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La sicurezza nell'illusione

4° Discorso Pubblico a Ojai - 1980

Domenica 11 Maggio 1980

Possiamo continuare da dove eravamo rimasti ieri? Stavamo dicendo che il nostro cervello, e anche la nostra mente ha vissuto moltissime esperienze, molti avvenimenti, ogni genere di esperienza ha accumulato un'enorme quantità di conoscenza. E questa conoscenza ha formato uno schema secondo il quale viviamo. Questo schema è stato creato attraverso il tempo. Non solo il tempo necessario per imparare una lingua, per imparare qualsiasi genere di tecnica, di abilità, ma questa conoscenza ha creato anche l'intera struttura della nostra esistenza, psicologicamente, interiormente, dentro la pelle, per così dire. Evidentemente, dopo molti milioni di anni, psicologicamente siamo cambiati pochissimo. Ci siamo modificati, diventando più scaltri, in grado di discutere in modo più o meno intelligente. Questo schema, che è stato creato nel tempo, a meno che non venga infranto completamente, – come dicevamo ieri – non saremo in grado di creare una nuova società. La società in cui viviamo, con le sue guerre, la sua immoralità, con la sua violenza, il terrore, con la costante incertezza, è stata creata dagli esseri umani, sia qui che in estremo o medio oriente, è stata strutturata, costruita dagli esseri umani. E a meno che gli esseri umani non cambino psicologicamente, radicalmente, profondamente, la società non può essere cambiata. Ci hanno provato, come hanno fatto i comunisti, a cambiare l'ambiente sperando così di cambiare l'uomo. Ma naturalmente non sarà mai possibile. L'uomo prevale sull'ambiente, e così via, così via.

Quindi, se siamo davvero seri, preoccupati di ciò che avviene nel mondo, con tutta la confusione e il disordine in cui viviamo, diventa assolutamente necessario realizzare una rivoluzione psicologica in noi stessi. Abbiamo detto che il pensiero ha creato questo mondo folle, pazzo. Il pensiero pensa di essere razionale, abile. In certi campi, in quello tecnologico e quello del commercio, ecc., è abbastanza razionale. Ma psicologicamente è del tutto irrazionale. Il pensiero, come dicevamo ieri, è il prodotto della memoria, dell'esperienza, della conoscenza. Ieri abbiamo detto anche che il pensiero è materia e qualsiasi cosa crei deve appartenere alla materia. E può quel pensiero che è limitato, – come pure è limitata la conoscenza – può il pensiero realizzare un cambiamento radicale in se stesso? E » di questo che abbiamo parlato ieri e dovremmo approfondire ancora di più il problema.

Vi prego di ricordare che stiamo parlando insieme. Non è che io parlo e voi ascoltate ma insieme, voi e io, facciamo lavorare il cervello, la nostra capacità, il nostro intelletto, se siamo razionali, pensiamo insieme a questo problema. Il che non significa che voi accettate quello che dice chi vi parla ma piuttosto, insieme, voi e io, entriamo nell'argomento. Sapete, una cosa straordinaria delle religioni orientali è che il dubbio viene incoraggiato – dubitare. Mentre nel mondo religioso occidentale la fede ha sostituito il dubbio. Capite quello che sto dicendo? Quindi le nostre menti sono più portate ad accettare che ad esaminare. Il nostro cervello si rifiuta di vedere qualcosa di nuovo perché è prigioniero dello stesso vecchio schema. E noi vogliamo esaminare questo schema perché non sosteniamo nessuna fede, anzi! Non stiamo dicendo che dovete credere o non credere, non stiamo facendo nessun tipo di propaganda, sarebbe troppo sciocco.

Quindi esamineremo insieme l'intero problema coinvolto nella nostra esistenza umana. Se posso suggerirvelo, per favore, non prendete appunti. Non è possibile essere attenti mentre prendete appunti. Scusate! E vi prego di non scattare fotografie, di non registrare e tutto quel genere di cose, perché disturbate gli altri. Per cortesia, evitate di fare queste cose. Spero non vi dispiaccia. Non è questione di copyright o cose del genere, è per una questione pratica, per evitare distrazioni causate dallo scattare fotografie, ecc. Quello che stiamo cercando di fare insieme è di esaminare che cosa che accade oggi non soltanto nel mondo, ma anche in noi, come abbiamo fatto nei precedenti discorsi.

