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Come si puÚ avere un ordine completo?

Seconda Discorsi di Brockwood Park - 1978

Domenica 27 Agosto 1978

Possiamo continuare con quello che stavamo dicendo ieri mattina? Prima di cominciare posso ricordare che bisognerebbe avere un bel po » di scetticismo, di dubbio e non accettare quello che dice chi vi parla, ma mettere in questione, investigare, indagare quello che sta dicendo o quello che noi stessi pensiamo, se vi sia qualcosa di vero o di falso se quello che viene detto è reale se è applicabile alla vita quotidiana. Se si accettano semplicemente le parole, come fanno molti – siamo collezionisti di parole e frasi e perciò perdiamo moltissimo. Quello che stiamo dicendo è che la conoscenza di sé, conoscere se stessi, è di grande importanza, non secondo qualche psicologo o analista o secondo chi vi parla, ma conoscere se stessi come realmente si è. Senza negare né accettare ciò che è ma osservare guardare dentro di sé molto in profondità. E vedere quello che c'è dentro di noi non secondo qualcun altro ma vedere veramente per conto nostro quello che percepiamo nelle nostre azioni e le nostre reazioni, esserne consapevoli, conoscere se stessi. Conoscere se stessi implica – non è vero? non sapere e riconoscere « ciò che è ». Cioè, scoprire se stessi di nuovo ogni volta non secondo un ricordo o qualcosa che avete già visto in voi e riconoscerlo, e continuare a riconoscerlo ancora. Spero che sia chiaro.

Cioè, voglio conoscere me stesso perché se non mi conosco non ci può essere la giusta azione, il giusto comportamento non ho alcun fondamento per nessuna chiarezza. Ci si può ingannare immensamente e vivere in una specie di mondo illusorio, un mondo di credenze, ma conoscere se stessi completamente libera la mente da tutti i suoi ostacoli da tutte le sue preoccupazioni dal suo incessante chiacchiericcio, ecc.

Ieri dicevamo che nell'indagine siamo diretti dal linguaggio. Il linguaggio usa noi, invece del contrario. Ne abbiamo parlato a fondo ieri. E abbiamo detto anche che chi vi parla non c'è, voi state parlando a voi stessi vi state ascoltando per scoprire quello che accade esattamente dentro di voi, nella vostra pelle, nella vostra sfera psicologica. Sappiamo molto bene che cosa accade intorno a noi, almeno, se siete un po » informati, ma pochissimi sanno esattamente dove siamo quali sono le nostre reazioni e se sia possibile andare oltre.

Ieri dicevamo anche che la radice della paura, in cui moltissimi di noi vivono, è il tempo. Il tempo cronologico come ieri, oggi e domani e anche l'intero movimento del pensiero. Questi sono i due fattori che generano la paura. L'altro fattore è la memoria. Il ricordo di una paura passata alla quale si rimane legati proiettando una paura futura. È di questo che abbiamo parlato ieri.

Quindi, se possibile, vorrei approfondire altri fattori che ci riguardano. La maggior parte di noi, psicologi- camente, vive in disordine, Non so se ne siete consapevoli. Siamo diretti non solo dal linguaggio ma anche da moltissime pressioni esterne: economiche, sociali, politiche, nazionali, dai credi religiosi ecc. Ma psicologicamente la maggior pressione è il desiderio, per molti di noi. Come dicevamo ieri, vi prego di ricordare che stiamo comunicando insieme. Non state solo ascoltando la persona che sta parlando che non è affatto importante. Quello che viene detto è importante, non la persona. È come con il telefono, voi non date molta importanza al telefono lo tenete pulito, ma è quello che viene detto al telefono che è importante. Allo stesso modo, la persona che sta parlando qui non è affatto importante. Vorrei ricordarvelo ancora e ancora: la persona non è affatto importante. Ma quello che viene detto è importante. Quindi, la vostra ammirazione per la persona, o la vostra avversione per la persona, o altro, tutte queste sciocchezze hanno ben poca importanza. Se avete un telefono, non lo rompete, lo tenete pulito, lo rispettate. Ma il telefono in sé non ha nessun valore mentre è signifiativo quello che dite al telefono. Allo stesso modo, qui la persona non è importante. L'avete capito bene, definitivamente?

