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La paura di essere nulla

2° Discorso Pubblico a Ojai - 1980

Domenica 4 Maggio 1980

Mi domando perché siete qui. Credo che dobbiamo ricordare che questo non è un intrattenimento, non è qualcosa a cui partecipare una domenica mattina o sabato pomeriggio, per essere intrattenuti, per essere stimolati, per sentir parlare. Come dicevamo ieri abbiamo di fronte moltissimi problemi: politici, religiosi, economici, sociali, e anche problemi personali. E pochi di noi sono liberi da qualsiasi genere di autorità, religiosa, psicologica, sociale. A quanto pare siamo diventati incapaci di essere responsabili di noi stessi. Gli psicologi, gli scienziati, i predicatori, i preti, le organizzazioni religiose, ci dicono che cosa fare. E per fortuna i guru indiani non sono più così seguiti in questo paese. Quell'onda è passata. Ci sono persone desiderose di dirvi che cos'è l'illuminazione, come raggiungerla, come meditare, che cosa fare, ecc. ecc. ecc.

Qui non facciamo nulla di tutto questo. Lo dico sul serio. Qui, se siete seri, stiamo pensando insieme il che non significa che voi accettate quello che dico, non significa che voi avete il vostro particolare punto di vista, la vostra particolare esperienza a cui vi attaccate. Allora, pensare insieme diventa impossibile. È assolutamente necessario vedere com'è ridotto il mondo: una tremenda confusione, terrorismo, rapimenti, gli stati totalitari con la loro immagine di come la società dovrebbe funzionare e gli altri con la loro immagine sono altrettanto chiari su questa faccenda.

E allora voi osservate senza alcun pregiudizio che il mondo è in una grave crisi alla quale bisogna rispondere. Gli esseri umani hanno creato questa crisi: con le loro vite, con i loro credi, i loro atteggiamenti ristretti, con la loro cosiddetta libertà individuale che non è più libera ma controllata, noi abbiamo creato questo conflitto nel mondo. E sono certo che molti di voi, se avete osservato, riconosceranno questo fatto: che la società è stata creata dall'avidità umana, dal comportamento umano e dalle illusioni, con le molte immagini, con le divisioni nazionali, le adesioni religiose, l'accettazione di alcune dottrine, credi, dogmi, rituali. E quindi in tutto il mondo ci sono stati conflitti, guerre, brutalità, crudeltà e così via.

E come dicevamo ieri ci sono pochissime persone che dicono: « Cerchiamo davvero di risolvere questo problema, questo problema del conflitto fra uomo e uomo, fra esseri umani ». Ci sono molte spiegazioni per questo conflitto: alcune storiche, o fattuali, o immaginarie, altre basate su concetti, immagini, ecc. Ma quando chi vi parla dice « osservate », egli non « analizza ». Vi prego, dobbiamo essere molto chiari su questo.

L'analisi, specialmente la psicanalisi, come il comunismo, sono degli spiacevoli incidenti nella nostra vita. Va bene? Vi prego, se posso far notare quello che dice chi vi parla non irritatevi, non arrabbiatevi con lui, non lanciate bombe, non sparate ma cerchiamo di parlarne insieme. Perché la vita è molto complessa e richiede che la si indaghi, che la si osservi. Potrebbe non piacervi quello che vedete, potreste non esserne d'accordo, potreste dire: « Quello che dice non ha senso » o contraddirlo con rabbia. Ma stiamo semplicemente osservando quello che accade, prima di tutto. In questa osservazione non c'è posto per l'analisi.

Ne parleremo, per favore abbiate pazienza. E se siete davvero seri, non limitatevi a seguire un discorso dicendo: « L'ho capito » oppure « Sta dicendo cose senza senso » e poi andate via, dovete ascoltare tutto, dovete leggere tutto il libro. Come dicono i commercianti, dovete comprare tutta la confezione! Non soltanto una parte che magari vi sta bene, che può essere piacevole, ma dovete comprare – parola infelice – dovete comprare se così posso dire, il pacchetto intero. Quindi, vi prego, se siete seri, seguite tutti i discorsi e arrivate fino alla fine. Non è un invito per avere più gente; soltanto chi è serio ascolterà tutta la storia, leggerà tutto il libro, e poi vedrà se è giusto, vero, falso, o illusorio. Ma limitarsi a leggere la prima pagina e dire che non ha senso, o il primo capitolo, che potrebbe non piacervi e gettare via il libro ... Il libro è la vostra vita. Una vita molto molto complessa. Dovete avere la pazienza, l'integrità, l'osservazione e la responsabilità di leggere questo libro, che siete voi, così completamente, così ampiamente, come un intero, in modo da andare oltre il libro, il libro che siete voi stessi.