Quindi ci chiediamo se questo schema di esistenza nel quale il cervello si è fissato, ricercando la sicurezza, – perché è questo il bisogno primario del cervello, essere completamente sicuro – se questa sicurezza sia in un'illusione, o in qualche idea fantasiosa o in qualche concetto romantico o in un'immagine: spirituale, religiosa, e tutto quel genere di cose, o nell'immagine che avete di vostra moglie, vostro marito, o del vostro amico – conoscete tutta la questione. Quindi, il cervello cerca sempre di trovare sicurezza perché soltanto così può funzionare abbastanza bene. Questo schema è stato costruito dal desiderio, prima dal pensiero, poi dal desiderio, attraverso l'attaccamento e l'avidità. E benché sia prigioniero della paura sembra incapace di sfuggirla, di superarla o di liberarsene. Se volete esaminare queste tre cose insieme cioè: il desiderio, – il pensiero lo abbiamo esaminato ieri e nei discorsi precedenti l'intero movimento del pensiero – il desiderio, l'avidità, l'attaccamento, la paura. E » questo lo schema in cui siamo intrappolati. E » possibile infrangere questo schema? Per favore, indagate insieme a chi vi parla. Cioè, riflettiamo insieme su questa questione. Non è che io spiego e voi accettate o rifiutate, ecc. ma è questo il problema che abbiamo di fronte.

Il desiderio ha creato moltissimi problemi. Problemi sessuali, e le varie forme verso cui siamo attirati dal desiderio, il desiderio di raggiungere il successo, di essere migliori di qualcuno, ecc. ecc. Tutta l'esistenza competitiva degli esseri umani. Forse la competizione sta distruggendo il mondo: i superpoteri, e così via, l'importanza attribuita al successo, alla realizzazione, alle conquiste, ecc. Quindi, dobbiamo esaminare insieme la natura del desiderio. Non stiamo dicendo che bisogna reprimere o soddisfare il desiderio, eluderlo o superarlo, ma stiamo esaminando l'impulso, il movimento del desiderio. Ci stiamo capendo?

Le religioni – che sono l'accettazione istituzionalizzata di dogmi, riti, immagini, ecc. – le religioni dicono che il desiderio va soppresso, che per servire Dio bisogna essere senza desideri. Non so se ci avete mai pensato. Non c'è bisogno di parlarne adesso. Non stiamo dicendo che dobbiamo farlo, stiamo esaminando. Se possiamo comprendere la natura e la struttura del desiderio, non verbalmente o intellettualmente, ma in modo reale, effettivo, allora forse il desiderio ha il suo proprio posto. Ma ora il desiderio è talmente divorante, la soddisfazione immediata del desiderio, che si tratti di meditare, di prendere un caffè, o di andare da qualche parte, deve essere soddisfatto, deve avvenire immediatamente. La moderazione viene disprezzata e perfino negata. Ma noi diciamo che prima di fare qualsiasi cosa riguardo al desiderio – giusto o sbagliato che sia, nobile o ignobile, che abbia un giusto ruolo nella società, ecc. ecc. – dobbiamo comprenderne la natura. D'accordo? Ci stiamo seguendo? Bene!

Che cos'è il desiderio? Qual è la sua radice – non soltanto gli oggetti del desiderio, che variano secondo l'età, le circostanze, l'ambiente, le pressioni, e così via, qual è la radice del desiderio, come nasce e perché gioca un ruolo così importante nella nostra vita? Giusto? Vi prego, signori, come abbiamo detto, stiamo parlando insieme, osservando la natura del desiderio, non secondo chi vi parla. Come vi ho fatto notare prima, dobbiamo avere dei dubbi. Il dubbio è una cosa che purifica. Ma il dubbio va anche tenuto al guinzaglio come fate con il vostro cane: ogni tanto dovete lasciarlo libero di correre, ma dobbiamo anche tenerlo legato qualche volta. E, allo stesso modo, il dubbio ha una straordinaria qualità di ripulire la mente, ma deve anche essere tenuto al guinzaglio.