Stiamo dicendo che viviamo in disordine, psicologicamente. Possiamo avere una camera ordinata, fare degli esercizi, fare il cosiddetto yoga – non mi dilungherò sulla parola sul significato, come ebbe inizio, ecc. non è il momento. Noi manteniamo l'ordine esteriormente, apparentemente, ma c'è disordine, un tremendo disordine nel mondo. Forse quel disordine è generato dal disordine psicologico di ciascuno di noi. Disordine significa essere in contraddizione, pensare una cosa e farne un'altra dire una cosa e fare l'opposto, o essere insicuri, non chiari, contraddittori, ecc. Tutto questo indica disordine. E inoltre, dove c'è contraddizione ci deve essere sforzo, dove c'è divisione ci deve essere conflitto, e così via. Questo è lo stato di disordine in cui viviamo. E » un fatto ovvio.

E, per portare ordine psicologicamente, che cosa dobbiamo fare? Spero che stiate sfidando voi stessi e non accettando la mia sfida. Essendo consci, consapevoli, di essere in disordine psicologicamente, che cosa facciamo? Come possiamo portare ordine? Perché, senza ordine sia psicologicamente che esteriormente, si vive nel caos e il mondo diventa sempre più caotico, distruttivo, violento, c'è un grande disordine nel mondo. Forse quel disordine è proiettato da ciascuno di noi, perché noi viviamo nel disordine.

E allora ci chiediamo: come possiamo avere completo ordine in noi? È possibile? Dove c'è ordine c'è una tremenda energia. Dove c'è disordine c'è dissipazione di energia, spreco di energia. Indagheremo insieme, non sto indagando in me, ma insieme stiamo indagando, esplorando la domanda: « Che cos'è l'ordine e ci può essere ordine senza comprendere il disordine? » Dunque stiamo indagando insieme per scoprire questo effettivo stato, il fatto che viviamo in disordine. È un fatto? Non la descrizione verbale del disordine. La parola non è la cosa. La descrizione del disordine non è l'effettivo disordine. La descrizione di una montagna anche se ben dipinta, la bellezza della valle, la luce, la neve, il profilo contro il cielo, il senso di dignità e di bellezza della montagna, possono essere descritti meravigliosamente, ma la descrizione non è il fatto reale. Per molti di noi la descrizione è sufficiente. E così veniamo presi dalla descrizione e non dal fatto reale. Così, quando chiediamo che cos'è il disordine è un'idea di quello che pensate sia ordine, e in confronto a quello che dovrebbe essere ordine dite che c'è disordine? Anche questo è totale disordine. Spero stiate seguendo. Allora, scopriremo che cos'è il disordine e, avendo un insight una fulminea percezione dell'intera struttura del disordine da questo nascerà l'ordine. Questo ordine non è secondo uno schema o un modello, secondo qualche saggio o qualche filosofo, o qualche ciarlatano religioso. E la maggior parte dei preti religiosi, con la loro gerarchia, ecc. sono dei super-ciarlatani. Perfino il nuovo papa, spero. (risate) Allora ...

Siamo innanzitutto consapevoli che viviamo in disordine? Non parlo della definizione della parola ma del fatto reale della contraddizione della divisione: io e il mio, tu e il tuo, noi e loro, e tutte quelle divisioni che ci sono in noi. il costante conflitto. Tutto questo indica disordine. E come guardate quel disordine? Prendiamo per esempio, come dicevamo ieri, ogni forma di attaccamento, è un fattore di disordine ed è anche un fattore – come abbiamo sottolineato ieri, come abbiamo scoperto ieri – una parte della paura. Quindi l'attaccamento a una persona, a un'idea, a una conclusione, a un ricordo, a un mobile, ecc. ecc. genera disordine. Lo vedete questo fatto?