Come abbiamo detto, il mondo è in conflitto. Il mondo: economico, sociale, religioso, politico, è creato da tutti gli esseri umani, in questo paese o in Europa, in India e così via. Noi ne siamo responsabili. E poche persone, gli intellettuali, gli psicologi, gli psicobiologi, gli scienziati hanno detto « Cerchiamo di risolvere questo problema del conflitto umano ». E noi, che non siamo professionisti, siamo soltanto comuni esseri umani con tutte le nostre ansie, paure, piaceri, dolori, la paura della morte, ecc. noi dobbiamo risolverli. Diventa sempre più necessario che li risolviamo altrimenti gli esseri umani si distruggeranno a vicenda. E questo è un fatto che accade realmente.

Quindi è necessario pensare insieme al problema. Pensare insieme implica che voi e chi vi parla dobbiamo essere liberi dai nostri particolari ristretti atteggiamenti provinciali, dai credi, dai dogmi, dalle esperienze, in modo che possiamo incontrarci. Allora, qual è il problema? Come abbiamo chiesto ieri, lo chiediamo ancora oggi: qual è il problema? Il problema è essenzialmente una crisi nella nostra coscienza, una crisi nella nostra mente, nel nostro cervello, nel nostro cuore. È questo il cuore del problema. E come abbiamo detto anche ieri – spero che non vi dispiaccia sentirlo ripetere – il nostro cervello, centro di tutta la nostra esistenza, il nostro cervello si è evoluto nel tempo, in milioni e milioni di anni. In tutti quegli anni si è creato ogni forma di sistemi protettivi. Ha cercato – se guardate dentro di voi senza ripetere quello che dicono gli psicologi e gli specialisti del cervello – ha sempre cercato sicurezza, altrimenti non può funzionare. Giusto? Deve avere sicurezza. E allora comincia a creare immagini, comincia a creare illusioni in cui rifugiarsi. Così ha creato una certa modalità di esistenza per se stesso, e questa è la nostra vita. Si è sviluppato attraverso il tempo e perciò c'è sempre il bisogno di acquisire conoscenza, e usare la conoscenza per sentirsi sicuri nella vita. State seguendo spero.

Perché dopo tutto la conoscenza è il fattore più importante nella nostra vita: la conoscenza delle attività tecnologiche, la conoscenza della psiche, di noi stessi. Questa conoscenza è stata acquisita attraverso i millenni, immagazzinata nel cervello, con tutte le sue cellule e così via. Come abbiamo detto ieri, chi vi parla non ha letto nessuno di quei libri grazie a Dio! Ha osservato le attività degli esseri umani, le attività del suo stesso cervello, osservando le reazioni, piacevoli, dolorose, sensitive, ecc. ecc. Così è una percezione diretta, non acquisita di seconda mano. E questo è importante nella comunicazione fra di noi.

Questo cervello ha acquisito un'enorme conoscenza in modo da essere completamente sicuro. Che questa conoscenza sia illusoria, effettiva, fantasiosa, immaginaria, piacevole ecc., esso ha creato una modalità di esistenza per se stesso in modo da non subire danni, da non essere ferito, né fisicamente né psicologicamente. È importante capirlo perché noi viviamo con le immagini. Le nostre religioni non sono altro che immagini create dalla mente, dal pensiero. E ciò che è stato creato come immagine sacra voi poi la adorate. Ma si tratta essenzialmente del desiderio, della necessità di sentirsi sicuri, salvi, protetti. Ma la conoscenza è sempre accompagnata dall'ignoranza. Giusto? Perché la conoscenza non può mai essere completa. Vi prego, vedetene l'importanza: la conoscenza non può mai essere completa. Potete acquisire molte informazioni sul mondo, sulla materia, sui cieli – non quelli spirituali, non intendo quello – il cielo, l'universo, ma qualsiasi conoscenza acquisita dalla scienza e trasmessa attraverso le generazioni resta sempre nell'area dell'ignoranza, nell'area dell'ombra che è la non-conoscenza.