Così, parliamo insieme della natura del desiderio, e scopriamo qual è il suo posto. Che cos'è il desiderio? Come nasce in tutti noi, nelle persone più raffinate, negli intellettuali più colti, nelle persone più comuni, e anche in tutti quei monaci e santi che ardono di desiderio. Potete fare voto di celibato, come fanno i monaci in tutto il mondo, ma il desiderio arde in loro. Quindi, dobbiamo esaminare molto bene questa cosa. Va bene?

Come affrontate questo problema? Capite? Quando volete esaminare la natura del desiderio come lo osservate? Capite la mia domanda? Come considerate, o osservate, il movimento del desiderio? Se siete condizionati, il vostro approccio sarà naturalmente parziale. Se il desiderio arde fortemente in voi sarà ancora molto limitato. Ma per esaminare la sua natura bisogna avere una mente libera. Giusto, signori? Quindi, cerchiamo di farlo insieme.

Non c'è soltanto il vedere con la vista cioè, vedete qualcosa di molto bello e il percepirlo, il vederlo, crea una sensazione. Giusto? C'è sensazione, contatto – giusto? – il vedere, la sensazione, il contatto, e poi, che cosa succede? Capite la mia domanda? Capite quello che sto dicendo? Vedete qualcosa, una donna, un uomo, una macchina, un quadro, il vedere crea la sensazione. E poi c'è il contatto. E allora che cosa avviene? State seguendo? Per favore, seguite, altrimenti se io parlo e voi vi limitate ad ascoltare, questo non ci porta da nessuna parte.

Quindi, dove ha inizio il desiderio? Vista, contatto, sensazione. Poi il pensiero crea l'immagine e quando il pensiero ha creato l'immagine attraverso la vista, la sensazione, il contatto, il pensiero crea l'immagine, il pensiero crea il desiderio di possedere o non possedere. Giusto? Mi domando se state seguendo. Vedete una camicia, un abito, un completo, una macchina, una bella donna o un bell'uomo, o quello che sia. C'è la sensazione, il contatto, e poi il pensiero crea l'immagine di voi con quel vestito, o in quella macchina e in quel momento nasce il desiderio. State seguendo? Non ve lo sto dicendo io ma lo state scoprendo voi stessi. Giusto? Stiamo procedendo insieme?

Quindi il desiderio nasce quando il pensiero crea l'immagine. Quando c'è il vedere, il contatto, la sensazione, allora il pensiero crea l'immagine di voi alla guida della macchina, seguite? E tutto ha inizio. Allora sorge la domanda – se vi interessa – se sia possibile vedere qualcosa – la sensazione è naturale, il contatto è naturale – ma vedere che quando nasce il pensiero con la sua immagine, il desiderio crea ogni genere di complicazioni. Giusto? Mi domando se stiate seguendo. E allora la domanda è: può il pensiero non creare affatto l'immagine? Capite? Cioè, vedete la macchina, c'è la sensazione, il pensiero crea l'immagine di voi che la guidate, – la potenza, la posizione, sapete quanto è divertente – ma prima che il pensiero crei l'immagine non permettete che si formi. Mi domando se riuscite a seguire. Vous avez compris? Avete capito qualcosa? Ci stiamo muovendo insieme?