E la libertà dall'attaccamento, senza diventare isolati, insensibili, indifferenti, porta con sé un certo ordine? Perché quello che stiamo dicendo è che quando mettiamo tutto in ordine c'è un sacco di energia, una tremenda energia. E si ha bisogno di quell'energia per scendere profondamente in se stessi. Quindi chiediamo, scopriamo da noi prima di tutto il disordine in cui viviamo e la natura di quel disordine che fa parte dell'attaccamento, della paura del piacere e così via senza andare in una particolare direzione sperando di portare ordine, ma essendo semplicemente consapevoli di questo disordine senza allontanarcene. Ci stiamo incontrando? Sono riuscito ad essere chiaro? Posso continuare? Va bene.

Supponiamo che io viva in disordine interiormente esternamente posso avere un ordine meraviglioso, ma interiormente forse ho un gran disordine. E mi chiedo che cosa posso fare. Quel disordine è diverso da me? O io sono quel disordine? Capite la domanda? Vi prego, è molto importante capirlo, perché se il disordine è diverso da me allora posso farci qualcosa, posso cambiare schema, muovermi da un angolo ad un altro, o portare ordine psicologico, reprimendo, controllando, o in altro modo. Posso fare qualcosa. Ma se il disordine non è diverso da me, che è un fatto, quel disordine sono io, allora sorge il problema: che cosa succede? State seguendo? Non state ascoltando me, ma voi stessi. E allora forse porterete un cambiamento. Ma se vi limitate ad ascoltare chi vi parla, potete continuare ad ascoltarlo per il resto della vita, e io spero di no, se vi limitate ad ascoltarlo, non cambierete. Ma se vedete da voi che vivete in disordine, e che quel disordine non è diverso da voi, che fondamentalmente, alla base, voi siete quel disordine, allora, che cosa avviene? Prima potevate fare qualcosa in proposito, perché vi separavate dal disordine e ci lavoravate sopra e così c'era un costante conflitto, un tradimento, un giorno potevate farlo, e il giorno dopo no, e così via, fluttuando da un giorno all'altro. Mentre il fatto è che voi siete quel disordine. Questo è un fatto, non una conclusione di chi vi parla e che sta cercando di imporvi, non è così. Non stiamo facendo nessun tipo di propaganda non vogliamo convincervi di nulla. Ma quando il disordine sono io non posso farci nulla cioè, non posso lavorarci sopra come ero abituato a fare. Così rimando in questo totale disordine. Lo state facendo mentre ne parliamo? O state solo accumulando verbalmente? Cioè, io non sono diverso dal disordine. Questo disordine esiste perché ho diviso me stesso da quello che chiamo disordine. Questo è uno dei maggiori fattori del disordine. L'ho scoperto. Quando c'è una separazione fra me e quello che osservo, psicologicamente, quella divisione è uno dei maggiori fattori del disordine. Cioè, quando mi definisco indù o musulmano o cristiano, cattolico, inglese o francese o tedesco, o quello che sia, la divisione è un fattore di disordine gli ebrei e gli arabi, è un esempio ovvio, succede tutti i giorni. Quindi, psicologicamente, quando c'è divisione fra il disordine e me stesso incoraggio e coltivo il disordine. Invece, il fatto è che il disordine sono io e il rendermi conto di questa verità porta ordine. State seguendo? Siete molto silenziosi. Sta a voi.

Questioner: Sto aspettando che accada.

Krishnamurti: Quel signore dice che sta aspettando che accada. Temo che dovrà aspettare parecchio allora! (risate) È un fatto, non può accadervi. Vedete voi stessi quello che accade e allora il fatto stesso, la verità della questione libera la mente dal disordine. La causa di questo disordine è la separazione di me come diverso dal disordine. Capite?