Vedete che cosa abbiamo fatto, come il cervello ha ingannato se stesso nella sicurezza nella conoscenza aggrappandosi a quella conoscenza eppure non ha mai scoperto da sé che la conoscenza non può mai esser completa e perciò qualsiasi azione che parte da questa conoscenza deve essere incompleta. Spero stiate seguendo tutto questo. Vi prego, non siamo intellettuali. L'intelletto ha il suo posto. La capacità dell'intelletto è di osservare, distinguere, discernere, ma se l'intelletto diventa l'intera vita come sta diventando ora, ricopre l'intero campo della vita. Cioè, una parte, – l'intelletto è una parte dell'intera esistenza umana – ma quando una parte prende un'importanza suprema allora inevitabilmente tutta l'azione deve essere frammentata, incompleta, e quindi c'è conflitto. Spero stiate seguendo. Va bene, posso continuare? No, io posso continuare, ma come dicevamo, stiamo pensando insieme. Perché chi vi parla non vi sta vendendo niente – grazie a Dio! Non sta chiedendovi di seguirlo – tutta quella robaccia! Chi vi parla dice che il mondo è pieno di disperazione, confusione, tumulto, per l'amor del cielo, pensiamo insieme! Pensare insieme implica che dobbiamo essere liberi di osservare, non che io osservo e ve ne parlo o che voi osservate e dite: « Lei non capisce bene » ma osserviamo insieme. Giusto?

Come abbiamo detto, l'analisi non c'entra con l'osservazione. L'analisi è la scoperta della causa e dell'effetto, giusto? Tutto a posto, signore, – un uccello. Forse gli piacciamo! Per favore comprendetelo, vedetelo attentamente, perché l'osservazione è totalmente diversa dall'analisi. L'osservazione è immediata: voi vedete l'albero. Ma se cominciate ad analizzare non vedrete mai l'albero. Giusto? Capitelo. Cioè, osservare significa: vedere, essere sensibili, consapevoli, senza alcun movimento di pensiero. Semplicemente osservare. Mi domando se ... Giusto? Andiamo piano. Quando ho detto « senza pensiero » ve lo spiegherò. Siate pazienti.

Osservazione non è analisi. L'analisi implica l'analista che analizza qualcosa fuori di sé. L'analista pensa di capire, ha una conoscenza superiore e analizza qualcosa al di fuori di sé. Ma se osservate bene, l'analista è l'analizzato. Giusto? Seguite? Se lo vedete, non come un'idea, ma come un fatto. Capite? Come la rabbia – non è diversa da voi, voi siete la rabbia! Mi scusi. Avevo detto che sarei stato attento ... Quando siete arrabbiati, nel momento della rabbia, non c'è divisione fra l'io e la rabbia. Ma poi, qualche secondo dopo, dite, « Mi sono arrabbiato ». Così avete diviso voi stessi dalla reazione che chiamate rabbia. E allo stesso modo, quando vi analizzate o siete analizzati da qualcun altro, l'analista è parte dell'analisi, parte di ciò che viene analizzato, non è separato dall'analizzato. Giusto? Per favore comprendetelo, approfondi- telo in voi mentre ne parliamo. Questo è pensare insieme. Chi vi parla non vi sta dicendo che cosa pensare, che è quello che di solito la gente fa: i professori, gli analisti, i predicatori e tutto il resto – noi non lo stiamo facendo. Quello che stiamo dicendo è che finché ce una divisione fra l'analista e l'analizzato ci deve essere conflitto. Giusto? Ma questa è un'illusione, non è un fatto. Il fatto è che l'osservatore è l'osservato, psicologicamente. Giusto? Io osservo l'albero, ma l'albero non è me, io non sono l'albero. Ma psicologicamente, interiormente, la reazione della rabbia, dell'avidità, della gelosia, sono io. Io non sono separato da quello. Ma noi l'abbiamo separato per poter fare qualcosa. Vous avez compris? Avete capito? Sento la violenza e creo l'idea della nonviolenza e farò qualcosa riguardo alla violenza. Ma il fatto è che io sono violenza, non sono diverso dal fatto. Allora c'è un movimento completamente diverso. Capite? Mi domando se lo capite.