Stiamo dicendo che la disciplina non è conformismo – giusto? – ma l'osservazione di tutto il movimento del desiderio crea il proprio ordine. State seguendo? Fatelo ora, mentre siete seduti qui, osservate il vostro desiderio. Dovete avere un desiderio di qualcosa: che sia il paradiso, l'illuminazione, la bellezza, la bontà, o quello che sia. Osservate come nasce questo desiderio. E quando il pensiero crea l'immagine allora tutta l'energia viene diretta lì. Seguite? Mi domando se riuscite ad afferare qualcosa. In questo modo il desiderio non crea disordine come fa ora. Cioè, comprendendo la natura del desiderio, quella stessa comprensione è ordine in cui non c'è repressione, nè conformismo, nè conflitto. Avete capito qualcosa? Bene, signori, alcuni di voi hanno capito? No, non capito... Vedete come funziona il desiderio? Allora vedrete che qualsiasi forma di controllo del desiderio, di reprimerlo o di vincerlo finisce. Perché voi vedete come nasce il desiderio, e prima che sorga siete consapevoli della natura del movimento del desiderio. Mi domando se ... Capitelo, signori! Devo parlare con qualcuno!

L'avidità è una forma di desiderio. L'avidità viene incoraggiata ... dagli industriali, dai commercianti, conoscete tutta la questione, viene incoraggiata. Sta diventando un immenso problema nel mondo. Il materialismo fa parte di questa avidità.

E da qui possiamo passare alla questione dell'attaccamento. La maggior parte di noi è attaccata a qualcosa. Potrebbe essere una piccola proprietà, un mobile, un quadro, oppure un'idea, un credo, o un'esperienza. Guardatelo, vi prego. Sapete di essere attaccati a qualcosa o a una persona, o a qualche esperienza che avete vissuto. Dove c'è attaccamento ... – vi prego ascoltate, osservate le conseguenze dell'attaccamento, non stiamo dicendo che non dovete essere attaccati semplicemente osservate la natura dell'attaccamento – e da quella osservazione nasce la giusta azione riguardo all'attaccamento. Se siete attaccati a un credo, qual è la natura di quel credo, chi lo ha creato? Capite? Siete attaccati a un concetto religioso, a un'immagine religiosa, o a una persona. Che cosa implica quell'attaccamento? Prima di tutto, ascoltate. Capite? Ascoltate semplicemente, poi possiamo continuare insieme. Voi sapete di essere attaccati a qualcosa, perché? Perché vi sentite soli? E » perché attaccandovi a qualcosa vi sentite autosufficienti? E » perché se non siete attaccati a nulla vi sentite completamente isolati, vuoti? Attaccarvi a una persona vi dà conforto, sicurezza, un senso di identificazione? Le conseguenze di tutto questo sono la mancanza, la paura di perderla, la gelosia, l'ansia, l'odio, il senso di essere profondamente feriti. L'attaccamento porta inevitabilmente tutto questo. Giusto?

Ora, quando chi vi parla vi spiega queste cose si tratta di un'idea o di una realtà? Capite quello che sto dicendo? Vi siete formati un'idea dell'attaccamento o vedete veramente da voi che siete attaccati? Ne vedete da voi le conseguenze? Quindi non è un'idea che accettate ma osservate il movimento dell'attaccamento. Giusto? Ora, che cosa farete? Capite la mia domanda? Quando avete osservato la natura dell'attaccamento, come il pensiero crea l'immagine di una persona e si attacca a questa immagine. Giusto? E alla persona. L'immagine è molto più importante della persona. Mi domando se state seguendo. Allora, può l'attaccamento con tutte le conseguenze che portano conflitto, disperazione, confusione, antagonismo, può finire tutto questo?