E, allo stesso modo, possiamo portare ordine nella nostra vita? Cioè, imparare l'arte di mettere ogni cosa al suo giusto posto. Questo è ordine. Ma non si può mettere le cose al loro posto, a meno che colui che mette le cose a posto non sia anch'egli molto ordinato. Capite? Naturalmente. Così stiamo cercando di scoprire che cos'è l'ordine e che cos'è il disordine. Il disordine può essere dissolto solo quando la divisione fra me e l'altro cessa di esistere, psicologicamente. Bisogna imparare l'arte di mettere le cose al loro giusto posto. Come il denaro, al quale molti, se ne hanno parecchio, sono attaccati, e se ne hanno poco ne vogliono di più, ecc. ecc. Il denaro è diventato terribilmente importante nel mondo. E anche il sesso è diventato tremendamente importante. Non ne parlerò ora, ma è importante. Lo sapete quanto è importante nella vostra vita. E quando date a qualcosa un'importanza così grande il fatto stesso di dare a quella cosa un'enorme importanza, è disordine. Giusto? Se do enorme importanza agli esercizi, al cosiddetto yoga, diventa una cosa totalmente sproporzionata. Quindi, dare il giusto posto a ogni cosa implica dare il giusto valore a tutto. Giusto? Possiamo farlo? Vogliamo farlo? Oppure è troppo difficile? Oppure dite: « Prego, abbiamo vissuto per così tanti anni in questo disordine, lasciamo stare, non tocchiamo questo caos. » E così accettate il caos e vi ci abituate. Dite che vi trovate bene con questo disordine e non volete alterarlo. Ma per una persona seriamente preoccupata, non solo del mondo esterno ma anche di quello interiore, dare il giusto posto al denaro, al sesso e a tutto significa imparare la bellezza della libertà. Senza quello non c'è libertà.

E quindi il problema successivo è che viviamo sempre di più sotto pressione. Pressioni istituzionali, e politiche, pressioni economiche, sociali e così via, così via. E abbiamo detto che forse la pressione maggiore per molti di noi è il desiderio che vuole agire la pressione di un tremendo desiderio. Giusto? State seguendo? Posso continuare?

Questioner: Sì.

Krishnamurti: Spero stiate osservando tutto questo dentro di voi. Altrimenti potete ascoltare queste parole per i prossimi 10, 15, o 20 anni ma alla fine direte: « Sono rimasto dov'ero ». Perché voi non vi applicate non dite: « Lo scoprirò ». Vivete soltanto al livello delle parole.

Il punto seguente è: perché c'è questa tremenda pressione del desiderio nella maggior parte di noi? La pressione del sesso, il desiderio del sesso, il desiderio di esperienza, di essere popolari, famosi, il desiderio ... – sapete quali sono i movimenti del desiderio. Il desiderio dell'illuminazione, che è il più stupido dei desideri! Perché l'illuminazione non avviene dal desiderio. Potete andare sulle vette più alte dell'Himalaya ma non ci troverete mai l'illuminazione. Si trova dove siete voi, non in India o in Giappone o in qualche altro posto – e nemmeno a Roma. (risate) Scusate se parlo di Roma, perché ho sentito questa mattina che hanno eletto il Papa! (risate)

Dunque, se si è consapevoli dentro di sé, di se stessi si vede quanto è forte il desiderio, il desiderio di potere, di dominare le persone. Il desiderio di ... lo sapete, non devo entrare nei dettagli. Lo sapete benissimo. E noi viviamo sotto questa pressione. E così ci si ammala non solo fisiologicamente per tutta la tensione, ma anche psicologicamente è una grande fatica, un grande problema. Il desiderio, per esempio di essere una persona meravigliosa, è una tensione continua di diventare, di essere qualcuno, di raggiungere un risultato. Si può vedere che il desiderio, se non viene compresa l'intera natura e la struttura del desiderio è uno dei fattori del disordine. Giusto? Vi prego, lo vedete? Non accettate quello che dico, non è affatto importante. Ma dentro di voi è un fatto che avete scoperto voi stessi, vedendo che il desiderio in tutte le sue forme ed espressioni genera confusione e genera disordine. Giusto? Molti hanno detto di controllare il desiderio di reprimerlo o di soddisfarlo di andare fino in fondo – hanno fatto tutti questi giochetti. Qualsiasi monaco vi dirà che bisogna reprimere ogni desiderio il desiderio carnale, come qualsiasi forma di desiderio per poter servire Dio o Gesù – chiunque esso sia. E così c'è sempre questa repressione, il controllo, un costante conflitto: desiderate qualcosa e la reprimete la razionalizzate, la controllate, la sfuggite, e così via. Dunque, quello che stiamo cercando di fare, quello che stiamo dicendo, è: cerchiamo di scoprire la natura del desiderio, come sorge, e se possiamo dare al desiderio il suo giusto posto, senza in alcun modo reprimerlo, controllarlo, distruggerlo. Giusto? È questo che vogliamo approfondire.