Ora stiamo pensando insieme per eliminare il conflitto. Capite? Finché c'è una divisione fra l'osservatore e l'osservato, psicologicamente, l'analista e l'analizzato, ci deve essere conflitto. Finché c'è divisione fra le persone ci deve essere conflitto: religioso, economico, sociale, politico. Ci deve essere conflitto finché c'è l'ebreo, finché c'è l'arabo, ci deve essere conflitto. Dovunque c'è divisione psicologicamente ci deve essere conflitto. Questa è una legge!

Pensando insieme, vediamo che dovunque c'è analisi psicoanalisi, psicoterapia, ecc. in quel processo c'è divisione, e deve creare conflitto. Dimenticavo! (risate) Osservare è la negazione totale dell'analisi. Mi domando se lo capite. Il nostro condizionamento è di analizzare. Giusto? La nostra educazione dice di fare o non fare. questo è giusto, questo è sbagliato, dovrebbe o non dovrebbe essere, e così via. E recentemente, negli ultimi cento anni, sono nati i processi psicanalitici, e il comunismo, che sono entrambi delle sfortune. Perché, se guardate bene, sono la stessa cosa. Non voglio entrarci adesso, è troppo lungo. Hanno analizzato la storia e sono giunti a qualche conclusione – seguite – una conclusione storica, secondo la quale hanno costruito un modello, le teorie con la loro immagine, le loro analisi dello stato e hanno creato il totalitarismo. E gli psicologi con le loro analisi e così via hanno creato lo stesso modello in un campo diverso. Voi non lo vedete, ma non importa.

Quello che stiamo dicendo è di osservare insieme. Ora, osserviamo il conflitto. Giusto? Che cos'è il conflitto? Come osservate il conflitto? Capite la mia domanda? Voi, come esseri umani – se mi permettete che lo dica – voi, come esseri umani, siete in conflitto, sia che ne siate consapevoli o che lo trascuriate o che non vogliate guardarlo, o che pensiate a Dio, a qualcuno che vi salverà, siete essenzialmente in conflitto. E, come dicevamo ieri, come affrontate questo problema? Capite? Come guardate il problema? Cioè, come ci arrivate, come lo guardate, come lo affrontate, come lo osservate? Vedete, ne stiamo parlando insieme. Io non vi sto dicendo come osservarlo. Sto solo chiedendo come ci arrivate, come lo percepite, come lo guardate. Se osservate – o siete consapevoli – siete consapevoli di questo conflitto, senza alcuna scelta? Una consapevolezza senza scelta. Capite? Oppure, diventando consapevoli del conflitto dite, « Devo risolverlo »? Capite? Quando dite: « Devo risolverlo » vi siete già separati dal fatto. Mi domando se lo vedete. Mi state seguendo? Alcuni di voi? Avanti, signori, muoviamoci! Vi prego, stiamo pensando insieme, soltanto insieme possiamo risolvere questo problema. Nessun altro al mondo può farlo.

Perciò, il vostro approccio al problema è importantissimo! Se avete un motivo questo impone la direzione che il problema deve prendere. Capite? Quindi il vostro approccio deve essere libero da motivi. Il vostro approccio deve essere libero dal desiderio di risolverlo. Vedete la difficoltà. Se il vostro approccio è condizionato dall'educazione, dal desiderio, dal vostro piacere, non potrete mai risolverlo. Perciò la mente deve osservare questo problema, libera da tutti i suoi motivi e desideri e tentativi di risolverlo, perché voi siete il problema. Giusto? Avete capito? Voi siete il problema. Non è il conflitto il problema.