Che cosa avviene quando mettete fine all'attaccamento? State seguendo? Vi prego, signori! Capite la mia domanda? Voi siete attaccati, lo sapete, avete osservato intellettualmente o effettivamente le conseguenze dell'attaccamento, con i suoi conflitti, le paure e così via. E » la volontà che vi fa dire che metterete fine all'attaccamento? O avete un insight nell'attaccamento? Se avete un insight nell'attaccamento perché ne vedete l'intero movimento allora questo finisce, senza che vi attacchiate a qualcos'altro. Capite? Si può essere attaccati a una persona o a un'idea e lasciar cadere l'attaccamento attaccandosi a un'altra persona, a un'altra idea. Noi stiamo parlando della fine di tutto l'attaccamento che comporta enormi conflitti psicologici. Avete quell'insight, e quindi gli mettete fine? E allora, cosa accade? Quando mettete fine a qualcosa – capite? – quando smettete di bere, se lo fate, o quando smettete di fumare o qualsiasi altra cosa, sia fisicamente che psicologicamente, che cosa accade? Signori ... Volete che ve lo dica io? Vedete, questo è il pericolo. E » così che create l'autorità e la dipendenza da qualcuno. Mentre, se lo scoprite da soli quando smettete un attaccamento completamente qual è lo stato della mente che è rimasta imbrigliata nello schema e nel movimento di quell'attaccamento? Che cosa accade alla mente? Avviene qualcosa di completamente nuovo, no? Avete infranto lo schema dell'attaccamento e quindi nasce naturalmente qualcosa di diverso da questo schema. Bene? Lo state facendo? Vedete, avete tutti così paura! Questa è la radice.

Quindi dobbiamo esaminare che cos'è la paura. Vi interessa tutto questo? Si? Non in modo distratto, seduti sotto gli alberi in una bella mattina guardando le foglie, con questa bella luce e quelle montagne sullo sfondo. Stiamo dicendo qualcosa di molto, molto importante, non potete giocare con queste cose. Perché trasformerà radicalmente il vostro modo di vivere. E se non volete essere trasformati radicalmente non ascoltate tutto questo. Probabilmente non lo fate, comunque. Ma se siete seri forse ascoltate. Non vi stiamo intrattenendo intellettualmente, emotivamente, o romanticamente. E » una questione di vita molto, molto seria.

Quindi, abbiamo detto: desiderio, avidità, attaccamento, fanno parte della nostra vita, la nostra vita quotidiana, piena di lotta, conflitti, raramente felice. E ora esaminiamo insieme, e intendo insieme, che cos'è la paura, perché abbiamo tanta paura. Questo problema della paura non è stato affatto risolto nonostante siamo vissuti per mille, milioni di anni ci portiamo ancora appresso lo stesso vecchio schema di paura. Che cos'è la paura? Non temiamo forse di abbandonare l'attaccamento? A una persona, a un credo, a un concetto: i comunisti hanno creato un concetto e se parlate con un comunista, un militante, vedete che ha paura di lasciar andare il suo schema, non sarà capace di pensare a nulla di nuovo. Giusto? O se parlate con un cattolico praticante, o un protestante un indù, o un buddista, succede lo stesso. Hanno paura. Perché in quel modello, in una conclusione, in un credo c'è sicurezza, un senso di stabilità, di forza. E anche se quell'idea, quell'immagine, o quel concetto sono un'illusione, quell'illusione vi dà sicurezza. Nell'attaccamento c'è un certo senso di benessere, di sicurezza. Vero, signori?

Non stiamo analizzando, stiamo semplicemente osservando il movimento della paura che è totalmente diverso dall'analisi. So che qui ci sono molti analisti, pensano che io non capisca, che sia un po » strano in questa materia, un po » condizionato, originale, un po » matto. Ne ho incontrati parecchi, li conosco. Quindi non stiamo analizzando, voglio che sia molto chiaro. Perché l'analisi implica l'uso del pensiero. Il pensiero è parziale, limitato, tutta la conoscenza è limitata e vive sempre nell'ombra dell'ignoranza. L'analisi fa uso della conoscenza che è stata acquisita, e funziona da quella conoscenza. Noi stiamo dicendo piuttosto il contrario: l'osservazione è completamente diversa dall'analisi. Osservate semplicemente la natura della paura. Quindi, diventa molto importante comprendere che cos'è l'osservazione, l'osservazione che non è – lo ripeto per la millesima volta – non è analisi.