Quindi bisogna scoprire la natura e la struttura del desiderio. Scoprirlo per conto nostro senza che qualcuno ce lo dica. Se voi lo accettate tornerete l'anno prossimo o i prossimi trent'anni e direte: « Sono ancora allo stesso punto di partenza, lei mi ha lasciato dove ero 30 anni fa ». Perché si è vissuto sulle parole senza approfondire veramente da sé. Perché il desiderio è diventato così importante? Viene incoraggiato dall'educazione e dalla società in ogni forma tutto intorno a noi incoraggia il processo del desiderio. Voglio scoprire perché il desiderio è diventato importante dentro di me e che cos'è il desiderio. Perciò devo innanzitutto capire la natura della sensazione. Giusto? La percezione sensoriale, i sensi. Devo capire il funzionamento dei sensi. Posso continuare?

I sensi: tatto, olfatto, gusto, ecc. Noi non funzioniamo mai con tutti i sensi attivi. Mi chiedo se lo capite. No? Il gusto diventa straordinariamente importante se siete buongustai, se amate il buon cibo, il vino e tutto il resto, il gusto diventa importantissimo. O, se siete sensibili alla musica, soltanto la musica diventa importante, ascoltare un bel suono lo spazio fra i suoni, la loro qualità. O altro. Così i nostri sensi sono frantumati, frammentati, non vediamo mai nulla con tutti i nostri sensi, completamente. Giusto? Ci stiamo capendo? Potete guardare qualcosa: il movimento del mare, il passaggio delle nuvole, il vento fra gli alberi, e guardare tutto, guardare con tutti i sensi pienamente svegli? Potete farlo? Se lo fate vedrete, avrete la prova – non accettate quello che dico – provatelo per conto vostro e vedrete che non c'è un centro da cui osservate. Non c'è una divisione causata dal centro che dice: « Io sono diverso da quello ». Quando osservate qualcosa completamente una donna, un uomo o un bambino, la vostra ragazza, il marito o la moglie, con tutti i sensi ben svegli non c'è un senso particolare che richieda un'azione. State seguendo tutto questo? Lo state facendo mentre ne parliamo? Perciò, i sensi hanno il loro giusto posto ma diventano distruttivi, divisivi e creano conflitto quando un senso si sviluppa e gli altri rimangono assopiti, o semi-addormentati. Mentre, quando osservate qualcosa completamente, con tutti i sensi non c'è divisione in voi.

Quindi, il desiderio fa parte di queste sensazioni è il principio della sensazione. Giusto? Questo è un fatto, no? Vediamo una bella donna, un uomo o un bambino, o una macchina una montagna o una bella casa, o un giardino, c'è la percezione, la sensazione, e sorge il desiderio. Giusto? E il desiderio quella sensazione, quella percezione, crea l'immagine e poi entra in funzione il desiderio. Questo è l'intero movimento del desiderio. Questo è un ovvio e semplice fatto quotidiano che possiamo osservare, se fate attenzione.

Dove comincia il conflitto, il problema, la confusione, nel movimento del desiderio? Giusto? State seguendo? Per esempio, io vedo un bell'albero, un bel giardino. Possiedo un pezzo di terreno e mi piacerebbe avere un giardino così bello. Cioè, c'è la percezione la sensazione, e si forma l'immagine, che è pensiero – giusto? – e poi il pensiero persegue quello che ha osservato, che gli è piaciuto. Dovunque ci sia il movimento del pensiero in seguito alla sensazione, il desiderio porta conflitto. Avete capito? È chiaro? No, vedo che non lo è. Devo ripeterlo con parole diverse.

