiamo, lo vediamo, che cosa significa uscire dalla corrente? – tra virgolette – Chi è che ne esce? » Che ora è?

Questioner: Venti all'una.

Krishnamurti: Santo cielo! Signori, questa è una domanda importante perché sarà l'ultima domanda, se non vi dispiace, mi dispiace di trattenervi di più, nonostante il nastro!

Mi domando se ci rendiamo conto, non come idea, non come qualcosa di romantico e attraente ma come un fatto reale che noi siamo il mondo, psicologicamente, non fisicamente, nel colore dei capelli ecc. ma psicologicamente, interiormente noi siamo il mondo. In India la gente ha gli stessi problemi di qui: sofferenza, solitudine, morte, ansia, dolore – giusto? – come ci sono qui in occidente. Dovunque si vada questo è il fattore comune dell'umanità il fattore di tutti gli esseri umani. Quindi, psicologicamente, interiormente, noi siamo il mondo. Vero? E » un'idea o un fatto? Capite? Quando udite questa affermazione, la trasformate in un'idea o ve ne rendete conto come sentireste un ago conficcato in una coscia o in un braccio, con tutto il suo dolore? Non il dolore della realizzazione. Il dolore che fa un'iniezione, quello è reale, non si tratta di un'idea, è così, c'è dolore. Ci rendiamo conto di questo fatto immenso? O è solo un mucchio di parole? Voi dite che lo vedete, lo sapete e lo sentite ... Ma è qualcosa che morde! Qualcosa di tremendamente reale. E allora questo fatto psicologico ha un effetto sulla mente. Capite? La mente non è la vostra mente. Il cervello non è il vostro piccolo cervello americano. E » il cervello umano. E quando ci si rende conto di questo, c'è un grande senso di ... non solo di responsabilità, la responsabilità di solito implica un senso di colpa, se siete veramente responsabili vi sentite un po » colpevoli. Io sto usando la parola « responsabilità » senza alcun senso di colpa. Un enorme senso di responsabilità umana per tutto ciò che è connesso con gli esseri umani: come educate i vostri figli, come vi comportate. Seguite? Quando vi rendete conto di questa immensità – è immensa – allora l'entità particolare come il « me » sembra talmente insignificante. Capite? Con tutte le mie piccole preoccupazioni, diventa così meschino! E quando vedete questo fatto, nel vostro cuore, nella vostra mente voi lo sentite, per tutta la terra – capite? Riguarda la terra, la natura, l'ecologia, e tutto quanto – capite? E volete proteggere tutto quello che potete. Perché siete responsabili di tutto.

E quando è così – prosegue la domanda – che cosa significa uscire da questa corrente? E chi ne esce? La corrente è questa continua lotta e infelicità umana – giusto? – di tutti gli esseri umani, che siano comunisti, socialisti, o imperialisti in Cina – seguite? – i tecnici. E » il terreno comune su cui poggiamo tutti. Essere liberi da tutto questo – capite? Essere liberi da tutto questo e non chi è che ne esce. La mente è diventata qualcosa di completamente diverso. Capite? Sono riuscito a spiegare questo punto? Non è che « Io esco fuori dalla corrente ». La mente non è più lì dentro. Signori, guardate, se voi siete attaccati e mettete fine all'attaccamento, avviene qualcosa di completamente diverso, non è che: voi siete liberi dall'attaccamento. Capite? Quindi c'è una qualità diversa un tono diverso dell'intera vita quando si comprende il fatto grandioso che noi siamo umanità. Giusto, signori?

Penso che basti, vero?

3° Incontro Domande e Risposte a Ojai - 1980

Martedì 13 Maggio 1980

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