Giusto? Possiamo partire da qui? Vi prego, il conflitto siete voi. Non ve lo sto dicendo io. Voi, con la vostra osservazione, lo avete scoperto. Pensando insieme, abbiamo scoperto il fatto che il conflitto non è fuori ma dentro e il conflitto siete voi! Potreste dire « Io sono Dio » o « Qualcuno mi salverà ». Sapete, abbiamo giocato con questi inganni per millenni. Capite? Per l'amor del cielo, cerchiamo di crescere!

Quindi ora il problema è la nostra coscienza. Lo capite ora? La nostra coscienza, cioè, il nostro modo di pensare, di vivere, di credere, il modo di reagire, il vostro comportamento, il pensiero, tutto questo è la vostra coscienza cioè la vostra vita. Quella coscienza siete voi! Vi prego, è molto importante capirlo, state attenti per qualche minuto. L'intera coscienza siete essenzialmente voi. Il contenuto della coscienza forma la coscienza stessa, capite? Il contenuto della coscienza di un protestante è quello in cui crede, i suoi rituali, le sue immagini religiose, Gesù e tutto il resto, il suo nazionalismo, le sue tendenze, le opinioni, le sue relazioni con gli altri, le ferite, le ansie e il suo dolore. Giusto? Il cattolico, con il contenuto della sua coscienza l'indù e il buddista con i loro, ecc.. gli arabi e gli ebrei. Seguite? La coscienza è formata dal suo contenuto. E finché il contenuto rimane il conflitto continuerà. Avete afferrato il punto?

Questo contenuto è stato costruito nel tempo, non è l'acquisizione di un giorno. Il nostro cervello è il risultato del tempo, dell'evoluzione. Il cervello non è vostro o mio è il cervello dell'umanità. Questo per voi è difficile da vedere e perfino riconoscere perché siamo stati condizio- nati che questo è il mio cervello. Capite? Ed è il vostro cervello. Ma se osservate... Se osservate, gli esseri umani di tutto il mondo vivono grandi tumulti, povertà, ansie, insicurezza, confusione, feriti psicologicamente, paura di essere feriti, fisicamente, o psicologicamente, paura della morte, e la domanda: che cosa c'è al di là? E le innumerevoli immagini che l'uomo ha creato in nome di Dio e che venera in tutto il mondo. Questo è il contenuto della nostra coscienza. Giusto? E finché c'è questo contenuto, che è sempre divisivo, che è sempre frammentato, la nostra azione sarà frammentata. Giusto?

Stiamo pensando insieme, non ve lo sto dicendo io.

E allora il problema è: è possibile che il contenuto della coscienza sia dissolto? Capite? Pensateci un po ». Cioè, uno dei contenuti della coscienza sono le ferite psicologiche che abbiamo ricevuto da bambini. Le conoscete, vero? Le conoscete bene tutti. Questo è probabilmente uno dei conflitti maggiori, dei fattori più importanti nella nostra coscienza. Ne parleremo a fondo insieme così da dissolverli insieme, immediatamente. Lo capite? Non si tratta di analisi, ma di pura osservazione. L'analisi implica un concetto da cui voi lavorate. Capite? Giusto, signori? Nell'osservazione non ci sono concetti.

Stiamo pensando insieme. Gli esseri umani, fin dall'inizio dei tempi, sono stati feriti interiormente: da commenti casuali, da uno sguardo, da una parola, dal sarcasmo, dal negare ciò che avete caro, ciò che considerate la cosa più importante nella vostra vita, e qualcuno viene a calpestarla, voi vi sentite terribilmente feriti. Giusto? La conseguenza di questa ferita è di resistere, costruire un muro intorno a voi, cioè vi isolate. Osservate tutto questo, per favore, osservatelo. Non stiamo analizzando, stiamo solo osservando la storia, leggendo la storia della ferita, leggendo, non analizzando. Capite? Su, avanti!

Fate resistenza, per paura di essere feriti ancora. Quella ferita vi aiuta pian piano a isolarvi. Giusto? Vedete il fatto. Le conseguenze dell'isolamento sono maggior paura, più ansia ecc. ecc. – le conseguenze. Il fatto è che siete feriti. E che cosa viene ferito? Capite la mia domanda? Qual è la cosa che viene ferita? Siete interessati a tutto questo?

Questioner: Sì.