C'è la percezione di una bella casa ben proporzionata, ecc. E c'è una sensazione. È normale, è essenziale, altrimenti sono cieco, i miei sensi non sono acuti, svegli. Ma il problema comincia quando il pensiero crea l'immagine di possedere una casa così e ci lavora sopra identificandosi con quella casa, ecc. Perciò, quando il pensiero comincia a interferire con la percezione allora c'è divisione e comincia il desiderio. Avete seguito? È chiaro? No, non quello che dico io, ma per voi stessi. State lavorando duro come stiamo facendo tutti? Fa caldo qui. State lavorando così? Lo spero. Non importa, sta a voi.

Allora, la domanda è: è naturale avere la percezione, la sensazione questo è naturale ma può quel momento finire, senza che intervenga il pensiero a creare un'immagine e a seguirla, diventando desiderio? Capite quello che sto dicendo? Capite la mia domanda? Cioè, la percezione, la sensazione, sono normali, sane, ma quando interviene il pensiero, crea l'immagine poi l'immagine viene perseguita come desiderio, e comincia il problema. Non lo avete notato in voi stessi? Vedete una bella macchina e c'è una sensazione e l'immagine di voi che la guidate, il potere che vi dà, e tutto il resto. Invece: vedere la macchina, avere la sensazione e finire lì. Potete farlo? Provateci e guardate che cosa implica. In questo non c'è controllo. Vedete tutta l'implicazione del desiderio come sorge come il pensiero crea l'immagine e la insegue. Mentre nella percezione, nella sensazione di guardare la macchina o la montagna, la ragazza o il ragazzo, o quello che sia, in quello non c'è conflitto non c'è repressione del desiderio e allora avete quell'enorme energia che veniva usata dal movimento del pensiero come desiderio. È chiaro?

Il prossimo punto nell'indagine dentro di noi è: perché viviamo così tanto sui ricordi? Capite la mia domanda? Perché gli esseri umani vivono nel passato, cioè nel ricordo? Giusto? Sembrate tutti così perplessi. Avete passato una bella giornata e ve la ricordate e viene conservata come ricordo e quel ricordo vi dà piacere, vivete in quel ricordo oppure vivete in un ricordo sessuale o nel ricordo di qualche successo che avete raggiunto. Così il ricordo è diventato straordina- riamente importante per tutti noi come esperienza, come conoscenza. E io mi chiedo, ci chiediamo, perché? Capite? Non che non dobbiate ricordare, naturalmente dovete ricordare come si guida una macchina, dove abitate, ecc. ecc. la conoscenza tecnologica acquisita, ma psicologicamente perché il ricordo ha così tanta importanza nella nostra vita? Giusto? Siete voi che vi fate questa domanda. Che cos'è il ricordo? Qual è il fattore del ricordo? C'è stato un evento piacevole o doloroso un evento che ha causato un sorriso o una lacrima e questo viene registrato nel cervello. Giusto? Naturalmente, è semplice. E quella registrazione diventa un ricordo la registrazione è il ricordo dell'evento piacevole o dell'evento doloroso. Ora, la domanda è: perché dovremmo registrare alcunché, psicologicamente? Capite la mia domanda? Ho fatto una domanda: perché mai il cervello dovrebbe registrare un evento doloroso o piacevole? Può registrare cose che sono pericolose – giusto? come un precipizio, o un animale pericoloso, un serpente velenoso, una persona pericolosa, un truffatore, ecc. può registrarli. Questi sono fatti quotidiani ovvi. Ma perché il cervello dovrebbe registrare la ferita, l'adulazione, l'insulto, il senso di essere questo o quello, ecc., perché mai dovrebbe esserci una registrazione, psicologicamente? Avete capito la domanda, vero? Ci stiamo incontrando? È ora di smettere?

Questioner: No!

Krishnamurti: Avvisatemi, per favore quando sono le 12 e mezza.

Ora ci chiediamo: uno dei fattori del cervello è di registrare per necessità. Deve registrare la conoscenza tecnologica se devo lavorare con le macchine, ecc. ecc. E anche se devo scrivere o se faccio il chirurgo il medico, ecc. bisogna che registri. Ma ci stiamo chiedendo: perché mai dovremmo registrare qualcosa psicologicamente? Considerate almeno la domanda prima. È necessario? Porta forse chiarezza? Porta forse maggior energia, libertà, ecc.? Oppure la registrazione psicologica è uno dei fattori che distrugge la vera gioia. Ne parlerò fra poco.