Che cos'è l'osservazione, osservare? Osservare quella cosa senza nominarla perché nel momento in cui la nominate come albero la osservate con una parola, con un concetto, un'immagine. Pensateci con me per un momento, signori. Osservate quella cosa senza la parola, se potete farlo. E » relativamente facile. Osservate psicologicamente le vostre reazioni, tutto quello che accade interior- mente, osservatelo soltanto senza dire che è bene o male, che questo è odio, questo è sbagliato e questo è giusto, senza alcun movimento del pensiero, solo osservare. Giusto? Così osserviamo la reazione che chiamiamo paura. La paura che si manifesta quando sentite che è necessario non essere attaccati, o altro. La reazione immediata è paura. Perché nell'attaccamento trovate sicurezza, salvezza, un senso di protezione senza il quale c'è quasi un fremito per quanto potrebbe accadere. Posso dire a mia moglie, mio marito, ragazzo o quello che sia, che non sono più attaccato? Che cosa farà lei, o lui? Capite quello che sto dicendo?

Stiamo esaminando insieme ... – osservando, scusate – stiamo osservando la natura e il movimento della paura. Cioè, la vostra mente è libera dal condizionamento analitico. Giusto? E » libera? Oppure lo trattenete – il processo analitico – e dite: « Va bene, osserverò senza analisi ». Non si può fare così. Quello è soltanto un gioco. Per poter osservare, bisogna che il condizionamento analitico finisca altrimenti non potete osservare accuratamente. Perché tutta la nostra educazione, tutto il nostro condizionamento ci porta ad analizzare, a vedere la causa, a vedere l'effetto e cercare di cambiarlo, ecc. ecc. L'analisi è molto più complessa di così la sto descrivendo in poche parole, brevemente. Ma osservare è molto più arduo dell'analisi. Osservare vostra moglie o vostro marito o il vostro ragazzo, o chiunque sia senza l'immagine che vi siete creati di quella persona. Capite la mia domanda? Ciascuno di noi ha un'immagine della persona con la quale vive. E in quell'immagine c'è sicurezza. Ma quell'immagine non è la persona vera. Come sia stata creata quell'immagine e se quell'immagine possa finire è un problema diverso. Cioè, quell'immagine è creata dal pensiero dalla continua interazione, e noi viviamo con quell'immagine. Quindi l'immagine e la cosa reale sono due cose diverse. Giusto? E quindi c'è conflitto, ovviamente. C'è lotta fra due persone, uomo, donna, moglie, ecc. ecc. una continua lotta, c'è conflitto fra due persone perché vivono sulle immagini. Quando non c'è immagine forse può esserci amore, compassione, affetto, cura.

Allora, osserviamo insieme la natura della paura. Perché, dopo milioni e milioni di anni non abbiamo risolto questo problema? Capite la mia domanda, signori? Perché? Abbiamo risolto molti problemi nel mondo esterno, nell'ambiente, e così via ma la paura non è là fuori, è dentro di noi. E » una reazione psicologica e come mai noi, con tutta l'astuzia, tutto il nostro sapere, l'esperienza, non abbiamo completamente risolto il problema della paura? E » forse perché non abbiamo mai guardato noi stessi ma siamo sempre ricorsi ad altri per farci dire quello che siamo? Capite? Non abbiamo mai guardato noi stessi per quello che siamo veramente. Non secondo i filosofi, gli psicologi e gli esperti, perché anche loro non hanno mai guardato se stessi. Hanno delle idee su di sè. E » forse che non abbiamo mai osservato noi stessi come ci osserviamo in uno specchio? Uno specchio pulito, non distorce nulla, mostra esattamente quello che siete, la vostra faccia così com'è. Ma osservare se stessi senza distorsioni richiede che guardiate senza nessun motivo, senza nessun desiderio, senza nessuna pressione, semplicemente guardare, osservare. Ed è così che osserveremo il movimento della paura.