Krishnamurti: È la vostra vita, comunque. Se non siete interessati mi spiace per voi. Qual è la cosa che viene ferita? È la vostra psiche, la vostra ... – stiamo osservando, non analizzando – la psiche, o l'immagine che avete costruito di voi stessi? Capite la mia domanda? L'immagine che uno ha costruito di sé. Potrei costruire un'immagine di me come di un grand'uomo, che ha un seguito, e ... bla, bla, bla. Viaggio in tutto il mondo, sono importante, ecc. ecc. Ho raggiunto un certo stato. Capite? Ho costruito un'immagine di me stesso come voi ne avete costruita una di voi. Io non ne ho, ma non importa. Perché fin da bambino non ho mai voluto un'immagine, è troppo stupido.

Così, avendo creato un'immagine di se stessi: nobile, ignobile, inferiore o superiore, qualunque essa sia, brutta o bella, con fantasiose decorazioni romantiche, sentimentali, – sapete come sono le immagini che ognuno ha. Questo viene ferito. Giusto? Perciò – ne stiamo parlando insieme, vi prego – si può essere liberi dall'immagine? E chi è il creatore dell'immagine? State seguendo? Oh, voi non state pensando insieme, io ve lo sto dicendo, ponendo domande. Non importa. Stiamo pensando insieme, spero.

Chi è il creatore di questa immagine? Perché nell'immagine c'è sicurezza. Capite? C'è sicurezza, c'è quello che chiamate identificazione: identificazione nazionale, religiosa, economica, democratica, repubblicana – seguite? Questa immagine è stata creata dall'infanzia. Giusto? Attraverso l'educazione e così via. Chi è il creatore di tutto questo?

Come dicevamo, la conoscenza è il fattore di questa immagine, giusto? Mi domando se lo capite. La nostra esperienza a tutti i livelli della vita, come falegnami, scienziati, casalinghe, o come costruttori edilizi, ecc. ecc. ecc. noi tutti abbiamo creato immagini di noi stessi. E quando l'immagine è messa in questione, in dubbio, qualcuno ci mette uno spillo e vi sentite feriti. Finché avete un'immagine di voi sarete feriti. Come chi dice, « Ho raggiunto l'illuminazionÈ – seguite – e va in giro a parlare di ambiente, predicando sull'ambiente, una persona così non sa nulla dell'ambiente, dell'illuminazione. È soltanto un suo concetto. Seguite?

È possibile quindi vivere una vita quotidiana senza questa immagine? E chi ha creato questa immagine? È il risultato della conoscenza. Ovviamente. La conoscenza che la mente, il cervello ha acquisito attraverso i secoli e quella conoscenza è stata tradotta come immagine e quell'immagine predomina. Ma l'immagine vive sempre nel campo dell'ignoranza. Mi domando se lo vedete. Perché la conoscenza non può mai essere completa. Giusto? Perciò, qualsiasi conoscenza psicologica abbiamo acquisito è circondata dall'ombra dell'ignoranza. Giusto? Quindi il problema è – siete interessati a tutto questo? – il problema è: è possibile essere liberi dalla conoscenza psicologica e tuttavia non identificare la conoscenza tecnologica psicologicamente? Capite? Mi domando se lo vedete. Ne parlerò, stiamo parlando insieme come due amici, indagando il problema del conflitto e vediamo la necessità, l'assoluta urgenza di mettere fine al conflitto perché se non vi mettiamo fine, voi e io, chi vi parla, finiremo per distruggere il mondo. Che è quello che stiamo facendo ora.

E allora la domanda è: l'esperienza, la conoscenza, la memoria, – vedetene la sequenza – prima c'è l'esperienza dalla quale si acquisisce la conoscenza passata da altri o da noi stessi e questa viene immagazzinata nel cervello come memoria. Giusto? Quella memoria, conoscenza, esperienza, crea questa immagine. Ma quella conoscenza non ha mai riconosciuto il fatto di essere incompleta. Capite? Deve vivere nell'ombra dell'ignoranza per quanto possa avanzare, o elevarsi. Giusto? Deve essere nel campo dell'ignoranza. E quindi deve essere nel conflitto. Giusto? È possibile per quella enorme conoscenza acquisita, la conoscenza tecnologica, l'enorme conoscenza che abbiamo acquisito tecnologicamente come carpentieri, idraulici, burocrati, politici, ecc. ecc., questa conoscenza non è da identificare con la psiche e quindi la conoscenza psicologica viene mantenuta. State seguendo? No.