Abbiamo detto che il cervello deve registrare certe cose, è necessario. Ma ci chiediamo: psicologicamente, interiormente perché mai il cervello dovrebbe registrare? È un'abitudine in cui siamo caduti che quando qualcuno mi offende io registro immediatamente? Quando mi adulate, io lo registro immediatamente. Perché? Quando mi adulate siete mio amico, quando mi offendete non lo siete, e così via, così via. Ora noi ci chiediamo: questa registrazione può avere fine, psicologicamente? Guardate che cosa significa. Significa una rigenerazione del cervello. Così il cervello diventa straordina- riamente vivo, giovane, fresco, perché non registra quello che non è necessario. Mi domando se lo capite. È possibile? Intellettualmente se ne può vedere la bellezza, verbalmente, e dite: « Per Giove, deve essere straordinario, intellettualmente, non avere nessuna registrazione psicologica ». Questo non significa diventare un vegetale o vuoto, ma c'è una libertà un senso straordinario di esultanza, uno straordinario senso di giovinezza, il cervello non invecchia, non si esaurisce. Quindi bisogna scoprire se è possibile. Perché man mano che si invecchia il cervello diventa sempre più meccanico sempre più fisso in un solco, in un binario, e diventa duro, fragile, non più flessibile e svelto. Allora, è possibile non registrare affatto, psicologicamente? Avete capito la domanda? È chiara la domanda? Sì?

E ora cerchiamo di scoprirlo. Scoprire, non significa che io ve lo dirò e poi voi lo scoprite e dite che è così. Allora tornerete fra 30 anni e direte: « Sono ancora allo stesso punto da cui sono partito ».

Abbiamo detto che il cervello ha bisogno di sicurezza, e tranquillità per funzionare con efficienza. Deve registrare certi fatti come guidare una macchina, scrivere una lettera, ecc. ecc. tecnologicamente, e così via. Allora il cervello si rende conto che mettere ordine, tenere in ordine, registrare soltanto ciò che è necessario, è mettere ordine. Giusto? Allora possiamo continuare per scoprire perché il cervello, o la psiche, registra psicologicamente. Questo dà forse sicurezza, evita il pericolo? Impedisce forse ulteriori ferite, altra distruzione, altri ostacoli? Oppure inconsciamente ci siamo abituati a registrare? Registriamo là, perché non farlo qui? Da là ci siamo spostati qui, psicologicamente, esternamente è necessario ma psicologicamente, ci siamo spostati qui. Ma è davvero necessario? Un esempio molto semplice: da bambini siamo stati feriti psicologicamente, dai genitori, da altri bambini, a scuola, al liceo, all'università, se siete stati fortunati, ecc. ecc. siamo stati offesi, feriti psicologicamente. E quella ferita è registrata. Ed essendo stati feriti facciamo resistenza, ci isoliamo, abbiamo paura e tutto il resto. È davvero necessario registrare quando mi offendete? Capite la mia domanda? È possibile impedire la registrazione? Capite la mia domanda? Lo spero! Giusto? È possibile soltanto se quando mi state offendendo o mi state adulando, tutti i miei sensi sono svegli e in ascolto. Lo capite? Allora non c'è nessuna ricezione. Sto parlando greco? (risate) Vedo l'importanza di avere un cervello fresco, giovane, chiaro. È assolutamente importante. È possibile mantenere quella chiarezza, quella precisione, decisione, con tutta la bellezza di quello che comporta fino a quando muoio? Non è possibile quando c'è la registrazione di cose che non sono assolutamente necessarie. Giusto? Quindi bisogna scoprire perché c'è questa registrazione psicologica che diventa, memoria, ricordo, è possibile non farlo? Se andate fino in fondo, scoprite che è possibile. È possibile solo quando siete veramente attenti nel momento dell'offesa o dell'adulazione. Giusto? Lo avete mai provato?