La maggior parte di noi ha paura. Non stiamo parlando della paura fisica, che è pure coinvolta, ma la paura di perdere il lavoro – lo sapete – di non trovare un impiego, di non avere abbastanza soldi, o la paura di riprovare un dolore fisico avuto in passato. Così, ci sono tutte queste paure fisiche. E ancora più importante è comprendere innanzitutto le paure psicologiche perché allora, forse, potremmo fare qualcosa riguardo alle paure fisiche in modo più sano, razionale. Giusto? Possiamo continuare? Lo stiamo facendo insieme, non state solo ascoltando me. Stiamo osservando insieme questa cosa straordinaria chiamata paura che l'uomo porta con sè da milioni di anni. E chi vi parla dice che si può mettere fine completamente psicologicamente, a tutta la paura, se avete la capacità di osservarla. Senza dire che non dovremmo o dovremmo averla, ... sapete.

Che cos'è la paura? La paura è tempo? Capite? Il tempo come ciò che è accaduto ieri e quello che potrebbe accadere domani – capite? – che è tempo. E » questa la causa della paura? Approfonditelo lentamente, riflettiamoci con calma. Perché quando avremo finito di osservare la paura questa mattina dovrà finire completamente così che non avrete più nessuna paura psicologica. E allora siete degli esseri umani sani, razionali.

La paura è un movimento del pensiero? Capite? Cioè, abbiamo avuto paura in passato, ne conserviamo il ricordo, la memoria e quella memoria è un movimento del pensiero. Giusto? Che è ancora il movimento della conoscenza. Va bene? Questa conoscenza è immagazzinata nel cervello questa conoscenza, sono « io » – giusto? Quando dico che sono attaccato a voi, sono attaccato a voi perché siete il mio pubblico e io ne ricavo un grande piacere perché posso parlarvi, realizzarmi, e tutte quelle sciocchezze. E questo mi dà un grande senso di soddisfazione. Il pensiero ha sperimentato questo senso di potere, e poi dice: « Se lascio queste cose ho paura, perché non sono nulla ». Giusto? Quindi, è la paura la causa del « me », dell'io? Pensateci, signori. Stiamo dicendo qualcosa di molto serio. Finché c'è questa entità centrale con questa attività egocentrica, che è desiderio, attaccamento, avidità, avrete sempre paura. Giusto?

Così, quando comprendete tutto questo, non le parole, non le idee, non con l'intelletto – l'intelletto ha il suo posto. Questa comprensione fa vedere completamente tutta la struttura. Questo significa avere un insight immediato nella natura della paura. E forse soltanto allora ci sarà amore. La paura e l'amore non possono coesistere. Vedete che cosa abbiamo fatto? Lo sappiamo molto bene, consciamente o almeno inconsciamente, noi lo sappiamo. Ma, siccome non abbiamo risolto questo problema fra gli esseri umani, diciamo che dobbiamo amare Dio. Capite, signori, come abbiamo trasferito quello che dovrebbe esistere fra gli esseri umani – e che può esserci soltanto quando non c'è paura – abbiamo trasferito quell'amore su qualche oggetto creato dal pensiero e ne siamo soddisfatti. Perché è molto comodo. Possiamo continuare come individui egocentrici, ansiosi, spaventati, avidi, attaccati, e parlare dell'amore verso Dio, che è un vero e proprio irrazionale nonsenso.

Quindi, alla fine del nostro parlare insieme questa mattina come due amici coinvolti in questo problema, interessati all'ordine sociale, che è disordine vediamo che ci deve essere una trasformazione in noi prima di poter cambiare la società. Stanno parlando insieme di questo problema del desiderio, dell'avidità, dell'attaccamento e della paura. E » questo lo schema nel quale abbiamo vissuto. In questo schema abbiamo trovato grande sicurezza. E in questo schema c'è paura. Vederlo totalmente significa avere un insight. E quando avete un insight, l'intero problema cambia completamente, si infrange. Possiamo dire a noi stessi, onestamente, di avere infranto questo schema della paura? Quando ve ne andate da qui, siete liberi da questa cosa. Allora diventate esseri umani razionali, sani. Purtroppo ora non lo siamo.

Che ora è?

Questioner: La una meno venti.

Krishnamurti: Una meno venti? Scusate se vi ho trattenuto così a lungo.

4° Discorso Pubblico a Ojai - 1980

Domenica 11 Maggio 1980

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