Ve lo spiego. La conoscenza tecnologica è necessaria, assolutamente, altrimenti non potremmo fare niente. Ma perché dovremmo avere conoscenza psicologica? Capite la mia domanda? L'abbiamo. La conoscenza è diventata l'immagine. E l'immagine sarà ferita e le conseguenze di quella ferita sono l'isolamento, maggior conflitto e paura, più infelicità, più azioni distruttive. E allora ci chiediamo: perché mai dovrebbe esserci conoscenza psicologica? Capite, signori? Perché? Rifletteteci. Parliamone, vediamolo. È la paura – vi prego ascoltate – è la paura di non essere nulla? Seguite? Tutta la nostra educazione ci dice di essere qualcosa. Vero? O di diventare qualcosa. Famoso, nobile, coraggioso, non codardo, diventate santi, meditate. Seguite? Quindi, tutta la conoscenza è puramente tecnologica. Giusto? Perché dovremmo avere l'altra? Non so se state pensando insieme, osservando. E che cosa significa? Non avere alcuna conoscenza psicologica. Capite, signori? Che cosa vuol dire? E, in questa osservazione, si scopre il vuoto assoluto della vita? Capite? La completa mancanza di significato della vita, e così, sentendolo profondamente, si crea l'immagine e ci si aggrappa. State seguendo? È così? Perché se non avete immagini non siete niente. Che significa « nessuna cosa ». Capite? Niente significa « nessuna cosa ». Cioè, la cosa è creata dal pensiero, dalla mente. Mi domando se lo capite. No, questo è troppo.

È questo il motivo per cui riconosciamo di essere feriti e ci attacchiamo perché è qualcosa che ci appartiene, qualcosa di prezioso a cui attaccarsi, come il vostro credo, in qualche dogma religioso, immagine ecc. vi rimanete attaccati perché senza questi che cosa siete?

Così, pensando insieme, possiamo vedere questo semplice fatto che la nostra vita, così com'è, non ha nessun significato? Vero? Voi non siete disposti ad affrontarlo. Completamente insignificante, profondamente insignificante e così create tutte le immagini, i credi, i dogmi, i rituali, i papi, i guru, e sarete feriti. E una persona che lo vede, che osserva questo fatto, ne è immediatamente libera. Giusto? Mi domando se lo vedete. Voi siete liberi dalle immagini.

E allora la domanda successiva è: chi è il creatore di tutto questo guaio? Che ora è?

Questioner: Le 12,30.

Krishnamurti: Un'ora passa molto velocemente. Possiamo continuare su questo?

Questioner: Sì.

Krishnamurti: Quindi ci domandiamo: chi è il creatore di tutto questo guaio? Dobbiamo approfondirlo molto attentamente. L'uomo, gli esseri umani, hanno dato – quando dico uomo includo anche la donna non vi agitate! Le parole sono diventate talmente cariche che non si può mai parlare liberamente di nulla. Gli esseri umani hanno dato un'enorme importanza al pensiero attraverso i secoli. Giusto? Il pensiero ha creato le guerre, ha creato il contenuto delle chiese e l'architettura, il pensiero ha creato la società – giusto? – il pensiero ha creato tutto il complesso mondo tecnologico, ha creato la divisione fra l'arabo e l'ebreo, fra l'americano e l'inglese, il tedesco, l'italiano, l'indù e il buddista: il pensiero ha creato questo. E noi siamo vissuti con questa divisione che abbiamo accettato come normale, naturale, sana, il pensiero è il costruttore di tutta la divisione e dove c'è divisione ci deve essere conflitto.

La nostra intenzione, il nostro incontrarci in queste poche mattine, è di eliminare il conflitto. Vedetelo: solo quando siete liberi dal conflitto può esserci amore. Non tutto quel parlare insensato di amore. Soltanto una mente e un cuore veramente liberi da tutto il conflitto possono sapere che cosa sono la compassione e l'amore.