L'altro giorno una persona mi ha detto: « Lei è un dannato pazzo, lei si è bloccato in una routine » piuttosto scortese, ma tant'è! (risate) Sono andato in camera mia e mi sono chiesto: « È davvero così? Voglio scoprirlo. » Potrei essere fissato in una routine ed essere un dannato pazzo. Bisogna indagare e guardando molto attentamente non si registra, non si registra, si ascoltano le parole si ascolta il fatto, per capire se si è o non si è fissati in una routine. Siete bloccati in una routine? Capite? Lo siete? No, scopritelo, non rispondete a me, vi prego. Qualcuno vi dice quello che hanno detto a me, più gentilmente, spero, e voi volete scoprire se è vero, Voi non negate né accettate, ma osservate soltanto, scoprite. Se siete fissati in una routine, è piuttosto ovvio e voi lo scoprirete presto.

Quindi la registrazione non avviene quando si è attenti, svegli, completamente consapevoli con tutti i sensi aperti, non c'è nulla da registrare psicologicamente. Lo farete? No, non lo farete. Perché il piacere è diventato immensamente importante per noi. Giusto? Se vi osservate con attenzione vedrete quanta parte – forse la parte più grande – il piacere gioca nella nostra vita. Il piacere di trovare dio, o l'illuminazione, il piacere di essere liberi, il piacere di avere denaro, ricchezze, di avere una bella moglie o marito, conoscete tutta la faccenda, il piacere del sesso il piacere del potere, i politici con il loro piacere di un immenso potere. E quindi la registrazione del piacere nelle nostre vite è tremendo. Giusto? E la ricerca del piacere è diventata un fattore dominante: cioè il ricordo di un piacere passato, la ricerca di quel piacere come ricordo, il desiderio che c'è dietro questo cercare, chiedere, esigere, volere. Tutte le organizzazioni religiose si basano su questo. È un enorme intrattenimento che dà un grande piacere, la grande sensazione di essere in presenza di cose sacre, ecc.

Dunque, abbiamo detto che la registrazione del piacere di un evento che ci ha dato grande piacere è registrato e poi perseguito nella nostra vita.

Ora, la domanda è: che cos'è il piacere? Mentre godiamo di qualcosa in quel momento non diciamo: « Com'è piacevole, com'è bello » – ci siamo dentro. È solo un secondo dopo che arriva il pensiero e dice: « Che bel momento ho passato, com'è stato bello, che incredibile sensazione mi ha dato, che bella esperienza » e così avviene la registrazione e poi il pensiero ci lavora. State seguendo?

Parliamo di tutto questo perché fa parte del conoscere se stessi, non dai libri, non dalle parole, né dalle descrizioni, ma conoscere veramente se stessi. Conoscersi non significa accumulare ricordi di sé e poi osservarsi da quella conoscenza. Se osservate da quel cumulo di ricordi state solo accumulando quello che già sapete. Mentre se osservate ogni volta freschi allora è come un grande fiume con l'acqua che scorre, si muove.

Allora, che cos'è il piacere? È tempo, è pensiero come paura? Abbiamo detto che la radice della paura è il tempo. La radice della paura è il pensiero. Il pensiero che è memoria – ricordo rammenta certi eventi che hanno causato paura sono registrati, c'è il ricordo e la prossima volta questo ricordo viene proiettato. Lo state osservando? Allora, il piacere è tempo e movimento del pensiero? O sono la stessa cosa, pensiero e tempo sono essenzialmente la stessa cosa? Il pensiero è il movimento del piacere il che non significa che non potete guardare un bell'albero e gioirne, una bella persona, un quadro o una dolce valle con le sue ombre purpuree. Guardateli, ma quando diventano un ricordo registrato non c'è più la gioia, diventa piacere, cioè il ricordo di qualcosa che è avvenuto prima. Ora, se ne vedete l'intera natura completamente, allora il piacere ha il suo posto c'è gioia, e quindi psicologicamente interiormente non c'è registrazione dell'evento. E allora la mente, il cervello, diventa straordinariamente vivo giovane, fresco, senza reazioni nevrotiche.

Ho finito. Giusto in tempo. Vi prego, se posso chiedervelo, non applaudite, è talmente ... applaudite per voi, non per me, o applaudite quando non sono qui. (risate)

Seconda Discorsi di Brockwood Park - 1978

Domenica 27 Agosto 1978

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