Penso sia meglio fermarci, va bene? Lo so che vorremmo continuare, lo faremo il prossimo sabato o dopodomani con le domande. Signori, questo è un problema molto complesso, l'intero movimento del pensiero. Ne parlerò brevemente e continueremo un'altra volta.

Una volta osservato che il pensiero è responsabile di questa divisione, delle immagini religiose, alle quali attribuisce ogni genere di virtù, ecc. proprio in tutto il mondo. Quando chi vi parla va in India, come fa ogni anno, dice alla gente che è la più superstiziosa del mondo. E quando viene qui vede esattamente la stessa cosa. La venerazione di immagini, i predicatori, i guru – seguite? Il pensiero ha costruito il mondo sia tecnologicamente, che psicologicamente e anche il male, il disordine, l'ansia, la paura, la distruzione – seguite? Il pensiero ne è responsabile. E allora dobbiamo indagare: che cos'è il pensiero? Qual è la natura del pensiero? Perché noi viviamo di pensiero. Tutto quello che fate è il risultato del pensiero, le vostre relazioni con gli altri, intime o no, sono nel movimento del pensiero. E se non comprendiamo la natura e la struttura del pensiero continueremo a ripetere le modalità del conflitto, cambiando una modello con l'altro, nella speranza che questo risolva il conflitto. Ma questi modelli, comunisti o capitalisti che siano, o democratici, ecc. ecc., sono creati dal pensiero. Così il pensiero diventa straordinariamente importante. E bisogna scoprire che cosa è questo pensare che crea enorme disperazione nel mondo. Capite signori?

Se dovete fare qualcosa dovete pensare, per andare a casa, prendere un autobus, guidare, bisogna che ci sia il pensiero, che sia automatico, deciso, chiaro, altrimenti non potete fare nulla. Pensare è il fattore centrale del nostro essere. Questo è un fatto. Intorno a questo costruiamo ogni tipo di piacere, dolore, paura, amore, gelosia, questo è il nocciolo, il cuore della nostra esistenza. E che cos'è il pensiero? Che cos'è la memoria? Se non avete memoria non c'è pensiero. Capite? Una persona in stato di amnesia... Quindi, la memoria è il nocciolo. Giusto? La memoria di vostra moglie, di vostro marito, o ragazza, o quello che sia, la vostra memoria. Questa memoria è costruita attraverso l'esperienza. Giusto? Che diventa la conoscenza. Quindi il cervello, il cervello, che non è vostro o mio, è il cervello degli esseri umani – che è una cosa meravigliosa, se vedete il fatto, non è il vostro piccolo cervello ma il cervello coltivato, cresciuto, evoluto, vissuto, sofferto, il piacere, il dolore, questo cervello è il fattor comune. Nel cervello ci sono moltissime cellule che contengono la memoria, come un computer. Questa memoria è il risultato dell'esperienza, della conoscenza.

Nel mondo tecnologico questa memoria è assolutamente necessaria altrimenti non potreste scrivere una lettera, non potremmo parlare in inglese fra di noi, potreste conoscere il francese, o il latino, ecc. questa è un'altra faccenda. Quindi la memoria, a un certo livello, è assolutamente necessaria. E il pensiero, che ha reso questo mondo così com'è: immorale, brutto, brutale, distruttivo, che ruolo ha il pensiero? Capite? Se è importante solo nel mondo tecnologico allora che posto ha il pensiero? Capite quello che sto dicendo? Ha davvero un qualsiasi posto? No, stiamo pensando insieme, non siate d'accordo o contrari.

Vedete, signori – devo fermarmi, continueremo, smetto in un minuto – State lavorando anche voi con me? Non siete stanchi? No, voi non siete stanchi perché non state parlando. Non state mettendoci una tremenda vitalità. Giusto? Non ci state mettendo tutta la vostra energia, il vostro cuore, la vostra mente, per questo non siete stanchi. Perché per voi il conflitto è naturale, lo avete accettato, non volete frantumarlo, risolverlo. Perciò, se non vi dispiace, continueremo domani. Non domani, quando sarà.

2° Discorso Pubblico a Ojai - 1980

Domenica 4 Maggio 1980

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